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Ld'I, 10 ottobre 2002, a. I, n. 12   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #17 di 999 |
LETTERA D'INFORMAZIONE
10 ottobre 2002 - a. I, n. 12


SOMMARIO

PENSIERO


"GUERRA AL TERRORISMO" E DINTORNI

Ma quanti 11 settembre!



SADDAM HA LA BOMBA: CERTO, GLIEL'HA DATA WASHINGTON! - di Angelo
Baracca, fonte: PROGRAMMA ASEFI 33/2002


Le bombe vi fanno bene, parola di liberal - di Enrico Galoppini,
fonte: www.informationguerrilla.org

L'or noir de la Caspienne passera-t-il par l'Albanie? - di Fabian
Morava du Klan.Traduit par Mandi Gueguen. Mis en forme par Amaël
Cattaruzza. fonte: Le Courrier des Balkans, jeudi 22 août 2002

11/9: la marcia sulla moschea - di Miguel Martinez
(www.kelebekler.com)


LA STORIA CHE NON RACCONTANO

L'apocalisse di Dresda - "Corriere della Sera", 28/9/2002

PALESTINA NELLA BUFERA

Per Mordechai Vanunu - (da Luisa Morgantini a Associazione per la
Pace")

Pilger: "la lobby filo-israeliana intimidisce i giornalisti" -
Perche' il mio film e' sotto accusa - di John Pilger, The Guardian,
Monday September 23, 2002

GAZA, LA "GRANDE AUSCHWITZ" - di Israel Shamir

AGORA'

Sull'articolo di John Kleeves, Salvate il Soldato Ryan, Supplemento
al n. 11 del 30 agosto 2002

Sull'articolo di Alberto B. Mariantoni, O «MONDAO MERAVIGLIAO». Tra
masochisti, ciechi, sordi, scemi e utili idioti... - n. 11 del 30
agosto 2002

Sull'articolo di Andrea Tordin, L'ISRAELE PADANO - n. 11 del 30
agosto 2002


INTERNET

IN LIBRERIA

APPUNTAMENTI



*********************************************

PENSIERO

Non puoi ragionare con qualcuno su qualcosa su cui questi non abbia
ragionato prima da solo

Jonathan Swift


*********************************************

"GUERRA AL TERRORISMO" E DINTORNI


Ma quanti 11 settembre!

RICORDIAMO
Le vittime degli attentati dell'11 settembre 2001

DIMENTICHIAMO
- I circa 5.000.000 ( cinque milioni ) di nativi Americani di cui
gli Stati Uniti hanno direttamente od indirettamente causato la
morte nel XIX secolo;
- I 3.000.000 ( tre milioni ) di civili uccisi dagli americani nella
WWII con i bombardamenti aerei metropolitani, 2 milioni in Giappone
e uno in Europa;
- 1.000.000 ( un milione ) di prigionieri di guerra tedeschi fatti
morire di stenti e malattie nei campi di concentramento americani
dopo la fine della WWII, fatto rivelato di recente da James Bacque
storico canadese;
- I prigionieri di guerra italiani che, dopo l'8 settembre 1943, per
essersi rifiutati di collaborare con il governo Badoglio furono
internati nei Fascist crimimal camp, tenuti in condizioni disumane e
torturati;
- I 4.000.000 ( quattro milioni ) di civili coreani uccisi con
bombardamenti nella Guerra di Corea;
- I 6.000.000 ( sei milioni ) di civili indocinesi ( Vietnam del
Nord e del Sud, Cambogia, Laos ) uccisi coi bombardamenti aerei
nella Guerra del Vietnam;
- I 280.000 morti seguiti al Bogotazo del 1948 in Colombia,
innescato dall'omicidio del regolare presidente Gaitan richiesto
dalla United Fruits;
- I 300.000 morti fatti in Salvador dal 1960 per reprimere
l'opposizione a governi e dittatori imposti dagli USA;
- I 100.000? 1.000.000? di morti fatti in Brasile dopo il colpo di
Stato del 1964 organizzato dagli USA ( "Operation Brother Sam" ) e
fatto eseguire al gen. H. Castelo Branco;
- I 50.000 civili uccisi in Nicaragua dal 1980 al 1988 dai
terroristi Contras organizzati dagli USA;
- I 15.000 civili oppositori politici sud vietnamiti torturati e
uccisi in Vietnam del Sud in base al programma "Phenix" ordinato da
John Kennedy;
- Le decine, decine e decine di migliaia di civili oppositori
politici e seccatori economici semplici ( i.e. raccoglitori di
piantagioni e scavatori di miniere di proprietà di Multinazionali
USA e di ricchi locali collaborazionisti che scioperavano ) uccisi
in America Latina da quegli Squadroni della Morte che furono creati
da funzionari statunitensi ( come Dan Mitrione ) secondo il Public
Safety Program introdotto da John Kennedy nei primi anni Sessanta;
nel solo El salvador dal 1979 al 1983 gli omicidi degli S.d.M.
furono 32.206;
- I 50.000? 100.000? 500.000? civili dell'etnia degli Huk uccisi dai
Marines e dai collaborazionisti locali per domare la rivolta
indipendentista antiUSA nelle Filippine alla metà degli anni
Cinquanta;
- I contadini e famiglie uccisi in Guatemala perchè in sciopero
contro la United Fruits proprietaria delle piantagioni di banane,
40.000 uccisi dal 1966 al 1968, 15.000 dal 1970 al 1973, almeno
100.000 dal 1980 al 1988 ( presidenza Reagan );
- I 30.000 uccisi durante e subito dopo il colpo di Stato in Cile
del 1973 voluto da 10 Multinazionali statunitensi, organizzato dal
governo USA e fatto eseguire al gen. Pinochet;
- I 30.000 desaparecidos dei regimi Videla e Galtieri ( dal 1976 e
dal 1980 ) voluti e sostenuti dagli USA;
- I 2.000 o 4.000 morti del quartiere popolare di El Chorrillo di
Panama City raso al suolo con l'artiglieria semovente dagli
statunitensi nel 1989 perchè sosteneva il dittatore Noriega che
invece gli USA volevano sostituire ( dopo averlo allevato e
introdotto al traffico di cocaina );
- I minimo 700.000-massimo 1.000.000 di morti seguiti al colpo di
Stato del 1965 in Indonesia organizzato dagli USA per sostituire il
non allineato Sukarno con il proprio Suharto;
- I minimo 200.000-massimo 500.000 morti provocati nel 1976 a Timor
dall'invasione dell'isola da parte dell'Indonesia appoggiata dalla
flotta USA;
- Gli oppositori politici iraniani torturati e uccisi a migliaia
negli anni dalla polizia segreta Savak del regime dello Scià Pahlavi
sostenuto dagli USA che col colpo di Stato del 1954 avevano
rovesciato Mossadeq che aveva nazionalizzato il petrolio;
- Gli omicidi eccellenti commissionati o eseguiti direttamente dalla
CIA, cioè dal governo USA, fra cui F. Madero, Gaitan, Lumumba,
Trujillo Molina, E. Mattei, R. Schneider, C. Prats, O. Letelier,
Remeliik, A. Moro, O. Palme, Hammarskjold;
- Le vittime della strategia della tensione in Italia, attuata
tramite agenti segreti italiani ma fedeli alla CIA che si
infiltravano in gruppuscoli di destra che pompavano e inducevano a
compiere attentati in base a informazioni e ordigni che loro stessi
infiltrati fornivano;
- I 100.000? 1.000.000? 10.000.000? di morti per overdose di droga
nel mondo a partire da quando il governo USA prese le redini del
traffico a livello mondiale, nel 1949 per l'eroina e nei primi anni
Settanta per la cocaina;
- I serbi uccisi dalle squadre dei terroristi dell'UCK, delinquenti
e mercenari albanesi raccolti, pagati e armati dagli USA e da loro
introdotti al traffico di eroina così come avevano introdotto i
Contras nel traffico di cocaina; le vittime civili dei bombardamenti
sulla Serbia;
- I civili russi uccisi dai ribelli Ceceni, sempre delinquenti e
mercenari assunti armati e introdotti al traffico di eroina dagli
USA;
- I civili indiani del Kashmir e Jammu uccisi dai terroristi "
islamici ", sempre dei delinquenti e mercenari assunti armati e
introdotti al traffico di eroina dagli USA.
- I palestinesi vittime di oltre mezzo secolo di genocidio
strisciante appoggiato in armi, soldi e sostegno propagandistico
dagli Stati Uniti;
- 1.000.000 circa di iracheni morti di stenti o per malattie
facilmente curabili a causa dell'embargo (1991-in corso), più le
vittime civili dei bombardamenti del 1991, del 1998 ( 16-19 dic.) e
dei continui raids condotti fino ad oggi ( ad es., ultimamente, 8
morti a Bassora);
- Le ( 5-6.000) vittime civili dei bombardamenti sull'Afganistan
(2001-in corso).

***************
SADDAM HA LA BOMBA: CERTO, GLIEL'HA DATA WASHINGTON!


di Angelo Baracca

fonte: PROGRAMMA ASEFI 33/2002
(16 settembre 2002 - Anno 2 numero 33) www.asefi.it

Ecco l'annuncio mediatico che il mondo attendeva: l'Iraq può
costruirsi la bomba atomica in brevissimo tempo se qualche paese gli
fornirà il materiale fissile. Che scoperta! Anche se non si vede
come e perché dovrebbe lanciarla sugli Usa, o su Israele (che ne ha
più di 200) per venire poi cancellato dalla carta geografica! Semmai
potrà essere incoraggiato ad usarla proprio se risulterà che sarà
fatto fuori comunque. Si dimentica troppo facilmente che il solo
paese che ha usato l'atomica sono stati gli Usa, in modo cinico e
inutile. Quanto alla bomba di Saddam, non sarebbe un mistero per
nessuno se l'opinione pubblica mondiale non fosse oggetto di una
delle più colossali mistificazioni della storia. È ben noto, e non
da oggi, che Baghdad può facilmente costruirsi la bomba, come altri
43 paesi, ed altre armi di distruzione di massa, con le tecnologie
fornitele negli ultimi due decenni da Washington o da paesi terzi:
la Francia era la costruttrice della centrale nucleare di Tamouz,
che proprio per questo Israele bombardò nel 1981; già nel 1980
Parigi aveva fornito un primo quantitativo di 12 kg di uranio
altamente arricchito; la tecnologia della centrifugazione per
l'arricchimento dell'uranio è di origine tedesca, e veniva
collaudata dai nazisti già durante la seconda guerra mondiale;
Saddam fu armato in funzione anti-ayatollah negli anni `80 (la
lunga, sanguinosa, inutile guerra tra Iraq e Iran) da Washington e
dai suoi fedeli sudditi, i quali gli fornirono evidentemente anche
le tecnologie per gli aggressivi chimici che usò contro gli iraniani
ed i kurdi; appena dieci mesi prima della guerra del Golfo furono
intercettati all'aeroporto di Londra 41 detonatori nucleari di
fabbricazione americana destinati a Baghdad.

L'Iran, per fare un altro esempio attuale, la bomba ce l'ha
realmente, e l'ha sperimentata negli ultimi due test eseguiti nel
1998 dal Pakistan, a cui la bomba è arrivata dagli Usa, attraverso i
suoi alleati. L'uranio arricchito lo ha direttamente, dato che dai
tempi dello Scià ha una partecipazione al 10% nel Consorzio europeo
Eurodif di arricchimento dell'uranio, che gli dà il diritto di
prelevare regolarmente la sua quota: quando Washington e Parigi -
preoccupate dalla piega che avevano preso gli Ayatollah, da loro
stessi messi al potere per rovesciare lo Scià divenuto scomodo -
cercarono di estrometterlo dal consorzio, Teheran scatenò il
terrorismo della Jihad islamica, che per tutti gli anni `80
insanguinò il Medio Oriente e la Francia (le vicende degli ostaggi
americani e francesi, un'impressionante serie di attentati,
l'Irangate, ecc.).

Tutte queste cose risultano in documenti ufficiali dell'Onu, negli
articoli dei giornali, nelle memorie dei capi di stato: basta
leggere l'esplosivo saggio di Dominique Lorentz, Affaires Nucleaires
(Parigi, Les Arénes, 2001). L'ultimo mezzo secolo è stato
caratterizzato da una politica di proliferazione nucleare, con la
copertura del Tnp (Trattato di Non-Proliferazione) e dell'Agenzia
per l'Energia Atomica, come hanno dichiarato candidamente a Le Monde
(16/05/98) i dirigenti indiani: il Tnp "costituisce più un trattato
di proliferazione nucleare che di non-proliferazione". Ma la
versione ufficiale della storia ha rovesciato la verità. Già nel
1976 Le Monde rilevava "se il Tnp proibisce il possesso di armi
nucleari, non impedisce di percorrere tranquillamente tutto il
cammino che conduce ad esse, e questo fino agli `ultimi cinque
minuti'" (12/08/76).

Documenti ufficiali dell'Onu, il Ctbt (Comprehensive Test Ban
Treaty), riconoscono esplicitamente che ben 44 paesi "dispongono
delle capacità tecniche per sviluppare un armamento atomico" (Le
Monde, 15/10/99; almeno i 35 paesi contrassegnati con un asterisco
hanno avuto la tecnologia, direttamente o indirettamente, da
Washington): Algeria*, Argentina*, Australia*, Austria*,
Bangladesh*, Belgio*, Brasile*, Bulgaria, Canada*, Cile*, Cina*,
Colombia*, Corea del Nord, Corea del Sud*, Egitto*, Finlandia*,
Francia*, Gran Bretagna*, Germania*, Giappone*, India*, Indonesia*,
Iran*, Israele*, Italia*, Messico*, Norvegia*, Olanda*, Pakistan*,
Peru*, Polonia, Repubblica del Congo*, Romania, Russia, Slovacchia,
Spagna*, Stati Uniti*, Sud Africa*, Svezia*, Svizzera*, Turchia*,
Ucraina, Ungheria, Vietnam.

Si, anche la Cina, come l'India e il Pakistan, hanno ricevuto la
bomba tramite Washington: "la logica infernale della dissuasione
nucleare conduceva gli Americani a dotare l'India della bomba
atomica perché non fosse minacciata dalla Cina; a fornire un'arma
nucleare al Pakistan perché si proteggesse dall'Afganistan; a
rafforzare il potenziale nucleare della Cina perché non fosse
aggredita dai sovietici; a fornire la bomba atomica a Taiwan per
bilanciare la potenza della Cina; a fornirla al Giappone per
proteggerlo dalla Cina, dalla Corea del Sud e dalla Corea del Nord;
a fornirla alla Corea del Sud per metterla al riparo dalla Corea del
Nord" (Lorentz, pp. 169-70). È veramente il corollario della
strategia ossessiva e proterva di Washington! Vale bene un "prezzo
di sangue", no?

******************

Le bombe vi fanno bene, parola di liberal

di Enrico Galoppini

fonte: www.informationguerrilla.org

Niente da fare. La scusa delle scuse per attaccare l'Iraq non salta
fuori.

Ci si spaccano la testa da mesi, ma non c'è verso di farsi venire in
mente un'idea originale e credibile. Una situazione talmente
imbarazzante da far ammettere candidamente: "Stiamo studiando la
scusa che ci permetterà di dare il via all'attacco".

Pensate che scena: un esercito di psicologi, di strateghi, di
esperti di marketing, di creatori di scenari da Risiko, di
manipolatori dell'opinione pubblica che non cava un ragno da un buco.



Probabilmente avrete dedotto che tutti questi poveracci sono
sull'orlo del licenziamento (mica sono nell'Unione Sovietica dove si
poteva campare a sbafo), ma non sospettate minimamente chi, senza
volerlo, gli ha mollato la simbolica spallata decisiva verso il
baratro della disoccupazione a vita. Ve lo dirò alla fine, non prima
di aver passato in rassegna la serie di fallimenti registrati dalla
macchina propagandistica dell'Anglosionamerica.



Delle armi di distruzione di massa pare a questo punto che in Europa
non freghi niente a nessuno, tanto sappiamo che anche se l'Iraq le
avesse non le utilizzerebbe contro di noi perché non ci considera -
a ragione - suoi nemici. Non sarebbe male anche sentire l'opinione
dei serbi, degli afgani, dei vietnamiti, dei panamensi e di altri
che negli ultimi cinquant'anni hanno fatto dei corsi accelerati in
materia.



E allora si dice che c'è da combattere il «terrorismo». Ora, se ci
poteva stare che un Paese centrasiatico in mano alle bande potesse
dare asilo a dei «terroristi» (ma non a quelli che hanno programmato
i dirottamenti dell'11/9), è un po' dura da far credere che un
intero Stato con un presidente e un governo riconosciuti
internazionalmente nonché dai suoi cittadini sia
un'organizzazione «terroristica». "Eh, ma Saddam Hussein ha seminato
il terrore tra le popolazioni curde del nord…": ma se è questo il
problema, ditelo subito che ha fatto come Clinton a Waco quando ha
mandato Fbi, Guardia nazionale e forze speciali ad arrostire in casa
loro quei mattacchioni dei davidiani! No, la storia del «terrorismo»
non regge, e neppure se si shakerano Saddam, i palestinesi,
l'Isballa di Luttwak (Hezbollah per i meno svegli), il fantasma di
Khomeyni e ci si spruzza sopra un po' di al-Qaida, ne viene fuori un
cocktail bevibile.



Potrebbero sempre sfruttare meglio la carta immigrati, perché
trovarsi il nemico in casa sarebbe sempre meglio che averlo alle
porte, ma gli iracheni in Europa e negli Usa non sono moltissimi e,
soprattutto, non danno adito a dicerie o lamentele di sorta come
altri, tipo certi albanesi. Ci starebbero pure bene le prediche sui
curdi «massacrati» e costretti a vita raminga, ma il bello è che non
si deve far capire chi li massacra davvero e perciò si lascia
perdere. Mi spiego con un esempio. Il TG3 delle 14.15 del 19 agosto
dava notizia di uno sbarco in Italia di circa 150 persone, e il
curatore del servizio affermava che trattavasi "in maggioranza di
africani di origine curda". Assicuro che ero sobrio. In quello delle
19.00 dello stesso giorno, invece, si parlava solo di "africani
senza documenti", ma le immagini, se non erano di repertorio,
confermavano che i 150 erano proprio curdi.

Si capisce bene perché neanche la carta curda può essere giocata:
le «carrette del mare» le spedisce la Turchia, la quale, forte del
diktat Usa-Israele imposto all'UE, sta facendo pulizia etnica in
grande stile sbarazzandosi dei curdi che abitano dentro i suoi
confini.



Che fare dunque? Guerra al «dittatore» Saddam! Sì, ma a casa si
chiedono di quali credenziali disponga il «presidente» Musharraf, e,
al colmo dello sbalordimento, da quale curatore d'immagine sia
passato Gheddafi che fino all'altro giorno era un «dittatore» e ora
esibisce un maquillage da perfetto democratico. E poi il giochino è
pericoloso, perché magari ti credi tanto «amico» e «alleato» ma fai
uno sgarro senza accorgertene e ti ritrovi «dittatore» o giù di lì.



A quel punto, presa da un senso d'angoscia, all'Anglosionamerica non
resta che l'opzione Huntington, che a quel punto si mette a
strillare: "Ma allora non l'avete capito che c'è lo «scontro di
civiltà»!". E' lì che Bush si è ricordato delle palanche elargite a
volontà al buon Samuel, lo sveglia in piena notte e, al cospetto dei
vassalli del G8, gli fa recitare la filastrocca da mandare a
memoria: "L'Iraq offende i principi sui quali si fonda la nostra
civiltà! Ha offeso l'Onu, il consesso delle nazioni, la democrazia
universale…". Ah, che affronto, bombardiamolo subito per lesa Maestà!



Sì, è vero, l'Iraq ha offeso un sacro principio. Quello per cui i
funzionari dell'Onu possono lavorare per gli Stati Uniti e farla
franca. L'australiano Richard Butler, il capo dell'UNSCOM, la
commissione dell'Onu sul disarmo, pagato dall'Onu per lavorare per
l'Onu (di cui l'Iraq è tra i Paesi fondatori), passava le
informazioni raccolte dagli ispettori agli americani prima che
all'Onu. L'Iraq, scoperta la tresca, espulse perciò nell'estate del
1998 gli ispettori per manifesto spionaggio, Butler per ritorsione
tergiversò sui dati delle ispezioni ormai completate e pretese
nuove `verifiche' in loco e di persona: per la fine dell'anno l'Iraq
era così pronto, `chiavi in mano', per i bombardamenti del 16-19
dicembre. Conclusione: in gennaio, Scott Ritter, il capo degli
ispettori, si dimise per non poter più sostenere una simile
pantomima e in questi giorni è a Baghdad per spiegare inutilmente
che nel 2002 l'Iraq, essendo stato rivoltato come un calzino per
sette anni, non costituisce alcun «pericolo».



Premesso tutto questo, resta tuttavia il problema dell'inizio.
Facciamo saltare fuori questa benedetta superscusa? Bei tempi, si
direbbe, quando gli affondamenti del Maine e del Lusitania, Pearl
Harbor, l'«incidente» del Tonchino bastavano e avanzavano. Si
potrebbe sempre mungere la vacca dell'11 settembre, ma dopo la gaffe
delle letterine all'antrace autarchico, non è proprio il caso di
insistere.



Ma a salvare il grande «amico» e «alleato» mentre annega nel mare di
balle che ha messo in circolazione, giunge un esponente di quella
schiatta che, dopo aver dato al mondo santi, poeti e navigatori a
volontà, oggi più che altro sforna individui scalpitanti nella loro
smania di mostrarsi affidabili agli occhi di Sua Maestà.



Il bagnino si chiama Renzo Foa, direttore di «Liberal», che alcune
sere fa, intervistato da Rai 3 sulla possibilità/opportunità di un
attacco all'Iraq ha sostenuto che le democrazie fanno le guerre solo
per creare «condizioni migliori» per tutti rispetto a quelle che le
hanno precedute.

Non credo che, da quando mondo è mondo, le guerre, nell'intento di
chi le promuove, siano mai state fatte per «peggiorare» condizioni,
almeno le proprie. Quelle di chi viene attaccato invece sono sempre
peggiorate, in specie da quando si conduce in maniera programmatica
la guerra alle popolazioni civili, e questo Foa lo sa benissimo,
solo che propagandando la dottrina del «bombardamento terapeutico»
può affermare convinto al 100% che gli iracheni verranno bombardati
a fin di bene. Non preoccupatevi, non avete capito fischi per
fiaschi: "Vi bombardiamo per il vostro bene". Chi ha un minimo di
cognizioni di storia delle religioni non faticherà ad individuare il
marchio di fabbrica di simili assurde pretese. Che posseggono
l'inestimabile vantaggio di garantire la coscienza a posto anche
agli autori dei crimini più efferati.



A questo punto, con i ragionamenti alla Renzo Foa che se ne farà
l'Anglosionamerica delle decine di migliaia di inetti che si fanno
pagare profumatamente per non produrre uno straccio di scusa
credibile? I teologi del liberalismo made in Italy sono senz'altro
di categoria superiore e, particolare da non sottovalutare per chi
crede che business is business, davvero a buon mercato.

*****************

L'or noir de la Caspienne passera-t-il par l'Albanie?

di Fabian Morava du Klan
Traduit par Mandi Gueguen. Mis en forme par Amaël Cattaruzza.

Le Courrier des Balkans, jeudi 22 août 2002

http://www.terredescale.net/article.php3?id_article=178

Le projet américain de construire un oléoduc reliant Burgas en
Bulgarie à Vlora en Albanie pourrait changer la donne géopolitique
de la région. S'il se concrétisait, il serait un atout autant pour
les Etats-Unis, qui verraient s'accroître leur indépendance
énergétique face aux pays de l'OPEC, que pour cette région
balkanique qui prendrait une plus grande importance économique et
stratégique sur la scène internationale.
Des pétroliers américains devraient jeter l'ancre dans le port de
Vlora. Ce projet s'intègre en tous cas dans les perspectives
américaines de développements économiques et stratégiques de la
région. Il ne devrait toutefois pas être sans conséquence pour
l'Albanie.
Le jour où de grands pétroliers américains de 300 000 tonnes
jetteront l'ancre dans le port de Vlora n'est peut-être pas si loin.
Ainsi, dans les années à venir, ils traverseraient régulièrement la
Méditerranée, qui deviendrait de facto l'une des principales routes
pétrolières américaines. Chaque jour, 770 000 barils de pétrole
seraient remplis dans le port de Vlora. Ce pétrole en provenance de
la mer Caspienne s'acheminerait de Burgas (Bulgarie) à Vlora
(Albanie) dans un oléoduc de près de 900 km de long. Le contrat
passé avec la Corporation du pétrole AMBO (Abanian, Macedonian and
Bulgarian Oil) prévoit la construction de cet oléoduc d'une valeur
d'1.3 milliard de dollars. Trois Etats seraient donc concernés par
cette nouvelle route pétrolière : l'Albanie, la Macédoine et la
Bulgarie.
Les fondateurs d'AMBO sont tous des géants du
pétrole : "Chevron", "Texaco", "Exxon Mobil", "British
Petroleum", "Agip" et "Total Fina Elf". Ils devraient investir 450
millions de dollars et le reste du financement serait assuré par des
crédits contractés auprès d'EBRD, MIGA, IFC, OPIK et EKSIM. Le plan
américain paraît donc clair. Il s'inscrit dans une dynamique plus
large qui vise pour les Etats-Unis à s'assurer un accès direct au
pétrole brut sans plus dépendre du bon vouloir des pays arabes de
l'OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries).
Mais pourquoi les Etats-Unis ont-ils besoin d'une telle stratégie ?
La réponse est simple. Dans leur projet d'accéder à l'indépendance
énergétique, les Etats-Unis mettent la priorité sur les ressources
pétrolières et minières de la région Caspienne (principalement
Ouzbékistan, Kazakhstan et Kirghizistan). Actuellement, celle-ci ne
fournit que 14% du total de pétrole brut mondial. Or, cette quantité
pourrait au moins être doublée grâce à une technologie plus avancée.
Si les Etats-Unis réussissent à acheminer ce pétrole jusqu'à leur
territoire par le seul intermédiaire des concessions de ces quelques
républiques ex-soviétiques, ils pourraient devenir une puissance
totalement autonome en matière d'énergie.
Les Américains tireraient de ce projet de gros bénéfices. D'abord,
ils pourraient réduire leur déficit commercial annuel de 108
milliards de dollars, conséquence directe de l'augmentation des prix
du pétrole sur le marché mondial. Ensuite, ils diminueraient le coût
de toutes leur productions industrielles nationales, dont l'achat du
pétrole constitue une part considérable. Et enfin, ils
affaibliraient la position de l'OPEC, qui domine actuellement
l'économie internationale du pétrole brut.
Mais pourquoi le projet américain tente-t-il de promouvoir l'axe
Burgas-Vlora pour le transit du pétrole de la mer Caspienne, alors
que dans le même temps, les pays de l'Union Européenne investissent
dans l'itinéraire Constance (Roumanie)-Trieste en participant au
financement de deux pétroliers (dont un pétrolier russo-bulgaro-
grecque actuellement en construction à Alexandrie)?

Il y a plusieurs raisons à cela :
En premier lieu, les Etats-Unis veulent éviter le détroit de
Bosphore, qui ne peut être traversé que par des pétroliers dont le
poids n'excède pas 150 000 tonnes (et non par ceux de 300 000 tonnes
qu'ils utilisent). Ensuite, ils considèrent que le risque d'actions
terroristes reste non négligeable, car si les ponts construits sur
le détroit, fierté d'Istanbul, venaient à être détruits, il n'y
aurait plus aucun passage possible autant pour les pétroliers que
pour les sous-marins qui les escortent.
Enfin, la dernière raison, mais non la moindre, est le coût
relativement bas que représente la construction d'un oléoduc qui
traverserait les Etats balkaniques membres de la Corporation AMBO.
Le chemin de fer qui traverse la Bulgarie et la Macédoine est déjà
prêt. Il ne nécessite pas de frais supplémentaires pour son
électrification ou pour les transports de matériaux et d'individus.
De son côté, la partie albanaise considérée comme moins facilement
aménageable est très petite et les tarifs qui y sont en vigueur sont
très faibles. Avec le port de Vlora, l'Albanie offre de plus un
avantage important : ce port est le seul à être suffisamment profond
pour accueillir les gros porteurs américains, contrairement à ceux
de Durrës ou du Monténégro.
Toutefois, l'Albanie pourrait, elle aussi, tirer partie de cet
oléoduc qui pourrait être inauguré entre 2005 et 2010. Premièrement,
le pétrole arriverait directement des pays de la Caspienne à Tirana.
Son coût serait donc très bas, ce qui serait un atout pour
l'économie locale. Deuxièmement, l'Albanie obtiendrait probablement
des compensations pour avoir permis le transit du pétrole sur son
territoire. Enfin, cela ne ferait qu'accroître les intérêts
américains dans la région comme cela se vérifie déjà dans les
républiques d'Asie centrale. Dans ces pays de la mer Caspienne, les
Etats Unis ont établi troupes et bases militaires pour maintenir la
paix et ne pas entraver les nouvelles routes du pétrole. De telles
démarches préventives seraient une aubaine pour l'Albanie et les
pays membres de l'AMBO.
Elles permettraient à cette région d'amplifier son importance
stratégique sur la scène internationale. La présence de l'OTAN et
d'autres structures de défense et de prévention serait plus marquée
ce qui minimiserait l'éventualité de nouveaux conflits. Ainsi,
l'Albanie serait plus sûre et mieux contrôlée. Cette présence
internationale sur le sol albanais serait à la fois le privilège et
le prix à payer pour la concrétisation de ce projet qui placerait le
pays au cœur des grands axes pétroliers.

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Malgrado si riferisca ad un evento già archiviato, crediamo sia di
un certo interesse mettere al corrente i lettori di Ld'I di curiose
iniziative intraprese da veri e propri agenti provocatori...
dello "scontro di civiltà".
11/9: la marcia sulla moschea

di Miguel Martinez (www.kelebekler.com)

Per domani, 11 settembre, il Partito Radicale ha organizzato una
marcia sotto lo slogan "Siamo tutti americani". Il bello e' che
questa marcia si svolgera' davanti alla moschea di Roma e sara'
decorata da bandiere israeliane, americane e "islamiche": indagando
meglio su queste ultime, si scopre che si tratta delle bandiere,
vere o presunte, dell'Uygurstan, la regione dell'Asia Centrale che
rivendica l'autonomia dalla Cina.

La manifestazione sara' guidata da Massimo "Abdul Hadi" Palazzi, un
picaresco personaggio romano, ex-mormone, ex-seguace di Rajneesh, ex-
Bambino di Dio che si presenta oggi come "musulmano sionista". Ha
recentemente portato la sua solidarieta' ai coloni israeliani di
Hebron e si e' recato a New York al seguito di Sharon. Palazzi sara'
affiancato da alcuni personaggi ancora piu' strani: il colonello Ali
Hussen, ex-ambasciatore del dittatore Siad Barre presso la Santa
Sede che pare campi vendendo titoli nobiliari e "ministeri" di un
fantomatico "Regno d'Epiro" (almeno alcuni "titolati" scrivono di
aver ricevuto da lui tali onorificenze) e tali Massimo Pizza ed
Antonio d'Andrea, due strani individui che si vantano rumorosamente,
non si sa con quanta veridicita', di essere a capo di missioni ultra-
segrete per vari servizi in Somalia contro Bin Laden (fonte:
L'OPINIONE delle Libertà, Quotidiano diretto da Arturo Diaconale,
Venerdì 7 settembre 2002 - anno VII - numero 186).

La Questura di Roma e' intervenuta, comprensibilmente, per vietare
la sfilata, adducendo - come precisa lo stesso sito del Partito
Radicale www.radicali.it - le seguenti motivazioni:

che il Rettore della Moschea di Roma ha esternato la sua contrarietà
a che ogni manifestazione venga svolta presso quell'edificio
religioso, in particolare in quella data;
-che la modalità di svolgimento della manifestazione, con
l'esposizione di bandiere statunitensi e israeliane, sia pur
accompagnate da quelle dell'Islam, possono sembrare provocatorie
rispetto alla località prescelta;
-che la manifestazione, qualora autorizzata, potrebbe comportare
gravi problemi per l'ordine e la sicurezza pubblica, con turbative
con i membri stessi della Comunità islamica.

Ma il governo Berlusconi vigila sui diritti dei manifestanti anche
fuori da Genova. Il sito del Partito Radicale infatti si vanta:

"11 SETTEMBRE. MANIFESTAZIONE RADICALE ALLA MOSCHEA CON BANDIERE
USA. CAPEZZONE RINGRAZIA PISANU.

Dichiarazione di Daniele Capezzone, Segretario di Radicali italiani:

Roma, 10 settembre 2002

Desidero ringraziare il Ministro Pisanu, che, informato della
manifestazione in programma domani, e ben a conoscenza della
rigorosa tradizione nonviolenta delle iniziative radicali, ha
offerto un contributo decisivo al raggiungimento di una soluzione
ragionevole.

Confermo quindi che la manifestazione-conferenza stampa si terrà
regolarmente alle 11: per l'esattezza, in Via Anna Magnani,
all'angolo di Viale della Moschea."

Per fornire qualche informazioni in piu' su Massimo Palazzi, mi
permetto di allegarvi un brano che ho scritto tempo fa
sull'argomento: recandovi sul sito da cui traggo questo testo,
potete anche ammirare vario materiale fotografico, tra cui una foto
dell'incontro di Palazzi con Baruch Marzel, uno dei capi piu'
sanguinari dei coloni di Hebron, membro dichiarato del movimento del
terrorista Kahane:

http://www.kelebekler.com/occ/eno.htm

Il titolo "l'indiano buono" si riferisce alla necessita' che hanno
sempre i dominatori di crearsi uno Zio Tom ai loro servizi tra i
dominati.

Miguel Martinez

Un indiano buono
L'indiano buono esiste anche in Italia. Si chiama Massimo Palazzi,
ma preferisce farsi chiamare Maulana as-Shaykh ("Nostro Maestro il
Saggio") Abdul Hadi Palazzi. E' con questo titolo che il TG3 del 15
settembre ha presentato quello che il giornalista ha definito "il
leader dei musulmani italiani". Lo shaykh, con un simpatico accento
romano, ha denunciato "terroristi" e "complici dei terroristi" in
tutto il mondo islamico.

Nel febbraio del 2001, il presidente d'Israele, Moshe Katsav, ha
ricevuto il Palazzi, definito "segretario dell'Associazione dei
musulmani italiani e anche condirettore dell'Islam-Israel Fellowship
of the Root and Branch Association," un'associazione che - come
chiarisce il nome - sostiene che gli ebrei sono la radice, gli altri
tutt'al più rami. Palazzi era il principale relatore a un convegno
organizzato in piena Intifada per sostenere l'esclusiva proprietà
ebraica su Gerusalemme.

Non era la prima volta. Già nel luglio del 1996 il ministero di
giustizia d'Israele aveva organizzato un convegno sul
tema 'Gerusalemme: Città di legge e giustizia.' Tra i relatori,
informa il Jerusalem Post, "il Prof. Abdul Hadi Palazzi, direttore
dell'Istituto Islamico di Roma," che sostenne che l'islam non ha
alcuna obiezione alla sovranità ebraica sui luoghi santi della città
di Gerusalemme, e affermٍ che la maggioranza dei "chierici" musulmani=

in Italia era d'accordo con lui. La notizia ha subito fatto il giro
del circuito dei fanatici protestanti americani, per cui il trionfo
militare dello Stato d'Israele è il segno che permetterà a Gesù di
sbaragliare i nemici di Dio (e dell'America) ad Armageddon. Su
Twentieth Century Watch (sett.-ott. 1996), il Palazzi (diventato
un "chierico islamico altamente rispettato") si è trasformato
infatti in un improbabile segno apocalittico vivente.

Se poi apriamo il sito dei coloni religiosi di Hebron - fanatici
armati, quasi tutti provenienti dagli Stati Uniti, che hanno spesso
e volentieri fatto strage dei loro vicini palestinesi - scopriamo
che il nostro indiano buono frequenta alcuni dei peggiori cacciatori
d'indiani del West: infatti si fa fotografare fieramente a fianco
dei terroristi di destra.

Palazzi ne ha fatta davvero di strada da quando lavorava presso
l'ambasciata della Repubblica Islamica dell'Iran a Roma; o da quando
la sua piccola rivista Comunità Islamica metteva regolarmente in
prima pagina lo stesso appello:

"Nessun musulmano potrà mai accettare che anche solo una zolla di
TERRA SANTA formi oggetto di mercanteggiamento e sia venduta a prezo
vile e che sia riconosciuta la legittimitità della presenza sionista
in Palestina."

In realtà, Massimo Palazzi ha sempre fatto strada. A quindici anni
era un 'anziano' dei mormoni. Passò a frequentare ambienti
dell'estrema destra evoliana, per poi entrare nel culto dei Bambini
di Dio e nel gruppo di Rajneesh, prima di diventare musulmano. In
ambito islamico, Palazzi è stato criticato anche per la sua adesione
alla Massoneria, ma qui bisogna spezzare una lancia in sua difesa -
anche secondo i suoi più accesi critici, non avrebbe mai superato il
grado di "Maestro Perfetto" essendo addetto semplicemente alla
riscossione delle quote in una piccola loggia romana.

Palazzi raggiunse una certa notorietà quando alcuni militanti di
Rifondazione Comunista scovarono su una sua fanzine un articolo che
sosteneva la falsità dei Diari di Anna Frank. Durante la campagna
elettorale che agli inizi degli anni Novanta contrappose Rutelli a
sinistra e Fini e a destra per il posto di sindaco di Roma, Palazzi
ha partecipato fino alle ultime settimane alla campagna per Rutelli,
per poi lanciarsi nel sostegno al suo avversario, dopo aver scoperto
che la destra aveva qualche possibilità di vincere ma nessuno che si
occupasse della questione dell'immigrazione.

Rimane ancora perٍ da soddisfare una curiosità: di che cosa sarebbe
docente il "Prof. Palazzi"?
Da un articolo carico di elogi pubblicato sul Jerusalem Post
apprendiamo che Palazzi "insegna all'Istituto di studi antropologici
di Roma, ed è stato docente di storia delle religioni all'università
di Velletri". Certo, Internet non è infallibile, ma da una una
ricerca su Google per il primo, compare solo una scuola di danza,
mentre a Velletri si trova unicamente il corso di Enologia
dell'Università della Tuscia, una specializzazione quantomeno
curiosa per un musulmano.
In un certo senso, possiamo dire che Palazzi rappresenta solo se
stesso e la propria faccia tosta. In un altro, più profondo,
possiamo dire che Palazzi rappresenta i valori fondanti del Terzo
Millennio.

***

Il giorno dopo... una ventina di esponenti radicali, assieme
al "musulmano buono", il romano Massimo "Abdul Hadi" Palazzi, ha
celebrato l'11 settembre nelle immediate vicinanze della moschea di
Roma, agitando bandiere israeliane e americane.
La provocazione ricorda da vicino le marce degli unionisti
attraverso i quartieri cattolici che insanguinano regolarmente il
mese d'agosto nell'Irlanda del Nord.

Ora, e' interessante notare che se si va sui siti web degli
unionisti, troverete che queste marce vengono presentate
come "sfilate per celebrare la liberta' religiosa e la democrazia" e
che "rispettano pienamente la fede dei cattolici".

Giustificazioni di un'ipocrisia infame, certamente: ma - come
vedrete - identiche a quelle presentate dai radicali.

Non solo: quando la polizia cerca di far cambiare il percorso ai
manifestanti protestanti che cercano di attraversare i quartieri
cattolici, gli unionisti gridano regolarmente alla persecuzione.

Ieri e' successa la stessa cosa: la manifestazione di ieri si e'
svolta in una zona di Roma in cui l'unico edificio - oltre a qualche
impianto sportivo - e' la moschea. Se avessero voluto comunicare un
messaggio ai cittadini romani, i radicali avrebbero dovuto quindi
fare la loro manifestazione in tutt'altra zona. Eppure dalla
rassegna stampa che segue, emerge che "a Roma e' vietato manifestare
a favore degli Stati Uniti".

Per par condicio, vediamo se adesso i radicali organizzeranno una
manifestazione a sostegno della Palestina, magari con bandiere di
Hamas, davanti alla Sinagoga di Roma.

Miguel Martinez

http://www.kelebekler.com

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LA STORIA CHE NON RACCONTANO

Torna - avviene, ogni tanto - il fantasma rimosso ma ...

Corriere della sera 28 settembre 2002

Torna - avviene, ogni tanto - il fantasma rimosso ma implacabile di
Dresda. Di quella che fu la scintillante Residenzstadt dei Principi
Elettori di Sassonia si è parlato molto, di questi tempi, per un
incrocio di circostanze. Innanzitutto, l'alluvione che ha gonfiato
l'Elba, sino a sommergere gli storici palazzi, ancora in faticosa e
parziale ricostruzione.
Ma ha contato forse anche il fatto che tra i 25 commentatissimi
capolavori di casa Agnelli, due erano celebri vedute della Dresda
perduta per sempre di Bernardo Bellotto. Il dibattito, poi, sulle
due inedite figure del diritto internazionale imposte da Bush
(gli «stati canaglia» e la conseguente necessità di «guerre
preventive»), ha portato qualcuno a rievocare ciò che gli americani,
ancora una volta in unione con gli inglesi, perpetrarono in un altro
bombardamento, nell'ultimo giorno del carnevale del 1945. Infine, la
Germania stessa, prendendo per la prima volta le distanze dagli Usa,
sembra volere rifare i conti con il passato, uscendo dalla parte di
chi è solo carnefice e chiedendosi se, per caso, non sia stata in
qualche modo anche vittima. Comunque sia, è un'attenzione rinnovata
che ha portato pure a una serie di lettere a questo giornale.
Alcuni, tra i lettori, mostravano di non possedere informazioni
precise, ma solo il sentore che, nella capitale sassone, fosse
avvenuto qualcosa di terribile, molto al di là delle atrocità che
pur contrassegnano ogni guerra. In effetti, gli storici, che hanno
ormai accesso anche agli archivi degli Alleati, sembrano concordi
sul fatto che quello di Dresda fu il bombardamento più sanguinoso,
più perverso, più inutile della storia.
Più sanguinoso : a causa del caotico afflusso di profughi, in fuga
davanti
all'avanzata russa, una cifra precisa dei morti non potrà mai essere
stabilita. I cadaveri furono bruciati (a decine di migliaia,
ammassati dalle ruspe, senza alcuna possibilità di riconoscimento)
sopra pire improvvisate
con rotaie ferroviarie. C'è comunque accordo sul fatto che le
vittime, in una sola notte, non furono meno di duecentomila, mentre
l'atomica di Hiroshima ne uccise, al primo colpo, «soltanto»
settantamila e Berlino, martellata per cinque anni, ebbe in tutto -
pare - cinquantamila vittime.
Più perverso : gli strateghi americani e inglesi predisposero
minuziosamente modi e tempi del bombardamento, così da uccidere il
maggior numero di civili (non c'erano quasi soldati tedeschi né
difese antiaeree, a Dresda), non dando scampo neppure a chi era nei
rifugi. Si studiò, poi, il sistema per sterminare anche i
soccorritori e per eliminare, come tocco finale, chi, per caso,
fosse scampato. Perversa fu la scelta stessa dell'obiettivo da
incenerire: la Firenze del Nord, forse il più prezioso - e ancora
intatto - scrigno europeo di arte medievale, barocca, rococò. Si
ripeté, cioè, inscala maggiore, il crimine anche culturale del 15
febbraio 1944, con la distruzione «a freddo» dell'abbazia di
Montecassino che gli stessi tedeschi si erano rifiutati di
fortificare per non esporre a pericoli quel vertice della
spiritualità e dell'arte cristiane.
Più inutile : in quel febbraio del 1945, il Reich agonizzava, a due
mesi dalla fine. Gli Alleati erano al Reno, i Sovietici in Prussia,
Hitler già si era murato nel bunker berlinese. Ancora pochi giorni e
i Russi sarebberoentrati in una Dresda affollata da una turba
disperata di vecchi, donne,bambini, fiduciosi di essere protetti
dalla bellezza della città. Malgrado ogni ipotesi e dietrologia,
ancor oggi non si trova spiegazione possibile per quello che fu
voluto lucidamente come il maggior massacro della storia, ma che
nessuna ragione militare giustificava.
Se neppure l'apertura degli archivi militari ci ha rivelato
il «perché», conosciamo ormai bene il «come» di un'apocalisse
programmata in sei atti. Il primo atto fu alle 22 del 13 febbraio,
con le squadriglie dell'avanguardia, incaricate di inquadrare l'area
dell'olocausto con speciali bombe luminose: contro ogni convenzione
e umanità, è il centro sovraffollato che si voleva polverizzare,
senza sprecare colpi su fabbriche o aree ferroviarie. Il secondo
atto vide in azione un'ondata di quadrimotori che sganciò ordigni
dirompenti, per sbriciolare i vetri e scoperchiare i fragili tetti
in legno della città antica, così da creare correnti d'aria e
facilitare il lavoro delle bombe incendiare. Queste - nella misura
di ben seicentomila, scaricate da 400 aerei - furono le protagoniste
del terzo atto.
A quel punto, Dresda non era che un mare di fiamme, l'operazione
sembrava conclusa. In realtà, i pianificatori anglosassoni avevano
deciso che questo non bastava: bisognava uccidere anche le turbe
ammassate nei rifugi sotterranei e massacrare quanto restava di
infermieri e pompieri in quella regione della Germania. Ci fu,
dunque, un quarto atto, alcune ore dopo. Mentre già fervevano i
soccorsi, sul cielo di Dresda apparvero altre centinaia di
bombardieri con un compito davvero diabolico: come si era scoperto
colpendo Amburgo, stendere un tappeto di esplosivo su una città già
in fiamme provocava il Fire Storm, una spaventosa «tempesta di
fuoco», con venti a duecento all'ora e temperature fino a mille
gradi. Le correnti d'aria arroventate causavano una tale saturazione
di gas tossici da provocare la morte anche di coloro che erano nei
rifugi più sicuri.
E così avvenne. Ma se per caso, malgrado tutto, ci fosse stato
qualche
superstite alla «tempesta» ? Americani e inglesi avevano dunque
previsto un quinto atto, che completasse la «pulizia etnica»: quando
il sole era già sorto, e da Dresda si levava una colonna di fumo
visibile a 150 chilometri, giunse un'altra ondata, questa volta di
cacciabombardieri americani, incaricati di mitragliare qualunque
cosa si muovesse ancora sulle strade. Ma non era finita: per
convincere davvero che per nessuno, solo in quanto tedesco, c'era
scampo, la notte seguente (fu il sesto atto) fu sottoposta a
bombardamento a tappeto Chemnitz, la città più vicina, dove qualche
scampato era riuscito a rifugiarsi, grazie a una ferrovia che ancora
funzionava.
Come giudicarono, concordi, inglesi e americani, Arthur Harris, il
maresciallo dell'aria responsabile dell' operazione-Dresda , aveva
ben meritato il titolo di Sir che gli fu solennemente conferito.
Poco più di un anno dopo, tutti, assieme agli uomini di Stalin,
sedevano a Norimberga per giudicare i tedeschi - ed essi soli -
per «crimini contro l'umanità».




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PALESTINA NELLA BUFERA


Per Mordechai Vanunu

(da Luisa Morgantini a Associazione per la Pace")

I Comitati per la Libertà di Vanunu hanno indetto una giornata
internazionale per chiedere il rilascio immediato dal carcere del
ricercatore nucleare israeliano Mordechai Vanunu.
Il 30 settembre è il sedicesimo anniversario del suo sequestro
avvenuto a Roma.
Vanunu, che lavorava a Dimona, impianto nucleare nel deserto di
Negev, fece delle rivelazioni al London Sunday Times nel 1986 come
atto di coscienza, circa l'arsenale nucleare tenuto segreto dai
governi israeliani.
I promotori della campagna internazionale per liberare Vanunu
chiedono
a tutti di manifestare con striscioni e cartelli davanti alle
ambasciate israeliane, i consolati e altri luoghi in tutti i paesi
del mondo, chiedendo l'abolizione del nucleare e il rilascio di
Mordechai.
Come associazione per la Pace, qualche anno fa avevamo lanciato un
comitato per la Libertà di Vanunu, il comitato si è spento, vi
allego comunque il testo che avevamo usato per la campagna con
indicazioni anche sul che fare.
Puo' essere ancora utile.
Vi pregherei di farmi sapere se vi saranno iniziative il 30
settembre o disponibilità per rilanciare la campagna. Se volete
mettervi in contatto con i promotori internazionali e comunicare le
iniziative
campaign@...
o con freevanunu@...
http://www/nonviolence.org/vanunu
http://www.nonviolence.org/vanunu/w02vigils.html

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Pilger: "la lobby filo-israeliana intimidisce i giornalisti"
Perche' il mio film e' sotto accusa

John Pilger
The Guardian, Monday September 23, 2002


La lobby filo-israeliana intimidisce i giornalisti per assicurarsi
che la "copertura" da parte dei media rimanga a suo favore. Una
minaccia mai vista prima alla liberta' di espressione e'emersa la
settimana scorsa nei media britannici. Essa e' stata scatenata dal
mio documentario, "La Palestina e' ancora l'argomento", sulla ITV.
Il film raccontava una verita' basilare che viene nascosta di
routine, e persino soppressa - cioe' che il popolo palestinese e'
vittima di una ingiustizia storica e finche' non sara' messa fine
alla brutale ed illegale occupazione israeliana, non potra' esservi
pace per nessuno, Israele incluso.
In gran parte del film la gente, sia palestinesi che israeliani,
racconta le sue testimonianze. Cio' che e' insolito e' che il film
mostra senza veli le umiliazioni quotidiane e la repressione
culturale subite dai palestinesi, inclusa una sequenza che mostra
gli escrementi lasciati dai soldati israeliani in una stanza di
disegni di bambini. Il film e' accurato, obiettivo e giusto.
L'intervista piu' lunga e' con un portavoce del governo israeliano.
Ogni parola e' stata minuziosamente esaminata per garantirne
l'accuratezza legale e per assicurarci di rispettare in pieno le
regole del Broadcasting Act.
Il nostro consigliere storico, il professor Ilan Pappe', e' un
rinomato storico israeliano. Egli ha scritto che il documentario
e' "integro nella sua descrizione storica e pungente nel suo
messaggio". Cio' non ha impedito al direttore della Carlton
Television, Michael Green, un supporter delle politiche israeliane,
di denigrare il programma nello "Jewish Chronicle",
dichiarandolo "inaccurato", "storicamente non corretto" e "una
tragedia per Israele".
Nessuna di queste accuse e', ne' potra' essere, dimostrata. Il
professor Pappe' ha definito l'attacco "un tentativo di
delegittimare ogni critica a Israele".
Cio' che e' piu' sorprendente e' il fatto che Green, in realta', ha
visto il film prima che esso fosse trasmesso e non ha allertato
nessuno dei produttori del programma, aspettando prima che la Jewish
Board of Deputies, gli Amici Conservatori di Israele e l'ambasciata
israeliana esprimessero il loro "oltraggio" per un film trasmesso ad
un'ora in cui gran parte della gente era a letto.
Green e questa gente adesso chiede un film "pro-Israele". Questo che
significa? Il mio film non era pro-palestinesi, era pro-giustizia.
Molti degli intervistati erano israeliani, incluso un veterano padre
di una ragazza perita in un attentato. Tutti gli intervistati
sottolineano la falsita' della pretesa sionista secondo cui ogni
critica ad Israele e' segno di anti-semitismo, un'affermazione che
e' un insulto per tutti coloro, ebrei e non, che rifiutano le azioni
di Sharon e dei suoi pari.
In questo caso cosa significa "bilanciamento"? Un film che sia
approvato dalla lobby ebraica? Questa lobby sta attualmente
orchestrando una campagna e-mail contro il mio film; una curiosita':
gran parte delle e-mail arrivano dall'America, dove, in realta', il
film non e' stato trasmesso.
Al centro di tutto cio' vi e' il mancato riconoscimento di quanto,
in realta', i media britannici siano sbilanciati a favore di
Israele. Bisogna dare atto all'ITV di aver avuto coraggio a
trasmettere il mio film. La BBC non avrebbe mai osato incorrere
nelle ire della piu' influente lobby del paese, come Tim Llewellyn,
corrispondente della BBC dal Medioriente per molti anni, ha
sottolineato in una lettera scritta oggi sul Guardian.
Tim accusa la BBC di "continuare a tradire" il suo dovere di
servizio pubblico evitando di spiegare "la vera natura del disastro
[dell'occupazione] e la terribile responsabilita' di Israele in
tutto cio' ".
Questo bilanciamento generale e' stato verificato da un importante
studio riguardo a copertura delle notizie dal Medioriente in
elevisione, condotto lo scorso maggio dal Glasgow University Media
Group.
Le conclusioni dovrebbero far vergognare i direttori dei media. La
ricerca ostra che il pubblico non conosce le cause e l'origine del
conflitto a causa delle omissioni dei media. Gli spettatori non
vengono a conoscenza del fatto che i palestinesi sono vittime di una
occupazione militare illegale. Il termine "territori occupati" viene
sottaciuto. Solo il 9% dei giovani intervistati sapevano che gli
israeliani sono sia gli occupanti che i coloni illegali.
L'uso selettivo del linguaggio e' terrificante, spiega lo studio.
Termini come "assassinio", "atrocita' " e "terrorismo" sono usati
esclusivamente in relazione alle morti di israeliani. Lo scopo per
il quale i giornalisti assumono la prospettiva israeliana, dice il
professor Greg Philo, "puo' essere ben chiaro se le frasi vengono
invertite ... Non troviamo mai nessuna notizia che ci dica che "Gli
attacchi palestinesi sono la risposta per l'assassinio di coloro
che resistono contro l'illegale occupazione israeliana".
Da anni i giornalisti soffrono a causa delle mail di odio inviate
dai sionisti e delle pressioni di "regolari chiamate da parte delle
ambasciate israeliane" agli editori. Cio' puo' prendere delle forme
sottili: la pressione viene esercitata, ad esempio, sui
corrispondenti da Gerusalemme, i quali devono dare le notizie
secondo gli interessi di cio' che gli viene detto sia "equilibrato",
ma questo e', in effetti, una censura per omissione.
Se Michael Green ed i suoi vocianti amici riusciranno ad intimidire
l'ITV e la Commissione Televisiva Indipendente, la liberta' dei
direttori TV di essere qualcosa in piu' di semplici veicoli
della "verita' ufficiale" sara' distrutta, come pure la possibilita'
di offrire agli ascoltatori una vera diversita' di prospettiva e di
far loro conoscere fatti che vengono solitamente tenuti nascosti.
Non importa quanto grandi, forti e potenti siano le corporazioni dei
media: i giornalisti ed i direttori dei media hanno il dovere di
resistere per l'interesse di quel pubblico che dovrebbero servire.
www.johnpilger.com
traduzione a cura di www.arabcomint.com

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GAZA, LA "GRANDE AUSCHWITZ"

di Israel Shamir

dal libro "Carri armati e ulivi della Palestina – Il fragore del
silenzio" – Euro 15,00 - Editrice C.T.R., Via S. Pietro 36 51100
Pistoia – Tel. 0573 976124 – Fax 0573 366725 – E-mail:
info@...

"Non c'è bisogno di ammazzare un milione di persone, ammazzia­mo i
migliori, e gli altri si sottometteranno tutti".

"A nessuno è permesso di entrare nella striscia di Gaza o di
uscirne. È circon­data da filo spinato, i cancelli sono chiusi e
anche se si è in possesso dei docu­menti richiesti non si può
visitare il più grande carcere di massima sicurezza del pianeta,
residenza di più di un milione di palestinesi. L'esercito israeliano
che una volta era una rinomata forza combattente, è ormai diventato
soltanto un corpo di guardie carcerarie. Le tattiche dello Tsahal
furono formulate già negli anni Trenta, "Non c'è bisogno di
ammazzare un milione di persone, ammazzia­mo i migliori, e gli altri
si sottometteranno tutti". Questo metodo lo applicarono per primi
gli inglesi con l'aiuto dei loro amici ebrei durante la sollevazione
pale­stinese del 1936. Da allora migliaia dei migliori figli e figlie
di questa terra, l'élite potenziale dei palestinesi, sono stati
sterminati. Ancora una volta l'esercito isra­eliano viene usato per
mettere in atto questo piano, "per tenere a bada gli indige­ni
inquieti" uccidendo d'abitudine i potenziali ribelli.

Gli israeliani hanno un facile compito. Loro possiedono l'esercito
più forte del Medio Oriente. Sono una delle massime potenze
nucleari, hanno a loro disposi­zione tutte le armi del mondo mentre i
palestinesi imprigionati nei territori han­no soltanto le pietre e
qualche arma leggera. Recentemente gli israeliani hanno intercettato
un battello carico di armi che stava dirigendosi verso Gaza.
L'eserci­to ha subito proclamato una grande vittoria ma ha
espresso "preoccupazione". Hanno certamente ragione di preoccuparsi.
Dal 1973, l'esercito israeliano ha avuto poco da preoccuparsi che i
palestinesi fossero in grado di sparare contro di loro. I soldati
israeliani si erano abituati ad un lavoro abbastanza semplice:
preferiva­no sparare su bambini inermi.

Ma Gaza è una realtà diversa che ricorda i pianeti-prigione dei film
di serie B. La recinzione in filo spinato protegge il segreto, la
volontà indomabile del suo popolo. È come uno studio nel quale si
sta allestendo un film di serie B, ma i suoi uomini e le sue donne
sono di prima grandezza."

Nota – Tsahal, le "Forze Israeliane di Difesa". Per molti versi, il
più forte esercito del mondo, conta attualmente su 600.000 soldati,
2.800 carri armati e 700 aerei da combattimento. Ogni anno riceve
1,8 milioni di dollari in aiuti militari dagli Stati Uniti,
aumentati di un terzo dopo l'11 settembre.

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AGORA'


Alcuni lettori ci hanno scritto sui temi sollevati da alcuni
articoli recentemente diffusi da Ld'I. Pubblicando le lettere
ricevute (ma garantendo l'anonimato sull'identità dei mittenti!) e
le relative repliche, inauguriamo uno spazio di dibattito che
crediamo utile nell'era del "Porta a Porta universale".

Sull'articolo di John Kleeves, Salvate il Soldato Ryan, Supplemento
al n. 11 del 30 agosto 2002

1) Re: speciale "Soldato Ryan"

Ma e' vero che lo sbarco in Normandia fu quasi ininfluente
sull'andamento del conflitto: per compierlo attesero che l'esercito
tedesco fosse prima stato sfasciato dai russi; attesero cioè che la
guerra fosse già stata vinta da qualcun altro. Poi con tale sbarco
andarono a raccogliere almeno qualche briciola (il piatto forte del
pranzo lo aveva divorato la Russia, che era giunta all'Elba)? A me
non sembra, ma saro' grato di una precisazione al riguardo.
GVP

E' vero che lo sbarco in Normandia fu quasi ininfluente sull'esito
della WWII in Europa? Certo e per rendersene conto basta ragionare:
al momento della resa della Germania la Russia aveva preso Polonia,
Germania orientale, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria ed
altro, ed era in Austria e Yugoslavia: gli USA e GB volevano ciò?
Certo che no: avessero potuto lo avrebbero impedito: perchè non lo
impedirono? Perchè l'unico modo era arrivare in quei Paesi prima dei
russi e per questo avrebbero dovuto sbarcare in Europa nei Balcani
per tagliare la strada ai russi, come in effetti spinse molto
Churchill ma gli USA si opposero sempre con pretesti, perché
sapevano di non essere in grado di affrontare l'Esercito tedesco.
Dopo la resa tedesca a Stalingrado ( 2 febbraio 1943 ) era certo che
i russi avrebbero cominciato ad avanzare verso occidente ma invece
che seguire gli inviti di Churchill anche pressanti gli USA
organizzarono solo lo sbarco in Sicilia ( 10 luglio 1943 ) perché -
se proprio andava tutto male e i russi arrivavano a Lisbona -
avrebbero almeno avuto la penisola italiana come appoggio ( come
avrebbero fatto con la Corea dopo la perdita della Cina nel 1949 ).
Gli USA si decisero allo sbarco in Normandia ( 6 giugno 1944 )
perché l'Esercito tedesco era logorato, aveva perso quasi tutte le
divisioni di prima scelta, era tutto impegnato dai russi ed era
l'ultima possibilità per tenere almeno la Francia e forse un po' di
Germania; da notare nonostante tutto che gli USA corsero il rischio
di essere ributtati a mare con la controffensiva delle Ardenne: solo
qualche mese prima, con l'esercito tedesco appena un po' più in
forma, gli americani sarebbero stati maciullati: Marshall aveva
visto giusto a non volere andare nei Balcani e a non volere sbarcare
prima in Europa settentrionale, ma appunto gli USA non poterono
raccogliere che le briciole.
Ciò è evidente, ma se è così perchè molti non lo sanno? Perchè in
Italia impera la retorica degli USA, che dice che loro hanno fatto
tutto e vinto tutto nella WWII. Inoltre, molti le loro idee sulla
WWII se le sono fatte coi film di Hollywood, che è una filmografia
di propaganda.
John Kleeves.

2) "Soldato Ryan" o disinformazia?

E' sicuramente un articolo molto interessante; tuttavia le
affermazioni sul "tipo" di filmografia Hollywoodiana, sono
quantomeno sorprendenti, visto che essa si comporta esattamente come
un'industria che sforna un po' di tutto: fiction, educational,
entertain, musical etc. etc. ivi compresa la propaganda di guerra.



Niente a che vedere, per esempio, con il cinema italiano, dove
assistiamo alle performance di qualche innegabile artista (non di
rado politicizzato), che una volta cimentatosi in due o tre opere
s'inaridisce, ed è buono solo per i salotti dei VIP ed i gossip dei
mass-media.

Come "educational", probabilmente, si possono catalogare i serials
di poliziotti che perseguendo il crimine e portandolo di fronte alla
magistratura, danno indicazioni (specialmente agli immigrati, ed
ai "nuovi" americani) di come funziona l'apparato giudiziario USA.

Un celebre film di propaganda di guerra, che i critici europei ed i
menestrelli di regime continuano ad osannare come un'opera d'arte, è
sicuramente «Casablanca». Solo un selezionatissimo cast di valenti
attori regge la storia assai debole, mentre non mancano le
costruzioni caricaturali dei personaggi tedeschi e francesi.

Eppure… «Che capolavoro!» affermano i sedicenti esperti.

Quello che passò alla storia come "la caccia alle streghe", citato
nell'articolo, fu sicuramente un capitolo vergognoso. Si videro
moltissimi "eroi" di celluloide che d'eroico non avevano nulla,
mentre ben assimilavano la lezione di Jago, servo di Otello il Moro
di Venezia. E l'affermazione: «…a tutt'oggi ogni film esce da
Hollywood con l'imprimatur dell'USIA, che oltre ad esercitare una
censura spesso carica tali prodotti con valenze propagandistiche di
sua creazione (l'USIA - che non si occupa solo di Hollywood -
attualmente può contare su circa 30.000 dipendenti fissi, sparsi in
più di 120 paesi» lascia alquanto perplessi, vista la sproporzione
di mezzi che verrebbero messi in campo (la FIAT ha quasi gli stessi
dipendenti) per controllare all'incirca un migliaio d'attori
professionisti e qualche centinaio tra sceneggiatori e registi.

Altra affermazione che lascia sconcertati è questa: «…Figuriamoci se
un tale elemento poteva essere arruolato come ufficiale fra gli
assaltatori, che erano invece scelti fra i semi delinquenti.» Si
tratta di una fanfaluca dura a morire. Dei primi Arditi italiani che
operarono sul Monte Grappa nel 1917 si diceva la stessa cosa. Oggi
le Forze Armate italiane hanno due reparti di questo tipo: i
Sabotatori del btg. d'assalto "Col Moschin" (in memoria della
località che li vide per la prima volta operare sul Monte Grappa;
btg. al quale, negli anni '80, la città di Vicenza offrì la bandiera
di combattimento) inserito nella Brigata Paracadutisti "folgore", e
gli Incursori del gruppo "Teseo Tesei" della Marina Militare. In
tutto circa 500 uomini che, unici in tutte le Forze Armate italiane,
possono definirsi soldati di professione tecnicamente addestrati e
appropriatamente armati. Gli USA, tra Seal di marina, Delta Force
dell'aeronautica e Ranger dell'esercito, possono mettere in campo
circa 100.000 unità. Tutti scelti fra i semi delinquenti? Boh! Ma
dove la questione non regge è nel fatto che Hollywood è
perfettamente in grado di creare dei miti. Questa è una capacità che
tutti sono pronti a riconoscergli. Perché dunque ricorrere a semi
delinquenti da arruolare nelle truppe d'assalto, quando è più
semplice creare il mito della "professione delle armi"?

L'autore scopre il fianco ad una chiara accusa di "disinformazia",
dove testualmente scrive: «Oltretutto il P51 non era affatto
un "cacciacarri" come definito nei dialoghi; gli americani non
disponevano di tale tipo di aereo, che avrebbe dovuto essere del
tipo a tuffo (come gli Stuka tedeschi ed i PL2 russi) visti gli
ordigni trasportabili al tempo. Il P51 era semplicemente un caccia,
particolarmente adatto per eseguire mitragliamenti al suolo in volo
radente di bersagli non corazzati; veniva infatti impiegato in coda
ai bombardieri strategici per mitragliare le persone che fuggivano
all'aperto e non era sicuramente in grado di distruggere un carro
armato.» critica assolutamente parziale, comunque addomesticata; ma
che gli consente di fare l'accusa sull'uso dell'arma aerea contro i
civili. Infatti, qui Jhon Kleeves da' chiaramente da intendere di
non essere uno sprovveduto in materia aeronautica, distingue gli
aerei e li compara con quelli di altre nazioni belligeranti, e
volutamente nega che gli USA fossero provvisti di "cacciacarri".
Essi disponevano, al contrario, per tale ruolo del cacciabombardiere
P.47 "Thunderbolt". Più di una mistificazione dunque, si tratta di
un errore di sceneggiatura che ha consentito l'impiego di una
macchina al posto di un'altra.

La "disinformazia" è dunque materializzata nel criminalizzare l'uso –
peraltro innegabile - che gli USA fanno della loro arma aerea. Ma
uno che dimostra di masticare questioni aeronautiche dovrebbe ben
sapere che furono gli italiani i primi ad inventare il bombardamento
aereo, nel 1912 in Libia, nel corso della guerra italo-turca. Furono
poi i tedeschi ad inventare il bombardamento "a tappeto", a
Guernica, nel corso della guerra civile spagnola (1936-1939).
Lezione che appresero ed applicarono anche gli inglesi sulla
Germania nazista, e prima di loro i giapponesi, nel 1938, a Shangai
in Cina. La questione, per quanto aberrante è che chi ha un'arma la
usa. Ma la "disinformazia" di Jhon Kleeves tende ad accreditare che
i "cattivi" stanno solo da una parte.

La "disinformazia" prosegue poi con: «…e per ciò lo sbarco in
Normandia (6 Giugno 1944. Ndr) fu quasi ininfluente sull'andamento
del conflitto: per compierlo attesero che l'esercito tedesco fosse
prima stato sfasciato dai russi; attesero cioè che la guerra fosse
già stata vinta da qualcun altro. Poi con tale sbarco andarono a
raccogliere almeno qualche briciola (il piatto forte del pranzo lo
aveva divorato la Russia, che era giunta all'Elba…». Intanto non va'
dimenticato che i russi poterono quello che fecero, perché furono
armati dagli americani sin dal 1941. Poi, i russi arrivarono
all'Oder (ben lontano dall'Elba) solamente il 30 Marzo 1945,
conquistando – tra l'altro – Danzica. Ancora il 16 Aprile 1945 le
forze sovietiche erano attestate lungo la linea dei fiumi Oder-
Neisse, poi divenuto il confine orientale della Germania dell'est.
Quanto all'Elba, ancora oggi si discute se fosse saggia la decisione
di Eisenhower di fermarsi all'Elba anziché avanzare verso Berlino,
come fecero i sovietici. Ma nell'Aprile 1945, non nel Giugno 1944!

Tom Hanks, Shirley Temple, Ronald Reagan, e Clint Eastwood attori
di "regime"?

Solo quattro sulle migliaia e migliaia d'attori che hanno lavorato a
Hollywood in oltre 80 anni d'attività?

Ma in verità tali attori ci sono sempre stati: Luisa Ferida e
Osvaldo Valenti furono fucilati dai partigiani nel 1945, perché
identificati come criminali fascisti. Ai giorni nostri il regista
Gillo Pontecorvo ed il defunto attore Gianmaria Volonté sono stati
dichiaratamente comunisti e lavoravano solamente in pellicole in un
certo taglio. Dunque… che c'è di nuovo sotto il sole?

Vero è che gli attori si sono sempre prestati a far da "marionetta"
ad autori di regime, e qualcuno è anche riuscito a sopravvivere al
regime stesso. Si pensi agli attori Vittorio de Sica, Gino Cervi e
Amedeo Nazzari, o al regista Roberto Rossellini, che pur trovando
notorietà in epoca fascista, sono tuttavia riusciti a passare
indenni in ambiente "democratico".

Insomma, concludendo: l'articolo è molto buono, ma presta il fianco
(a mio parere) all'accusa di "Disinformazia". Tale definizione (se
non erro) era quella che davano ai servizi di contro informazione, i
comunisti sovietici.

Jhon Kleeves che si sofferma a giustificare e compatire gli incerti,
coloro che rifiutano di andare incontro al nemico, non fa nessuna
menzione sulla conclusione del film, quando l'ex soldato Ryan,
assieme alla sua famiglia, va' in visita al cimitero di guerra, e
piange sulla tomba di coloro che con il loro sacrificio gli hanno
preservato la vita. Qui, con le lacrime agli occhi Ryan chiede alla
moglie: «Sono stato un uomo?», intendendo con ciò: il sacrificio di
questi miei commilitoni è valso la mia vita? E la moglie
accarezzandolo lo rassicura «Sì! Ti sei comportato da uomo.»
implicitamente ammettendo che il sacrificio dei soldati che lo
salvarono non era stato inutile. Su questo fondamentale messaggio
Jhon Kleeves non si sofferma, eppure… se Ryan s'è comportato da
uomo, forse, magari, chissà… altre guerre potrebbero essere evitate.

Enzo T.

Replica di John Kleeves

Il signor T. fa osservazioni con cognizione di causa, cui è un
piacere rispondere.

1 - Hollywood sforna un po' di tutto, fiction, entertainment,
musicals, ecc.; tutto però è controllato in modo che sia omogeneo
con l'immagine che gli USA vogliono dare di sé. Anche un cartone
animato può essere rivelatore e l'USIA lo sa. Il settore della
musica e delle rock star, pop star, è particolarmente importante. I
lavori " educational " di Hollywood, come i serials di poliziotti,
contengono anche loro propaganda, e alla grande: qualcuno di questi
serial le ha mai dato l'idea che il sistema giudiziario americano
condanna quasi solo i poveri, e spesso anche quando sono innocenti?
Le ha mai dato l'idea che un terzo di quelli in death row (
condannati a morte in attesa in attesa dell'esecuzione ) sono
perfettamente innocenti ma irrimediabilmente poveri e in genere
neri, come dicono certe associazioni di avvocati americani dei
diritti civili? Non gliel'hanno mai data, perchè l'USIA non vuole.
Qualche film degli anni Trenta era contro il sistema giudiziario ( "
Furia " del 1936 e " Sono innocente " del 1937 di lang, " vendetta "
del 1937 di Le Roy, altri ) ma poi zitti e mosca.
2 - " Casablanca " è un film di propaganda bellica venuto
artisticamente bene. E' giusto dire che è bello, perchè è bello, ma
bisogna anche dire che fu fatto espressamente a scopo di propaganda,
per danneggiare il nemico tedesco e beneficare se stessi. Questo i
critici italiani non lo dicono e bisogna chiedergli perché: sono
tonti o in malafede?
3 - E' vero che l'USIA ha sui 30.000 dipendenti. Si ricordi che
l'USIA è responsabile dell'immagine degli USA nel mondo: si occupa
di quotidiani, riviste, libri, dischi di musica leggera,
televisione, radio, film, documentari, cartoni animati, attività
culturali di ogni genere, eventi sportivi e loro organizzazione e
copertura mediatica, gestisce la "Voice of America", stampa
giornali, volantini in molte lingue ed ha uffici nella maggiorazna
dei paesi esteri. Non si spaventi per quel numero magari rispetto ai
dipendenti Fiat: verso il 1970 la CIA aveva 200.000 agenti di campo
sparsi nel mondo, verso il 1980 la NSA aveva 80.000 dipendenti. E
poi pensi che l'US Postal Service americano ( le poste ) ha sui
900.000 dipendenti. Venendo al cinema non si tratta di " qualche
migliaio " di attori registi eccetera; già negli anni Venti a Los
Angeles c'erano circa 20.000 persone che lavoravano nel cinema; ora
non so ma con la Tv possono essere anche di più.
4 - Mi sono anche sbagliato a dire che il capitano Miller era "
stato arruolato " : avrei dovuto dire che si " era arruolato ".
Nella WWII - come adesso del resto - i Rangers, come i Marines, non
erano coscritti ma volontari; anzi erano dei mercenari perchè erano
pagati molto e chi ci andava ci andava proprio per la paga. Solo
negli ultimi mesi di guerra furono infilati fra i Marines dei
coscritti, in numero limitato e non so bene perché, magari per
provare come andava a finire. Per i Rangers non so. E chi andava in
quei corpi era proprio un semi delinquente o equiparato. Non dico
che nei Rangers un professore di lettere di high school non poteva
proprio esserci ; poteva, ma come eccezione, una mosca bianca. Così
aver detto che il cap. Miller nella vita civile era un professore di
lettere è stata propaganda, per farci provare sicura simpatia umana
per lui. Non so se nella WWII era così anche per gli Arditi
italiani, intendo per il fatto economico: d'accordo erano volontari
anche loro ma per cosa, per la Patria o per le palanche?
Per i volontari americani dell'oggigiorno non si spaventi. Che siano
Marines, Navy Seals, Green Berets io li conosco bene: sono
addestratissimi e tirati ( anche, se si ingrassano li
licenziano... ) ma sono giusto mercenari: sono là per la paga e
ammazzano volentieri gli indifesi, compresi le donne e i bambini di
prammatica, ma se c'è da rischiare la cotenna davvero scappano, oh
se scappano, e trovano le scuse oh se le trovano ( mi si è inceppato
lo sputafuoco, si è rotta la jeep, ci siamo persi, dalle nostre
parti non è passato nessuno, o sono passati in troppi ecc. )
5 - Niente disinformazia. Nella WWII gli americani costruirono dei
prototipi di aerei per attacco al suolo che erano a tuffo, che
provarono in varie occasioni compresa in effetti la campagna di
Francia, ma rimasero a quello stadio perché non c'era la necessità
di mettere a ruolo tale tipo di aereo, cioè per le loro esigenze non
era ritenuto utile ( era anche difficile trovare piloti adatti; si
fa presto a dire " a tuffo " ma ci vuole un bel coraggio per
buttarsi giù in verticale su un tank mentre sai che sotto ti sparano
da tutti i posti ). Magari in una occasione uno di questi - che lei
dice chiamarsi Thunderbolt ma io non ho in mente questo nome - avrà
anche centrato un Tigre, ma siamo nell'eccezionale. Nella sostanza
come aerei da guerra gli americani come gli inglesi avevano solo
bombardieri e caccia buoni sia per intercettare che per mitragliare
radenti.
6 - Lo so che i primi bombardamenti aerei furono opera degli
italiani in Libia nel 1912 su accampamenti di soldati turchi, e che
i tedeschi fecero un bombardamento che somigliava a uno a tappeto a
Guernica e che i giapponesi colpirono Shangai sapendo di colpirla.
Ma la Storia dice che gli USA e la GB furono gli unici a puntare
premeditatamente sul bombardamento a tappeto a scopo stragistico di
civili: gli USA schierarono una flotta numerosa e operativa di
bombardieri d'altitudine ( imprecisissimi cioè ) e a grande raggio
alla fine degli anni Venti: erano gli XB15, poi sostituiti a partire
dal 1935 con gli XB17, che nella WWII furono costruiti in numeri
mirabolanti e chiamati " Fortezze volanti ". Infatti nella WWII né
Germania né Italia né Giappone avevano bombardieri del genere ( cioè
annoverati in ruolo, prodotti in serie e inseriti in " sistemi " ;
avevano qualche esemplare, poco più che prototipi ) ; solo USA e GB
li avevano, e li adoperarono. Anche la Russia aveva bombardieri del
genere, strategici, ma non li adoperò mai per bombardamenti a
tappeto. Sì, i " cattivi " della WWII furono solo gli americani e
gli inglesi. Questa è proprio la mia posizione. Io ho studiato
appositamente la questione del bombardamento strategico, la sua
storia e la sua filosofia, e ho pubblicato in merito il
libro "Sacrifici umani", Il Cerchio Rimini 1993.
6 - E' fuori di dubbio che gli USA NON hanno vinto la WWII: in
Europa la Russia è arrivata troppo avanti ( all'Elba e nei Balcani )
e in Oriente non è stata presa la Cina che era il vero obiettivo di
Roosevelt ( il Mercato dell'Oriente di cui dal Cinquecento si
favoleggia in Occidente è la Cina ). Come mai? Non hanno POTUTO,
perchè non avevano forze di terra adeguate ad affrontare i tedeschi
in Europa e a penetrare in profondità in Cina ( diverso era fare gli
sbarchi sulle spiagge, cioè farli fare ai Marines ). Che gli USA
nella WWII fossero i super forti è un mito costruito dopo,
essenzialmente proprio da Hollywood. Gli USA sono sempre stati
deboli nelle forze di terra: infatti, poi hanno PERSO in Vietnam
perchè era una guerra terricola. Anche ADESSO gli USA sono deboli
sul terreno.
7 - E' vero, quelli americani sono attori di regime esattamente come
lo erano Valenti e la Ferida o come lo erano quelli russi sotto
Stalin. Ma c'è una differenza fondamentale: tengono nascosta questa
qualità, ingannano il mondo, fanno i furbi. Io non ho niente contro
le filmografie di Stato: ogni regime ha il diritto di dirigere la
propria filmografia: è un regime. Ma LO DEVE DICHIARARE che la sua
filmografia è di regime. Come lo dichiarava Stalin, o Mussolini. Non
deve dire: i miei produttori pensano solo alla cassetta!

John Kleeves

seconda lettera di Enzo T.

R. - Ringrazio la redazione, come ringrazio John Kleeves per le
risposte, alle quali tuttavia mi permetterò di replicare
intercalando il suo testo.

Enzo T.

Il signor T. fa osservazioni con cognizione di causa, cui è un
piacere rispondere.

1 - Hollywood sforna un pò di tutto, fiction, entertainment,
musicals, ecc.; tutto però è controllato in modo che sia omogeneo
con l'immagine che gli USA vogliono dare di sé. Anche un cartone
animato può essere rivelatore e l'USIA lo sa. Il settore della
musica e delle rock star, pop star, è particolarmente importante. I
lavori " educational " di Hollywood, come i serials di poliziotti,
contengono anche loro propaganda, e alla grande: qualcuno di questi
serial le ha mai dato l'idea che il sistema giudiziario americano
condanna quasi solo i poveri, e spesso anche quando sono innocenti?

R. - Sì!
Anche se non essendo un esperto di cinema e di cinema americano in
special modo non sono in grado di citarle qualche titolo. Però
qualcosa ricordo...!

Le ha mai dato l'idea che un terzo di quelli in death row (
condannati a morte in attesa in attesa dell'esecuzione ) sono
perfettamente innocenti ma irrimediabilmente poveri e in genere
neri, come dicono certe associazioni di avvocati americani dei
diritti civili? Non gliel'hanno mai data, perchè l'USIA non vuole.
Qualche film degli anni Trenta era contro il sistema giudiziario ( "
Furia " del 1936 e " Sono innocente " del 1937 di lang, " vendetta "
del 1937 di Le Roy, altri ) ma poi zitti e mosca.

R. - Non sono in grado di valutare (come fa lei) le capacità
d'influenzare la produzione artistica americana dell'USIA (visto
che, come lei afferma più avanti, essa controlla e si occupa di
quotidiani, riviste, libri, dischi di musica leggera, televisione,
radio, film, documentari, cartoni animati, attività culturali di
ogni genere, eventi sportivi e loro organizzazione e copertura
mediatica, gestisce la Voice of America, stampa giornali, volantini
in molte lingue ed ha uffici nella maggioranza dei paesi esteri.)
che, sempre dalle sue argomentazione parrebbe riprovevole solo per
il fatto che a differenza dei regimi di Stalin, di Hitler e di
Mussolini, tale attività non è preclarata. Ciò nonostante, a mio
modesto parere, c'è più libertà in USA di quanta ce ne sia mai stata
nei paesi comunisti, nelle repubbliche democratiche popolari, o
nella stessa Italia, sia fascista che oggigiorno... "democratica".
Sic!
Pensare che ci sia una specie di "Grande Fratello" che controlla
tutto il settore artistico, letterario ed informativo, come sopra da
lei citato, mi sembra un po' forzato, visto che il primo emendamento
della Costituzione americana afferma: "Il Congresso non può
legiferare in tema di libertà di stampa".
Gli altri 9 emendamenti, per sua curiosità, li unisco in calce,
poiché per gli europei rappresentano ancora... "i diritti del sogno"!

2 - " Casablanca " è un film di propaganda bellica venuto
artisticamente bene. E' giusto dire che è bello, perché è bello, ma
bisogna anche dire che fu fatto espressamente a scopo di propaganda,
per danneggiare il nemico tedesco e beneficare se stessi. Questo i
critici italiani non lo dicono e bisogna chiedergli perché: sono
tonti o in malafede?

R. - Appunto!

3 - E' vero che l'USIA ha sui 30.000 dipendenti. Si ricordi che
l'USIA è responsabile dell'immagine degli USA nel mondo: si occupa
di quotidiani, riviste, libri, dischi di musica leggera,
televisione, radio, film, documentari, cartoni animati, attività
culturali di ogni genere, eventi sportivi e loro organizzazione e
copertura mediatica, gestisce la Voice of America, stampa giornali,
volantini in molte lingue ed ha uffici nella maggioranza dei paesi
esteri. Non si spaventi per quel numero magari rispetto ai
dipendenti Fiat: verso il 1970 la CIA aveva 200.000 agenti di campo
sparsi nel mondo, verso il 1980 la NSA aveva 80.000 dipendenti. E
poi pensi che l'US Postal Service americano ( le poste ) ha sui
900.000 dipendenti. Venendo al cinema non si tratta di " qualche
migliaio " di attori registi eccetera; già negli anni Venti a Los
Angeles c'erano circa 20.000 persone che lavoravano nel cinema; ora
non so ma con la Tv possono essere anche di più.

R. - Questo potrà anche essere vero, ma chi "costruisce" un film, od
un "serials" sono i creativi: gli sceneggiatori, i registi, gli
attori. Mettere in conto anche gli elettricisti, gli attrezzisti, i
costumisti, le segretarie, i truccatori, le parrucchiere, il
personale della sicurezza et similia, è solo apparentemente
corretto, e dunque presta il fianco all'accusa di... "disinformazia".

4 - Mi sono anche sbagliato a dire che il capitano Miller era "
stato arruolato " : avrei dovuto dire che si " era arruolato ".
Nella WWII - come adesso del resto - i Rangers, come i Marines, non
erano coscritti ma volontari; anzi erano dei mercenari perchè erano
pagati molto e chi ci andava ci andava proprio per la paga.

R. - Le cosiddette truppe speciali hanno sempre avuto un
reclutamento volontario. Vorrei vedere chi la può obbligare a
saltare da un aereo per affidarsi ad un paracadute, o costringerla
ad uscire da un sottomarino affidandosi ad un respiratore e ad una
bussola per cercare di trovare il giusto approdo.
Questo presupponeva, e tuttora presuppone, da un lato una selezione
rigorosa, quantomeno sul piano fisico, che è sempre stata compensata
con un soprasoldo in virtù del maggior impegno-rischio (anche
solamente fisico) che veniva richiesto al singolo.
Se questo implica un'accusa dispregiativa con il termine di
mercenario, essa indubbiamente non va' rivolta solo alle truppe
speciali USA, ma anche a tutte le truppe speciali in genere.
Paracadutisti e spietnaz sovietici ed omologhi contemporanei russi
compresi.
Tuttavia, se questo è il metro di valutazione, ci si trova ancora
una volta di fronte al fenomeno di "disinformazia" da lei abilmente
messo in pratica, e più sopra riconfermato.

Solo negli ultimi mesi di guerra furono infilati fra i Marines dei
coscritti, in numero limitato e non so bene perché, magari per
provare come andava a finire. Per i Rangers non so. E chi andava in
quei corpi era proprio un semi delinquente o equiparato. Non dico
che nei Rangers un professore di lettere di high school non poteva
proprio esserci ; poteva, ma come eccezione, una mosca bianca. Così
aver detto che il cap. Miller nella vita civile era un professore di
lettere è stata propaganda, per farci provare sicura simpatia umana
per lui. Non so se nella WWII era così anche per gli Arditi
italiani, intendo per il fatto economico: d'accordo erano volontari
anche loro ma per cosa, per la Patria o per le palanche?

R. - Nel corso della WWII l'Italia mise in campo molte forze
speciali.
Senza entrare troppo nel dettaglio possiamo osservare, per esempio,
che ad El Alamein (Egitto) tra il 23 ottobre ed il 6 novembre 1942,
la Divisione paracadutisti "Folgore" combatté con onore (lo
sfondamento non avvenne a Sud, controllato dalla "Folgore", ma a
Nord, e questo nei piani di Montgomery non era previsto) avendo solo
338 superstiti, su circa 5.000 effettivi.
Tutti mercenari? Tutti semi delinquenti? Tutti fascisti?
Sicuramente tutti volontari, ma non per le palanche, e nemmeno per
una certa idea politica. La stragrande maggioranza solamente perché,
comunque, era stata chiamata a fare il soldato, e dovendolo fare
preferiva farlo in un modo che essa credeva il migliore.
La "Folgore", infatti, fu mandata in Africa priva di automezzi,
priva di cucine da campo e perfino priva di borracce. I
paracadutisti italiani dovettero arrangiarsi. Con sortite notturne
di pattuglia predarono gli automezzi agli inglesi. Con i bidoni che
avevano recuperato nel deserto, e che avevano contenuto i liquidi
più diversi, si fecero le cucine da campo. Le mine fornite dall'E.I.
(le spregevoli V3) erano più pericolose per chi le manipolava che
per chi doveva subirne l'offesa. E allora, le mine, i parà italiani
andarono a prendersele, di notte, nei campi minati della no man land
a spese dei soliti inglesi.
Tutto questo per i soldi?
E/o obbligati da chi?
In fondo le mine (le V3) gliele avevano fornite! Sic!
Nino Arena, ex folgorino ed oggi pubblicista, testimonia quanto
segue: all'estremo Sud dello schieramento, in prossimità della
depressione di El Qattara, i parà della "Folgore"
furono attaccati, anche, da tre btg. della 13^ DBLE (Mezza Brigata
della Legione Straniera) appartenenti alle forze della Francia
Libera. Tra i legionari alcuni erano italiani, e nottetempo si
avvicinarono alle postazioni italiane per gridare: «Paracadutisti
della Folgore, siamo anche noi italiani. Venite dalla nostra parte.
Venite a combattere per la libertà e la democrazia!»
I parà italiani risposero: «Folgore! Siamo qui per l'Italia e
nient'altro!»
Tutto questo per i soldi?
Circa 5.00 paracadutisti italiani tutti mercenari e tutti semi
delinquenti?
I 10.00 paracadutisti tedeschi che operarono nel maggio 1941 a Creta
(circa 5.000 sono ancora nei cimiteri di guerra dell'isola) anche
questi tutti mercenari e tutti semi delinquenti?
I 44.000 paracadustisti statunitensi e inglesi, ivi compresi i 1.850
della Brigata Indipendente Polacca, atterrati in Olanda nel
settembre 1944 (passata alla storia come battaglia per Arnhem),
anche questi tutti mercenari e tutti semi delinquenti? Boh!

Per i volontari americani dell'oggigiorno non si spaventi. Che siano
Marines, Navy Seals, Green Berets io li conosco bene: sono
addestratissimi e tirati ( anche, se si ingrassano li
licenziano... ) ma sono giusto mercenari: sono là per la paga e
ammazzano volentieri gli indifesi, compresi le donne e i bambini di
prammatica, ma se c'è da rischiare la cotenna davvero scappano, oh
se scappano, e trovano le scuse oh se le trovano ( mi si è inceppato
lo sputafuoco, si è rotta la jeep, ci siamo persi, dalle nostre
parti non è passato nessuno, o sono passati in troppi ecc )

R. - Quest'ultimo periodo lo ascrivo alle sue opinioni personali.
Per quanto mi riguarda: no comment!

5 - Niente disinformazia. Nella WWII gli americani costruirono dei
prototipi di aerei per attacco al suolo che erano a tuffo, che
provarono in varie occasioni compresa in effetti la campagna di
Francia, ma rimasero a quello stadio perchè non c'era la necessità
di mettere a ruolo tale tipo di aereo, cioè per le loro esigenze non
era ritenuto utile ( era anche difficile trovare piloti adatti; si
fa presto a dire " a tuffo " ma ci vuole un bel coraggio per
buttarsi giù in verticale su un tank mentre sai che sotto ti sparano
da tutti i posti ). Magari in una occasione uno di questi - che lei
dice chiamarsi Thunderbolt ma io non ho in mente questo nome - avrà
anche centrato un Tigre, ma siamo nell'eccezionale.

R. - Ancora una volta "disinformazia".
Alla battaglia del Mar dei Coralli (7 maggio 1942) i Douglas SBD-
III "Dauntless" (cacciabombardieri in picchiata, equiparabili agli
Stuka tedeschi) imbarcati sulle portaerei USA "Lexington"
e "Yorktown", incocciarono la flotta giapponese e riuscirono ad
affondare la portaerei nemica "Shoho", e a danneggiare seriamente
la "Shokaku", la "Zuikaku" che non poterono partecipare alla
successiva battaglia delle Midway (4 giugno 1942), dove quegli
stessi "Dauntless" e gli areosiluranti Douglas TBD-1 "Devastator"
affondarono addirittura 4 portaerei giapponesi: la "Soryu",
la "Kaga", la "Akagi" (alle ore 10,30) e la "Hiryu" (alle ore 21,23).
Un aereo USA, che però operò prevalentemente nelle forze aeree
sovietiche, della Francia Libera, e quelle cobelligeranti italiane,
fu in "cacciacarri" Bell P-39 "Airacobra", che a questo scopo godeva
di un cannone da 37 mm. nel mozzo dell'elica. Di questo aereo ne
furono prodotti 9.958 esemplari, di cui 4.758 destinati all'URSS.
Il Repubblic P-47 "Thunderbolt" fu una delle gradite sorprese per i
piloti alleati, poiché questo tozzo aereo era in grado di gareggiare
in manovrabilità con i più eleganti aerei dell'Asse. Aveva una
velocità di 680 Kmh. un'autonomia di 1.000 km. e un armamento di 6 o
8 mitragliatrici da 12,7 mm. e bombe da 225 Kg.
Un altro "cacciabombardiere" che comparve verso la fine del 1942, fu
il Lockheed P-38 "Lightning", che oltre ad avere un cannoncino da 20
mm. e 4 mitragliere da 12,7 mm. imbarcava varie combinazioni di
bombe e razzi anticarro.
I P-38 "Lightning" furono prodotti in 9.923 e P-47 "Thunderbolt"
furono prodotti in 15.660 esemplari. Alla faccia del «...gli
americani costruirono dei prototipi di aerei...»! Al P-
47 "Thunderbolt" furono attribuiti la bellezza di 95.000 tra
locomotive e vagoni ferroviari distrutti; 3.315 aerei distrutti al
suolo e 3.725 in volo.
A questo punto, se lei prende in considerazione che l'aeronautica
italiana, nel corso dell'intero WWII ha operato con un complesso di
circa 10.500 aerei in tutto e per tutte le specialità, ella gentile
signor John Kleeves, e le cose che non ricorda cominciano ad essere
singolari, e questo produce... "disinformazia"!

Nella sostanza come aerei da guerra gli americani come gli inglesi
avevano solo bombardieri e caccia buoni sia per intercettare che per
mitragliare radenti.

R. - Esistevano ovviamente anche gli aerei da pattugliamento e/o
osservazione aerea, detti altrimenti ricognitori.
Se però desidera incrementare le sue argomentazioni, può senz'altro
affermare che anche un normale aereo da turismo come il SIAI-
Marchetti 260F (quelli che volano negli aeroclub) se opportunamente
attrezzato, può operare come antiguerriglia per mitragliare e
spezzonare a volo radente. La Libia di Gheddafi, intorno al 1975 ne
acquistò oltre un centinaio, e gli istruttori di volo erano
italiani. :-)

6 - Lo so che i primi bombardamenti aerei furono opera degli
italiani in Libia nel 1912 su accampamenti di soldati turchi, e che
i tedeschi fecero un bombardamento che somigliava a uno a tappeto a
Guernica e che i giapponesi colpirono Shangai sapendo di colpirla.
Ma la Storia dice che gli USA e la GB furono gli unici a puntare
premeditatamente sul bombardamento a tappeto a scopo stragistico di
civili: gli USA schierarono una flotta numerosa e operativa di
bombardieri d'altitudine ( imprecisissimi cioè ) e a grande raggio
alla fine degli anni Venti: erano gli XB15, poi sostituiti a partire
dal 1935 con gli XB17, che nella WWII furono costruiti in numeri
mirabolanti e chiamati " Fortezze volanti ". Infatti nella WWII né
Germania né Italia né Giappone avevano bombardieri del genere ( cioè
annoverati in ruolo, prodotti in serie e inseriti in " sistemi " ;
avevano qualche esemplare, poco più che prototipi ) ; solo USA e GB
li avevano, e li adoperarono. Anche la Russia aveva bombardieri del
genere, strategici, ma non li adoperò mai per bombardamenti a
tappeto. Sì, i " cattivi " della WWII furono solo gli americani e
gli inglesi. Questa è proprio la mia posizione. Io ho studiato
appositamente la questione del bombardamento strategico, la sua
storia e la sua filosofia, e ho pubblicato in merito il libro "
Sacrifici umani ", Il Cerchio Rimini 1993.

R. - Prendo atto della sua posizione. Tuttavia credo che non si
possa essere definiti "cattivi" perché si usa un'arma piuttosto che
un'altra. Sarebbe meglio se dicessimo che TUTTE le armi e chi le usa
per aggredire (non per difendersi) sono "cattivi".

6 - E' fuori di dubbio che gli USA NON hanno vinto la WWII: in
Europa la Russia è arrivata troppo avanti ( all'Elba e nei Balcani )
e in Oriente non è stata presa la Cina che era il vero obiettivo di
Roosevelt ( il Mercato dell'Oriente di cui dal Cinquecento si
favoleggia in Occidente è la Cina ). Come mai ? Non hanno POTUTO,
perché non avevano forze di terra adeguate ad affrontare i tedeschi
in Europa e a penetrare in profondità in Cina ( diverso era fare gli
sbarchi sulle spiagge, cioè farli fare ai Marines ). Che gli USA
nella WWII fossero i super forti è un mito costruito dopo,
essenzialmente proprio da Hollywood. Gli USA sono sempre stati
deboli nelle forze di terra: infatti, poi hanno PERSO in Vietnam
perchè era una guerra terricola. Anche ADESSO gli USA sono deboli
sul terreno.

R. - Per lungo tempo gli USA furono isolazionisti, dunque...
Quanto all'analisi sulla "forza" degli USA non sono interessato a
disputare, non m'interessa. Ad ogni buon conto per poter fare delle
valutazioni un po' equilibrate bisogna prendere atto che gli USA
armarono pesantemente l'URSS sin dal 1941. Si confronti la battaglia
dei convogli nell'Atlantico del Nord. I 20 milioni di morti che
l'URSS ebbe nel corso della WWII furono da imputare alla guerra di
liberazione per non cadere sotto la schiavitù nazista. Ma ironia
della storia, i cittadini che prima erano servi della gleba sotto
gli Zar, servi della gleba rimasero sotto il comunismo di Stalin e
Compagni con tanto di Gulag come accessorio.
E' proprio dal confronto dei Bill of Rights sotto riportati che si
evince come il soldato americano si sentisse più cittadino, più
portatore di diritti, e dunque meno avvezzo ad accettare qualsiasi
ordine.
Quello che io le ho confutato sono alcune sue "smemoratezze", che
alla luce di quanto scrive anche qui, mi riconfermano sul fatto che
lei è un abile produttore di "disinformazia", anche perché
politicamente ben orientato.

7 - E' vero, quelli americani sono attori di regime esattamente come
lo erano Valenti e la Ferida o come lo erano quelli russi sotto
Stalin. Ma c'è una differenza fondamentale : tengono nascosta questa
qualità, ingannano il mondo, fanno i furbi. Io non ho niente contro
le filmografie di Stato: ogni regime ha il diritto di dirigere la
propria filmografia: è un regime. Ma LO DEVE DICHIARARE che la sua
filmografia è di regime. Come lo dichiarava Stalin, o Mussolini. Non
deve dire: i miei produttori pensano solo alla cassetta!
John Kleeves

R. - Mio caro John Kleeves mi permetta di usare, bonariamente, la
stessa sua "filosofia" qui sopra espressa.
Lei ha tutto il diritto di scrivere con quello che a me sembra un
nom de plume, uno pseudonimo. Quasi sicuramente lei è italiano o
comunque, pur straniero vive da moltissimo in Italia, considerato
che cita opere d'autori stranieri ma pubblicate in Italia dagli
Editori Riuniti (area PCI), e fa riferimento a notizie apparse su
Televideo-Rai (si confronti LETTERA D'INFORMAZIONE - 27 marzo 2002 -
a. I, n. 1 che riporta l'articolo di John Kleeves, apparso
su "Rinascita" (area PCI) il 16 settembre 2001: "E' scoppiata la
guerra della Colombia"), ed ha pubblicato in Italia il libro "
Sacrifici umani ", Il Cerchio Rimini 1993, come più sopra da lei
riportato.
Ma allora perché un nome straniero e non Marco Caco, Pinco Pallo o
Antonio Rossi?
Perché non dire: io sono Mario Bianchi, la penso così e cosa.
Sono chiaramente un comunista, o post comunista. Tanto che
differenza fa?
Certo non ha nessun dovere di dichiararlo, ma non facendolo entra in
contraddizione con ciò che lei pretende dagli altri, e corre il
rischio di essere male interpretato, di fare
appunto... "disinformazia"!
Con immutata cordialità la saluto.

Enzo T.


Bill of Rights
Primo Emendamento:

Il Congresso non potrà porre in essere leggi per il riconoscimento
ufficiale di una religione o per proibirne il libero culto, o per
limitare la libertà di parola o di stampa o il diritto dei cittadini
di riunirsi in forma pacifica e d'inoltrare petizioni al governo per
la riparazione delle ingiustizie.

Secondo Emendamento:

Essendo necessaria alla sicurezza di uno stato libero una ben
organizzata milizia, non si potrà violare il diritto dei cittadini
di possedere e portare armi.

Terzo Emendamento:

In tempo di pace non potranno acquartierarsi soldati in una casa
privata senza il consenso del proprietario; e neppure in tempo di
guerra, se non secondo modalità che verranno prescritte con legge.

Quarto Emendamento:

Non potrà essere violato il diritto dei cittadini di godere della
sicurezza personale, della loro casa, delle loro carte e dei loro
beni, di fronte a perquisizioni e sequestri ingiustificati; e non si
rilasceranno mandati di perquisizione se non su fondati motivi
sostenuti da giuramento o da dichiarazione solenne e con descrizione
precisa del luogo da perquisire e delle persone da arrestare o delle
cose da sequestrare.

Quinto Emendamento:

Nessuno sarà tenuto a rispondere di reato, che comporti la pena
capitale, o che sia comunque grave, se non per denuncia o accusa
fatta da un gran giurì, a meno che il caso riguardi membri delle
forze di terra o di mare, o della milizia, in servizio effettivo, in
tempo di guerra o di pericolo pubblico; e nessuno potrà essere
sottoposto due volte, per un medesimo reato, a un procedimento che
comprometta la sua vita o la sua integrità fisica; né potrà essere
obbligato, in qualsiasi causa penale, a deporre contro se medesimo,
né potrà essere privato della vita, della libertà e dei beni, senza
un giusto processo; e nessuna proprietà privata potrà essere
destinata a uso pubblico, senza equo indennizzo.

Sesto Emendamento:

In ogni procedimento penale, l'accusato avrà diritto a un sollecito
e pubblico processo da parte di una giuria imparziale dello stato e
del distretto in cui il reato è stato commesso e la cui competenza
giurisdizionale sarà preventivamente stabilita con legge; e avrà il
diritto a essere informato della natura e del motivo dell'accusa, a
essere messo a confronto con i testimoni a carico, a ottenere di far
comparire i testimoni a suo favore, e a farsi assistere da un
avvocato per la sua difesa.

Settimo Emendamento:

In tutti i processi che rientrano nell'ambito della common law, sarà
fatto salvo il diritto al giudizio da parte di una giuria ogni volta
che l'oggetto della controversia superi il valore di venti dollari,
e nessun caso giudicato da una giuria potrà essere sottoposto a
nuovo esame in qualunque altra corte degli Stati Uniti, se non
secondo le norme della common law.

Ottavo Emendamento:

Non si dovranno esigere cauzioni eccessivamente onerose, né imporre
ammende altrettanto onerose, né infliggere pene crudeli e
inconsuete.

Nono Emendamento:

Alcuni diritti elencati nella Costituzione non potranno essere
interpretati in modo tale da negare o misconoscere altri diritti
goduti dai cittadini.

Decimo Emendamento:

I poteri non demandati dalla Costituzione agli Stati Uniti, o da
essa non vietati agli stati, sono riservati ai rispettivi stati, o
al popolo.




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Common Law In senso ampio, l'espressione si riferisce al sistema
giuridico dei paesi anglosassoni (Inghilterra, Galles, Canada e
Stati Uniti d'America). In senso stretto, si riferisce al diritto
inglese, formatosi dal XII secolo in poi e amministrato dalle corti
regie, che è costituito prevalentemente dalle consuetudini "comuni"
a tutto il regno.

La base del Common Law (letteralmente "diritto comune") è costituita
dal principio secondo il quale il giudice di oggi è vincolato alle
decisioni prese dai giudici che l'hanno preceduto. Il Common Law è
dunque l'insieme dei precedenti giurisprudenziali, ossia dei
principi generali che sono emersi dalle singole decisioni dei casi
precedenti, elaborati tecnicamente dalle corti. In questo senso il
Common Law è un diritto creato dai giudici (Judge-made Law) e si
contrappone al sistema che gli inglesi chiamano di Civil Law, cioè
di diritto civile, che è invece il diritto europeo continentale,
radicato nella tradizione del diritto romano e rinnovato dalle
moderne codificazioni.

Con l'avvento della rivoluzione industriale, la necessità di un
diritto certo e accessibile a tutti ha però determinato anche in
Inghilterra l'intervento del parlamento che ha modificato il diritto
esistente e creato una nuova legislazione. Il Common Law ha però
conservato un ruolo decisivo nel guidare l'interpretazione e
l'applicazione del nuovo diritto legislativo (chiamato Statute Law,
legge scritta).


seconda replica di John Kleeves:

Spettabile T.,

mi è capitato di parlare con ufficiali dell'Aeronautica italiana in
pensione, ufficiali che erano stati inquadrati nella NATO, avevano
frequentato americani, erano stati a Bruxelles eccetera. Ho visto
che sono tutti uguali e da vari dettagli io ho dedotto che avevano
subito il solito condizionamento psicologico ( leggi medio lavaggio
del cervello ) che gli americani fanno ai militari dei Paesi "
alleati " coi quali vengono in contatto, come ad esempio fanno ai
militari dell'America Latina ( quelli che poi vanno a fare i colpi
di Stato, le torture, gli omicidi ecc ). Non se la prenda ma lei mi
da l'idea di uno di questi, della civile Europa naturalmente. Nel
caso ogni cosa contro l'America che io dica è inutile come parola al
vento ma per scrupoli di coscienza mi sento di doverle comunicare
quanto segue.


1 - E' un bel luogo comune di dire che " c'è più libertà negli USA
di quanto ce ne è mai stata con Hitler, Stalin e Mussolini ". Io -
sorpresa - ho vissuto anni negli USA e posso dire che là non c'è
proprio nessuna libertà. Sei solo libero di fare quello che ammette
il regime altrimenti sei 1) emarginato, se va male sei 2)
incarcerato con pretesti, e se proprio sei un rompipalle sei 3)
assassinato. E noti : essere emarginato negli USA non è quello
scherzo che certi film fanno credere ( come " Come eravamo " o "
Caccia alle streghe " ): non si trova lavoro, si perde la casa, la
famiglia, la salute, il decoro, è una condanna a morte preceduta da
una lunga agonia. Chi manda un oppositore politico in un gulag è più
umano perchè almeno lo nutre e gli dà la compagnia dei suoi pari e
chi lo manda al confino è un signore. In breve quello americano è il
tipo di regime dittatoriale più spietato e disumano che sia mai
esistito. Certo, meglio tollerare gli oppositori politici ma sono
situazioni rare e temporanee come rara e temporanea è la "
democrazia " ( cfr. i ragionamenti di Luciano Canfora in merito se
proprio non vogliamo andare a disturbare tutti ma dico tutti i più
grandi pensatori dell'umanità ).
2 - Tutte le truppe speciali sono volontari? Mettiamola così: un
americano che va militare volontario lo fa al 99% per i soldi e
quindi è da definire un mercenario con le conseguenze tipiche del
caso ( vigliaccheria ecc. ); un'altro non è detto che sia così,
magari per gli italiani nella WWII dove c'era un regime molto
motivante sul piano ideale diciamo che al 10% lo faceva per i soldi
e al 90% per ideale o perché proprio gli piaceva fare la guerra. Un
principio che io con i miei lavori ho cercato di introdurre è che
c'è una differenza psicologica-culturale sostanziale fra americani
ed europei, cosa che cambia la prospettiva a molte ma molte cose
comprese le valutazioni da dare ai volontari militari.
3 - I " cacciacarri ". Guardi, io mi sono " fatto " esclusivamente
su testi americani, letti negli USA in versione non emendata per
l'estero ; molti li ho elencati nella bibliografia del mio " Vecchi
trucchi " del 1990. In particolare per la questione dei
bombardamenti aerei nella WWII mi sono rifatto a due libri che negli
USA per l'argomento sono dei classici fra gli specialisti : " A
History of Strategic Bombing " di Lee Kenneth, Charles Scribner'
Sons, New York 1968, e " Wings of Judgment. American Bombing in
World War II " di Ronald Schaffer, Oxford University Press, New York
e Oxford, 1985. Quì si dice che il " precision bombing " ( cioè il
bombardamento di precisione, tattico, quello che allora si poteva
fare solo a tuffo in pratica, anche se nulla vietava di cercare di
fare fuori un tank cannoneggiandolo col 40 mm in volo radente come
fanno gli A10 adesso ) fu premeditatamente trascurato a favore
dell'" area bombing ". E fu effettivamente così: tutti sanno che la
guerra aerea degli USA e anche della GB fu essenzialmente di
bombardamento a tappeto; ci furono prove a tuffo, prototipi a tuffo,
forse anche qualche risultato in battaglia, ma nessun impiego
significativo come sistema d'arma. Questo dunque lo dicono gli
americani e gli inglesi, a casa loro in America e in Inghilterra, ma
può essere che nelle pubblicazioni sull'argomento che lei ha letto
in Italia, o imparato nei corsi dell'Aereonautica-NATO se è questo
il caso, venga surrettiziamente enfatizzato l'uso di bombardieri a
tuffo americani, per " nobilitare " la guerra aerea americana della
WWII. Davvero gli americani nella WWII hanno costruito 10.000
bombardierini a tuffo di un tipo e 16.000 di un altro? Se è vero,
per farne che? Penso, se li hanno costruiti, per adoperarli come
ricognitori o per tenerli del tutto negli hangar. Anche il fatto che
molti li abbiano dati ai russi mi sembra una notizia tutta italiana,
tutta NATO: i russi fecero l'avanzata verso la Germania
accompagnandola coi PL2 fatti da loro, dei quali ne avevano verso la
fine 7.000. E' una balla che gli USA abbiano fornito enormi
materiali all'URSS nella WWII: all'inizio della Barbarossa anzi non
gli diedero proprio niente perchè volevano la fine dell'URSS ( che
tedeschi e russi si scannassero fra di loro il più possibile come
disse Truman allora deputato ) e anzi Stalin si lamentava perchè
avrebbe voluto almeno l'alluminio semilavorato per fare gli aerei (
cioè i PL2 guarda un pò ). Si ricordi che quello che lei sa sulla
WWII è quello che hanno deliberato gli occupanti del Suo Paese.
Verifichi anche i 90.000 vagoni ferroviari distrutti dai
bombardierini a tuffo americani: non può essere che siano stati
distrutti da aerei di altro tipo, comunque operanti in quota o
radenti? Verifichi anche se la qualifica di a tuffo ( " plunger " )
per i Lightning e i Thunderbolt non era solo nominale o
estemporanea. In ogni caso USA e anche GB la guerra aerea a tuffo
nella WWII non l'hanno fatta. Lo diranno in Italia adesso, lo
diranno in Germania, lo diranno alla NATO, ma cosa contano? E cosa
vogliamo fare adesso, vogliamo venire a dire che la guerra aerea
americana della WWII fu tipicamente rappresentata dalle audaci e
ronzanti picchiate dei loro piccoli cacciabombardieri sui panzer
tedeschi? Vogliamo venire a dire che fu QUESTA la guerra aerea
americana nella WWII?
4 - USA e GB sono stati gli unici e veri cattivi della WWII per due
motivi: a) perchè hanno attuato il ricatto " o vi arrendete o
sterminiamo tutti i vostri civili ", e b) perchè avevano deciso di
attaccare guerra per motivi abietti: il mantenimento dell'esclusiva
dello sfruttamento economico internazionale ( mi ammetterà che
quello della " Libertà " era una scusa per i gonzi ). Quindi modo
abietto per motivo abietto. Peggio di così nel mondo non aveva mai
fatto nessuno. Gengis Khan era più umano di Roosevelt e Churchill.
Ma di molto.
5 - Gli USA non sono mai stati " isolazionisti ". Lo dicevano loro,
come la volpe con l'uva.
6 - Negli anni Venti, quando a Los Angeles c'erano più di 20.000
addetti nel cinema, i soli sceneggiatori - che sono scrittori veri e
propri - erano più di 2.000 ( vedi i reportages sulle loro lotte
sindacali ). Oggi come oggi gli elementi chiamiamoli di concetto fra
cinema, tv, cartoni animati, documentari, produzioni educative,
militari eccetera, dovrebbero essere negli USA sui 20-30.000.
7 - Adopero uno pseudonimo perchè io dico cose nuove e dannose per
gli USA, i grandi criminali internazionali. Fino a che sono tutti
come lei e non mi credono non corro rischi, ma quando comincerò a
essere creduto a livelli apprezzabili la cosa potrebbe anche
cambiare. Un tempo che sta arrivando perchè da un pò è addirittura
mister Bush a farmi propaganda, a convalidare la versione
dell'America che io sostengo da 12 anni. Massimo Fini può
permettersi di usare il suo nome e indirizzo perchè che danni fa
all'America? Il quotidiano " Rinascita " non è area PCI ma tutto
l'opposto ( lo confonde con la rivista di una volta ). Abbandoni lo
schema Destra-sinistra: lo scontro politico non avviene secondo
quella logica. Certo, non le vengono a dire qual'è la vera logica.
8 - Sono troppo felice che lei abbia nominato il Bill of Rights.
Proprio nel mio libro " I Divi di Stato " dedicato a Hollywood ho
scritto a pag.12 perchè - uno per uno - furono adottati, cioè il
loro vero senso. Gli USA che Paese fenomenale sono! Come la danno a
bere!
9 - Ma lei dice che l'USIA non può fare il Grande Fratello come dico
io perchè in America c'è il Primo Emendamento sulla libertà di
stampa, parola ecc. Cosa le devo dire. Cin cin!

John Kleeves

3) Re: speciale "Soldato Ryan"/ Armageddon

Finalmente qualcuno che dice la verità su quello che ci propina il
cinema.
A questo proposito, direi che si potrebbero fare simili
considerazioni su Armageddon, trasmesso qualche giorno fa alla TV.
Il gruppo di americani che come al solito salva il pianeta (solo
americani, però per essere politically correct fra loro c'è anche
una donna, con funzioni di mera comparsa), l'astronauta russo è poco
meno di un pazzo, e la Mir, stazione orbitante russa, cade a pezzi
da quanto è logorata, tanto da provocare la catastrofe. E poi, tutta
l'umanità riunita in preghiera in attesa dell'estremo sacrificio
degli americani: che eroi, quanta generosità. Anche se è mera
fantascienza, la propaganda trapela ad ogni sequenza. Non capisco
perchè debbano considerarci così stupidi, non si preoccupano neppure
di mascherla un po' meglio.
Questi film sì dovrebbero essere censurati!!

Paola T.

Replica di John Kleeves

1 - Non ho visto il film Armageddon ma sicuramente si possono fare
considerazioni analoghe a quelle fatte per Salvate il soldato Ryan:
che ci sia l'USIA è la verità, non è una balla, e nessun film può
sfuggire a meno di eccezioni ( che però non ho ancora rilevato ).
2 - Non tutti si accorgono che i film di Hollywood fanno una
propaganda talvolta sfacciata : per accorgersi di una balla bisogna
sapere al proposito la verità e questo per la maggior parte degli
argomenti è al di fuori della portata del pubblico. Ad esempio, chi
sa quà in Italia che il gen. George Marshall, quello che nel film "
Ryan " fa il buono, nella realtà fu l'alto papavero che più di tutti
volle impedire che la base di Pearl Harbor fosse avvertita
dell'attacco giapponese imminente, facendo così in modo che i morti
americani ( tanti soldati Ryan ! ) fossero molti? Mi dirà : perchè
allora Spielberg ha tirato in ballo proprio lui? Non poteva fare
fare il generale buono per esempio a Eisenhower? Poteva ma ha
ragionato probabilmente che il nome " Marshall " era già associato
in Europa a qualcosa di positivo, il " Piano Marshall ", e che
quindi era più credibile come generale paterno ( in realtà il Piano
Marshall fu un'altra fregatura americana ma è un'altra storia ).
3 - Sono d'accordo che per i film americani occorra prendere dei
provvedimenti: più che dei film sono degli strumenti di
condizionamento, vedere un film come Forrest Gump per esempio è come
uscire da una seduta di lavaggio del cervello. Io ho spiegato la
questione della propaganda a un critico italiano, Guidorizzi si
chiama, proponendo il bando dei film americani e lui si è opposto
perchè " sarebbe un peccato privarci del piacere di vedere film così
belli ": è come dire che se il nemico brandisce una bella spada
allora può tagliarci la testa: aveva una spada così bella!
John Kleeves



Sull'articolo di Alberto B. Mariantoni, O «MONDAO MERAVIGLIAO». Tra
masochisti, ciechi, sordi, scemi e utili idioti... - n. 11 del 30
agosto 2002



Alcune considerazioni riguardo all'articolo di tal Mariantoni:
1-non vedo il nesso tra personaggi quali Rakosi, Ulbricht, Enver
Hoxha, Pol Pot e Che Guevara o Fidel Castro;
2-non so a chi si riferisca il sig. Mariantoni quando parla di
comunisti da
operetta. Essendo comunista e ritenendomi parte di quel movimento
impropriamente definito no-global probabilmente rientro anch'io in
quella
categoria, così simile, alle mie orecchie, ai "comunisti di
margarina", termine che a suo tempo quel campione della lotta di
liberazione dei popoli che fu Stalin uso' per definire i comunisti
cinesi che poi fecero la rivoluzione in Cina con la leadership di
Mao Zedong;
3-verificato il velleitarismo delle pratiche politiche dei "comunisti
no-global", cosi' inutili e masochiste da far rientrare chi le
pratica nella
categoria degli "scemi", mi domando quale prassi politica propugni e
PRATICHI NELLA SUA VITA DI OGNI GIORNO il sig. Mariantoni, e quali
risultati sta portando. Se la soluzione fosse avere una avanguardia
composta da quadri ben selezionati e preparati (da chi ?), mi
sembrerebbe un deja vu al quale non potrei che rispondere: no,
grazie.
Saluti comunisti.
Mario C.

Gentile Lettore,
ci perdoni innanzitutto per la risposta non immediata, ma questa -
come intuirà - non è un'occupazione a tempo pieno. Ld'I viene
compilata da un gruppo di persone assolutamente permeabili a
qualsiasi tipo di suggestione (purché espressa con rigore) e di
collaborazione; per cui, se anche Lei volesse contribuire con un Suo
scritto saremmo ben lieti di leggerlo, per vagliarne poi
un'eventuale pubblicazione. Inclusione e non esclusione quindi.
Regola n. 1: sorprendere, rompere gli schemi, scompigliare un
panorama culturale mummificato, ma nessun indirizzo ideologico
preconfezionato. Qui si guarda ai contenuti e non a come ci si ama
definire.
Dopo la Sua lettera abbiamo creduto interessante interpellare
Alberto Mariantoni intorno alle questioni da Lei sollevate.
Mariantoni ci ha inviato questa lunga ma - crediamo - stimolante
lettera, pregandoci di inoltrargliela e di comunicargli in seguito
Sue eventuali repliche.
Detto ciò, non ci rimane che salutarLa, chiedendoLe se vuole
continuare a ricevere questo modesto bollettino telematico che,
ripetiamo, non ha alcuna ostilità preconcetta, come avrà constatato
dall'articolo su Saving private ryan, da vari lettori contestato non
tanto sulla base della solidità o meno dei contenuti, ma in quanto
perché "comunista"!
Noi piuttosto, come si evidenzia dalla lettera di Mariantoni,
consideriamo che farsi la "guerra tra poveri" tenendo più alle sigle
che alla sostanza, con i tempi che corrono, è a nostro avviso un
lusso che si rischia di pagar caro.
Un cordiale saluto
Ld'I

Replica di Alberto B. Mariantoni

Egregio Sig. Mario C.,



Innanzitutto, grazie per le domande che ha voluto sottopormi. E mi
scusi, se Le rispondo con un certo ritardo. Purtroppo, ero in
viaggio e non ho potuto risponderLe immediatamente, come avrei
desiderato.



Per replicarLe, dunque, mi permettero' di seguire il medesimo ordine
delle sue stesse domande:



1. Lei non vede nessun «nesso» tra personaggi quali Rakosi,
Ulbricht, Enver Hoxha, Pol Pot e Che Guevara o Fidel Castro? E'
vero che "quot homines tot sententiae"…(in altri termini: Lei e'
liberissimo e padronissimo di non vederci nessun «nesso»!), ma e'
pure vero che l'unico Comunismo che ha avuto un certa notorietà
pubblica a livello mondiale – se escludiamo, naturalmente, il
cosiddetto «comunismo primitivo», quello della «Repubblica» di
Platone, quello degli «Anabattisti» tedeschi, o dei «Livellatori»
inglesi, quello di Babeuf e della «congiura degli Uguali», le
esperienze comunitarie di Owen, Fourier, Cabet o Blanqui,
il «comunismo anarchico» di William Godwin, di Proudhon, di
Pelloutier, di Bakounin, Errico Malatesta, Kropotkine, Max Stirner,
Paul Brousse, Emma Goldman, Nestor Makhno, Francisco Ferrer Guardia,
la CNT spagnola, ecc. – è quello nato dalla riflessione
intellettuale di Karl Marx e di Federico Engels. Personaggi, il
cui «Manifesto del partito comunista» del 1848» - se non erro - ha
abbondantemente ispirato (forse "male"…. ma ha comunque ispirato!),
sia la «Rivoluzione Bolscevica» (1917) di Lenin e Trotski, nell'ex
Russia zarista, che la III Internazionale, fondata a Mosca nel 1919.
Ora, anche se con personalità e "sfumature ideologiche", "politiche"
e «dottrinarie» diverse (e, quasi sicuramente, con molte
contraddizioni reciproche…), l'insieme dei personaggi che mi sono
permesso di elencare nel mio articolo («Mondao Meravigliao»), si
sono tutti – ad un momento o ad un altro della loro esistenza –
dichiarati fedeli fans o esecutori, sia degli ideali enunciati da
Marx ed Engels nel loro «Manifesto» che della prassi «marxista-
leninista» codificata, divulgata e "suggerita" dalla III
Internazionale. Oggettivamente, quindi, il «nesso» c'e'. E c'e',
anche se Lei, in questo momento, non ce lo vuole vedere!



2. Quando parlo di "comunisti da operetta", mi riferisco
semplicemente a quelle "caricature di partiti" che, in Italia o
all'estero, pretendono ancora (pur criticando apertamente
il «comunismo reale» che abbiamo conosciuto e l'operato dei suoi
diversi e variegati leader… o ex-leader) ispirarsi agli stessi
principi e valori enunciati da Marx ed Engels nel loro «Manifesto
del partito comunista» del 1848» ed, allo stesso tempo, pretendere
di potere riuscire a «fare meglio» di chi, prima di loro,
giustamente o ingiustamente, efficacemente o inefficacemente, abbia
tentato di mettere in pratica quell'ideale. Parafrasando Victor Hugo
(che naturalmente si riferiva alle esperienze imperiali successive
di Napoleone I e di Napoleone III in Francia), viene spontaneo
affermare, nei confronti degli attuali «neo-comunisti», «qu'après la
tragédie, aujourd'hui c'est la farce» ! Non mi fraintenda: chi non
si e' sentito, almeno per una volta nella sua vita, profondamente
Comunista, soprattutto dopo aver letto e meditato la descrizione del
trattamento che, durante la prima «rivoluzione industriale«, era
riservato alla manodopera infantile inglese, all'interno delle
tristemente celebri filature di Manchester o di Liverpool? Chi,
nella sua vita, almeno per una volta, non si e' schierato idealmente
con la «rivolta degli schiavi" (–71) dell'epoca romana o non si e'
immedesimato, per un attimo, nell'esaltante ed eroico ruolo dell'ex
gladiatore tracio, Spartaco? Chi non l'ha mai fatto, ai miei occhi,
non può certo considerarsi tra gli esseri che posseggono un minimo
di umanità o di civiltà, ma può semplicemente annoverarsi tra
i "mostri" o i peggiori "bruti" del mondo! Il problema, dunque,
Caro Sig. Mario C., non e' l'anelito di equità, di riscatto e di
giustizia che è essenzialmente alla base dell'ideale comunista, ma
la "medicina" con cui, quell'identico ideale pretende curare
la "malattia" dell'iniquità, dell'oppressione, dello sfruttamento e
dell'ingiustizia che, da due secoli, ci ha inoculato (e continua ad
inocularci…) il «liberismo»! Quella «medicina» – a mio modesto
parere – è un' inadeguata e dannosa «medicina», poiché pone tra
gli «ingredienti» della sua stessa «ricetta» due surreali e
controproducenti postulati: il primo - strettamente ideologico - è
quello dell'uguaglianza; il secondo - esclusivamente economico - è
quello della "nazionalizzazione", dell' «espropriazione» o
della "collettivizzazione dei mezzi di produzione".



a. Prendiamo, per cominciare, il concetto di «uguaglianza» che,
in generale, esplicita e caratterizza ideologicamente e
politicamente l'ideale comunista. Cerchiamo di riflettere: se
fossimo tutti fisicamente, psichicamente e spiritualmente uguali,
nonché tutti intelligenti, in buona fede, leali, onesti, altruisti,
capaci, competenti e responsabili, il problema
della «comunistizzazione» della società non si porrebbe affatto.
Anzi, potrei senz'altro affermare che, un ordinamento di
tipo «comunista», sarebbe il minimo che gli uomini di cui sopra
potrebbero reclamare e pretendere per se stessi. Siamo, però,
realmente «tutti uguali»? Purtroppo o per fortuna, non lo siamo. E
se, per pura ipotesi, lo fossimo effettivamente stati – non solo il
passato, il presente e l'avvenire dell'umanità avrebbero preso le
sembianze di una specie di «Museo delle Cere», ma - saremmo comunque
riusciti (dalla notte dei tempi ai nostri giorni…) magari ad
accorgercene o l'avremmo, magari per "vie traverse", senz'altro
appreso o in qualche modo saputo! Non dimentichi, infatti, che lo
stesso marxismo, intuendo quell'innegabile problematica (anche se
non riuscirà mai a focalizzarla e circoscriverla interamente, per
dargli un'adeguata soluzione…), insisterà sulla necessità, dopo
l'eventuale conquista del potere da parte della classe operaia, di
una «tappa di transizione» - che chiamerà «socialismo» - nella quale
il principio sarebbe stato «a ciascuno secondo il suo lavoro» e,
dopo l'inevitabile avvento del «comunismo», la medesima regola
sarebbe divenuta «a ciascuno secondo i suoi bisogni»! Converrà con
me, dunque, che la realtà, in tutti casi, non tiene mai conto del
mio o del Suo punto di vista. Soprattutto, per ricordarci, ad ogni
istante, che – non siamo soltanto tutti diversi, ma nella nostra
diversità – siamo addirittura tutti «unici», «originali»
ed «irrepetibili»! Sua madre, ad esempio, anche volendolo e
desiderandolo, potrebbe partorirLa di nuovo così com'è? Mia madre,
pur volendolo e desiderandolo, potrebbe partorire di nuovo il
sottoscritto Alberto B. Mariantoni, così com'e'? Le madri degli
altri all'incirca 6 miliardi di esseri umani che attualmente, come
noi, vivono ed operano all'interno della nostra medesima realtà
contemporanea, pur volendolo e desiderandolo, potrebbero partorire
di nuovo gli stessi figli che hanno già concepito e messo al mondo
in precedenza? Anche se impiegassimo la tecnica della clonazione,
Sua madre, mia madre e le madri del resto dell'umanità potrebbero,
al massimo, concepire e sgravare «altri figli», ma non certo noi!
Riflettiamo, dunque: se ognuno di noi è «unico», «originale»
ed «irrepetibile» come faccio io (anche volendolo o desiderandolo…),
ad essere Lei? Oppure, Lei ad essere me? O ancora, Lei o io ad
essere ciascuno degli uomini che compongono l'umanità, e viceversa?
Ovvero - per essere più precisi - come faccio io ad essere il
Suo «modello»; Lei ad essere il mio; Lei o io, ad essere
il »modello» degli altri all'incirca 6 miliardi di abitanti che
popolano attualmente il pianeta Terra, e viceversa? Noi due (ed
ugualmente ogni altra persona tra i 6 miliardi circa di nostri
simili), quindi, qualunque possano singolarmente essere le nostre
specifiche qualità ed i nostri particolari difetti, le nostre
individuali capacità o le nostre personali facoltà e/o prerogative,
non potremo mai essere realmente il «modello» per nessun altro uomo
al mondo che per noi stessi! Ora, se quanto sto affermando
corrisponde all'effettiva realtà umana è lapalissiano ammettere che
la ricerca del «vero», del «giusto», del «bene», del «valido»,
dell'«opportuno», del «conveniente», ecc., non possa mai scaturire
dal solo Suo, dal solo mio o dal solo loro… punto di vista (o dalla
sola Sua, dalla sola mia o dalla sola loro sensibilità o preferenza
ideologica e politica), ma debba imperativamente erompere o
necessariamente derivare o scaturire dall'incontro contingente e
circostanziato (magari, obtorto collo…) del maggior numero dei punti
di vista esistenti o dalla convergenza naturale o strumentale di
questi ultimi. Quindi, non dalle nostre differenze o preferenze
ideologiche e politiche (che tendono, per natura, sistematicamente
ed inevitabilmente a determinare, contraddistinguere e/o a
caratterizzare gli uomini e, quindi, a maggiormente differenziarli
e "separarli"…) ma esclusivamente a partire da traguardi o da scopi
che – oltre ad essere pratici, visibili e tangibili – possono essere
individualmente e collettivamente considerati comuni o, quanto meno,
percepiti come tali. E' ciò che la cultura greco-romana definiva la
coincidentia oppositorum! Qualora, invece, per una ragione o per
un'altra, volessimo assurdamente continuare a percorrere le «strade»
che altri prima di noi hanno già percorso…e riuscissimo, quindi, a
fare «prevalere» o a fare «trionfare» esclusivamente il Suo solo o
il mio solo punto di vista (o quello di uno qualsiasi tra i circa 6
miliardi di abitanti della Terra…), su quello degli altri nostri
simili, alla fine del «tunnel»… ci ritroveremmo inevitabilmente,
come ogni volta, a dovere fare i conti con la solita «Santa
Inquisizione», con la già sperimentata «ghigliottina» della piazza
della Bastiglia, con il già collaudato «Auschwitz» e/o con il già
verificato «Arcipelago Gulag»! Insomma, con gli effetti drammatici
ed incontrollati di un monotono ed abominevole «pensiero unico»,
anche se uguale e contrario a quello che oggi - Lei, io ed altri
milioni di oppressi del mondo - stiamo combattendo.



b. Prendiamo il secondo (last but not least…) postulato che
esplicita e caratterizza, in economia, la prassi comunista: quello,
in particolare, della "nazionalizzazione", dell'«espropriazione» o
della "collettivizzazione dei mezzi di produzione". Qui, ancora una
volta, è necessario aprire una parentesi. Chi era Karl Marx: un
economista o un sociologo? Secondo me, era esclusivamente un
eccellente e validissimo sociologo. Un intellettuale, cioè, che ha
effettuato una magistrale e dettagliata analisi della società del
suo tempo ed una superba ed ineguagliabile descrizione dei
meccanismi economici e dei fenomeni sociologici che la
contraddistinguevano. Semplifico… ma, Karl Marx - non essendo (e non
essendo mai stato…) un economista e non possedendo, in natura, una
sua specifica «intuizione» o una sua particolare «sensibilità» in
quel campo - non poteva, in nessun caso, rimettere completamente in
discussione i sistemi economici della sua epoca storica, né tanto
meno «inventare» di sana pianta una «nuova economia». Allora che ha
fatto? Il buon Karl Marx ha semplicemente preso per «buone» le idee
economiche che, prima di lui, avevano già teorizzato, sia Adam Smith
(da cui, addirittura, riprenderà integralmente la teoria del «valore
lavoro»…) che David Ricardo. Diciamocelo chiaramente: Karl Marx ha
mai rimesso in discussione il sistema di produzione capitalista? Ha
mai contestato i tre fattori della produzione economica che, secondo
i suddetti personaggi, sono - ed ancora oggi restano… (purtroppo!) -
il «capitale», la «tecnologia» ed il «lavoro umano»? Ha mai
preteso che l'uomo – da semplice «oggetto» o semplice «forza lavoro»
della produzione – fosse considerato, non solo il «soggetto» di
quella produzione ma, lo «scopo principale» ed il «fine medesimo»
dell'economia? A me non è sembrato …Anzi - come conferma, a più
riprese, lo stesso Engel – si può tranquillamente affermare che
Marx, intimamente convinto del ben fondato economico del «sistema di
produzione capitalista» ed, allo stesso tempo, preoccupato e
nauseato per le contraddizioni ed i drammi sociali che quest'ultimo
continuava a partorire, da buon «umanista» quale egli era (non
dimentichiamo, infatti, le sue intense ed approfondite letture di
Democrito, Epicuro, Spinoza, Aristotele, nonché la sua intima
ammirazione/disapprovazione per Hegel ed la sua occultata e taciuta
affinità con le idee di fondo di Feuerbach!) ha pensato bene
di «salvare capra e cavoli», limitandosi esclusivamente a reclamare
la semplice abolizione della « proprietà privata» dei
suddetti «mezzi di produzione»… Ecco, dunque, in qualche riga, tutta
l'idea «rivoluzionaria» (insieme con la «dittatura del proletariato»
che è conseguente al «pensiero unico» che abbiamo già visto…) che si
nasconde tra le righe della monumentale opera marxiana! Sempre per
parlarci chiaro: da allora ad oggi, i sistemi economici che, a
partire dalle idee di Karl Marx, hanno visto la luce nel mondo, sono
mai riusciti a funzionare? A me, non risulta… Come d'altronde, dal
tempo di Adamo Smith ai giorni nostri, non mi è nemmeno sembrato che
i «sistemi capitalisti» abbiamo mai realmente funzionato!
Il «sistema di produzione capitalista», così come i «classici»
l'avevano concepito e teorizzato, non funziona e non può funzionare,
poiché da quando è stato sperimentato per la prima volta, nel 1860
(data del primo trattato di «libero scambio» commerciale tra la
Francia e la Gran Bretagna, voluto e realizzato dal francese Michel
Chévalier e dal britannico Richard Cobden), non solo non ha mai
funzionato ma, ha sistematicamente ed invariabilmente prodotto
disastri a catena e fiumane di effetti perversi… Non dimentichiamo,
infatti, che per dare l'impressione di funzionare e, soprattutto,
per non sprofondare immediatamente ed irrimediabilmente nel
vomitevole baratro delle sue medesime elucubrazioni economiche – è
costretto, ogni volta, a «doparsi» regolarmente con «guerre»
e «rapine generalizzate» che, in ogni occasione, camuffa
naturalmente ad arte, come delle vere e proprie «ventate di
civiltà», «liberazioni di popoli» e «lotte contro il crimine o il
terrorismo»! Lei mi dirà: ma come mai, però, rispetto ai sistemi
cosiddetti «socialisti», i «sistemi capitalisti» sembrano meglio
funzionare? O perlomeno, sembrano produrre più «abbondanza
economica» di quanta, ad esempio, ne siano mai riusciti a generarne,
nel loro tempo, gli ex-regimi di tipo sovietico? E' semplice
risponderle: a causa dell'avidità, della bramosia e dell'egoismo
individuali che sono insiti all'uomo ed attinenti e conseguenti al
concetto di «iniziativa privata» e di «libera impresa». Lei mi
insegna, infatti, che dove c'è una qualsiasi possibilità di
guadagno, c'è ugualmente chi è disposto a «rischiare» e
ad «investire» per assicurarsi quel tornaconto… E dove non c'è
nessun «interesse privato», non c'è di norma – e non ci può essere –
nessuna dinamica economica e, quindi, progresso… Ora, quando vedo
i «Neo-Comunisti» ed i «No-Global» del nostro tempo (come vede, non
li confondo affatto, ma li separo inequivocabilmente con la
congiunzione «e»!) cercare di affrontare il «liberismo»,
la «globalizzazione» ed il «mondialismo» imperanti, con le
stesse «armi» e gli stessi «strumenti» ideologici, politici e
pratici di un secolo fa, come dovrei definirli, se non "poveri
scemi"? Experience – diceva Oscar Wide - is the name the men give to
their mistakes... Ma dico, le esperienze infruttuose e negative del
passato, non ci hanno fatto comprendere niente? Posso capire e
giustificare chi - all'incirca 85 anni or sono – non avendo ancora
avuto la prova dell'inefficacia di quelle «armi» e di
quegli «strumenti», guardava con fiduciosa speranza a al tipo di
soluzioni che quelle idee preconizzavano… Quando, però, mi accorgo
che ancora oggi, 85 anni dopo, nel mondo, c'è della gente che -
nonostante le infinite e sonore «musate» che ha già ripetutamente e
reiteratamente sbattuto sul «muro» di quelle incongruità
ideologiche, politiche e pratiche - continua imperterrita a volere
per forza tentare di scassinare la «cassaforte
liberista/mondialista», con un semplice «apriscatole» da carne
Simmenthal… mi dica Lei, Caro Lettore, come dovrei chiamare o
definire quelle persone?



3. Eccoci giunti alla sua terza ed ultima domanda. Dopo questa
lunga discussione, converrà con me che, inficiare o negare a priori
il ruolo dell'avidità, della bramosia e dell'egoismo individuali nel
processo evolutivo dell'economia di un paese, non è solo cecità
politica, ma è semplice follia! Attenzione, però, questo non
significa (come pretende l'attuale gauche caviar…) che l'avidità, la
bramosia e l'egoismo individuali di coloro che svolgono delle
attività economiche debbano comunque essere lasciati allo «stato
brado» ed, in tutti casi, in posizione di forza, anche se «marcati a
vista» dall'elemosinismo dei sindacati! Le faccio una confidenza:
molto spesso – quando penso all'avidità, alla bramosia ed
all'egoismo individuali degli imprenditori economici – me li
raffiguro come un immenso e gravido «fiume in piena» o come una
possibile e potenziale fonte di «energia alternativa»,
incommensurabile ed inestinguibile. Un'«energia» che - se
perentoriamente incanalata tra l'argine invalicabile della «morale
societaria» e quello ancora più insormontabile della «legge comune» -
può senz'altro generare e produrre altra «energia»… Mentre, se
lasciata libera di seguire il suo corso istintivo e naturale,
distrugge immancabilmente

(Il messaggio è stato troncato perché superiore a 64k)
Gio 1 Gen 2004 1:20 pm

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LETTERA D'INFORMAZIONE 10 ottobre 2002 - a. I, n. 12 SOMMARIO PENSIERO "GUERRA AL TERRORISMO" E DINTORNI Ma quanti 11 settembre! SADDAM HA LA...
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