di Lisa Cosmi e Mario Del Vecchio CERGAS, Centro di Ricerca sulla gestione dell'assistenza sanitaria dell'Università Bocconi Nel nostro paese il risk management a livello ospedaliero è ancora considerato un'innovazione. Diversamente da quanto avviene negli USA, o nel Regno Unito, dove il Department of Health ha sviluppato un programma nazionale per la gestione dei rischi, il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) registra ad oggi solo un numero limitato di iniziative, condotte autonomamente dalle aziende più sensibili o innovatrici a questo tema; in alcuni casi, in seguito all'aggravarsi particolarmente critico del proprio profilo di rischio. Come emerge da un'indagine esplorativa del CERGAS, si tratta, comunque, di sperimentazioni parziali di analisi e valutazione dei rischi, che non vanno pertanto considerate come l'implementazione di un vero programma di risk management. Di fatto, non esistono né nel settore sanitario pubblico, né in quello privato, esperienze di risk management con un respiro "aziendale" (che coinvolga tutta l'organizzazione e la sua attività, e non particolari processi/unità operative). Le aziende sanitarie non paiono avvertire l'esigenza della figura di risk manager; inoltre, non hanno competenze interne o la cultura necessaria ad un investimento in questa direzione. È indicativo, a questo proposito, il segnale di sensibilizzazione lanciato dall'unico riferimento di legge in cui, ad oggi, si citano "sistemi di risk management", un documento della Commissione Paritetica Regioni/Organismi sindacali preposta dall'ultimo CCNL dei dirigenti del SSN a studiare le soluzioni per la copertura assicurativa dei propri medici. Il documento riconosce per la prima volta un'area di criticità da monitorare e gestire (figure 1 e 2): "...la Commissione Paritetica, tenuto anche conto delle modifiche che si sono verificate negli scenari e nel mercato assicurativo, ritiene indispensabile che le aziende (ed i dirigenti a tutela dei propri interessi) passino da un atteggiamento essenzialmente passivo alla trattazione e alla gestione diretta dei sinistri e delle coperture assicurative...occorre in primo luogo analizzare i rischi gravanti sull'amministrazione, assicurati e non, secondo i criteri del risk management, articolato nel censimento e valutazione degli stessi, individuando successivamente quanto sia utile e necessario fare per un efficace sistema di prevenzione".
Figura 1:

Figura 2:

Alcune caratteristiche intrinseche del settore sanitario rendono il risk management un'attività del tutto peculiare rispetto ai modelli affermatisi nel settore industriale. Il principale fattore di differenziazione è dato dal fatto che è estremamente difficile, se non impossibile, ricondurre ad una gestione unitaria gli aspetti di rischio inerenti alla sicurezza con quelli relativi al governo clinico dei processi assistenziali. La componente ingegneristica dell'attività e le tematiche di "protezione aziendale", infatti, sono in genere ritenute secondarie rispetto alla gestione del rischio clinico e delle connesse problematiche etiche, poiché nell'ambito dell'assistenza è centrale il danno alla persona, piuttosto che quello alla struttura. Tradizionalmente, l'aspetto della sicurezza è affidato a figure specifiche (il responsabile della sicurezza, l'ingegnere clinico), ed è quindi nettamente distinto dal secondo. La gestione della sicurezza dei processi clinici, a sua volta, non può avvalersi di modelli mutuati dall'esperienza industriale e si colloca più propriamente nell'ambito dei sistemi per la qualità dei servizi. Le aziende non sono, meramente, attente all'esplosione delle cause per RC che, dall'inizio degli anni '90, coinvolgono sempre più spesso i medici e le aziende; piuttosto, è il tema della sicurezza che è oramai stato ampiamente accettato (almeno negli intenti) come aspetto imprescindibile dal servizio di qualità. Nell'ambito del rischio clinico, le aziende sanitarie hanno generalmente adottato un approccio amministrativo al problema, limitandosi all'acquisto della polizza. In questo ambito il problema, quindi, è l'assenza nelle aziende di una strategia in grado di ricondurre la gestione del profilo di rischio clinico in una visione più ampia, che coinvolge analisi e revisione complessive dei propri processi assistenziali. La preferenza delle aziende per la soluzione "esterna", a sua volta, ha originato distorsioni nel rapporto con il mercato assicurativo che, fino alla seconda metà degli anni 90, ha mantenuto verso tutto il settore della PA un atteggiamento paternalistico. La conseguenza è stata l'esclusione delle aziende dall'accesso all'informazione sulla gestione dell'iter delle denunce, quindi, debolezza ed eccessiva dipendenza dalle compagnie. Questa considerazione, nell'insieme complessivo di eventi e cambiamenti ambientali verificatosi negli anni '90 (vedi tabella), ha creato un quadro preoccupante, che solo una corretta cultura di gestione del rischio potrà invertire.
| Principali fenomeni (ultimi 5-10 anni) |
Effetti |
| Riforma del SSN |
Più autonomia alle scelte aziendali, concorrenza tra strutture pubbliche e private |
| Cambiamento culturale (movimento dei consumatori, medicina legale e assicurativa, Tribunale del malato, mass media) |
Aumentano le aspettative sui servizi e la propensione ai reclami |
| Quadro giuridico di riferimento su errore del medico |
Aumenta la responsabilità e diminuisce la copertura professionale |
| Formula delle polizze: claims made, invece che losses occurence |
Diminuzione della validità temporale di copertura, quindi del numero medio di eventi denunciabili |
| Più controlli delle compagnie su eventi e denunce (aree prioritarie: rischio sangue e sperimentazione clinica dei farmaci) |
Diminuisce la copertura automatica |
| Legge sulla privacy |
Potenziali ostacoli per la gestione statistica dei dati e iter dei reclami |
I profili di rischio tipici delle aziende sanitarie, infatti, sono determinati da tre ordini di fattori, di cui solo uno è direttamente controllabile:
- caratteristiche dell'utenza/tipologia di prestazioni erogate (non controllabile);
- variabili organizzative (procedure, competenze e abilità professionali, dotazioni strutturali e tecnologiche, sistemi di qualità; cultura organizzativa) (controllabile);
- propensione della vittima dell'incidente alla richiesta di risarcimento (influenzabile solo in minima parte).
A fronte di questo quadro, lo strumento principale individuato dal Piano Sanitario Nazionale e dal D.Lgs. 229/99 è costituito dai sistemi per la qualità per una pratica clinica efficace e appropriata; tuttavia, questi sistemi non possono essere considerati sostitutivi di uno specifico programma di risk management. L'onere progettuale dei sistemi di risk management, pertanto, è stato implicitamente trasferito all'iniziativa delle singole aziende, che si trovano oggi a dover gestire l'emergenza di un mercato assicurativo meno disponibile e della mancanza di competenze e strumenti aziendali. Il punto chiave, di là dall'importazione dei modelli, oggi facilmente reperibili sul mercato dei servizi di consulenza, dovrà essere lo sviluppo di una cultura dei rischi nelle aziende. |