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Rispondi | Inoltra Messaggio #159 di 999 |
La Difesa di Roma

|RINASCITA, Giovedì 3 Giugno 2004 - 19:05 | I Socialisti Nazionali |

Già dal mattino di quel 4 giugno 1944 le unità della V armata Usa
premevano su Roma. Mentre le ultime retroguardie tedesche
abbandonavano la capitale, nei sobborghi meridionali entravano i
primi reparti del gen. Clark: alle ore 19,15 l'88a divisione
americana raggiunge Piazza Venezia.
Roma è violata.
Dopo i Goti di Alarico nel 410, dopo i Lanzichenecchi nel 1527, i
nuovi barbari anglo americani entrano nell'Urbe da conquistatori.
Per Roma e per l'Italia tutta inizia la stagione della schiavitù,
una schiavitù subdola camuffata da democrazia.
Gli invasori, con la complicità dei collaborazionisti di ogni
colore, si faranno chiamare "liberatori".
Quale fosse lo spirito umanitario dei "liberatori" è ben chiaro in
una lettera che Roosevelt scriveva a Churchill il 25 luglio 1941: "
Noi dobbiamo sottoporre la Germania e l'Italia ad un incessante e
sempre crescente bombardamento aereo. Queste misure possono da sole
provocare un rivolgimento interno o un crollo" E si ripeteva il 31
ottobre 1942, quando il gran capo americano scriveva al compare
inglese "...deve essere nostro irrinunciabile programma un sempre
maggior carico di bombe da sganciare sopra la Germania e l'Italia".
Non erano frasi pronunciate o scritte con leggerezza, ma una precisa
strategia dei "liberatori", perché ancora il 30 luglio 1943 Roosvelt
specificava bene a Churchill la strategia :"bombardare,
bombardare ...io non credo che ai tedeschi piaccia tale medicina e
agli italiani ancor meno ...la furia della popolazione italiana può
ora volgersi contro intrusi tedeschi che hanno portato, come essi
sentiranno, queste sofferenze sull'Italia e che sono venuti in suo
aiuto così debolmente e malvolentieri..".
Roosevelt non poteva certo ignorare la storia, sapeva bene che i
tedeschi non erano gli invasori dell'Italia, gli invasori erano
loro, gli alleati, ma già brigava per riscrivere la storia con
l'inchiostro del vincitore.
Sessanta anni dopo l'erede di Roosevelt, George W. Bush, torna a
Roma e torna, come è logico che sia, da padrone.
Del resto in Italia ci sono ancora oltre cento basi militari
americane e al governo dell'Italia si sono succeduti gabinetti di
colore formalmente diverso, ma tutti eredi dei collaborazionisti che
raggiunsero il potere a bordo delle jeeps degli invasori e che
ancora oggi prendono ordini da Washington.
Come nel 1944 assistemmo all'indecente spettacolo degli imbelli,
degli imboscati e dei traditori che plaudirono all'invasore oggi
dobbiamo assistere al coro dei servi, proni davanti al padrone.
La campagna elettorale ha poi creato un'altra spiacevole circostanza.
Una parte di coloro che allora spararono alle spalle della patria
coperti dai carri dell'invasore oggi si agitano camuffati dalla
bandiera pacifinta e urlano Yankees go home!
Ma chi è stato collaborazionista ieri, chi ancora oggi sbandiera
pregiudiziali antifasciste non può oggi manifestare contro la guerra
in Iraq. Gli assassini di oggi sono gli stessi di ieri, chi bombarda
e uccide in Iraq è lo stesso che ha bombardato e ucciso in Italia.
I falsi antagonisti vadano con i loro sodali, tutti insieme ad
accogliere il loro capo. Da anni fanno politica solo con
l'antiberlusconismo, ma il loro posto è là, accanto al Cavaliere, al
pellegrino sionista Fini, al bombardiere della Serbia D'Alema, al
distruttore dello stato sociale Prodi.
La pace è una cosa seria e la possono chiedere gli uomini liberi o
quelli che lottano per la libertà, per gli altri c'è sempre un posto
nella mensa dei collaborazionisti, hanno badogliato una volta e
continuano a farlo.






Gio 3 Giu 2004 9:45 pm

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Inoltra Messaggio #159 di 999 |
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