Un bene la notifica informatica?
di Andrea Buti - Il suo avvento è scritto nei testi di legge ma assume i
contorni di una patch al sistema piuttosto che ad un redesign del suo codice
sorgente. Il quadro
05/04/05 - Commenti - Roma - Nel recente decreto-legge n. 35 del 14 marzo 2005,
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 62 del 16 marzo 2005, noto come d.l.
sulla competitività, sono state inserite norme che vanno ad incidere in maniera
rilevante sulle modalità di notifica di taluni atti giudiziari. In particolare,
l'art. 2, comma 3, apporta modifiche all'art. 133 c.p.c., all'art. 134 c.p.c.,
all'art. 176 c.p.c., cui deve aggiungersi (sinteticamente) il seguente comma:
"L'avviso di cui al secondo comma puo' essere effettuato a mezzo telefax o a
mezzo di posta elettronica nel rispetto della normativa, anche regolamentare,
concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti
informatici e teletrasmessi
...
Insomma, viene introdotta una sorta di notifica informatica.
La notizia potrebbe suscitare interesse, giacché lascerebbe chiaramente
intendere che il legislatore faccia finalmente entrare l'informatica nel
processo civile, riconoscendo che gli sta a cuore il miglioramento
dell'efficienza del processo civile. Ma i lettori di PI potrebbero facilmente
commentare: era ora! E si potrebbe pure aggiungere che il decreto sul processo
informatico, fermo da qualche anno, è ancora oggi, forse ed allora, qualcosa di
realmente futuribile. Però è comunque un segnale: uno degli atti più "ufficiali"
del processo civile, come quello della notifica, può essere smaterializzato.
Niente più ufficiale giudiziario, niente busta, niente atto: dopo l'ufficio,
ora, anche la notifica paperless!
Tutto questo però, produce effetti giuridici, sul piano processuale. Non è un
avvocato, pazzerello informatico, che si diletta con il pc. È il "sistema" che
comincia ad adeguarsi (anche se...meglio tardi che mai)! Il luogo in cui inizia
questo "adeguamento" però pare sintomatico: il decreto sulla competitività.
Questa si che è una notizia! Qualcuno, allora, si è accorto che con gli attuali
sistemi di risoluzione delle controversie, non solo non si sta in Europa, ma non
si riesce a convivere nemmeno in Italia? E figurarsi se si vuol scendere
nell'agone internazionale (cd. "barriere giudiziarie")! Un imprenditore che
aspetta in media 10 anni per veder risolta una controversia civile. E in che
modo? Con quali costi? Insomma, con quale risultato?
Dunque, non si tratta solo di mettere delle patch (per qualcuno magari risibili
o inconsistenti) al processo civile, aspettando il processo telematico, ma di
cambiare radicalmente sistema
http://punto-informatico.it/p.asp?i=52207