L'uomo precipitava lungo il tunnel di luce rossastra, gli occhi
abbagliati da quella miriade di sfumature, eppure non se ne curava.
Era come se stesse compiendo due viaggi contemporaneamente, uno fuori
e uno dentro di sé, molto più importante. Era tutto sbagliato, tutto
troppo sbagliato. Il professore, Wade, Colin, Quinn... sentiva sulle
spalle il peso di quelle morti inutili, come se fosse stato lui
stesso a dare l'equazione originaria ai Kromagg, e non Smarter Quinn.
Gli veniva da ridere al solo pensarci, lui che aveva viaggiato fin
dall'inizio senza mai capire niente di fisica transdimensionale e di
tutte quelle cose che erano state il campo del suo amico cervellone.
I ricordi dei tempi più recenti si sfaldavano piano nella sua mente:
ma che razza di personaggio inutile era il dottor Oberon Geiger? Si
sorprese di quella domanda, ricordò che nell'ultimo mondo visitato
c'era un telefilm su di loro. Ecco, aveva trovato la metafora adatta:
l'ultima stagione aveva delle pessime sceneggiature. Remmy rise tra
sé, prima di perdere conoscenza.
- Signor Brown?
Rembrandt annaspò fuori da un sonno profondo e opaco. Aprì gli occhi
con calma, temendo che la voce che lo aveva chiamato svanisse come un
sogno. Aveva riconosciuto subito quella voce, eppure non gli era
parso possibile. Maximilian Arturo, il professore, era seduto
quietamente davanti al letto in cui Remmy era stato portato. Il
cantante stava per sorridere, quando capì la soluzione più logica: un
doppio. Si era infatti spesso chiesto perché, da quando il professore
era morto, non avevano più incontrato suoi duplicati. La risposta
era: una semplice coincidenza.
- Ben tornato tra noi, signor Brown.
Ma se non era il suo Arturo, come lo conosceva?
Poi anche questa riflessione fu spazzata via in un attimo. Poco
dietro il professore, c'era un ragazzo alto, con i capelli castani
lunghissimi. A parte quel dettaglio, era senza ombra di dubbio Quinn
Mallory, il cervellone, non il suo omonimo stronzetto e incapace che
lo aveva sostituito.
Quinn e Arturo si scambiarono un'occhiata, poi il professore si mise
una mano sulla fronte spaziosa.
- Scusi, signor Brown, avrei dovuto limitare gli shock
contemporanei. Per rispondere alle domande a cui sta pensando, sì, io
sono proprio il Max Arturo originale, anche se non quello che è morto
sul mondo originario della signorina Beckett.
- Ma io no - si intromise Quinn. - Anche se l'ultima volta che ci
siamo visti, io ero un pazzo furioso dipinto di bianco che si
atteggiava a sciamano.
Remmy deglutì. Stranamente, tutto divenne chiaro nella sua testa in
breve tempo. Ricordò la sua missione, i Kromagg, il virus
(l'ennesimo) che si era inoculato per liberare il suo mondo
originario. Ma il professore e Smarter Quinn avevano ancora una
sorpresa per lui, non meno sconvolgente delle altre.
- Vorreste dire che ho perso degli amici, ho viaggiato tra i mondi
in maniera praticamente inutile per un sacco di tempo, per colpa di
un taglio nei fondi?
Arturo si grattò la barba. - Un po' semplicistico, ma direi che è
così.
Avevano mostrato a Remmy l'ultimo episodio del disgraziato telefilm
Sliders -I viaggiatori, che in quel mondo raccontava le loro
avventure, e le cui sorti, per una strana coincidenza quantica,
avevano influenzato anche quelle delle persone reali. L'attore che
interpretava Arturo, John Rhys Davies, aveva lasciato la serie per
primo, perché si era accorto dei tagli di fondi nella produzione che
non avrebbero potuto mantenere il telefilm sul livello alto con il
quale era iniziato, costringendo alla morte del suo personaggio. Da
quel punto, le morti improvvise degli altri avevano come causa
l'abbandono repentino da parte degli attori.
Remmy ancora non riusciva a capacitarsene. - Ma non è andata così! I
dialoghi erano di persone vere, non così forzati! - Le sue mani
gesticolavano nervosamente, tracciando segni informi nell'aria.
Arturo annuì gravemente. - I dialoghi, no, ma il resto coincide. Non
si è mai chiesto come mai, nonostante tutti i vostri sforzi, non c'è
stata la minima possibilità di dividere il vostro Quinn da Mallory?
Jerry O' Connell non avrebbe accettato di tornare alla serie per un
solo episodio.
Rembrandt tacque, incerto su come replicare.
- Ma la cosa più grave è che la serie non ha un finale decente, e
una bella storia senza finale è molto dolorosa, per chi ha amato i
personaggi - concluse il professore.
- Ma cosa possiamo fare, ora? - chiese Remmy.
Smarter Quinn gettò indietro la massa di capelli e sogghignò. - E
qui entro in gioco io. Sono o non sono il primo Quinn Mallory di
tutti gli universi ad aver completato l'equazione? - Mostrò un
telecomando nero, identico al timer tranne che per non avere un conto
alla rovescia. - Allora, vogliamo dare un lieto fine a questa
storia, o no?
Il vortice azzurro si aprì di fronte a un vicolo. Per primo sbucò
fuori Arturo, che carambolò a terra con un tonfo. Rembrandt gli
atterrò addosso un attimo dopo.
- Avevo dimenticato questi atterraggi morbidi - rise Remmy. Arturo
grugnì, ma era evidente quanto fosse a sua volta allegro. I due
uomini lanciarono un'occhiata al tunnel sopra di loro, incerti. Poi,
una frazione di secondo prima che il tunnel chiudesse, uno dei più
grandi scherzi quantici di tutti gli universi atterrò perfettamente
in piedi: Smarter Quinn, che trasportava tra le braccia Quinn
Mallory, l'originale. Remmy non credette ai suoi occhi.
- A volte sorprendo persino me stesso - esclamò Smarter Quinn,
mentre posava a terra il suo doppio quantico.
- Ma... come hai fatto... è davvero il Quinn con cui sono partito? -
domandò Rembrandt, chino sul ragazzo svenuto.
- Ovvio!
- E tutta quella storia, che era fuso con Mallory, non erano più
separabili?
- Mi dispiace di non essere stato con voi, quando avete incontrato
Oberon Geiger - intervenne il professore. - Vi avrei spiegato
subito che quell'uomo non era nient'altro che un ciarlatano. Come
chiamereste uno scienziato che fa un errore di segno in una semplice
disequazione, vanificando tutti i calcoli seguenti?
Rembrandt rise rumorosamente. Ai suoi piedi, Quinn iniziava appena a
muoversi.
- La storia della fusione era una bufala colossale - proseguì il
professore. - Il nostro amico era rimasto solo intrappolato in un
vortice, talmente vicino a Mallory da trasferirgli momentaneamente
parte dei suoi ricordi.
Quinn sbatté gli occhi, mise a fuoco lentamente prima Rembrandt, poi
Arturo e infine il suo doppio. - Ragazzi, che razza di sogno
schifoso ho fatto. Penso che ora dovrete perdere un po' di tempo per
aggiornarmi sulla situazione... e gli altri?
Rembrandt aiutò il suo amico ritrovato ad alzarsi da terra. - Li
andiamo a recuperare.
Wade era rassegnata a vivere in quell'assurdo mondo prigione. Aveva
fatto strani sogni alcune notti prima, le sembrava di essere stata in
contatto con un suo doppio telepatico. Aveva seguito a distanza, come
terza incomoda, i contatti tra l'altra Wade e Remmy, senza potersi
opporre. E, alla fine, era successo quello che aveva temuto: il suo
amico aveva smesso di cercarla, perché credeva che ormai fosse morta.
La stessa sorte che, non riusciva ad accettarlo, era capitata a
Quinn. Perciò, ora vegetava su quel mondo prigione, non attendendo
niente altro che la morte. Fu per quello che, quando i Kromagg
vennero a prenderla per l'ennesimo test di eliminazione fisica, non
si oppose. La fecero mettere in riga con gli altri prigionieri, facce
anonime con le quali non aveva nemmeno tentato di fare amicizia. Era
la fine. Sentì il comandante Kromagg che impartiva l'ordine e poi...
il ronzio del vortice che si apriva? Alzò gli occhi e lo vide, a
pochi passi da lei. Tra lo sgomento dei Kromagg, Remmy saltò fuori,
la afferrò e urlò: - Scusate, la signorina qui presente avrebbe un
impegno!
Prima che i Kromagg potessero reagire, erano già rientrati nel
vortice.
Quindi, seguendo la strada spianata dal timer avanzato di Smarter
Quinn, giunsero sulla gabbia spaziale. Quinn riconobbe il posto in un
attimo.
- Perché siamo qui? La deviazione delle coordinate del mio mondo è
di nuovo attiva?
Smarter Quinn scosse la testa. - Non è lì che dobbiamo andare, ci
siete già stati!
Quinn non capiva. Il suo ultimo ricordo erano i doppi malvagi dei
suoi genitori, su quel mondo in cui i Kromagg erano le vittime e gli
umani i carnefici. Ma non era andata così, giusto?
Arturo, Remmy e Wade si guardavano intorno curiosi. Quinn non aveva
avuto la possibilità di dimostrarlo, ma aver ricomposto il gruppo
originario gli dava una grande forza. Anche se mancava ancora
qualcuno.
- Forza, gemello quantico, non è così difficile. Ti ho risolto io
l'equazione perché volevo cominciare a divertirmi prima, ma potevi
farcela anche da solo, sei quasi intelligente come me.
Quinn si sforzò di pensare, ma dovette interrompersi quando si
accorse che erano circondati. Kromagg. Lanciò un'occhiata al suo
doppio intelligente. Smarter Quinn allargò le braccia.
- Su, anche loro aspettano che tu capisca.
La verità esplose nella mente di Quinn con la violenza di una testata
nucleare.
- I miei genitori originari erano davvero quelli che ho
incontrato... i Kromagg, all'inizio, erano delle vittime. Hai dato
loro l'equazione perché trovassero un altro mondo in cui vivere, ma
loro, spinti dalla sete di vendetta, si sono fatti un po' prendere la
mano.
- Evviva! Quinn Mallory ha vinto un timer di peluche!
Guardando bene, realizzò che i Kromagg non avevano armi, e le loro
intenzioni erano tutt'altro che ostili. C'era solo una cosa che a
quel punto Smarter Quinn poteva volere da lui.
- Tu hai dato loro l'equazione, loro ne hanno abusato, ma i nostri
continui viaggi hanno cambiato qualcosa nella mentalità Kromagg. Più
di una volta siamo stati sul punto di fare una tregua, come su questa
stazione. E' ora di stipulare un trattato di pace. - Quinn si voltò
indietro. - Ma ci sono due persone che devono partecipare alle
trattative, perché hanno sperimentato quanto e più di me il contatto
con la dinastia.
Wade accettò entusiasta, ma Remmy titubò. - Non puoi chiedermi
questo, cervellone. Io li odio a morte, quei maledetti.
Quinn, senza parlare, guardò supplicante l'amico.
- Non se ne parla proprio! La pace con i Kromagg? Ci vorrebbe un
miracolo!
- Sarebbe il terzo, dopo il salvataggio mio e di Wade.
Remmy apparve pensieroso un secondo. Poi, un grande sorriso tornò a
illuminare il suo viso scuro.
- E sia. Non è proprio quello che avevo in mente, però ci sto.
Maggie, Diana e Mallory erano prigionieri sul mondo del veggente. Era
passato appena un giorno, e i loro carcerieri avevano pensato bene di
rinchiuderli nel magazzino con i resti delle tecnologie Kromagg.
Diana avrebbe potuto lavorare sul generatore di tunnel, ma aveva
visibilmente il morale a terra, e si limitava a giocherellare con un
cacciavite. Maggie non poteva biasimarla. Se ne stava seduta
semicatatonica su una sedia, appena conscia di Mallory che andava
avanti e indietro come una cavalletta impazzita. Quasi non vide il
tunnel azzurro, stranamente grande, che si aprì di fronte a lei.
Stava chiaramente sognando, perché il primo a uscire fu il professor
Arturo, seguito da Wade. Poi Rembrandt, Quinn e un altro Quinn, ma
con i capelli lunghissimi. Maggie pensò di stare perdendo la testa.
Solo quando Rembrandt la prese per una spalla e la scrollò
vigorosamente, tornò alla realtà. Nessuno dei nuovi arrivati svanì,
anzi erano lì, realmente presenti nella stanza. Mallory, non più
cavalletta impazzita, si stava presentando a Wade e a Quinn, mentre
il professore aveva preso a parlottare con Diana, che ascoltava
rapita. La spiegazione delle ultime peripezie provenne,
opportunamente colorita, dal Quinn con i capelli lunghi. Ne nacque
una specie di festa tra vecchi amici, con grande schiamazzo annesso.
Ma il quadretto felice fu interrotto dall'ingresso della figlia del
veggente e alcune guardie, le armi spianate su di loro.
- Ma guarda, i viaggiatori al gran completo! Mio padre aveva avuto
anche accenni di una visione di questo tipo. I miei scienziati hanno
trovato una soluzione che darà il massimo risultato: cancelleremo la
memoria a voi tutti, così che siate semplici fantocci della nuova
religione.
Maggie fu invasa dalla rabbia impotente. Era stato tutto troppo
bello, doveva aspettarselo che sarebbe comunque finita male. Ora che
erano tutti... no, non proprio tutti insieme. Una piccola speranza si
fece strada nella sua mente confusa. C'era ancora spazio per un
miracolo, che puntualmente avvenne. Colin Mallory si materializzò
esattamente alle spalle delle guardie, disarmandone una con un
cazzottone ben assestato.
- Ben arrivato, caro quasi-fratello! Sei perfettamente puntuale
all'appuntamento! - esclamò Smarter Quinn, piombando addosso alla
guardia più vicina.
- Tu... lo conosci? - chiese Quinn, mentre ne disarmava un'altra
con un calcio.
- Si direbbe di sì - anticipò Colin, guardandosi in giro spaesato:
le guardie erano state sopraffatte in un attimo, e in più Maggie
aveva steso la figlia del veggente. -
Pensa, la prima volta che l'ho trovato, nei miei viaggi involontari,
l'avevo scambiato per te.
Si raccolsero tutti attorno a Colin e Smarter Quinn.
- Voi due genialoidi... avevate previsto tutto! - esclamò Maggie,
esultante.
Non ci sarebbe stata nessuna religione dei viaggiatori, però niente
vietava loro di restare almeno per un po' in quel mondo in cui erano
amati da tutti. Fu data una grande festa al Chandler Hotel, i fan di
Remmy avevano preparato anche un pianoforte, e così lui cantò e
suonò, duettando con Wade in alcuni brani. Quinn e Maggie, al centro
della sala, danzavano immersi nella musica, ed era come se tutti gli
universi fossero esistiti soltanto per loro. Beh, per loro e i loro
amici. Mallory e Colin avevano subito fatto amicizia, così avevano
rimorchiato una coppia di gemelle loro fans, bionde e longilinee,
facendole ballare senza sosta. A un tavolo laterale, Max Arturo e
Smarter Quinn stavano distruggendo le teorie sui viaggi
transdimensionali che Diana Davis si era fatta lungo la breve
esperienza di viaggiatrice.
- Siamo alla fine del viaggio, allora - disse Wade a Remmy, in un
momento di pausa.
- Può darsi, o forse no. Colin è ancora disancorato, può sparire da
un momento all'altro e ci toccherà cercarlo tra un'infinità di
dimensioni. Con i Kromagg abbiamo stabilito la cessazione delle
ostilità e il loro ritiro da tutti i mondi che tentano di
respingerli, in cambio delle coordinate di una serie di dimensioni
completamente libere dalla razza umana, ma chissà che non ci diano
ancora noia.
Wade parve intristirsi un momento. - Sei ancora così pessimista?
Remmy esplose in una fragorosa risata. - No, non intendevo quello.
Ma se l'avventura venisse a mancare del tutto, dopo quello che
abbiamo passato, penso che mi annoierei. Preferisco immaginare
infinite dimensioni in movimento. Per me solo una cosa è importante,
l'ho detto una volta ma non lo pensavo veramente.
- E sarebbe?
- L'amicizia. E' una delle cose più belle che ci restano, e
nonostante le mille avversità, rimarranno per sempre.
Remmy e Wade brindarono, mentre nel resto della sala continuavano gli
schiamazzi gioiosi.
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