Nel bollettino AMCLI di Ottobre-Novembre il collega Antonio Goglio, attraverso
il resoconto dell'Assemblea di Rimini ed una "lettera
aperta" ai soci, lancia durissime accuse al "sistema" di governo dell'AMCLI.
In sostanza, Goglio sostiene che le candidature della componente medica non
rispecchino fedelmente la volontà dei medici
microbiologi, ma siano invece imposte dall'alto e finalizzate ad accordi di
compromesso con la componente dei biologi, con la
benedizione di elementi sindacali (SNABI) addirittura presenti nelle assemblee.
E' da sapere che, per uno strano meccanismo, nell'AMCLI i candidati vengono
espressi separatamente da ciascuna delle tre componenti
(medici ospedalieri, medici universitari e biologi), ma votati da tutti i soci
insieme. I candidati imposti non avrebbero avuto
quindi il consenso dei medici, bensì quello dei biologi.
La denuncia di Goglio ha suscitato numerose repliche. Claudio Piersimoni, uno
dei candidati contestati da Goglio, sostiene
esplicitamente il modello SIBioC ed il "superamento delle componenti". Daniela
Marchetti, l'altro candidato, sostiene anche lei un
modello di AMCLI "unitario", anzi "forte perchè unitaria".
Replicano anche Giacomo Fortina, segretario, che rivendica la correttezza delle
procedure seguite, e Alberto Spanò, dei biologi, che
sostiene la "rimodellazione" della società con eliminazione delle "componenti".
Personalmente esprimo all'AMCLI rispetto e ammirazione per il coraggio e
l'onestà di esporre in modo trasparente le ragioni di un
conflitto che tutti da anni sanno esistere ma che spesso viene ufficialmente
smentito.
Ancor più esprimo solidarietà a Goglio per il coraggio dimostrato nell'affermare
che "il re è nudo" e che il quadro internazionale
non mostra affatto segni di annacquamento delle componenti mediche (cito
testualmente: "...allinearci all'Europa, dove peraltro
esistono associazioni di soli medici, ad esempio la Association of Medical
Microbiologists in Inghilterra...").
Trovo altresì alcune contraddizioni tra gli "unitari": la "forza dei
microbiologi" in quanto "espressione unitaria di componenti
diverse" non si accorda molto bene con i fenomeni ben descritti da Ferruccio
Mandler, ex direttore della rivista: fusione delle
microbiologie nei laboratori centrali con "perdita di visibilità", scarsa
produzione scientifica internazionale. Temi ripresi anche
da Claudio Farina, che lamenta la "soppressione dei servizi
autonomi...l'esternalizzazione dei servizi, l'esclusione dei
microbiologi da funzioni direttive nei CIO di molte regioni...".
Aggiungo due righe personali: i fenomeni che stanno avvenendo dimostrano che la
tesi che "IL LABORATORIO NON FORMULA DIAGNOSI NÉ
PRESCRIVE TERAPIE" (ossia il laboratorio come ESAMIFICIO), spesa da veri
irresponsabili in alcuni processi ed ancor oggi utilizzata,
ha trovato entusiastica accoglienza in molti ambienti, anche se nessuno ce lo è
venuto a dire.
La conseguenza logica immediata di questa equazione è la decapitazione dei
servizi e possibilmente l'esternalizzazione, tanto "le
provette possono viaggiare dovunque", nonchè l'affidamento esclusivo a clinici e
igienisti dei ruoli importanti nella gestione delle
problematiche ospedaliere.
Altra conseguenza logica è la desertificazione delle scuole di specializzazione.
La debolezza delle Associazioni nasce a mio avviso proprio dal voler per forza
giustificare tutto e tutti, accogliere nel proprio
seno anche gli ostinati sostenitori dell'esamificio, smussando gli angoli e
indebolendo le componenti mediche più esplicite, quelle
che si battono seguendo l'esempio delle nazioni migliori.
Marco Pradella
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