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#37703 Da: mario coccia <mariococcia@...>
Data: Sab 28 Nov 2009 7:52 pm
Oggetto: RE: [ihr] GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO
mariococcia2003
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beh non avevo alcun dubbio che mi avresti contrastato in qualche modo.
comunque io ho detto come la penso, ossia che al di là delle polemiche personali occorre rispetto per le religioni degli altri.
e che comunque il tutto deve andare a vantaggio di Israele.
per me la cosa è finita qui.        mario
 

To: italianhonestreporting@yahoogroups.com
From: islam.inst@...
Date: Sat, 28 Nov 2009 15:57:47 +0100
Subject: Re: [ihr] GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO

 

Per quel che mi riguarda, condivido appieno i contenuti del pregevole documento di Gherush92.

Non mi sembra proprio che l'intento del testo sia quello di "sparlare" di qualcuno. Si tratta di un'analisi rigorosa, basata su fonti note e apertamente citate. Ovviamente la si può condividere o meno, ma penso non sia soltanto utile, ma necessario  esprimerla.

Per quanto mi consta, la Comunità ebraica di Roma non ha chiesto al papa di visitare la sinagoga. E' stato il Vaticano a formulare la richiesta. Trovo dunque del tutto normale che i destinatari della richiesta procedano a valurarla, confrontando pubblicamente e pluralisticamente le loro posizioni in merito.


Kalim

On 28/11/2009 15.13, mario coccia wrote:

per quanto possa pesare anche la mia modesta opinione anche io sono allineato sulle posizioni di chi scrive sotto questo messaggio.

non è sparlando del Papa che si ottiene qualcosa di utile e di fattivo per Israele.

ma questa è solo la mia opinione: in altre liste non si parla di religione se non con il massimo rispetto per le opinioni degli altri.

mario



#37702 Da: Istituto Culturale della Comunità Islamica Italiana <islam.inst@...>
Data: Sab 28 Nov 2009 2:57 pm
Oggetto: Re: [ihr] GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO
mabrukus
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Per quel che mi riguarda, condivido appieno i contenuti del pregevole documento di Gherush92.

Non mi sembra proprio che l'intento del testo sia quello di "sparlare" di qualcuno. Si tratta di un'analisi rigorosa, basata su fonti note e apertamente citate. Ovviamente la si può condividere o meno, ma penso non sia soltanto utile, ma necessario  esprimerla.

Per quanto mi consta, la Comunità ebraica di Roma non ha chiesto al papa di visitare la sinagoga. E' stato il Vaticano a formulare la richiesta. Trovo dunque del tutto normale che i destinatari della richiesta procedano a valurarla, confrontando pubblicamente e pluralisticamente le loro posizioni in merito.


Kalim

On 28/11/2009 15.13, mario coccia wrote:

per quanto possa pesare anche la mia modesta opinione anche io sono allineato sulle posizioni di chi scrive sotto questo messaggio.

non è sparlando del Papa che si ottiene qualcosa di utile e di fattivo per Israele.

ma questa è solo la mia opinione: in altre liste non si parla di religione se non con il massimo rispetto per le opinioni degli altri.

mario


#37701 Da: mario coccia <mariococcia@...>
Data: Ven 27 Nov 2009 6:35 pm
Oggetto: RE: [ihr] GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO
mariococcia2003
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per quanto possa pesare anche la mia modesta opinione anche io sono allineato sulle posizioni di chi scrive sotto questo messaggio.
non è sparlando del Papa che si ottiene qualcosa di utile e di fattivo per Israele.
ma questa è solo la mia opinione: in altre liste non si parla di religione se non con il massimo rispetto per le opinioni degli altri.
mario
 

To: italianhonestreporting@yahoogroups.com
From: bidibodibu@...
Date: Fri, 27 Nov 2009 04:21:59 -0800
Subject: Re: [ihr] GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO

 
Basta!!!! Rispetta chi la pensa diversamente da te. Io sono affamata di Cristo, lo hai capito?Cristo è tutto quello che tu non sei o rifiuti di essere e mi fai pena.

--- On Thu, 11/26/09, gherush92 <gherush92@gherush92.com> wrote:

From: gherush92 <gherush92@gherush92.com>
Subject: [ihr] GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO
To: italianhonestreporting@yahoogroups.com
Date: Thursday, November 26, 2009, 9:28 AM

 


Gherush92
Committee for Human Rights 
ECOSOC Organization


GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO


La disutile presenza del pontefice al vertice della FAO, se da una parte evidenzia l´incapacità di questo mastodontico organismo ad affrontare le tematiche della fame, dall´altra ci costringe a delle osservazioni sull´enciclica Caritas in Veritate. Il testo, richiamato più volte nel discorso del papa in plenaria, è l´apogeo di un´ideologia universalista e neo-omologazionista con la quale il cristianesimo vorrebbe costruirsi la patente di risolutore dei problemi della povertà e della fame estrema del mondo, dopo esserne stato uno degli artefici principali in Africa, in America Latina e non solo.

In verità, la Caritas in Veritate non risolve né il problema della povertà, né quello della fame, anzi le aggrava. Il difetto principale sta nel voler gestire il problema con l´assistenzialismo e l´evangelizzazione. Il titolo sintetizza la teoria: la carità nella verità ovvero nell´evangelizzazione; il corollario riepiloga il programma: la croce per un pugno di riso.

Il cristianesimo pratica e prescrive l´evangelizzazione e l´uniformità sotto forma di un unico modello culturale. La diffusione del cristianesimo non è altro che la diffusione di un prototipo universale precostituito, che ostacola la conoscenza e gli scambi fra le specie, fra i popoli e le culture. E´ un processo contro natura perché non accetta la diversità e si adopera per ricondurre le migliaia di opere e culture che incontra all´interno di uno schema precostituito, auto referenziato, ma del tutto inefficace a spiegare e interagire con l´universo, la diversità culturale e i fenomeni naturali. L´evangelizzazione, insieme con altre forme di omologazione, è la causa principale della cancellazione delle diversità, porta alla perdita di conoscenza e ha significato e provocato la scomparsa e l´assimilazione di molti popoli e culture. L´evangelizzazione è una delle principali cause della povertà, della miseria e della fame estrema, perché cancellando la diversità si elimina la conoscenza che è olistica, il bene più prezioso, il motore per la produzione di cibo e di benessere.

L´enciclica Caritas in Veritate, sulla quale si sono espressi in modo servile, ossequioso e incompetente politici e intellettuali e la FAO, è, in realtà, un guazzabuglio tuttologico che affronta i temi della globalizzazione, della cooperazione internazionale, dello sviluppo umano, dell´ambiente, dei cambiamenti climatici, della natalità, della finanza internazionale, del sindacato, usando qua è là parametri di giudizio ereditati, secondo la convenienza, da vulgate terzomondiste e neoglobal da una parte e da analisi economiche di stampo liberale dall´altra.

Tesi e opinioni sostenute con ambiguità, per dare un colpo al cerchio e uno alla botte, fatte per il politicume, per accontentare i benpensanti, i teorici della banalità, i conformisti ad oltranza e, nel caso, qualche cariatide ammuffita degli organismi intergovernativi.

L´enciclica, invece, disboscata e ripulita dalle molte ed inutili incrostazioni, afferma che la salvezza dell´uomo e dei popoli viene solo "dall'unità della carità del Cristo che ci chiama tutti a partecipare in qualità di figli alla vita del Dio vivente, Padre di tutti gli uomini".

A questo punto vogliamo affermare in maniera chiara che il diritto al cibo non può essere mediato né da Gesù Cristo né da speculazioni finanziarie né da altre presunte verità. Il diritto al cibo deve essere garantito e basta, lasciando la possibilità a ciascuno di riappropriarsi della propria conoscenza per la produzione delle proprie risorse alimentari. Sembrerebbe che il papa voglia fare concorrenza alla FAO nell´agguantare risorse finanziarie da utilizzare nell´assistenzialismo o per lo sviluppo della Caritas in Veritate, dopo averle opportunamente decurtate a proprio uso e consumo. E´ così da sempre.

Il documento parla di carità, ma non propone, come sempre, nessuna regola su come, cosa e quanto dare, su come scambiare, su come creare benessere, sulla soluzione del problema della povertà e della fame. La carità cristiana, infatti, "supera la giustizia e la completa nella logica del dono e del perdono. La "città dell'uomo" non è promossa solo da rapporti di diritti e di doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione." Si tratta, viceversa, proprio di un problema di giustizia per sanare le ingiustizie sociali, economiche, ambientali e spirituali commesse nel corso dei secoli da parte del cristianesimo - con la scusa della misericordia che supera la giustizia - per appropriarsi arbitrariamente e avidamente di risorse, uomini, anime, conoscenze e spiritualità. La concezione della carità cristiana ha bisogno di uniformità umana indistinta, "universalizzata", ridotta all´incapacità di provvedere a se stessa, quale terreno fertile per un disegno di evangelizzazione- omologazione che si perpetua da secoli.

La carità cristiana, così definita, non ha alcuna parentela con il concetto ebraico e islamico rispettivamente di Tzedaka e Sadaqah che vuol dire giustizia e si rifà ai concetti giustizia e diritto sociale e di distribuzione dei beni e che tende a considerare la povertà non uno status perenne da utilizzare per attingere proseliti, ma un incidente di percorso a cui porre rimedio in modo equo ed efficace. Secondo Maimonide esistono otto livelli di carità ma la forma più alta è quella di aiutare qualcuno ad aiutare se stesso cioè a provvedere ai mezzi per la sua riabilitazione.

D´altronde il documento incalza quando sostiene che "le povertà spesso sono generate dal rifiuto dell'amore di Dio e che l´umanità intera è alienata quando si affida a progetti solo umani, a ideologie e a utopie false........Tra evangelizzazione e promozione umana - sviluppo, liberazione - ci sono infatti dei legami profondi "

Cosa significa tutto ciò? L´enciclica lo spiega in modo chiaro e inequivocabile in questo passaggio chiave dove affonda la lama della evangelizzazione:

"Per questo motivo, se è vero, da un lato, che lo sviluppo ha bisogno delle religioni e delle culture dei diversi popoli, resta pure vero, dall'altro, che è necessario un adeguato discernimento. La libertà religiosa non significa indifferentismo religioso e non comporta che tutte le religioni siano uguali. Il discernimento circa il contributo delle culture e delle religioni si rende necessario per la costruzione della comunità sociale nel rispetto del bene comune soprattutto per chi esercita il potere politico. Tale discernimento dovrà basarsi sul criterio della carità e della verità. Siccome è in gioco lo sviluppo delle persone e dei popoli, esso terrà conto della possibilità di emancipazione e di inclusione nell'ottica di una comunità umana veramente universale. «Tutto l'uomo e tutti gli uomini» è criterio per valutare anche le culture e le religioni. Il Cristianesimo, religione del « Dio dal volto umano », porta in se stesso un simile criterio."

La carità non è, quindi, semplice atto di donazione ma, addirittura, metro di giudizio del cristianesimo, per stabilire quali culture e quali popoli possono essere inclusi nella "comunità universale" e quindi possono mangiare. Una nuova inquisizione, dunque, dal volto inumano, dove la scelta è: fame o conversione. Qual è il metodo migliore per convertire se non mantenere popoli e comunità in uno stato perenne di indigenza?

L´enciclica è, peraltro, in perfetta continuità con la dichiarazione Dominus Jesus dello stesso Ratzinger dove "La missione ad gentes anche nel dialogo interreligioso conserva in pieno, oggi come sempre, la sua validità e necessità ...e che il dialogo interreligioso deve avere essenzialmente lo scopo di convertire".

L´evangelizzazione ha praticato il razzismo, lo sfruttamento di risorse ed uomini, fino alla schiavitù.

Ecco cosa significava il rifiuto della conversione nel "Requerimemiento", il documento letto dai cristiani in spagnolo ai popoli dell´America Latina: "...Ma, se voi non vi convertite (al cristianesimo) e con malizia frapponete ritardi, io vi dichiaro che, con l´aiuto di Dio, noi faremo ingresso con la forza nel vostro paese e vi faremo guerra in tutti i modi e maniere che potremo e vi assoggetteremo al giogo e all´obbedienza della Chiesa, e prenderò le vostre persone e figli e i farò schiavi e come tali li venderò...." .

Ed ecco ancora cosa veniva sancito nel breve Dum Diversitas : "Noi concedia­mo per il presente atto, con la nostra Autorità aposto­lica, pieno e libero permesso di invadere catturare e sottomettere i saraceni e i pagani e qualunque altro infedele o nemico di Cristo, in qualunque luogo, come anche nei suoi regni ducati, contee e principati e altre proprietà... e di ridurre queste persone a schiavitù perpetua". Il testo della bolla del papa Nicola V specifica la concessione di ridurre a schiavitù per­petua gli africani e riguarda gli abitanti di tutti i territori a partire da Capo Bojador a Capo Nun e quindi «tutte le coste meridionali fino al limite estremo». Il papa allora poteva condannare interi continenti, come l'Africa, alla cattività perpetua perché esisteva la teologia della schiavitù. Le conseguenze le conosciamo: decine e decine di milioni di morti ammazzati e di schiavi. Ecco da dove viene la povertà e la fame.

La teologia della schiavitù appare come lo sbocco inevitabile dell'evan­gelizzazione, la quale, definita come il motore di un processo evolutivo dell'umanità verso valori più eleva­ti, per giustificare la propria esistenza, deve necessa­riamente schematizzare i rapporti fra i popoli (e fra le diverse culture o società), secondo un sistema gerar­chico in cui si degradano gli altri per affermare il ruolo guida del cristianesimo. Se l'evangelizzazione è un'operazione di emancipazione, a cui si è sempre as­sociato il significato di civilizzazione, è implicito che deve essere diretta ad emancipare e a civilizzare chi ne ha bisogno, nel caso specifico, gli Ebrei, i Mori, gli Afri­cani e poi gli Indiani, i Roma. Questi non solo erano considerati una merce ma, secondo la teologia della schiavitù, erano destinati ad un'esistenza di subordinazione e assoggettamento ai cristiani, come metodo per evangelizzare il mondo.

Ora c´è da chiedersi che differenza epistemologica c´è tra i documenti di oggi che reiterano il ricatto dell´evangelizzazione come chiave per accedere alla "carità" e le disposizioni di cinque secoli fa che hanno messo interi popoli, allora pienamente in grado di vivere in armonia con l´ambiente, traendone risorse alimentari e il giusto godimento per la vita, sotto il giogo del crocifisso attraverso: separazioni delle famiglie, battesimi forzati, editti da fè, inculturazione, encomiendas, la tratta degli schiavi fino ad oggi con il costoso assistenzialismo perpetuo?

Si resta quindi scioccati nel vedere il massimo esponente della Chiesa Cattolica - campione dell´impoverimento e della distruzione secolare di popoli - dare lezioni alla FAO su come risolvere il problema della povertà che ha contribuito a creare. Si resta anche scioccati nel vedere la FAO senza programmi diventare succube di queste inconsistenti teorie. Nessun "mea culpa", nessuna volontà di confrontarsi con la propria storia e di riconoscere che il processo di evangelizzazione, del passato e del presente, sia produttore e mantenitore di povertà in quanto distruttore di quella diversità culturale e ambientale data in principio dal Creatore.

Un´operazione di costante revisione e falsificazione storica in contrasto, peraltro, con la Convenzione sulla Diversità Biologica nella quale si prescrive di "rispettare, conservare e mantenere la conoscenza, le innovazioni e le pratiche delle popolazioni indigene e delle comunità locali, comprendendo gli stili di vita tradizionali come rilevanti per la conservazione e l´uso sostenibile della diversità biologica".

Questo principio è in netto contrasto con la concezione dell´enciclica dove, invece, è continua l´ipotesi di un´omogeneizzazione del mondo verso lo status entropico del pensiero unico, del cibo unico, della cultura e religione unica.

E´ assolutamente necessario fermare l´opera degli oltre 300.000 missionari che assediano popoli e nazioni nel nome dell´uniformità e interrompere la loro attività distruttiva di cristianizzazione. E´ necessario anche contenere l´opera delle NGO che si ispirano ai principi dell´evangelizzazione e dell´assistenzialismo cristiano.

Secondo Gherush92 è necessario che vengano riaffermati i seguenti principi, senza il ricatto della conversione:

- Il principio della solidarietà - aiutare gli altri ad aiutare se stessi;

- Il principio della riparazione - ogni danno ad un popolo provocato da razzismo e/o schiavitù deve essere compensato;

- Il principio del negoziato - ogni decisione deve essere presa in accordo con ciascun popolo;

- Il principio dell´extraterritorialità - ogni cultura deve avere il diritto di gestire la sua identità come un popolo e una nazione;

- Il principio della salvaguardia della diversità culturale.

Svelato l´arcano ci sembra chiaro che l´annunciata visita del papa in Sinagoga sia più dannosa che utile. Chiediamo pertanto che non venga. Ad ogni buon conto non porti con se né la Dominus Jesus né la Caritas in Veritate come dono e, nella denegata ipotesi, tale regalia non sia accettata.

 NO ALLA VISITA DEL PAPA IN SINAGOGA

Sostieni Gherush92
Committee for Human Rights
UN ECOSOC
gherush92@gherush92 .com



 


#37700 Da: cinni cinni <bidibodibu@...>
Data: Ven 27 Nov 2009 4:35 pm
Oggetto: Re: [ihr] GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO
bidibodibu
Offline Offline
Invia email Invia email
 
Appunto non me lo vieta nessuno e  mail del genere che tu mandi non desidero riceverle

--- On Fri, 11/27/09, hafraza <hafraza@...> wrote:

From: hafraza <hafraza@...>
Subject: Re: [ihr] GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO
To: italianhonestreporting@yahoogroups.com
Date: Friday, November 27, 2009, 4:01 PM

 

cinni e chi te lo vieta?
 
----- Original Message -----
Sent: Friday, November 27, 2009 1:21 PM
Subject: Re: [ihr] GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO

 
Basta!!!! Rispetta chi la pensa diversamente da te. Io sono affamata di Cristo, lo hai capito?Cristo è tutto quello che tu non sei o rifiuti di essere e mi fai pena.

--- On Thu, 11/26/09, gherush92 <gherush92@gherush92 .com> wrote:

From: gherush92 <gherush92@gherush92 .com>
Subject: [ihr] GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO
To: italianhonestreport ing@yahoogroups. com
Date: Thursday, November 26, 2009, 9:28 AM

 


Gherush92
Committee for Human Rights 
ECOSOC Organization


GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO


La disutile presenza del pontefice al vertice della FAO, se da una parte evidenzia l´incapacità di questo mastodontico organismo ad affrontare le tematiche della fame, dall´altra ci costringe a delle osservazioni sull´enciclica Caritas in Veritate. Il testo, richiamato più volte nel discorso del papa in plenaria, è l´apogeo di un´ideologia universalista e neo-omologazionista con la quale il cristianesimo vorrebbe costruirsi la patente di risolutore dei problemi della povertà e della fame estrema del mondo, dopo esserne stato uno degli artefici principali in Africa, in America Latina e non solo.

In verità, la Caritas in Veritate non risolve né il problema della povertà, né quello della fame, anzi le aggrava. Il difetto principale sta nel voler gestire il problema con l´assistenzialismo e l´evangelizzazione. Il titolo sintetizza la teoria: la carità nella verità ovvero nell´evangelizzazione; il corollario riepiloga il programma: la croce per un pugno di riso.

Il cristianesimo pratica e prescrive l´evangelizzazione e l´uniformità sotto forma di un unico modello culturale. La diffusione del cristianesimo non è altro che la diffusione di un prototipo universale precostituito, che ostacola la conoscenza e gli scambi fra le specie, fra i popoli e le culture. E´ un processo contro natura perché non accetta la diversità e si adopera per ricondurre le migliaia di opere e culture che incontra all´interno di uno schema precostituito, auto referenziato, ma del tutto inefficace a spiegare e interagire con l´universo, la diversità culturale e i fenomeni naturali. L´evangelizzazione, insieme con altre forme di omologazione, è la causa principale della cancellazione delle diversità, porta alla perdita di conoscenza e ha significato e provocato la scomparsa e l´assimilazione di molti popoli e culture. L´evangelizzazione è una delle principali cause della povertà, della miseria e della fame estrema, perché cancellando la diversità si elimina la conoscenza che è olistica, il bene più prezioso, il motore per la produzione di cibo e di benessere.

L´enciclica Caritas in Veritate, sulla quale si sono espressi in modo servile, ossequioso e incompetente politici e intellettuali e la FAO, è, in realtà, un guazzabuglio tuttologico che affronta i temi della globalizzazione, della cooperazione internazionale, dello sviluppo umano, dell´ambiente, dei cambiamenti climatici, della natalità, della finanza internazionale, del sindacato, usando qua è là parametri di giudizio ereditati, secondo la convenienza, da vulgate terzomondiste e neoglobal da una parte e da analisi economiche di stampo liberale dall´altra.

Tesi e opinioni sostenute con ambiguità, per dare un colpo al cerchio e uno alla botte, fatte per il politicume, per accontentare i benpensanti, i teorici della banalità, i conformisti ad oltranza e, nel caso, qualche cariatide ammuffita degli organismi intergovernativi.

L´enciclica, invece, disboscata e ripulita dalle molte ed inutili incrostazioni, afferma che la salvezza dell´uomo e dei popoli viene solo "dall'unità della carità del Cristo che ci chiama tutti a partecipare in qualità di figli alla vita del Dio vivente, Padre di tutti gli uomini".

A questo punto vogliamo affermare in maniera chiara che il diritto al cibo non può essere mediato né da Gesù Cristo né da speculazioni finanziarie né da altre presunte verità. Il diritto al cibo deve essere garantito e basta, lasciando la possibilità a ciascuno di riappropriarsi della propria conoscenza per la produzione delle proprie risorse alimentari. Sembrerebbe che il papa voglia fare concorrenza alla FAO nell´agguantare risorse finanziarie da utilizzare nell´assistenzialismo o per lo sviluppo della Caritas in Veritate, dopo averle opportunamente decurtate a proprio uso e consumo. E´ così da sempre.

Il documento parla di carità, ma non propone, come sempre, nessuna regola su come, cosa e quanto dare, su come scambiare, su come creare benessere, sulla soluzione del problema della povertà e della fame. La carità cristiana, infatti, "supera la giustizia e la completa nella logica del dono e del perdono. La "città dell'uomo" non è promossa solo da rapporti di diritti e di doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione." Si tratta, viceversa, proprio di un problema di giustizia per sanare le ingiustizie sociali, economiche, ambientali e spirituali commesse nel corso dei secoli da parte del cristianesimo - con la scusa della misericordia che supera la giustizia - per appropriarsi arbitrariamente e avidamente di risorse, uomini, anime, conoscenze e spiritualità. La concezione della carità cristiana ha bisogno di uniformità umana indistinta, "universalizzata", ridotta all´incapacità di provvedere a se stessa, quale terreno fertile per un disegno di evangelizzazione- omologazione che si perpetua da secoli.

La carità cristiana, così definita, non ha alcuna parentela con il concetto ebraico e islamico rispettivamente di Tzedaka e Sadaqah che vuol dire giustizia e si rifà ai concetti giustizia e diritto sociale e di distribuzione dei beni e che tende a considerare la povertà non uno status perenne da utilizzare per attingere proseliti, ma un incidente di percorso a cui porre rimedio in modo equo ed efficace. Secondo Maimonide esistono otto livelli di carità ma la forma più alta è quella di aiutare qualcuno ad aiutare se stesso cioè a provvedere ai mezzi per la sua riabilitazione.

D´altronde il documento incalza quando sostiene che "le povertà spesso sono generate dal rifiuto dell'amore di Dio e che l´umanità intera è alienata quando si affida a progetti solo umani, a ideologie e a utopie false........Tra evangelizzazione e promozione umana - sviluppo, liberazione - ci sono infatti dei legami profondi "

Cosa significa tutto ciò? L´enciclica lo spiega in modo chiaro e inequivocabile in questo passaggio chiave dove affonda la lama della evangelizzazione:

"Per questo motivo, se è vero, da un lato, che lo sviluppo ha bisogno delle religioni e delle culture dei diversi popoli, resta pure vero, dall'altro, che è necessario un adeguato discernimento. La libertà religiosa non significa indifferentismo religioso e non comporta che tutte le religioni siano uguali. Il discernimento circa il contributo delle culture e delle religioni si rende necessario per la costruzione della comunità sociale nel rispetto del bene comune soprattutto per chi esercita il potere politico. Tale discernimento dovrà basarsi sul criterio della carità e della verità. Siccome è in gioco lo sviluppo delle persone e dei popoli, esso terrà conto della possibilità di emancipazione e di inclusione nell'ottica di una comunità umana veramente universale. «Tutto l'uomo e tutti gli uomini» è criterio per valutare anche le culture e le religioni. Il Cristianesimo, religione del « Dio dal volto umano », porta in se stesso un simile criterio."

La carità non è, quindi, semplice atto di donazione ma, addirittura, metro di giudizio del cristianesimo, per stabilire quali culture e quali popoli possono essere inclusi nella "comunità universale" e quindi possono mangiare. Una nuova inquisizione, dunque, dal volto inumano, dove la scelta è: fame o conversione. Qual è il metodo migliore per convertire se non mantenere popoli e comunità in uno stato perenne di indigenza?

L´enciclica è, peraltro, in perfetta continuità con la dichiarazione Dominus Jesus dello stesso Ratzinger dove "La missione ad gentes anche nel dialogo interreligioso conserva in pieno, oggi come sempre, la sua validità e necessità ...e che il dialogo interreligioso deve avere essenzialmente lo scopo di convertire".

L´evangelizzazione ha praticato il razzismo, lo sfruttamento di risorse ed uomini, fino alla schiavitù.

Ecco cosa significava il rifiuto della conversione nel "Requerimemiento", il documento letto dai cristiani in spagnolo ai popoli dell´America Latina: "...Ma, se voi non vi convertite (al cristianesimo) e con malizia frapponete ritardi, io vi dichiaro che, con l´aiuto di Dio, noi faremo ingresso con la forza nel vostro paese e vi faremo guerra in tutti i modi e maniere che potremo e vi assoggetteremo al giogo e all´obbedienza della Chiesa, e prenderò le vostre persone e figli e i farò schiavi e come tali li venderò...." .

Ed ecco ancora cosa veniva sancito nel breve Dum Diversitas : "Noi concedia­mo per il presente atto, con la nostra Autorità aposto­lica, pieno e libero permesso di invadere catturare e sottomettere i saraceni e i pagani e qualunque altro infedele o nemico di Cristo, in qualunque luogo, come anche nei suoi regni ducati, contee e principati e altre proprietà... e di ridurre queste persone a schiavitù perpetua". Il testo della bolla del papa Nicola V specifica la concessione di ridurre a schiavitù per­petua gli africani e riguarda gli abitanti di tutti i territori a partire da Capo Bojador a Capo Nun e quindi «tutte le coste meridionali fino al limite estremo». Il papa allora poteva condannare interi continenti, come l'Africa, alla cattività perpetua perché esisteva la teologia della schiavitù. Le conseguenze le conosciamo: decine e decine di milioni di morti ammazzati e di schiavi. Ecco da dove viene la povertà e la fame.

La teologia della schiavitù appare come lo sbocco inevitabile dell'evan­gelizzazione, la quale, definita come il motore di un processo evolutivo dell'umanità verso valori più eleva­ti, per giustificare la propria esistenza, deve necessa­riamente schematizzare i rapporti fra i popoli (e fra le diverse culture o società), secondo un sistema gerar­chico in cui si degradano gli altri per affermare il ruolo guida del cristianesimo. Se l'evangelizzazione è un'operazione di emancipazione, a cui si è sempre as­sociato il significato di civilizzazione, è implicito che deve essere diretta ad emancipare e a civilizzare chi ne ha bisogno, nel caso specifico, gli Ebrei, i Mori, gli Afri­cani e poi gli Indiani, i Roma. Questi non solo erano considerati una merce ma, secondo la teologia della schiavitù, erano destinati ad un'esistenza di subordinazione e assoggettamento ai cristiani, come metodo per evangelizzare il mondo.

Ora c´è da chiedersi che differenza epistemologica c´è tra i documenti di oggi che reiterano il ricatto dell´evangelizzazione come chiave per accedere alla "carità" e le disposizioni di cinque secoli fa che hanno messo interi popoli, allora pienamente in grado di vivere in armonia con l´ambiente, traendone risorse alimentari e il giusto godimento per la vita, sotto il giogo del crocifisso attraverso: separazioni delle famiglie, battesimi forzati, editti da fè, inculturazione, encomiendas, la tratta degli schiavi fino ad oggi con il costoso assistenzialismo perpetuo?

Si resta quindi scioccati nel vedere il massimo esponente della Chiesa Cattolica - campione dell´impoverimento e della distruzione secolare di popoli - dare lezioni alla FAO su come risolvere il problema della povertà che ha contribuito a creare. Si resta anche scioccati nel vedere la FAO senza programmi diventare succube di queste inconsistenti teorie. Nessun "mea culpa", nessuna volontà di confrontarsi con la propria storia e di riconoscere che il processo di evangelizzazione, del passato e del presente, sia produttore e mantenitore di povertà in quanto distruttore di quella diversità culturale e ambientale data in principio dal Creatore.

Un´operazione di costante revisione e falsificazione storica in contrasto, peraltro, con la Convenzione sulla Diversità Biologica nella quale si prescrive di "rispettare, conservare e mantenere la conoscenza, le innovazioni e le pratiche delle popolazioni indigene e delle comunità locali, comprendendo gli stili di vita tradizionali come rilevanti per la conservazione e l´uso sostenibile della diversità biologica".

Questo principio è in netto contrasto con la concezione dell´enciclica dove, invece, è continua l´ipotesi di un´omogeneizzazione del mondo verso lo status entropico del pensiero unico, del cibo unico, della cultura e religione unica.

E´ assolutamente necessario fermare l´opera degli oltre 300.000 missionari che assediano popoli e nazioni nel nome dell´uniformità e interrompere la loro attività distruttiva di cristianizzazione. E´ necessario anche contenere l´opera delle NGO che si ispirano ai principi dell´evangelizzazione e dell´assistenzialismo cristiano.

Secondo Gherush92 è necessario che vengano riaffermati i seguenti principi, senza il ricatto della conversione:

- Il principio della solidarietà - aiutare gli altri ad aiutare se stessi;

- Il principio della riparazione - ogni danno ad un popolo provocato da razzismo e/o schiavitù deve essere compensato;

- Il principio del negoziato - ogni decisione deve essere presa in accordo con ciascun popolo;

- Il principio dell´extraterritorialità - ogni cultura deve avere il diritto di gestire la sua identità come un popolo e una nazione;

- Il principio della salvaguardia della diversità culturale.

Svelato l´arcano ci sembra chiaro che l´annunciata visita del papa in Sinagoga sia più dannosa che utile. Chiediamo pertanto che non venga. Ad ogni buon conto non porti con se né la Dominus Jesus né la Caritas in Veritate come dono e, nella denegata ipotesi, tale regalia non sia accettata.

 NO ALLA VISITA DEL PAPA IN SINAGOGA

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#37699 Da: "hafraza" <hafraza@...>
Data: Ven 27 Nov 2009 4:01 pm
Oggetto: Re: [ihr] GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO
habonim7
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cinni e chi te lo vieta?
 
----- Original Message -----
Sent: Friday, November 27, 2009 1:21 PM
Subject: Re: [ihr] GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO

 

Basta!!!! Rispetta chi la pensa diversamente da te. Io sono affamata di Cristo, lo hai capito?Cristo è tutto quello che tu non sei o rifiuti di essere e mi fai pena.

--- On Thu, 11/26/09, gherush92 <gherush92@gherush92.com> wrote:

From: gherush92 <gherush92@gherush92.com>
Subject: [ihr] GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO
To: italianhonestreporting@yahoogroups.com
Date: Thursday, November 26, 2009, 9:28 AM

 


Gherush92
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GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO


La disutile presenza del pontefice al vertice della FAO, se da una parte evidenzia l´incapacità di questo mastodontico organismo ad affrontare le tematiche della fame, dall´altra ci costringe a delle osservazioni sull´enciclica Caritas in Veritate. Il testo, richiamato più volte nel discorso del papa in plenaria, è l´apogeo di un´ideologia universalista e neo-omologazionista con la quale il cristianesimo vorrebbe costruirsi la patente di risolutore dei problemi della povertà e della fame estrema del mondo, dopo esserne stato uno degli artefici principali in Africa, in America Latina e non solo.

In verità, la Caritas in Veritate non risolve né il problema della povertà, né quello della fame, anzi le aggrava. Il difetto principale sta nel voler gestire il problema con l´assistenzialismo e l´evangelizzazione. Il titolo sintetizza la teoria: la carità nella verità ovvero nell´evangelizzazione; il corollario riepiloga il programma: la croce per un pugno di riso.

Il cristianesimo pratica e prescrive l´evangelizzazione e l´uniformità sotto forma di un unico modello culturale. La diffusione del cristianesimo non è altro che la diffusione di un prototipo universale precostituito, che ostacola la conoscenza e gli scambi fra le specie, fra i popoli e le culture. E´ un processo contro natura perché non accetta la diversità e si adopera per ricondurre le migliaia di opere e culture che incontra all´interno di uno schema precostituito, auto referenziato, ma del tutto inefficace a spiegare e interagire con l´universo, la diversità culturale e i fenomeni naturali. L´evangelizzazione, insieme con altre forme di omologazione, è la causa principale della cancellazione delle diversità, porta alla perdita di conoscenza e ha significato e provocato la scomparsa e l´assimilazione di molti popoli e culture. L´evangelizzazione è una delle principali cause della povertà, della miseria e della fame estrema, perché cancellando la diversità si elimina la conoscenza che è olistica, il bene più prezioso, il motore per la produzione di cibo e di benessere.

L´enciclica Caritas in Veritate, sulla quale si sono espressi in modo servile, ossequioso e incompetente politici e intellettuali e la FAO, è, in realtà, un guazzabuglio tuttologico che affronta i temi della globalizzazione, della cooperazione internazionale, dello sviluppo umano, dell´ambiente, dei cambiamenti climatici, della natalità, della finanza internazionale, del sindacato, usando qua è là parametri di giudizio ereditati, secondo la convenienza, da vulgate terzomondiste e neoglobal da una parte e da analisi economiche di stampo liberale dall´altra.

Tesi e opinioni sostenute con ambiguità, per dare un colpo al cerchio e uno alla botte, fatte per il politicume, per accontentare i benpensanti, i teorici della banalità, i conformisti ad oltranza e, nel caso, qualche cariatide ammuffita degli organismi intergovernativi.

L´enciclica, invece, disboscata e ripulita dalle molte ed inutili incrostazioni, afferma che la salvezza dell´uomo e dei popoli viene solo "dall'unità della carità del Cristo che ci chiama tutti a partecipare in qualità di figli alla vita del Dio vivente, Padre di tutti gli uomini".

A questo punto vogliamo affermare in maniera chiara che il diritto al cibo non può essere mediato né da Gesù Cristo né da speculazioni finanziarie né da altre presunte verità. Il diritto al cibo deve essere garantito e basta, lasciando la possibilità a ciascuno di riappropriarsi della propria conoscenza per la produzione delle proprie risorse alimentari. Sembrerebbe che il papa voglia fare concorrenza alla FAO nell´agguantare risorse finanziarie da utilizzare nell´assistenzialismo o per lo sviluppo della Caritas in Veritate, dopo averle opportunamente decurtate a proprio uso e consumo. E´ così da sempre.

Il documento parla di carità, ma non propone, come sempre, nessuna regola su come, cosa e quanto dare, su come scambiare, su come creare benessere, sulla soluzione del problema della povertà e della fame. La carità cristiana, infatti, "supera la giustizia e la completa nella logica del dono e del perdono. La "città dell'uomo" non è promossa solo da rapporti di diritti e di doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione." Si tratta, viceversa, proprio di un problema di giustizia per sanare le ingiustizie sociali, economiche, ambientali e spirituali commesse nel corso dei secoli da parte del cristianesimo - con la scusa della misericordia che supera la giustizia - per appropriarsi arbitrariamente e avidamente di risorse, uomini, anime, conoscenze e spiritualità. La concezione della carità cristiana ha bisogno di uniformità umana indistinta, "universalizzata", ridotta all´incapacità di provvedere a se stessa, quale terreno fertile per un disegno di evangelizzazione- omologazione che si perpetua da secoli.

La carità cristiana, così definita, non ha alcuna parentela con il concetto ebraico e islamico rispettivamente di Tzedaka e Sadaqah che vuol dire giustizia e si rifà ai concetti giustizia e diritto sociale e di distribuzione dei beni e che tende a considerare la povertà non uno status perenne da utilizzare per attingere proseliti, ma un incidente di percorso a cui porre rimedio in modo equo ed efficace. Secondo Maimonide esistono otto livelli di carità ma la forma più alta è quella di aiutare qualcuno ad aiutare se stesso cioè a provvedere ai mezzi per la sua riabilitazione.

D´altronde il documento incalza quando sostiene che "le povertà spesso sono generate dal rifiuto dell'amore di Dio e che l´umanità intera è alienata quando si affida a progetti solo umani, a ideologie e a utopie false........Tra evangelizzazione e promozione umana - sviluppo, liberazione - ci sono infatti dei legami profondi "

Cosa significa tutto ciò? L´enciclica lo spiega in modo chiaro e inequivocabile in questo passaggio chiave dove affonda la lama della evangelizzazione:

"Per questo motivo, se è vero, da un lato, che lo sviluppo ha bisogno delle religioni e delle culture dei diversi popoli, resta pure vero, dall'altro, che è necessario un adeguato discernimento. La libertà religiosa non significa indifferentismo religioso e non comporta che tutte le religioni siano uguali. Il discernimento circa il contributo delle culture e delle religioni si rende necessario per la costruzione della comunità sociale nel rispetto del bene comune soprattutto per chi esercita il potere politico. Tale discernimento dovrà basarsi sul criterio della carità e della verità. Siccome è in gioco lo sviluppo delle persone e dei popoli, esso terrà conto della possibilità di emancipazione e di inclusione nell'ottica di una comunità umana veramente universale. «Tutto l'uomo e tutti gli uomini» è criterio per valutare anche le culture e le religioni. Il Cristianesimo, religione del « Dio dal volto umano », porta in se stesso un simile criterio."

La carità non è, quindi, semplice atto di donazione ma, addirittura, metro di giudizio del cristianesimo, per stabilire quali culture e quali popoli possono essere inclusi nella "comunità universale" e quindi possono mangiare. Una nuova inquisizione, dunque, dal volto inumano, dove la scelta è: fame o conversione. Qual è il metodo migliore per convertire se non mantenere popoli e comunità in uno stato perenne di indigenza?

L´enciclica è, peraltro, in perfetta continuità con la dichiarazione Dominus Jesus dello stesso Ratzinger dove "La missione ad gentes anche nel dialogo interreligioso conserva in pieno, oggi come sempre, la sua validità e necessità ...e che il dialogo interreligioso deve avere essenzialmente lo scopo di convertire".

L´evangelizzazione ha praticato il razzismo, lo sfruttamento di risorse ed uomini, fino alla schiavitù.

Ecco cosa significava il rifiuto della conversione nel "Requerimemiento", il documento letto dai cristiani in spagnolo ai popoli dell´America Latina: "...Ma, se voi non vi convertite (al cristianesimo) e con malizia frapponete ritardi, io vi dichiaro che, con l´aiuto di Dio, noi faremo ingresso con la forza nel vostro paese e vi faremo guerra in tutti i modi e maniere che potremo e vi assoggetteremo al giogo e all´obbedienza della Chiesa, e prenderò le vostre persone e figli e i farò schiavi e come tali li venderò...." .

Ed ecco ancora cosa veniva sancito nel breve Dum Diversitas : "Noi concedia­mo per il presente atto, con la nostra Autorità aposto­lica, pieno e libero permesso di invadere catturare e sottomettere i saraceni e i pagani e qualunque altro infedele o nemico di Cristo, in qualunque luogo, come anche nei suoi regni ducati, contee e principati e altre proprietà... e di ridurre queste persone a schiavitù perpetua". Il testo della bolla del papa Nicola V specifica la concessione di ridurre a schiavitù per­petua gli africani e riguarda gli abitanti di tutti i territori a partire da Capo Bojador a Capo Nun e quindi «tutte le coste meridionali fino al limite estremo». Il papa allora poteva condannare interi continenti, come l'Africa, alla cattività perpetua perché esisteva la teologia della schiavitù. Le conseguenze le conosciamo: decine e decine di milioni di morti ammazzati e di schiavi. Ecco da dove viene la povertà e la fame.

La teologia della schiavitù appare come lo sbocco inevitabile dell'evan­gelizzazione, la quale, definita come il motore di un processo evolutivo dell'umanità verso valori più eleva­ti, per giustificare la propria esistenza, deve necessa­riamente schematizzare i rapporti fra i popoli (e fra le diverse culture o società), secondo un sistema gerar­chico in cui si degradano gli altri per affermare il ruolo guida del cristianesimo. Se l'evangelizzazione è un'operazione di emancipazione, a cui si è sempre as­sociato il significato di civilizzazione, è implicito che deve essere diretta ad emancipare e a civilizzare chi ne ha bisogno, nel caso specifico, gli Ebrei, i Mori, gli Afri­cani e poi gli Indiani, i Roma. Questi non solo erano considerati una merce ma, secondo la teologia della schiavitù, erano destinati ad un'esistenza di subordinazione e assoggettamento ai cristiani, come metodo per evangelizzare il mondo.

Ora c´è da chiedersi che differenza epistemologica c´è tra i documenti di oggi che reiterano il ricatto dell´evangelizzazione come chiave per accedere alla "carità" e le disposizioni di cinque secoli fa che hanno messo interi popoli, allora pienamente in grado di vivere in armonia con l´ambiente, traendone risorse alimentari e il giusto godimento per la vita, sotto il giogo del crocifisso attraverso: separazioni delle famiglie, battesimi forzati, editti da fè, inculturazione, encomiendas, la tratta degli schiavi fino ad oggi con il costoso assistenzialismo perpetuo?

Si resta quindi scioccati nel vedere il massimo esponente della Chiesa Cattolica - campione dell´impoverimento e della distruzione secolare di popoli - dare lezioni alla FAO su come risolvere il problema della povertà che ha contribuito a creare. Si resta anche scioccati nel vedere la FAO senza programmi diventare succube di queste inconsistenti teorie. Nessun "mea culpa", nessuna volontà di confrontarsi con la propria storia e di riconoscere che il processo di evangelizzazione, del passato e del presente, sia produttore e mantenitore di povertà in quanto distruttore di quella diversità culturale e ambientale data in principio dal Creatore.

Un´operazione di costante revisione e falsificazione storica in contrasto, peraltro, con la Convenzione sulla Diversità Biologica nella quale si prescrive di "rispettare, conservare e mantenere la conoscenza, le innovazioni e le pratiche delle popolazioni indigene e delle comunità locali, comprendendo gli stili di vita tradizionali come rilevanti per la conservazione e l´uso sostenibile della diversità biologica".

Questo principio è in netto contrasto con la concezione dell´enciclica dove, invece, è continua l´ipotesi di un´omogeneizzazione del mondo verso lo status entropico del pensiero unico, del cibo unico, della cultura e religione unica.

E´ assolutamente necessario fermare l´opera degli oltre 300.000 missionari che assediano popoli e nazioni nel nome dell´uniformità e interrompere la loro attività distruttiva di cristianizzazione. E´ necessario anche contenere l´opera delle NGO che si ispirano ai principi dell´evangelizzazione e dell´assistenzialismo cristiano.

Secondo Gherush92 è necessario che vengano riaffermati i seguenti principi, senza il ricatto della conversione:

- Il principio della solidarietà - aiutare gli altri ad aiutare se stessi;

- Il principio della riparazione - ogni danno ad un popolo provocato da razzismo e/o schiavitù deve essere compensato;

- Il principio del negoziato - ogni decisione deve essere presa in accordo con ciascun popolo;

- Il principio dell´extraterritorialità - ogni cultura deve avere il diritto di gestire la sua identità come un popolo e una nazione;

- Il principio della salvaguardia della diversità culturale.

Svelato l´arcano ci sembra chiaro che l´annunciata visita del papa in Sinagoga sia più dannosa che utile. Chiediamo pertanto che non venga. Ad ogni buon conto non porti con se né la Dominus Jesus né la Caritas in Veritate come dono e, nella denegata ipotesi, tale regalia non sia accettata.

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#37698 Da: cinni cinni <bidibodibu@...>
Data: Ven 27 Nov 2009 12:21 pm
Oggetto: Re: [ihr] GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO
bidibodibu
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Basta!!!! Rispetta chi la pensa diversamente da te. Io sono affamata di Cristo, lo hai capito?Cristo è tutto quello che tu non sei o rifiuti di essere e mi fai pena.

--- On Thu, 11/26/09, gherush92 <gherush92@...> wrote:

From: gherush92 <gherush92@...>
Subject: [ihr] GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO
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GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO


La disutile presenza del pontefice al vertice della FAO, se da una parte evidenzia l´incapacità di questo mastodontico organismo ad affrontare le tematiche della fame, dall´altra ci costringe a delle osservazioni sull´enciclica Caritas in Veritate. Il testo, richiamato più volte nel discorso del papa in plenaria, è l´apogeo di un´ideologia universalista e neo-omologazionista con la quale il cristianesimo vorrebbe costruirsi la patente di risolutore dei problemi della povertà e della fame estrema del mondo, dopo esserne stato uno degli artefici principali in Africa, in America Latina e non solo.

In verità, la Caritas in Veritate non risolve né il problema della povertà, né quello della fame, anzi le aggrava. Il difetto principale sta nel voler gestire il problema con l´assistenzialismo e l´evangelizzazione. Il titolo sintetizza la teoria: la carità nella verità ovvero nell´evangelizzazione; il corollario riepiloga il programma: la croce per un pugno di riso.

Il cristianesimo pratica e prescrive l´evangelizzazione e l´uniformità sotto forma di un unico modello culturale. La diffusione del cristianesimo non è altro che la diffusione di un prototipo universale precostituito, che ostacola la conoscenza e gli scambi fra le specie, fra i popoli e le culture. E´ un processo contro natura perché non accetta la diversità e si adopera per ricondurre le migliaia di opere e culture che incontra all´interno di uno schema precostituito, auto referenziato, ma del tutto inefficace a spiegare e interagire con l´universo, la diversità culturale e i fenomeni naturali. L´evangelizzazione, insieme con altre forme di omologazione, è la causa principale della cancellazione delle diversità, porta alla perdita di conoscenza e ha significato e provocato la scomparsa e l´assimilazione di molti popoli e culture. L´evangelizzazione è una delle principali cause della povertà, della miseria e della fame estrema, perché cancellando la diversità si elimina la conoscenza che è olistica, il bene più prezioso, il motore per la produzione di cibo e di benessere.

L´enciclica Caritas in Veritate, sulla quale si sono espressi in modo servile, ossequioso e incompetente politici e intellettuali e la FAO, è, in realtà, un guazzabuglio tuttologico che affronta i temi della globalizzazione, della cooperazione internazionale, dello sviluppo umano, dell´ambiente, dei cambiamenti climatici, della natalità, della finanza internazionale, del sindacato, usando qua è là parametri di giudizio ereditati, secondo la convenienza, da vulgate terzomondiste e neoglobal da una parte e da analisi economiche di stampo liberale dall´altra.

Tesi e opinioni sostenute con ambiguità, per dare un colpo al cerchio e uno alla botte, fatte per il politicume, per accontentare i benpensanti, i teorici della banalità, i conformisti ad oltranza e, nel caso, qualche cariatide ammuffita degli organismi intergovernativi.

L´enciclica, invece, disboscata e ripulita dalle molte ed inutili incrostazioni, afferma che la salvezza dell´uomo e dei popoli viene solo "dall'unità della carità del Cristo che ci chiama tutti a partecipare in qualità di figli alla vita del Dio vivente, Padre di tutti gli uomini".

A questo punto vogliamo affermare in maniera chiara che il diritto al cibo non può essere mediato né da Gesù Cristo né da speculazioni finanziarie né da altre presunte verità. Il diritto al cibo deve essere garantito e basta, lasciando la possibilità a ciascuno di riappropriarsi della propria conoscenza per la produzione delle proprie risorse alimentari. Sembrerebbe che il papa voglia fare concorrenza alla FAO nell´agguantare risorse finanziarie da utilizzare nell´assistenzialismo o per lo sviluppo della Caritas in Veritate, dopo averle opportunamente decurtate a proprio uso e consumo. E´ così da sempre.

Il documento parla di carità, ma non propone, come sempre, nessuna regola su come, cosa e quanto dare, su come scambiare, su come creare benessere, sulla soluzione del problema della povertà e della fame. La carità cristiana, infatti, "supera la giustizia e la completa nella logica del dono e del perdono. La "città dell'uomo" non è promossa solo da rapporti di diritti e di doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione." Si tratta, viceversa, proprio di un problema di giustizia per sanare le ingiustizie sociali, economiche, ambientali e spirituali commesse nel corso dei secoli da parte del cristianesimo - con la scusa della misericordia che supera la giustizia - per appropriarsi arbitrariamente e avidamente di risorse, uomini, anime, conoscenze e spiritualità. La concezione della carità cristiana ha bisogno di uniformità umana indistinta, "universalizzata", ridotta all´incapacità di provvedere a se stessa, quale terreno fertile per un disegno di evangelizzazione- omologazione che si perpetua da secoli.

La carità cristiana, così definita, non ha alcuna parentela con il concetto ebraico e islamico rispettivamente di Tzedaka e Sadaqah che vuol dire giustizia e si rifà ai concetti giustizia e diritto sociale e di distribuzione dei beni e che tende a considerare la povertà non uno status perenne da utilizzare per attingere proseliti, ma un incidente di percorso a cui porre rimedio in modo equo ed efficace. Secondo Maimonide esistono otto livelli di carità ma la forma più alta è quella di aiutare qualcuno ad aiutare se stesso cioè a provvedere ai mezzi per la sua riabilitazione.

D´altronde il documento incalza quando sostiene che "le povertà spesso sono generate dal rifiuto dell'amore di Dio e che l´umanità intera è alienata quando si affida a progetti solo umani, a ideologie e a utopie false........Tra evangelizzazione e promozione umana - sviluppo, liberazione - ci sono infatti dei legami profondi "

Cosa significa tutto ciò? L´enciclica lo spiega in modo chiaro e inequivocabile in questo passaggio chiave dove affonda la lama della evangelizzazione:

"Per questo motivo, se è vero, da un lato, che lo sviluppo ha bisogno delle religioni e delle culture dei diversi popoli, resta pure vero, dall'altro, che è necessario un adeguato discernimento. La libertà religiosa non significa indifferentismo religioso e non comporta che tutte le religioni siano uguali. Il discernimento circa il contributo delle culture e delle religioni si rende necessario per la costruzione della comunità sociale nel rispetto del bene comune soprattutto per chi esercita il potere politico. Tale discernimento dovrà basarsi sul criterio della carità e della verità. Siccome è in gioco lo sviluppo delle persone e dei popoli, esso terrà conto della possibilità di emancipazione e di inclusione nell'ottica di una comunità umana veramente universale. «Tutto l'uomo e tutti gli uomini» è criterio per valutare anche le culture e le religioni. Il Cristianesimo, religione del « Dio dal volto umano », porta in se stesso un simile criterio."

La carità non è, quindi, semplice atto di donazione ma, addirittura, metro di giudizio del cristianesimo, per stabilire quali culture e quali popoli possono essere inclusi nella "comunità universale" e quindi possono mangiare. Una nuova inquisizione, dunque, dal volto inumano, dove la scelta è: fame o conversione. Qual è il metodo migliore per convertire se non mantenere popoli e comunità in uno stato perenne di indigenza?

L´enciclica è, peraltro, in perfetta continuità con la dichiarazione Dominus Jesus dello stesso Ratzinger dove "La missione ad gentes anche nel dialogo interreligioso conserva in pieno, oggi come sempre, la sua validità e necessità ...e che il dialogo interreligioso deve avere essenzialmente lo scopo di convertire".

L´evangelizzazione ha praticato il razzismo, lo sfruttamento di risorse ed uomini, fino alla schiavitù.

Ecco cosa significava il rifiuto della conversione nel "Requerimemiento", il documento letto dai cristiani in spagnolo ai popoli dell´America Latina: "...Ma, se voi non vi convertite (al cristianesimo) e con malizia frapponete ritardi, io vi dichiaro che, con l´aiuto di Dio, noi faremo ingresso con la forza nel vostro paese e vi faremo guerra in tutti i modi e maniere che potremo e vi assoggetteremo al giogo e all´obbedienza della Chiesa, e prenderò le vostre persone e figli e i farò schiavi e come tali li venderò...." .

Ed ecco ancora cosa veniva sancito nel breve Dum Diversitas : "Noi concedia­mo per il presente atto, con la nostra Autorità aposto­lica, pieno e libero permesso di invadere catturare e sottomettere i saraceni e i pagani e qualunque altro infedele o nemico di Cristo, in qualunque luogo, come anche nei suoi regni ducati, contee e principati e altre proprietà... e di ridurre queste persone a schiavitù perpetua". Il testo della bolla del papa Nicola V specifica la concessione di ridurre a schiavitù per­petua gli africani e riguarda gli abitanti di tutti i territori a partire da Capo Bojador a Capo Nun e quindi «tutte le coste meridionali fino al limite estremo». Il papa allora poteva condannare interi continenti, come l'Africa, alla cattività perpetua perché esisteva la teologia della schiavitù. Le conseguenze le conosciamo: decine e decine di milioni di morti ammazzati e di schiavi. Ecco da dove viene la povertà e la fame.

La teologia della schiavitù appare come lo sbocco inevitabile dell'evan­gelizzazione, la quale, definita come il motore di un processo evolutivo dell'umanità verso valori più eleva­ti, per giustificare la propria esistenza, deve necessa­riamente schematizzare i rapporti fra i popoli (e fra le diverse culture o società), secondo un sistema gerar­chico in cui si degradano gli altri per affermare il ruolo guida del cristianesimo. Se l'evangelizzazione è un'operazione di emancipazione, a cui si è sempre as­sociato il significato di civilizzazione, è implicito che deve essere diretta ad emancipare e a civilizzare chi ne ha bisogno, nel caso specifico, gli Ebrei, i Mori, gli Afri­cani e poi gli Indiani, i Roma. Questi non solo erano considerati una merce ma, secondo la teologia della schiavitù, erano destinati ad un'esistenza di subordinazione e assoggettamento ai cristiani, come metodo per evangelizzare il mondo.

Ora c´è da chiedersi che differenza epistemologica c´è tra i documenti di oggi che reiterano il ricatto dell´evangelizzazione come chiave per accedere alla "carità" e le disposizioni di cinque secoli fa che hanno messo interi popoli, allora pienamente in grado di vivere in armonia con l´ambiente, traendone risorse alimentari e il giusto godimento per la vita, sotto il giogo del crocifisso attraverso: separazioni delle famiglie, battesimi forzati, editti da fè, inculturazione, encomiendas, la tratta degli schiavi fino ad oggi con il costoso assistenzialismo perpetuo?

Si resta quindi scioccati nel vedere il massimo esponente della Chiesa Cattolica - campione dell´impoverimento e della distruzione secolare di popoli - dare lezioni alla FAO su come risolvere il problema della povertà che ha contribuito a creare. Si resta anche scioccati nel vedere la FAO senza programmi diventare succube di queste inconsistenti teorie. Nessun "mea culpa", nessuna volontà di confrontarsi con la propria storia e di riconoscere che il processo di evangelizzazione, del passato e del presente, sia produttore e mantenitore di povertà in quanto distruttore di quella diversità culturale e ambientale data in principio dal Creatore.

Un´operazione di costante revisione e falsificazione storica in contrasto, peraltro, con la Convenzione sulla Diversità Biologica nella quale si prescrive di "rispettare, conservare e mantenere la conoscenza, le innovazioni e le pratiche delle popolazioni indigene e delle comunità locali, comprendendo gli stili di vita tradizionali come rilevanti per la conservazione e l´uso sostenibile della diversità biologica".

Questo principio è in netto contrasto con la concezione dell´enciclica dove, invece, è continua l´ipotesi di un´omogeneizzazione del mondo verso lo status entropico del pensiero unico, del cibo unico, della cultura e religione unica.

E´ assolutamente necessario fermare l´opera degli oltre 300.000 missionari che assediano popoli e nazioni nel nome dell´uniformità e interrompere la loro attività distruttiva di cristianizzazione. E´ necessario anche contenere l´opera delle NGO che si ispirano ai principi dell´evangelizzazione e dell´assistenzialismo cristiano.

Secondo Gherush92 è necessario che vengano riaffermati i seguenti principi, senza il ricatto della conversione:

- Il principio della solidarietà - aiutare gli altri ad aiutare se stessi;

- Il principio della riparazione - ogni danno ad un popolo provocato da razzismo e/o schiavitù deve essere compensato;

- Il principio del negoziato - ogni decisione deve essere presa in accordo con ciascun popolo;

- Il principio dell´extraterritorialità - ogni cultura deve avere il diritto di gestire la sua identità come un popolo e una nazione;

- Il principio della salvaguardia della diversità culturale.

Svelato l´arcano ci sembra chiaro che l´annunciata visita del papa in Sinagoga sia più dannosa che utile. Chiediamo pertanto che non venga. Ad ogni buon conto non porti con se né la Dominus Jesus né la Caritas in Veritate come dono e, nella denegata ipotesi, tale regalia non sia accettata.

 NO ALLA VISITA DEL PAPA IN SINAGOGA

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#37697 Da: eleazar ben yair <eleazar_ben_yair@...>
Data: Gio 26 Nov 2009 2:53 pm
Oggetto: Shooting Attack With Injuries in Kiryat Arba
eleazar_ben_...
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Shooting Attack With Injuries in Kiryat Arba

3:45PM IL: According to preliminary information, a shooting attack has taken place a short time ago in or near the gas station in Kiryat Arba. According to preliminary information from the scene, two Israelis have been injured, apparently in light-to-moderate condition. Additional information will be provided as it becomes available. (Yechiel Spira - YWN Israel)

http://www.theyeshivaworld.com/article.php?p=42602




 


#37696 Da: "gherush92" <gherush92@...>
Data: Gio 26 Nov 2009 9:28 am
Oggetto: GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO
gherush92
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Gherush92
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GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO


La disutile presenza del pontefice al vertice della FAO, se da una parte evidenzia l´incapacità di questo mastodontico organismo ad affrontare le tematiche della fame, dall´altra ci costringe a delle osservazioni sull´enciclica Caritas in Veritate. Il testo, richiamato più volte nel discorso del papa in plenaria, è l´apogeo di un´ideologia universalista e neo-omologazionista con la quale il cristianesimo vorrebbe costruirsi la patente di risolutore dei problemi della povertà e della fame estrema del mondo, dopo esserne stato uno degli artefici principali in Africa, in America Latina e non solo.

In verità, la Caritas in Veritate non risolve né il problema della povertà, né quello della fame, anzi le aggrava. Il difetto principale sta nel voler gestire il problema con l´assistenzialismo e l´evangelizzazione. Il titolo sintetizza la teoria: la carità nella verità ovvero nell´evangelizzazione; il corollario riepiloga il programma: la croce per un pugno di riso.

Il cristianesimo pratica e prescrive l´evangelizzazione e l´uniformità sotto forma di un unico modello culturale. La diffusione del cristianesimo non è altro che la diffusione di un prototipo universale precostituito, che ostacola la conoscenza e gli scambi fra le specie, fra i popoli e le culture. E´ un processo contro natura perché non accetta la diversità e si adopera per ricondurre le migliaia di opere e culture che incontra all´interno di uno schema precostituito, auto referenziato, ma del tutto inefficace a spiegare e interagire con l´universo, la diversità culturale e i fenomeni naturali. L´evangelizzazione, insieme con altre forme di omologazione, è la causa principale della cancellazione delle diversità, porta alla perdita di conoscenza e ha significato e provocato la scomparsa e l´assimilazione di molti popoli e culture. L´evangelizzazione è una delle principali cause della povertà, della miseria e della fame estrema, perché cancellando la diversità si elimina la conoscenza che è olistica, il bene più prezioso, il motore per la produzione di cibo e di benessere.

L´enciclica Caritas in Veritate, sulla quale si sono espressi in modo servile, ossequioso e incompetente politici e intellettuali e la FAO, è, in realtà, un guazzabuglio tuttologico che affronta i temi della globalizzazione, della cooperazione internazionale, dello sviluppo umano, dell´ambiente, dei cambiamenti climatici, della natalità, della finanza internazionale, del sindacato, usando qua è là parametri di giudizio ereditati, secondo la convenienza, da vulgate terzomondiste e neoglobal da una parte e da analisi economiche di stampo liberale dall´altra.

Tesi e opinioni sostenute con ambiguità, per dare un colpo al cerchio e uno alla botte, fatte per il politicume, per accontentare i benpensanti, i teorici della banalità, i conformisti ad oltranza e, nel caso, qualche cariatide ammuffita degli organismi intergovernativi.

L´enciclica, invece, disboscata e ripulita dalle molte ed inutili incrostazioni, afferma che la salvezza dell´uomo e dei popoli viene solo "dall'unità della carità del Cristo che ci chiama tutti a partecipare in qualità di figli alla vita del Dio vivente, Padre di tutti gli uomini".

A questo punto vogliamo affermare in maniera chiara che il diritto al cibo non può essere mediato né da Gesù Cristo né da speculazioni finanziarie né da altre presunte verità. Il diritto al cibo deve essere garantito e basta, lasciando la possibilità a ciascuno di riappropriarsi della propria conoscenza per la produzione delle proprie risorse alimentari. Sembrerebbe che il papa voglia fare concorrenza alla FAO nell´agguantare risorse finanziarie da utilizzare nell´assistenzialismo o per lo sviluppo della Caritas in Veritate, dopo averle opportunamente decurtate a proprio uso e consumo. E´ così da sempre.

Il documento parla di carità, ma non propone, come sempre, nessuna regola su come, cosa e quanto dare, su come scambiare, su come creare benessere, sulla soluzione del problema della povertà e della fame. La carità cristiana, infatti, "supera la giustizia e la completa nella logica del dono e del perdono. La "città dell'uomo" non è promossa solo da rapporti di diritti e di doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione." Si tratta, viceversa, proprio di un problema di giustizia per sanare le ingiustizie sociali, economiche, ambientali e spirituali commesse nel corso dei secoli da parte del cristianesimo - con la scusa della misericordia che supera la giustizia - per appropriarsi arbitrariamente e avidamente di risorse, uomini, anime, conoscenze e spiritualità. La concezione della carità cristiana ha bisogno di uniformità umana indistinta, "universalizzata", ridotta all´incapacità di provvedere a se stessa, quale terreno fertile per un disegno di evangelizzazione-omologazione che si perpetua da secoli.

La carità cristiana, così definita, non ha alcuna parentela con il concetto ebraico e islamico rispettivamente di Tzedaka e Sadaqah che vuol dire giustizia e si rifà ai concetti giustizia e diritto sociale e di distribuzione dei beni e che tende a considerare la povertà non uno status perenne da utilizzare per attingere proseliti, ma un incidente di percorso a cui porre rimedio in modo equo ed efficace. Secondo Maimonide esistono otto livelli di carità ma la forma più alta è quella di aiutare qualcuno ad aiutare se stesso cioè a provvedere ai mezzi per la sua riabilitazione.

D´altronde il documento incalza quando sostiene che "le povertà spesso sono generate dal rifiuto dell'amore di Dio e che l´umanità intera è alienata quando si affida a progetti solo umani, a ideologie e a utopie false........Tra evangelizzazione e promozione umana - sviluppo, liberazione - ci sono infatti dei legami profondi "

Cosa significa tutto ciò? L´enciclica lo spiega in modo chiaro e inequivocabile in questo passaggio chiave dove affonda la lama della evangelizzazione:

"Per questo motivo, se è vero, da un lato, che lo sviluppo ha bisogno delle religioni e delle culture dei diversi popoli, resta pure vero, dall'altro, che è necessario un adeguato discernimento. La libertà religiosa non significa indifferentismo religioso e non comporta che tutte le religioni siano uguali. Il discernimento circa il contributo delle culture e delle religioni si rende necessario per la costruzione della comunità sociale nel rispetto del bene comune soprattutto per chi esercita il potere politico. Tale discernimento dovrà basarsi sul criterio della carità e della verità. Siccome è in gioco lo sviluppo delle persone e dei popoli, esso terrà conto della possibilità di emancipazione e di inclusione nell'ottica di una comunità umana veramente universale. «Tutto l'uomo e tutti gli uomini» è criterio per valutare anche le culture e le religioni. Il Cristianesimo, religione del « Dio dal volto umano », porta in se stesso un simile criterio."

La carità non è, quindi, semplice atto di donazione ma, addirittura, metro di giudizio del cristianesimo, per stabilire quali culture e quali popoli possono essere inclusi nella "comunità universale" e quindi possono mangiare. Una nuova inquisizione, dunque, dal volto inumano, dove la scelta è: fame o conversione. Qual è il metodo migliore per convertire se non mantenere popoli e comunità in uno stato perenne di indigenza?

L´enciclica è, peraltro, in perfetta continuità con la dichiarazione Dominus Jesus dello stesso Ratzinger dove "La missione ad gentes anche nel dialogo interreligioso conserva in pieno, oggi come sempre, la sua validità e necessità ...e che il dialogo interreligioso deve avere essenzialmente lo scopo di convertire".

L´evangelizzazione ha praticato il razzismo, lo sfruttamento di risorse ed uomini, fino alla schiavitù.

Ecco cosa significava il rifiuto della conversione nel "Requerimemiento", il documento letto dai cristiani in spagnolo ai popoli dell´America Latina: "...Ma, se voi non vi convertite (al cristianesimo) e con malizia frapponete ritardi, io vi dichiaro che, con l´aiuto di Dio, noi faremo ingresso con la forza nel vostro paese e vi faremo guerra in tutti i modi e maniere che potremo e vi assoggetteremo al giogo e all´obbedienza della Chiesa, e prenderò le vostre persone e figli e i farò schiavi e come tali li venderò...." .

Ed ecco ancora cosa veniva sancito nel breve Dum Diversitas : "Noi concedia­mo per il presente atto, con la nostra Autorità aposto­lica, pieno e libero permesso di invadere catturare e sottomettere i saraceni e i pagani e qualunque altro infedele o nemico di Cristo, in qualunque luogo, come anche nei suoi regni ducati, contee e principati e altre proprietà... e di ridurre queste persone a schiavitù perpetua". Il testo della bolla del papa Nicola V specifica la concessione di ridurre a schiavitù per­petua gli africani e riguarda gli abitanti di tutti i territori a partire da Capo Bojador a Capo Nun e quindi «tutte le coste meridionali fino al limite estremo». Il papa allora poteva condannare interi continenti, come l'Africa, alla cattività perpetua perché esisteva la teologia della schiavitù. Le conseguenze le conosciamo: decine e decine di milioni di morti ammazzati e di schiavi. Ecco da dove viene la povertà e la fame.

La teologia della schiavitù appare come lo sbocco inevitabile dell'evan­gelizzazione, la quale, definita come il motore di un processo evolutivo dell'umanità verso valori più eleva­ti, per giustificare la propria esistenza, deve necessa­riamente schematizzare i rapporti fra i popoli (e fra le diverse culture o società), secondo un sistema gerar­chico in cui si degradano gli altri per affermare il ruolo guida del cristianesimo. Se l'evangelizzazione è un'operazione di emancipazione, a cui si è sempre as­sociato il significato di civilizzazione, è implicito che deve essere diretta ad emancipare e a civilizzare chi ne ha bisogno, nel caso specifico, gli Ebrei, i Mori, gli Afri­cani e poi gli Indiani, i Roma. Questi non solo erano considerati una merce ma, secondo la teologia della schiavitù, erano destinati ad un'esistenza di subordinazione e assoggettamento ai cristiani, come metodo per evangelizzare il mondo.

Ora c´è da chiedersi che differenza epistemologica c´è tra i documenti di oggi che reiterano il ricatto dell´evangelizzazione come chiave per accedere alla "carità" e le disposizioni di cinque secoli fa che hanno messo interi popoli, allora pienamente in grado di vivere in armonia con l´ambiente, traendone risorse alimentari e il giusto godimento per la vita, sotto il giogo del crocifisso attraverso: separazioni delle famiglie, battesimi forzati, editti da fè, inculturazione, encomiendas, la tratta degli schiavi fino ad oggi con il costoso assistenzialismo perpetuo?

Si resta quindi scioccati nel vedere il massimo esponente della Chiesa Cattolica - campione dell´impoverimento e della distruzione secolare di popoli - dare lezioni alla FAO su come risolvere il problema della povertà che ha contribuito a creare. Si resta anche scioccati nel vedere la FAO senza programmi diventare succube di queste inconsistenti teorie. Nessun "mea culpa", nessuna volontà di confrontarsi con la propria storia e di riconoscere che il processo di evangelizzazione, del passato e del presente, sia produttore e mantenitore di povertà in quanto distruttore di quella diversità culturale e ambientale data in principio dal Creatore.

Un´operazione di costante revisione e falsificazione storica in contrasto, peraltro, con la Convenzione sulla Diversità Biologica nella quale si prescrive di "rispettare, conservare e mantenere la conoscenza, le innovazioni e le pratiche delle popolazioni indigene e delle comunità locali, comprendendo gli stili di vita tradizionali come rilevanti per la conservazione e l´uso sostenibile della diversità biologica".

Questo principio è in netto contrasto con la concezione dell´enciclica dove, invece, è continua l´ipotesi di un´omogeneizzazione del mondo verso lo status entropico del pensiero unico, del cibo unico, della cultura e religione unica.

E´ assolutamente necessario fermare l´opera degli oltre 300.000 missionari che assediano popoli e nazioni nel nome dell´uniformità e interrompere la loro attività distruttiva di cristianizzazione. E´ necessario anche contenere l´opera delle NGO che si ispirano ai principi dell´evangelizzazione e dell´assistenzialismo cristiano.

Secondo Gherush92 è necessario che vengano riaffermati i seguenti principi, senza il ricatto della conversione:

- Il principio della solidarietà - aiutare gli altri ad aiutare se stessi;

- Il principio della riparazione - ogni danno ad un popolo provocato da razzismo e/o schiavitù deve essere compensato;

- Il principio del negoziato - ogni decisione deve essere presa in accordo con ciascun popolo;

- Il principio dell´extraterritorialità - ogni cultura deve avere il diritto di gestire la sua identità come un popolo e una nazione;

- Il principio della salvaguardia della diversità culturale.

Svelato l´arcano ci sembra chiaro che l´annunciata visita del papa in Sinagoga sia più dannosa che utile. Chiediamo pertanto che non venga. Ad ogni buon conto non porti con se né la Dominus Jesus né la Caritas in Veritate come dono e, nella denegata ipotesi, tale regalia non sia accettata.

 NO ALLA VISITA DEL PAPA IN SINAGOGA

Sostieni Gherush92
Committee for Human Rights
UN ECOSOC
gherush92@...



 

#37695 Da: eleazar ben yair <eleazar_ben_yair@...>
Data: Gio 26 Nov 2009 5:04 am
Oggetto: islàm moderato
eleazar_ben_...
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La laica e occidentalizzata Turchia rifiuta di suonare l'inno Israeliano alla premiazione della vincitrice del Campionato mondiale di scacchi juniores femminile.

http://www.jihadwatch.org/2009/11/malignant-turks-refuse-to-play-israeli-national-anthem-for-israeli-chess-tournament-winner-who-stand.html



#37694 Da: "Ariel Ben Yochanan \(Andras Bereny\)" <bereny@...>
Data: Mar 17 Nov 2009 7:04 am
Oggetto: Maybe it should work in two ways? ex Re: Fayyad's Unilateral Statehood Plan - Alan Baker - VP #574 Notice
bereny2001
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B"H
 
In response to:
 
 
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In any case, in point two of your executive summery you state: "The Interim Agreement established that: "Neither side shall initiate or take any step that will change the status of the West Bank and the Gaza Strip pending the outcome of the Permanent Status negotiations."
 
It seems evident to me that Israel did change the status of the Gaza Strip in '05 unilaterally, without any Permanent Status negotiations in place, let alone having an "outcome" of them in hand.
 
The point you are (not) raising Alan is an interesting one, in as much as you are indirectly suggesting that the Sharon/Peres/Knesset "disengagement" pogrom was illegal not only under halacha (Jewish Law) and under international humanitarian law but also under the terms of the Oslo Accords in general and under the Interim Agreement with the "Palestinians" of '95 in particular. Is what you are saying a good base for the impeachment of President Peres for his role in the affair?
 
Ariel Ben Yochanan (Bereny)
 
- This is first published here
----- Original Message -----
Sent: Monday, November 16, 2009 4:51 PM
Subject: Fayyad's Unilateral Statehood Plan - Alan Baker - VP #574 Notice


A Paradox of Peacemaking: How Fayyad's Unilateral Statehood Plan
Undermines the Legal Foundations of Israeli-Palestinian Diplomacy

Alan Baker

  • Palestinian Prime Minister Salam Fayyad published a plan in August 2009 to unilaterally declare statehood after a two-year state-building process. The Fayyad plan involves numerous governance components that already exist within the various frameworks composing the Oslo Accords, which already enable the Palestinians to develop their state-building capabilities within the peace process, and not necessarily as a unilateral initiative outside the process.
  • The only valid legal framework between the Israelis and the Palestinians remains the 1995 Interim Agreement, which represents the source of authority for the existence of the Palestinian governance and its component institutions. The Interim Agreement established that: "Neither side shall initiate or take any step that will change the status of the West Bank and the Gaza Strip pending the outcome of the Permanent Status negotiations."
  • In November 2009, Palestinian chief negotiator Saeb Erekat publicly confirmed discussions with UN Secretary General Ban Ki-moon and EU policy chief Javier Solana who reportedly expressed support for a UN Security Council resolution calling for a Palestinian state along the 1967 lines with East Jerusalem as its capital, which is the stated goal of the Fayyad plan.
  • The Fayyad plan contains elements regarding Jerusalem, borders, and economic aspects that are part and parcel of the established final-status negotiation process and, if dealt with unilaterally, would undermine the process and violate the solemn commitments entered into by the Palestinians.
  • Any unilateral action that undermines the existing Oslo interim framework could jeopardize the peace process and remove the basis for the existence of the Palestinian Authority. However, were the Fayyad plan to be adapted and integrated within a resumed negotiating process, on the basis of the extensive infrastructure that already exists in the Oslo Accords, then this plan could serve as a constructive starting point for any new round of negotiations.


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    #37693 Da: "Ariel Ben Yochanan \(Andras Bereny\)" <bereny@...>
    Data: Mer 11 Nov 2009 3:17 pm
    Oggetto: 117 rockets and 68 mortars since Operation Cast Lead
    bereny2001
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    #37692 Da: ELIO RABELLO <eliaubenmordecai@...>
    Data: Lun 9 Nov 2009 4:57 am
    Oggetto: R: [ihr] Re: [Comites Israele] 800 year of Franciscan Order : addition with apologies
    eliaubenmord...
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    Pienamente d'accordo con te !
    Shalom
    Elio

    --- Lun 9/11/09, Ariel Ben Yochanan (Andras Bereny) <bereny@...> ha scritto:

    Da: Ariel Ben Yochanan (Andras Bereny) <bereny@...>
    Oggetto: [ihr] Re: [Comites Israele] 800 year of Franciscan Order : addition with apologies
    A: comites-israele@googlegroups.com
    Data: Lunedì 9 novembre 2009, 00:32

     
    B"H
     
    (omissis)
     
    Mi sono iscritto alla lista del Comites per essere informato delle novità burocratiche, prima di tutto. Non avrei potuto nemmeno immaginare tutta la porcheria che passa [di qui].
     
    Non preoccupatevi eroi, non andrò ne alla polizia Israeliana ne al parlamento Italiano. Quell'ultimo ho provato una quindicina di anni fa ed ho incassato diecimila voti troppo pochi. All'epoca Susanna Agnelli era la ministra degli esteri e l'Italia boicottava, con il resto dell'Europa, gli eventi di Gerusalemme 3000. Ho speso la campagna su questo, per raccogliere ed inviare cartoline di buon compleanno a Gerusalemme.
     
    No, voglio semplicemente allontanarmi il più possibile da inviti a m*sse in Terra d'Israele, spacciati come se fossero cultura, peggio, come se fossero cultura Italiana in Israele.
     
    Sapete chi sono e chi erano i francescani che i nostri acculturati in Haifa vogliono celebrare con gli Arabi? L'ordine cattolica forse più viscerale contro gli ebrei? Sapete quanti milioni di ebrei hanno dovuto morire nei secoli perché di loro? Sapete che erano proprio loro ad organizzare le false accuse di sangue contro gli ebrei di Valreas? Che erano proprio loro i responsabili per i massacri degli ebrei di Navarre? Che sono loro i responsabili per l'inquisizione in Spagna? Contro i Conversors? Sapete che sono proprio i francescani responsabili per la ghettizzazione degli ebrei e per il fatto che loro dovevano portare i segni distintivi?
     
    No! Come Italiani residenti in Israele, proprio noi dobbiamo dire: NO! Basta con le provocazioni antiebraiche spacciati come se fossero eventi culturali! Da ebrei dobbiamo dire NO! e sapete cosa? Anche da non ebrei. Da laici e da religiosi gli Italiani residenti in Israele devono dire NO alla propaganda anti-ebraica. Anche se 'sta propaganda viene dal loro istituto di cosiddetta cultura.
     
    Ariel Ben Yochanan (Bereny)


    #37691 Da: "Ariel Ben Yochanan \(Andras Bereny\)" <bereny@...>
    Data: Dom 8 Nov 2009 11:32 pm
    Oggetto: Re: [Comites Israele] 800 year of Franciscan Order : addition with apologies
    bereny2001
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    B"H
     
    (omissis)
     
    Mi sono iscritto alla lista del Comites per essere informato delle novità burocratiche, prima di tutto. Non avrei potuto nemmeno immaginare tutta la porcheria che passa [di qui].
     
    Non preoccupatevi eroi, non andrò ne alla polizia Israeliana ne al parlamento Italiano. Quell'ultimo ho provato una quindicina di anni fa ed ho incassato diecimila voti troppo pochi. All'epoca Susanna Agnelli era la ministra degli esteri e l'Italia boicottava, con il resto dell'Europa, gli eventi di Gerusalemme 3000. Ho speso la campagna su questo, per raccogliere ed inviare cartoline di buon compleanno a Gerusalemme.
     
    No, voglio semplicemente allontanarmi il più possibile da inviti a m*sse in Terra d'Israele, spacciati come se fossero cultura, peggio, come se fossero cultura Italiana in Israele.
     
    Sapete chi sono e chi erano i francescani che i nostri acculturati in Haifa vogliono celebrare con gli Arabi? L'ordine cattolica forse più viscerale contro gli ebrei? Sapete quanti milioni di ebrei hanno dovuto morire nei secoli perché di loro? Sapete che erano proprio loro ad organizzare le false accuse di sangue contro gli ebrei di Valreas? Che erano proprio loro i responsabili per i massacri degli ebrei di Navarre? Che sono loro i responsabili per l'inquisizione in Spagna? Contro i Conversors? Sapete che sono proprio i francescani responsabili per la ghettizzazione degli ebrei e per il fatto che loro dovevano portare i segni distintivi?
     
    No! Come Italiani residenti in Israele, proprio noi dobbiamo dire: NO! Basta con le provocazioni antiebraiche spacciati come se fossero eventi culturali! Da ebrei dobbiamo dire NO! e sapete cosa? Anche da non ebrei. Da laici e da religiosi gli Italiani residenti in Israele devono dire NO alla propaganda anti-ebraica. Anche se 'sta propaganda viene dal loro istituto di cosiddetta cultura.
     
    Ariel Ben Yochanan (Bereny)

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