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Ancora sul cappellano degli Usa: El Salvador e Nicaragua   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #168 di 999 |
Ieri molti hanno espresso il cordoglio per la scomparsa di Ronald
Reagan. Tra le tante voci di dolore, quella del Papa. Tutti sanno
che Wojtyla era molto amico di Reagan: negli anni Ottanta, mentre il
presidente degli Stati Uniti faceva sterminare centinaia di migliaia
di nicaraguensi, di salvadoregni (compresi suore, vescovi,
sindacalisti ecc.) e di afghani, il Papa gli inviava lettere di
ammirazione per il ruolo svolto nella guerra contro il Comunismo e
per il sostegno a Solidarnosc.
Di seguito presentiamo un paragrafo de "Il Libro nero degli Usa", di
Mauro Pasquinelli, quello dedicato appunto ad El Salvador e
Nicaragua, quando Reagan siedeva alla Casa Bianca.

Una nota introduttiva: il libro, e anche il paragrafo che
presentiamo, sarebbe stato più incisivo se depurato da un
antifascismo che, se storicamente ha avuto in certi suoi esponenti
dignità e coerenza (ovvero quando c'era il fascismo reale), oggi
appare più che altro un impedimento a cogliere le peculiarità
dell'imperialismo statunitense e, in fondo, della natura stessa
degli Usa, di cui tutto si può dire, ma non che siano fascisti
(tant'è vero che il fascismo vero l'hanno aggredito; altra cosa è
stato il "neofascismo", fenomeno che gli Usa hanno saputo
coinvolgere nella quasi totalità - con eccezioni che l'antifascismo
ritualizzato non permette di cogliere - nella cosiddetta Guerra
fredda. Perciò Pasquinelli, che ha svolto un'opera meritoria,
avrebbe dovuto risparmiarsi gli epiteti di "nazista" per i
collaborazionisti centramericani degli Usa, poiché in quel caso, di
dittature militari si tratta, come hanno argomentato i migliori
politologi (v. Ludovico Garruccio). Lo stesso dicasi delle "guerre
fasciste" degli Usa, una definizione che praticamente non significa
niente. Colpisce infine che, quando l'Autore scrive del Papa e di
Solidarnosc, la parola comunismo venga messa tra virgolette:
sembrerebbe la classica favola del comunismo realizzato che mai
sarebbe il vero comunismo (Cossutta docet), ma speriamo di
sbagliarci. E anche sull'appellativo di criminale dato all'imam
Khomeyni non ci sentiamo di concordare. Forse perché instaurò (a
furor di popolo) una teocrazia?
Insomma, la causa dell'antiamericanismo, per essere veramente
incisiva, ha bisogno di studi come quello di Pasquinelli, ma è
necessario un maggiore sforzo di contestualizzazione e
d'individuazione delle peculiarità dei fenomeni storico-politici (le
analogie forzate sono una forma di pigrizia intellettuale),
sforzandosi di uscire dalle secche di un lessico politico
ritualizzato.

****************

SALVADOR DAL 1980-1992

Il Salvador fu un banco di prova privilegiato della
famigerata "Scuola Delle Americhe" e della politica estera degli USA
in America Latina, che come sappiamo, per la dottrina Monroe, assume
le vesti di politica interna.
Il piccolo paese del Centro America era governato da una
giunta militare assassina (armata ed addestrata dagli Stati Uniti
d'America) che si reggeva sulla repressione selvaggia dei più
elementari diritti umani e su una pratica costante di brogli
elettorali.
Negli anni settanta, in questo paese, cominciarono a
crescere forti "organizzazioni popolari" composte di Sindacati,
comunità religiose di base, cooperative che facevano solidarietà
effettiva e rivendicavano lo "spettro" di riforme democratiche e la
difesa dei più elementari diritti umani, barbaramente calpestati
dalla giunta militare. Un ruolo guida importante in questo movimento
fu assunto non solo dai gruppi di sinistra ma anche dalla Chiesa
che, in questo paese martoriato, combatteva effettivamente a fianco
degli ultimi e predicava la "teologia della liberazione", creando
forte imbarazzo nel monarca di S. Pietro e tra le incartapecorite
gerarchie vaticane.
La crescita delle organizzazioni popolari, il rovesciamento
del tiranno Somoza in Nicaragua da parte dei sandinisti e gli
ennesimi brogli elettorali tramutarono la protesta popolare in una
aperta guerra civile. Per sventare la minaccia della democrazia gli
Usa decisero di intensificare l'intervento armato in sostegno della
giunta militare. Si apre così un'altra pagina vergognosa della
politica genocida della Casa Bianca scritta con il sangue di 75.000
salvadoregni, in maggior parte contadini, massacrati dall'esercito e
dagli squadroni della morte solo perché rivendicavano giustizia,
democrazia e libertà.
Riportiamo alcuni passaggi della bella ricostruzione degli
eventi fatta da Noam Chomsky:
"Nel febbraio del 1980 l'arcivescovo di S. Salvador, Oscar Romero,
scrisse una lettera al presidente Carter nella quale lo supplicava
di non mandare aiuti militari alla Giunta che governava il paese.
Quegli aiuti, scriveva Romero, sarebbero serviti ad acuire
l'ingiustizia e la repressione contro le organizzazioni popolari…
Alcune settimane più tardi l'arcivescovo Romero fu assassinato
mentre celebrava la messa. La responsabilità di questo assassinio (e
di innumerevoli altre atrocità) viene fatta generalmente ricadere
sul neo-nazista Roberto D'Aubuisson che era il leader a vita
dell'Arena il partito che oggi governa il paese" con il sostegno
degli Stati Uniti.
…."Dieci anni dopo migliaia di contadini e di poveri delle città,
insieme a molti vescovi stranieri, presero parte ad una messa
commemorativa ma gli Stati Uniti brillarono per la loro
assenza"….. "il New York Times, il "giornale dei fatti" non ha
pubblicato nemmeno un editoriale o un commento sull'assassinio prima
e sulla commemorazione poi".
…. "Il 7 Marzo del 1980, due settimane prima dell'assassinio di
Romero, nel Salvador era stato dichiarato lo stato d'Assedio ed era
iniziata in forze la guerra contro la popolazione civile con il
sostegno e il coinvolgimento costante degli Usa. Il primo attacco su
larga scala provocò una terribile strage a Rio Sumpul dove furono
massacrate almeno 600 persone. Ci furono bambini fatti a pezzi con
il machete e donne torturate e poi annegate. Per giorni e giorni
furono recuperati dal fiume pezzi di cadavere… ma i media negli Usa
non ritennero che valesse la pena di riportare la notizia".
Il battaglione Atlacatl, costituito da 1.383 militari
addestrati dagli Stati Uniti, fu responsabile nel 1981 del massacro
di El Mozote, l'eccidio più criminale compiuto in El Salvador. In
esso persero la vita 1.200 civili inermi, tra cui 400 bambini
barbaramente trucidati a sangue freddo. Nonostante la strage gli
Stati Uniti, campioni della lotta al terrorismo, continuarono a
fornire il proprio appoggio al battaglione Atlacatl per altri otto
anni fino al 1989 quando firmerà una seconda strage, quella ai danni
di sei gesuiti e di due perpetue.
Per molto tempo le famiglie occidentali, attraverso gli schermi
televisivi sono state testimoni delle terribili stragi a colpi di
machete perpetrate dagli "incivili" Tutsi ed Hutu. Ma tutti devono
sapere che in Salvador si facevano le stesse cose sotto la
supervisione dei consiglieri americani.
Il generale Onecifero Blandon, ex capo di Stato Maggiore esercito
del Salvador, a proposito della presenza di consiglieri americani
durante le operazioni sporche dell'esercito salvadoregno, ha
dichiarato cose molto gravi:
"Erano consiglieri militari americani inviati qui e che con il
consenso dei nostri vertici parteciparono a diverse operazioni sul
campo. Questo è certo lo confermo personalmente".
"La natura dell'addestramento nell'esercito salvadoregno è stata
descritta da un disertore che ha ottenuto asilo politico in Texas
nel 1990. Secondo lui le reclute venivano costrette ad uccidere cani
ed avvoltoi mordendoli alla gola, poi dovevano strappare loro la
testa; stavano a guardare mentre i soldati torturavano ed uccidevano
i sospetti dissidenti, cioè mentre strappavano unghie, tagliavano
teste, facevano a pezzi i cadaveri e giocavano con le membra
strappate". 23
Il sacerdote cattolico Daniel Santiago che lavorava in Salvador in
un articolo per il giornale dei Gesuiti, America racconta di "una
contadina che un giorno, tornando a casa dai campi, aveva trovato i
suoi tre figli, sua madre e sua sorella seduti attorno al tavolo,
ognuno con la propria testa staccata dal corpo e posata
accuratamente sul tavolo, davanti al rispettivo cadavere, e con le
mani posate sul capo, come se ogni corpo stesse carezzando la
propria testa. Gli assassini appartenenti alla guardia nazionale
salvadoregna avevano incontrato qualche difficoltà nel tener ferma
la testa di un bambino di diciotto mesi, per cui le mani le erano
state inchiodate sopra. Un grosso sacchetto di sangue era disposto
con gusto al centro del tavolo".
Secondo il reverendo Santiago:
"gli squadroni della morte nel Salvador non si accontentano di
assassinare le persone. Le decapitano e infilzano le loro teste
sulle picche, che poi usano per abbellire il paesaggio. La polizia
salvadoregna non si limita a squartare gli uomini: recidono loro i
genitali e glieli infilano in bocca. Alla Guardia Nazionale non
basta stuprare le donne salvadoregne: i loro ventri vengono tagliati
e usati per coprire i loro volti. Non è sufficiente uccidere i
bambini: vengono appesi al filo spinato finché la carne si stacca
dalle ossa, mentre i genitori sono costretti a guardare".
Ci chiediamo con quale coraggio gli occidentali osano pontificare
sull'assenza dei diritti umani a Cuba quando hanno favorito e
coperto questi crimini efferati? Al Capone e Totò Riina possono
forse dare lezioni di morale a comuni cittadini?

NICARAGUA 1979-1990

L'esperienza nicaraguense ha un alto valore simbolico per capire i
contenuti e le forme della politica estera americana. Per
distruggere uno Stato sovrano e democratico non si organizza un
colpo di stato militare come in Cile, non un invasione diretta come
in Vietnam, non un semplice embargo come a Cuba ma si dà avvio ad
una contro-guerriglia che in pochi anni mette a ferro e fuoco tutto
il paese, dissanguando e lasciando cuocere nel brodo della guerra il
nemico di turno. Il Nicaragua è un tassello originale nel mosaico
del crimine americano.
La dinastia Somoza imperversava in Nicaragua dal 1936, anno
in cui assunse il potere con un colpo di stato militare, Anastasio
Somoza. Dopo la sua uccisione nel 1956 furono i figli a succedergli.
Le continue malversazioni del clan famigliare e la brutalità della
guardia nazionale, durante gli anni settanta, fecero passare nelle
file dell'opposizione la quasi totalità della popolazione. Si
costituì un fronte allargato delle opposizioni, una specie di unione
sacra contro il Somozismo, che raggruppava sindacalisti, operai e
dirigenti dello schieramento imprenditoriale, uomini politici
moderati ed esponenti del fronte sandinista. Tutta la società civile
contrapposta ad un tiranno che governava con l'arbitrio e il terrore
e che aveva come unico sostegno l'esercito e la Cia.
Come in Salvador negli anni ottanta, lo sbocco della guerra
civile era iscritto nell'ordine delle cose ed essa non si fece
attendere. L'attacco al palazzo presidenziale il 20 luglio del 1978,
seguito dall'audace colpo di mano alla sede del parlamento da parte
dei Sandinisti, diede avvio ad una guerra insurrezionale - che stava
evolvendo in una vera e propria guerra convenzionale se consideriamo
che la Guardia Nazionale bombardò la periferia di Managua facendo
diecimila vittime - che si concluse esattamente un anno dopo, il 20
luglio del 1979, con l'ingresso trionfale dei seguaci di Sandino a
Managua.
Vicini a Cuba che li aveva sempre aiutati, pur mantenendo le
distanze dall'Urss nei Paesi non allineati, i sandinisti sembravano
orientarsi verso una via originale al socialismo, un mix di
dirigismo (nazionalizzazione delle banche e di larghi settori
dell'agricoltura, dell'industria e del commercio) e di misure
tendenti a salvaguardare il pluralismo politico ed economico, la
libertà di stampa e la democrazia borghese.
Per la prima volta nella storia del Nicaragua, nel 1984, ebbero
luogo libere elezioni, monitorate da delegazioni internazionali per
i diritti umani. I partiti di opposizione tennero dimostrazioni
senza paura di essere repressi e il governo sandinista riservò
addirittura 321.000 dollari alla campagna elettorale di ogni partito
di opposizione. Alla fine il fronte sandinista ottenne la
maggioranza assoluta dei voti (69,2% + un altro 3,8% che andò ad
altri partiti della sinistra) e il suo leader Daniel Ortega venne
incoronato presidente. Fu un grandioso successo popolare che
premiava una politica riformatrice a favore dei più poveri.
Secondo l'Organizzazione internazionale per lo sviluppo,
Oxfam (che non è un ufficio del Comintern) tra i 76 paesi in via di
sviluppo in cui operava "il Nicaragua costituiva un'eccezione per le
energie profuse dal governo nel migliorare le condizioni di vita
della popolazione e nell'incoraggiarne la partecipazione attiva al
processo di sviluppo"… "solo in Nicaragua si registrava un autentico
sforzo per riparare alle ingiustizie del latifondismo e per
estendere l'assistenza sanitaria, l'istruzione e il sostegno
all'agricoltura, alle famiglie contadine più povere".
Ma era proprio questo che disturbava i sogni dei presidenti
americani e della Cia. Essi sentivano nostalgia del defunto e turpe
regime di Somoza che come nessun altro gli garantiva il controllo
strategico del territorio e il saccheggio delle sue risorse.
Odiavano invece fino alla morte il governo sandinista che
occupandosi nei fatti e per la prima volta della sua gente
costituiva il principale elemento di destabilizzazione dell'ordine
statunitense in Centro-America
Come dei morti che stendono le mani sui vivi gli Yankee, prima con
Carter e poi con Reagan, autorizzarono il capo della Cia, William
Casey, a pianificare il rovesciamento del governo democratico
sandinista. Per aggredire e terrorizzare il piccolo Nicaragua gli
Stati Uniti impiegarono tanti dollari quanti ne usarono per
scatenare l'inferno in Afghanistan, regalando ai sovietici il loro
Vietnam.
Casey prese accordi con i militari nazisti argentini Viola e
Videla (meglio noti per la repressione e la tortura del proprio
popolo e per l'addestramento delle squadre della morte e dei
militari in Guatemala) per avviare l'addestramento delle famigerate
strutture paramilitari che presero il nome di Contras, usando armi e
denaro statunitense. Come ben presto si scoprì, il flusso di questo
denaro proveniva dal traffico di droga e persino dalla vendita di
armi all'Iran dell'Ayatollah Khomeyni (scandalo Iran-Contras) contro
il quale gli americani non avevano esitato a scatenare la guerra
Iraq-Iran del 1979, che fece quasi due milioni di morti.
Che Dio stramaledica gli Yankee autori di un disegno
criminale che supera ogni vetta di diabolica immaginazione. Avete
capito bene? Gli Stati Uniti preparano la guerra al piccolo,
democratico e sovrano Nicaragua finanziandola con il denaro
sporchissimo della vendita di droga nel proprio mercato interno e
della vendita di armi al criminale Ayatollah Khomeyni, impegnato
nella guerra contro l'Iraq, precedentemente incoraggiato e sospinto
ad attaccare l'Iran. Mentre tutto ciò accadeva, Papa Wojtyla, il
campione della pace e dei diritti umani, era in costante contatto
epistolare con Ronald Reagan assicurandogli il suo tacito sostegno
alla guerra sporca contro il Nicaragua, condannando l'opposizione
anti-americana della chiesa dei poveri e ringraziando il presidente
degli Stati Uniti per i servigi resi nella lotta al "Comunismo" e
per il sostegno al sindacato polacco Solidarnosc.
E' tutto pronto per l'inizio delle operazioni contro il
Nicaragua. Il capo della Cia Casey dà avvio ad una vile campagna
militare che sadicamente e cinicamente puntava a distruggere e
sabotare tutte le conquiste e le infrastrutture che avevano reso
grande e popolare il governo sandinista. Vennero presi di mira e
fatti saltare in aria scuole, ospedali, servizi sociali per i
contadini, centri di assistenza per i più poveri, industrie,
comunità agricole. Non soddisfatti, gli Stati Uniti aggiunsero alla
criminale campagna di aggressione militare il classico blocco
economico teso a soffocare l'ultimo flebile respiro dell'economia
nicaraguense. Lo scopo era di distruggere le conquiste della
rivoluzione e di obbligare il governo di Ortega ad impegnare le
proprie scarse e residue risorse nella guerra anziché nei programmi
sociali. Come si può chiamare una simile aggressione se non un atto
criminale e terroristico di stile nazista? Può una finta democrazia
condurre guerre di tipo fascista? Certo che può e gli americani lo
insegnano.
Nel manuale operativo americano per i Contras si indicano
chiaramente tecniche di terrore diretto ed indiretto e nel
paragrafo "sull'uso selettivo della violenza" si prevede
l'assassinio di giudici, amministratori statali, allevatori e
poliziotti. David Mac Michael, ex agente della Cia in Centro-America
dichiara: "Gli atti più noti di terrorismo statunitense in Nicaragua
furono il bombardamento del deposito petrolifero di Corinto nel
1983, poi minammo diversi porti civili nel tentativo di mettere in
ginocchio economicamente il paese e infine ci infiltrammo lungo la
frontiera con l'Honduras e assassinammo diversi funzionari civili
del governo nicaraguense fra cui medici, insegnanti, sindacalisti.
Per queste ultime azioni ci servimmo di agenti addestrati e pagati
da noi che erano noti col nome di Contras" (dichiarazione registrata
nella trasmissione "Report", Rai 3, ottobre 2003).
Nel 1986 dopo due anni di dibattimenti la Corte
Internazionale di Giustizia dell'Aja, nonostante le pressioni
americane, emette una sentenza storica: "Gli Stati Uniti sono
colpevoli di terrorismo ai danni del piccolo stato del Nicaragua".
Nella sentenza si accusano gli Usa di "uso illegale" della forza che
nella terminologia giuridica corrente significa terrorismo. La
stessa FBI dà del terrorismo la definizione ufficiale di "uso
illegale della forza".
Il blocco e la campagna militare furono condannati e respinti anche
dall'Onu. Ma siccome gli Usa già allora, come di recente con
l'aggressione all'Iraq, non tolleravano un diritto internazionale al
di sopra del proprio diritto imperiale, non solo ignorarono la
sentenza dell'Aja ma intensificarono l'aggressione al povero e
indifeso Nicaragua aumentando i finanziamenti alle squadre della
morte dei Contras. L'Onu anche questa volta non minacciò né sanzioni
né ritorsioni contro gli Usa.
Il popolo nicaraguese, nonostante tutto, resistette eroicamente fino
alla fine neutralizzando il piano di Reagan che prevedeva l'ingresso
dei Contras a Managua entro pochi mesi dall'inizio delle operazioni
militari.
Alla fine di questa ennesima guerra sporca e criminale si contarono
più di 100.000 morti, quasi tutti civili. Nel 1988, dopo anni di
barbarie yankee, il Nicaragua fu colpito dall'uragano Joan che
provocò un disastro naturale senza precedenti con migliaia e
migliaia di vittime. L'uragano diede il colpo finale alla
agonizzante economia del paese. Gli Usa non solo non mandarono un
solo di aiuto ma fecero pressioni sugli altri paesi dell'Occidente
perché bloccassero ogni soccorso alla gente che stava morendo di
fame in modo da dare il colpo finale al martoriato governo
Sandinista. Ma anche questo tentativo fallì.
La guerra si concluse con delle trattative che imposero ai
Sandinisti delle elezioni truffa durante le quali gli Usa misero
subito in chiaro che se avessero vinto i Sandinisti sarebbe
continuato l'embargo e il terrorismo dei Contras. Piegati dalla
guerra, dalla fame e dal ricatto i nicaraguensi votarono a
maggioranza il candidato della Cia (la Chamorro) e mandarono
all'opposizione i sandinisti, che nonostante tutto presero il 40%
dei voti, ossia il doppio della percentuale dei consensi che
normalmente raggiunge qualsiasi presidente americano.
Dopo la sconfitta dei sandinisti alle elezioni e la vittoria della
Chamorro il Nicaragua ha fatto di nuovo ingresso nel "libero"
mercato ristabilendo il suo primato di "paese tra i più poveri del
mondo", dopo aver rappresentato nei primi anni ottanta un modello
acclamato di fuoriuscita dal sottosviluppo.






Lun 7 Giu 2004 9:09 pm

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Inoltra Messaggio #168 di 999 |
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Ieri molti hanno espresso il cordoglio per la scomparsa di Ronald Reagan. Tra le tante voci di dolore, quella del Papa. Tutti sanno che Wojtyla era molto amico...
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7 Giu 2004
9:09 pm
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