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17 aprile 2007
Tribunale del malato: bocciati medici e operatori sanitari per errori e
burocrazia
di Claudio Tucci
Pazienti che segnalano di essere trattati come pacchi postali, di subire
lanci di scopettoni da parte di ausiliari o raccontano dell'infermiere di
guardia che si riaddormenta in presenza del malato. Per non parlare, poi,
degli errori nella pratica medica e diagnostica che, seppur in diminuzione,
continuano a rappresentare la principale area di criticità della sanità
italiana. Enormi difficoltà sono poi lamentate dai malati che decidono di
intraprendere un viaggio della speranza a causa dei numerosi ostacoli che le
Regioni frappongono alla possibilità di spostarsi. Non hanno più fortuna i
malati cronici, portatori di handicap o di malattie, comunque, invalidanti
che sono costretti a percorrere farraginose procedure burocratiche per
vedersi riconosciuti diritti, anche di natura economica, previsti per legge.
Sono questi, in sintesi, i nodi che emergono dalla decima edizione del
Rapporto Pit Salute del Tribunale per i diritti del malato, presentata a
Roma al ministero della Salute, alla presenza del ministro Livia Turco.
L'indagine, elaborata su un totale di 19.776 segnalazioni giunte nel corso
del 2006, fotografa un rapporto cittadini-operatori che va incrinandosi e
che, al di là del dato sulla malasanità, sui sospetti errori diagnostici e
terapeutici, evidenzia come non si possa ricondurre la qualità del servizio
solo a una questione di fondi.
Gli operatori. Primeggia il dato sui comportamenti degli operatori sanitari
(13% delle segnalazioni, più 1,5 rispetto al 2005), trasversale e
indipendente dalle aree specialistiche. Più di una segnalazione su due
(51,2%) riguarda atteggiamenti poco graditi di operatori ospedalieri; una su
3 (29,9%) quelli di operatori di Asl, una su dieci (10,4%) di operatori di
cliniche private e poco meno (8,5%) quelli di cliniche convenzionate.
Questi comportamenti sono posti in essere, in un caso su due (49,8%) da
medici specialistici, seguiti, a molta distanza, dai medici di famiglia con
l'8%, dal personale del pronto soccorso con il 6,4% e dai primari con il 5,5
per cento. Chiudono la speciale classifica le case farmaceutiche con il 4,1
per cento.
La disabilità. Al secondo posto tra i temi maggiormente ricorrenti è la
disabilità (11%, +2,8 su 2005). Le segnalazioni relative all'invalidità e
all'accompagnamento denunciano principalmente una difficoltà di accesso alle
informazioni (38%), il mancato riconoscimento della condizione di handicap e
quindi dei relativi benefici (19%) previsti dalla legge, oltre alle
complesse procedure burocratiche per il riconoscimento che costringono
persone disabili con ridotta o nulla mobilità a difficili spostamenti per le
visite di controlo che potrebbero essere effettute, almeno nei casi più
complessi, a domicilio. Il 42% delle segnalazioni in tema di handicap
lamenta la difficoltà di ottenere o usufruire dei benefici previsti dalla
legge 104/1992 anche quando è stata accertata la condizione di handicap
grave. Il 18% lamenta che la sua richiesta di riconoscimento di disabilità
non ha avuto esito positivo, mentre il 13% evidenzia difficoltà di accesso
alle cure domiciliari e alla riabilitazione, l'11%, lunghi tempi di attesa e
il 7% difficoltà nell'accesso alle informazioni. In loro sostegno, lo Stato
(legge 80/2006 e Dpr 698/1994) prevede l'erogazione di alcuni benefici,
economici e non, ma gli iter burocratici per accedervi sono farraginosi e
lentissimi rispetto alle necessità.
I viaggi della speranza. Al terzo posto delle segnalazioni è la mobilità
sanitaria (9 per cento). I viaggi della speranza si fanno per un intervento
chirurgico (44,7%), per visite specialistiche (10%), terapie (6,9%), per
raggiungere centri specializzati (6,6%) e per fare trapianti (4,9 per
cento). Tra le lamentele dei malati la mancata assegnazione temporanea del
medico di famiglia (32%), del pediatra di libera scelta (7%), il rifiuto
delle prescrizioni diagnostico-specialistiche (10%), il rifiuto delle
prescrizione di farmaci (9%) e l'impossibilità di ottenere prestazioni di
assistenza domiciliare (6 per cento).
Le denunce. In diminuzione, infine, i casi di malpractice (20%, -5,7% su
2005), che nel 56,1% riguardano le donne. A denunciarli, nell'ultimo anno, è
un cittadino su cinque. Le segnalazioni riguardano prevalentemente errori
occorsi durante lo svolgimento di interventi chirurgici (72%) piuttosto che
errata diagnosi (22 per cento). Gli errori si verificano prevalentemente
nelle strutture di ricovero, ma anche, per una percentuale superiore al 20%,
al pronto soccorso piuttosto che in ambulatorio o al domicilio del paziente.
17 aprile 2007