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IL VERO BUSH JR.   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #171 di 999 |
IL VERO BUSH JR.


di: Alberto B. Mariantoni



Nato un 6 Luglio del 1946, a New Haven (Connecticut) ed
alternativamente chiamato «Dubya» (pronunciare: «Dobià» =
lo «stupido»), «Dumbass» («Dombàss» = «l'asino scemo»), «el-Chimpy»
(«el-Cimpi» = lo «scimpanzé») o «Bananaboy» («bananaboi» =
il «ragazzo-banana»), George Walker Bush jr. non è soltanto la
tipica «marionetta» del gioco americano del potere.


Come precisano le decine e decine di siti internet a lui dedicati
negli USA (per sincerarsene, basta inserire il nome George W. Bush
sulla finestra web di un qualunque motore di ricerca, e cliccare!),
l'apparentemente scaltro e feroce «lupo» di Washington, è
soprattutto un particolare, inconsueto, desolante ed
affliggente «caso umano»!


Dalle pagine Web in questione, ad esempio, si apprende che, in
passato, l'attuale Presidente degli Stati Uniti d'America è stato un
patetico ed inveterato tossicomane (cocaina), nonché un incallito e
commiserevole alcolista (whisky, qualità «Bourbon» + birra,
marca «Lone Star»). O se si preferisce, un prostrato e psicolabile
personaggio che a stento, verso la metà degli anni '70 - dopo avere
subito un paio di arresti per guida in stato di avanzata
ubriachezza, uno specifico fermo per detenzione abusiva di
stupefacenti e numerose terapie intensive di disintossicazione
presso dispendiose e confidenziali case di cura specializzate -
sarebbe riuscito, in fine, apparentemente, a separarsi
dall'increscioso ed inquietante stato di «duplice dipendenza» nel
quale era sciaguratamente e miserevolmente sprofondato.


«Brain»: il «Cervello»!


«Povero diavolo», senza spina dorsale, per gli uni e «nullità
ambulante», completamente plagiato dalla madre, per gli altri., il
cinquantaseienne «instabile», «influenzabile» e
senz'altro «ricattabile» figlio «bischero» di George Herbert Walker
Bush e Barbara Pierce, nel corso della sua travagliata esistenza -
sempre secondo i siti che lo descrivono - non sarebbe mai stato
un' «aquila».


Così, almeno, sembrano «inquadrarlo» e ricordarlo i suoi
innumerevoli ex compagni di scuola che lo hanno ben conosciuto, sia
alla Philips Andover Academy del Massachussets, sia alla Yale
University, sia alla Harvard Business School. Questi ultimi,
infatti, continuano a conservare di lui l'immagine dell'insperata e
provvidenziale «macchietta» della classe. Il classico «zimbello» a
cui - tra costanti derisioni e quotidiane sarcastiche parodie - era
spontaneo attribuirgli il caustico e rivelatore epiteto di «brain»
(il «cervello»): cioè, lo «scemo del villaggio»!


Un «pierino» pistonato


Considerato da tutti come un ex «pietoso studente» ed un congenito e
persistente «scaldabanchi», il giovane Bush, precisano i suoi
antichi colleghi, è comunque riuscito - malgrado l'ininterrotta e
ricorrente media del "C" (cioè, l'indispensabile sufficienza.)
riportata ogni anno nei suoi tortuosi e problematici studi - a
raggranellare due irrilevanti e marginali «diplomini» (quello di
semplice «bachelor in storia» e quello in «gestione commerciale
delle aziende») per il cosiddetto «rotto della cuffia»: grazie,
cioè, alle pressanti e determinanti «intercessioni» (ed alle
cospicue ed allettanti «strenne»?) di suo padre (uomo della CIA ed,
all'epoca, influente membro del Congresso ad Huston, nel Texas) ed
alle convincenti «sollecitazioni» e persuasive «inframmettenze» di
alcuni sovrastanti ed influenti «amici» della
sua «particolare», «servizievole» e « super ammanigliata» famiglia.

Non parliamo del suo servizio militare.



Il «soldatino» di piombo


«Raccomandato di ferro» e classico «imboscato» per definizione, il
nostro «Dumbass» - sempre secondo le medesime fonti - sarebbe
addirittura riuscito, grazie ai puntuali e risolutivi «maneggi»
organizzati dal suo intraprendente genitore, ad evitare la «guerra
del Viet-Nam» ed a farsi indebitamente e provvidamente arruolare
(nonostante, cioè, la negativa valutazione del 25% che gli era stata
affibbiata, nel corso delle rituali prove attitudinali!), a partire
dal 28 Maggio del 1968, nei ranghi del 147° «Fighter-Interceptor
Group» della Guardia Nazionale Aerea del Texas: un distaccamento
territoriale dell'aviazione statunitense che, in quell'epoca, era
acquartierato ad Ellington, un sobborgo di Huston. Quindi,
praticamente, a «due passi» da casa sua.

Inoltre, dopo la sua nomina a Tenente pilota di F-102 (ultimo in
graduatoria, naturalmente!), sarebbe ugualmente riuscito, con le
medesime complicità, a ridurre sensibilmente ed impunemente la
durata di quel suo già facilitato ed agevolato servizio militare!

In altri termini - come confermano Walter V. Robinson (del
giornale «Globe» di Ustin, Texas, in un articolo del 23.Maggio 2000)
ed alcuni dei suoi ex superiori (in particolare, i Tenenti
Colonnelli Turnipseed e Kenneth K. Lott ) - l'attuale «bellicista
Yankee» della 25° ora, su i 6 anni previsti dalla sua normale ferma
(1968-1973) - tra «licenze speciali» per pretestuosi ed enigmatici
motivi elettorali, «trasferimenti bidone» (come quello presso il
187° Tactical Recon Group di Montgomery, in Alabama, dove nessuno
dei suoi presupposti colleghi, tra il Settembre ed il Novembre 1972,
l'ha mai incontrato, né conosciuto!), «semi-diserzioni» (come quella
che lo vide ingiustificatamente «scomparire nel nulla» dalla base
aerea di Houston, dal Novembre 1972 all'Aprile del 1973, e che gli
costò soltanto 36 giorni di arresti disciplinari.) ed «esoneri
militari» (congedato il 30 Luglio 1973, con otto mesi di anticipo
sulla data prevista, con la scusa della sua annunciata iscrizione
alla scuola commerciale di Harvard.) - ne avrebbe adempiuto, in
definitiva, soltanto 3 e mezzo!


Tempo perso ugualmente, tentare di spulciare il resto del
suo «curriculum vitae», per scovargli una qualunque «dote» positiva.



Un «disastro» nel lavoro


Psichicamente «scombinato» ed estremamente «maldestro» nella vita,,
il nostro incoerente ed inconcludente «Bananaboy», prima di
realizzare - con l'immancabile sostegno di papà George Herbert
Walker sr. (e della CIA!) - alcuni «miracolosi» e redditizi «Insider
Business Deals» (che gli permetteranno improvvisamente di diventare
ricco, membro dell'Eastern Establishment e, quindi, «candidato
papabile» e «disponibile» per i suoi futuri «sponsor» ed
attuali «patrocinatori».), non riuscirà ad azzeccarne «una».


Come sottolineano i numerosi e variegati siti che ci siamo presa la
briga di andare a consultare, il «lavativo » e «perditempo» George
W. jr. - su pressione soprattutto della madre Barbara - tenterà
invano, tra il 1975 ed il 1980, di trovarsi un qualunque impiego o
una qualsiasi formale occupazione, sia per scoprire l'ebbrezza di
una possibile indipendenza economica che per cercare di dare un
senso alla sua, fino ad allora, sbandata e sconsiderata esistenza.


Ogni volta, però, i suoi diversi e consecutivi tentativi (dapprima,
in America Centrale, come «scopritore/segnalatore» di allevamenti ad
alto rendimento e, successivamente, ad Houston, come «consigliere»
di un'associazione sportiva ed artistica afro-nord-americana
denominata «Professional League of the United Leadership»;
come «insegnante» di baseball e di lotta libera in un carcere
dipartimentale; come «organizzatore/animatore» di escursioni per
giovani delinquenti in via di reinserimento sociale; come «piccolo
impresario» locale («landman»); come «intermediario» fondiario;
come «negoziante» di minerali; come «procacciatore» di investimenti
per progetti di perforazione di pozzi petroliferi, ecc.), si
risolveranno con un rituale e laconico «nulla di fatto».


Lo stesso dicasi dei suoi supplementari ed infruttuosi tentativi di
potersi in qualche modo inserire ed affermare nel campo
della «politica» («aspirante deputato», sarà sonoramente sconfitto
nella 19° circoscrizione del Texas, nel 1978) o in quello
degli «affari». Campo, quest'ultimo, che lo vedrà, da un punto di
vista morale, addirittura ulteriormente «sprofondare» nel poco
esaltante ruolo di mediocre «truffatore» e di volgare e
squalificato «bancarottiere»!



Un «fallito» negli affari


All'inizio degli anni '80, infatti, il nostro Bush jr. (che, in quel
momento, disponeva di soli 20 mila dollari!) - grazie
ai «privilegiati links» di suo padre (in quel momento Vice-
presidente degli Stati Uniti, con Reagan!); grazie ugualmente alle
relazioni economiche del suo amico James Bath (che lo metterà in
contatto, sia con Salem Bin Laden - fratello di Osama - che con
Khaled Bin Mafouz, cognato di Salem e di Osama, banchiere della
famiglia reale saudita ed, a tempo perso, responsabile di due
O.N.G., la «Relief» e la «Blessed Relief», che gli attuali servizi
del FBI sospettano fortemente di essere due «coperture» per le
attività finanziarie »sommerse» di al-Qa'ida.); e grazie soprattutto
ai 4,7 milioni di dollari che alcuni «amici» di famiglia
accetteranno obtorto collo di mettergli comunque a disposizione -
penserà bene di lanciarsi nel campo della «libera impresa»,
costituendo, per l'occasione, una pretenziosa e squinternata
compagnia petrolifera: la «Arbusto Energy, Inc.». Una società,
maldestramente diretta e incompetentemente amministrata che,
nell'arco di qualche mese, dopo avere sconsideratamente dilapidato
la maggior parte del suo capitale (soprattutto, in «argent de poche»
ed in faraoniche spese di «rappresentanza» per il nostro Junior!)
sarà inevitabilmente costretta a «depositare i bilanci» ed a
dichiarare «completo fallimento».

«El-Chimpy», però, non si scoraggerà affatto. E - da
una «bancarotta» all'altra - con l'usuale e puntuale «sostegno» dei
soliti «amici» del suo influente ed indulgente genitore, cambierà
nome alla «Arbusto» (che in spagnolo vuol dire «Bush», appunto!) e
rilancerà sul mercato le già disastrate «strutture» della sua
precedente «azienda», con il «fantasioso» e senz'altro «originale»
nome di «Bush Exploration»: un'altra «società bidone», artatamente
rabberciata (e finanziariamente sostenuta dai «quattrini» dei già
citati Mafouz e Bin Laden!), per poterla, in un secondo tempo,
magari proporre e «rifilare», sull'orlo del solito «disastro»
generalizzato, alla «Spectrum 7 Energy Corporation». In questo caso,
una modesta compagnia petrolifera che apparteneva, in quell'epoca, a
due fedeli ed ignari militanti del partito repubblicano (nonché
spontanei ed indefessi sostenitori del tandem presidenziale
Reagan/Bush sr.), William DeWitt e Mercer Reynods.



Da «truffatore« ad «insider trader»


Non contento, in appena due anni di confuso e sconsiderato esercizio
commerciale, di avere fatto perdere alla «Spectrum 7» più di 400
mila dollari, il nostro caro «Dubya» - attivamente coadiuvato e
sostenuto dai «soliti noti» - riuscirà a «convincere» i suddetti
DeWitt e Reynolds a cedergli «spontaneamente» (per qualche centinaio
di migliaia di dollari.) una cospicua fetta del pacchetto azionario
della famosa squadra di baseball «Texas Rangers » di cui, questi
ultimi, erano proprietari (operazione che, da li a qualche anno, tra
il 1988 ed il 1994, darà la possibilità, al nostro Junior, di
impadronirsi della gestione sportiva e commerciale dell'equipe e,
successivamente, di intascare - con la svendita a sorpresa delle
sue «quote» - la mirabolante somma di più 15 milioni di dollari!).
Questo, naturalmente, prima di essere riuscito - come di consueto -
a «ridurre sul lastrico» la povera «Spectrum 7 Energy Corporation» e
fatto in modo che quell'inesperta e sventurata società, verso la
fine del 1986, fosse finanziariamente acquistata e
commercialmente «assorbita» dalla «Harken Energy», una più
importante e leggermente più credibile società petrolifera della
regione.

Quel «benvenuto» e «salutare salvataggio» (così lo definisce lo
stesso Bush jr. nella sua auto-biografia ufficiale!), però, secondo
i biografi non autorizzati dell'attuale Presidente americano, ha
soprattutto l'aria di rassomigliare stranamente ad un «insider
business» o ad un «delitto d'iniziati». Un'operazione affaristica di
stampo criminale, cioè, che avrebbe permesso al nostro Junior
(con «l'aiuto» di chi sappiamo.) di ottenere una serie di benefici
economici personali, a detrimento della società di cui, fino ad
allora, faceva parte e/o era parte integrante.

In tutti i casi, l'assorbimento della «Spectrum 7» da parte
della «Harken», frutterà ufficialmente all'ex «village idiot»,
all'incirca 227 mila dollari (in realtà, più 600 mila dollari, di
cui 373 mila in «covered cash»!), per il riacquisto delle quote
azionarie che Junior possedeva nella «Spectrum 7». Gli farà
ugualmente ottenere uno statuto di «consulente speciale» (sic!)
presso la Harken, debitamente assortito da una retribuzione annua di
all'incirca 120 mila dollari. Gli darà altresì la possibilità di
acquistare delle azioni dalla Harken con lo sconto del 40% sui
valori nominali di mercato. E gli permetterà, in fine, di accedere
al consiglio di amministrazione della Harken ed a tutta una serie
di «prestiti« a tasso «agevolato» (e mai restituiti.) da parte della
medesima compagnia, ufficialmente per un totale di 180'375 dollari
(in pratica, 341 mila dollari!).

Come pretendono le diverse fonti Web da noi consultate, i
responsabili della Harken Energy, non potevano fare altrimenti.
Anche perché, nel frattempo (1989), l'ex Vice di Reagan e padre di
Junior., era diventato il 41° Presidente degli Stati Uniti
d'America. Una «chance» che il nostro George jr. non mancherà
affatto di sfruttare a fondo e di «capitalizzare» dettagliatamente a
suo personale vantaggio.

Sarebbe troppo lungo e senz'altro fuori tema raccontare nei dettagli
l'insieme degli «insider business deals» di cui il nostro «Chimpy»
si sarebbe reso responsabile durante la permanenza a Washington del
suo caro «daddy». Lo stesso dicasi delle «tasse non pagate» e degli
altri innumerevoli «imbrogli» ed «espedienti» che in quell'epoca lo
avrebbero contraddistinto.

Limitiamoci, pertanto, a citare soltanto «les tours de passe-passe»
più significativi.


Nel Gennaio del 1990, la Harken (che ne aveva le «scatole piene» di
Junior e minacciava probabilmente di rivelare al gran pubblico i
suoi onerosi «insospesi».) si vede improvvisamente rinviare un
succulento «ascensore». Un contratto esclusivo di trivellazione nel
Bahrein, sul quale avevano già messo gli «occhi», sia l'Amoco che la
Esso. E quel «contratto» lo riceverà direttamente e «spontaneamente»
dalle mani stesse dello sceicco del paese, Salman Al-Khalifa: un
personaggio che le cronache dell'epoca davano giudiziariamente quasi
per «spacciato» (ed invece, è ancora in «sella». 12 anni dopo!), per
la sua presunta implicazione nei traffici «poco chiari» della famosa
banca BCCI. Una banca internazionale che - oltre al riciclaggio di
denaro sporco in provenienza dai flussi illegali di droga - era
ugualmente accusata, in quel periodo, di aver contribuito al
successo dell'operazione «Iran-Contra» (danaro per i Contras del
Nicaragua, proveniente dalla vendita illegale di armi all'Iran),
voluta dall'Amministrazione Reagan/Bush sr.


Lo sceicco Khalifa poteva rifiutare un tale favore al figliuolo del
suo vecchio «complice» ed amico Bush sr.?

Siamo nel Giugno del 1990. Le persone «bene informate» - come il
Presidente degli Stati Uniti d'America ed il suo Staff ravvicinato -
conoscono perfettamente ciò che sta per accadere nel Vicino oriente.
E principalmente, nella zona del Golfo arabo-persico.

Le coperture ottiche, sonore e radar statunitensi, allora assicurate
nella zona del Golfo dai satelliti spia del tipo «Key
Hole», «Lacrrosse», «DPS Block-14», «Vortex», «Magnum», ecc.,
avevano avuto modo di fornire i probanti elementi di lettura della
situazione, dettagliando, ora per ora, alla Casa Bianca, i dati
relativi all'avvicinamento scaglionato di all'incirca 8 divisioni
irachene che Baghdad stava segretamente ammassando, a piccoli
contingenti, nel Sud del paese (concentramento che sarà completato
il 25 Luglio successivo), per lanciare la sua ormai programmata
invasione del Kuwait.

In altri termini, Washington sapeva benissimo che una guerra stava
per scoppiare nella regione del Golfo. E sapeva ugualmente che - non
appena quel conflitto avrebbe cominciato - il valore delle azioni
della maggior parte delle società petrolifere avrebbe subito un
sonoro contraccolpo e, quindi, un notevole deprezzamento.


Ecco, dunque, il nostro «Chimpy» - con un tempismo da Guinness dei
Records - vendere repentinamente il 60% delle azioni che «possedeva»
presso la Harken. Risultato: un incasso netto, per Junior, di
848'560 dollari; mentre per la Harken, dopo il 2 Agosto del 1990
(data dell'invasione irachena del Kuwait), quasi la rovina. Cioè, la
svalutazione del 25% del valore nominale delle sue azioni!


Il resto, lo conosciamo.


Essendo riuscito a tenere «l'acqua in bocca» sulle
feconde «imbeccate» del padre ed a fornire, ai «padroni del vapore»
statunitense, tutte le prove della sua interessata e
servizievole «versatilità» e «docilità», nel Novembre del 1994, il
nostro «Dubya», da ex ultimo della classe, si ritroverà addirittura
sullo scanno di Governatore del Texas. Carica che conserverà
facilmente anche dopo le elezioni del 1998.

Poi, il «salto finale»: nel Novembre del 2000, eccolo, in fine, alla
Casa Bianca!


Evviva la democrazia: the right man to the right place. In modo
particolare, per andare teatralmente a giocare il ruolo di «testa di
turco» di servizio e di utile «paravento» degli indicibili piani
di «rilancio» dell'economia americana. Un'economia che - nonostante
tutti gli sforzi - non funziona e continua a non funzionare, poiché
da quando ha cominciato ad operare non ha mai funzionato ed ha
dovuto, ogni volta, nel tempo, inevitabilmente ed invariabilmente
alimentarsi e sostentarsi, a colpi
di «rapine», «estorsioni», «massacri», «espropriazioni territoriali
indebite» e «guerre pretestuose e criminali», sia sul continente
americano che nel resto del mondo. Il tutto, naturalmente, ogni
volta, in nome del «bene», dei «principi», del «diritto» e
della «morale»!


Alberto B. Mariantoni





Mer 9 Giu 2004 10:32 pm

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