Dal fato alla gestione del rischio
Nella
vita di tutti i giorni si è a volte portati ad attribuire al "fato" un
ruolo tutt’altro che marginale. La convinzione che determinati
accadimenti siano il frutto inevitabile di eventi che sfuggono al
nostro controllo è piuttosto radicata ma, spesso, priva di reali
giustificazioni.
Tuttavia, molta dell’incertezza attribuibile agli
eventi umani dei singoli o delle loro aggregazioni, più che al fato,
sarebbe da attribuire all’incapacità, ovvero alla mancata abitudine di
analizzare e cercare di prevedere i potenziali eventi avversi.
Quante
situazioni di difficoltà potrebbero essere previste, gestite o
trasferite a terzi, se solo si accettasse l’idea che occorre adottare
delle modalità di gestione dei rischi.
Si tratta di attualità in
merito alle quali le aziende possono ora usufruire del contributo della
normazione tecnica. Il riferimento, in particolare, è alla recente
pubblicazione in Italia della norma UNI
11230:2007 "Gestione del rischio - Vocabolario",
che fissa la terminologia fondamentale relativa alla gestione del
rischio e rappresenta un riferimento in materia per tutte le
organizzazioni.
Essa trae la propria origine dalla guida ISO 73,
ma è anche il frutto di un’attenta analisi metodologica svolta da un
gruppo di studio istituito nel 2002 e da un gruppo di lavoro che ha
visto l’attiva partecipazione di una pluralità di parti interessate,
del mondo accademico all’industria, sino al settore bancario.
Occorre anche sottolineare che la norma italiana UNI 11230:2007
anticipi di fatto i lavori ISO e CEN in materia.
Ma in che cosa consiste il rischio per un’azienda?
Primo tra tutti, per un’impresa che ha buone speranze di redditività
sul mercato, vi è il rischio di comportamenti sleali da parte dei
possibili concorrenti e anche da parte degli stessi dipendenti.
Esistono, per altro, anche dei rischi cosiddetti puri, cioè legati a
eventi destinati a intaccare il patrimonio e non l’operatività dei
processi, se non in modo indiretto: si pensi a un incendio, al
terremoto o a un’esondazione.
In diversi casi, vuoi per obbligo di
legge vuoi per richiesta delle compagnie di assicurazione, tali rischi,
specialmente quelli puri, sono stati messi "in controllo" con adeguate
misure tecniche e organizzative.
Altri, come, ad esempio, il
cosiddetto rischio di cambio per chi esporta, ovvero il rischio di non
approvvigionarsi di materie prime o semilavorati, o quello di non
essere pagati dopo la fornitura di merce o di servizi, non sono stati
spesso sottoposti a salvaguardie tecniche e organizzative.
Probabilmente,
oggi, a fronte dell’introduzione dei parametri bancari conosciuti - si
spera - sotto il nome di Basilea 2, tali valutazioni di rischio
operativo diventeranno maggiormente note, sia per le banche sia per le
stesse imprese.
Le leggi cogenti, per altro, hanno introdotto anche
una forte attenzione sui rischi legati alla salute e sicurezza sul
lavoro e, più di recente, sui rischi ambientali. Molto più di recente,
sono stati sottoposti a tutela anche i rischi per le possibili
violazioni della privacy del cittadino e per alcuni aspetti di
sicurezza delle informazioni (tutela delle banche dati).
Molti
settori regolamentati, come la guida su strada, sono stati sottoposti a
tutela, anch’essi, già da moltissimo tempo, proprio come risposta al
rischio di incidente provocato dalla guida contraddistinta da imperizia
o da imprudenza.
Quindi la salvaguardia dei beni di
un’organizzazione è legata alla capacità dei diretti responsabili di
prevedere la possibili minacce ai beni gestiti, fisici e immateriali.
Tra questi ultimi, oltre alle informazioni critiche andrebbero
considerate anche le competenze dei lavoratori per lo svolgimento di
specifiche attività e per la conduzione di specifici processi. Anche
tali competenze dovrebbero essere oggetto di attenta tutela.
Le
possibili fonti di pericolo generico per un’organizzazione sono
diverse, andando dallo spionaggio industriale alle frodi, comprendendo
anche gli errori umani in attività critiche, i ricatti e le estorsioni
per arrivare agli atti di terrorismo, materiale o informatico.
Ebbene, queste minacce, e le altre più o meno direttamente correlabili
alla salvaguardia dei beni aziendali, sono ben note. Non tenerne conto
e incorrere in danni più o meno gravi, se non esiziali per le aziende,
non significa che il “fato” ci è avverso, ma che non si è adottato un
approccio vigile e consapevole alla gestione della sicurezza dei beni,
altrimenti chiamata gestione dei rischi che incidono sulla security.
Ecco
allora l’importanza di essere vigili e di effettuare delle analisi dei
possibili rischi e dei "sintomi" che possono renderceli espliciti e
noti. Ecco l’importanza di definire delle modalità organizzative e
tecniche per gestirli, al fine di evitare di subirne gli effetti.
Gestione del rischio, quindi, adottata con un approccio scientifico e
sistematico.
Ed è proprio a questa esigenza che la norma UNI 11230
intende dare risposta. Solo con un approccio improntato alla
scientificità e sistematicità, basate su di un riferimento affidabile
come la norma UNI, sarà possibile trasformare un "fato" considerato
ineluttabile in una serie di fattori oggettivi, di fronte ai quali
l’azienda potrà sviluppare una serie di strategie per interpretarli e
governarli.
Si tratta di far crescere, anche grazie all’ausilio
delle norme tecniche, una vera "cultura del rischio", basata sulla
convinzione che l’errore, più che un momento di crisi per
l’organizzazione, può diventare, se adeguatamente analizzato,
un’opportunità di crescita e di miglioramento.
Riccardo Bianconi
Esperto UNINFO
The possible generic hazard sources are different for each organization. This explains the reason why it is important to define the organizational and technical modalities to have them managed, thus avoiding to suffer the relevant effects. In a few words, this means providing for a proper risk management, with a scientific and systematic approach. This is the purpose why the UNI standard UNI 11230:2007 has been recently published.