Entra
Nuovo su Yahoo! Gruppi? Registrati
lettera_informazione · Lettera d'Informazione
? Già Iscritto? Entra su Yahoo!

Suggerimenti

Lo sapevi che...
Puoi cercare nel gruppo tutti i messaggi inviati.

Messaggi

  Messaggi Aiuto
Avanzata
Ld'I, 6 dicembre 2002, a. I, n. 14   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #19 di 999 |
LETTERA D'INFORMAZIONE
6 dicembre 2002 - a. I, n. 14


SOMMARIO

PENSIERO

"GUERRA AL TERRORISMO" E DINTORNI

Bushus et Saddagnus… «regolamento di conti» tra gangsters, oppure? -
di Alberto B. Mariantoni

Il vero Bush jr. - di Alberto B. Mariantoni


Bombe tagliamargherite e fusione fredda

Chi ha scritto il copione per il nastro di Bin Laden? - fonte: EIR -
SAS - Aggiornamento settimanale - ALERT 47, giovedì 21 novembre
2002

Le esternazioni di Bin Laden - fonte: "al-Hikma"

11 settembre 2001: una covert operation dello Zio Sam? - di John
Kleeves



LA STORIA CHE NON RACCONTANO



DOTTOR HITLER E MISTER CHURCHILL - di Andrea Giardina, La Provincia
di Como 19/10/2002


PALESTINA NELLA BUFERA

La piscina di Mamilla - di Israel Shamir

"Stop De Bezetting" / "End the Occupation" - www.arabcomint.com

Israeli soldiers behave like Gestapo in Nablus - Tuesday 26 November
2002, http://www.palestine-info.co.uk/daily_news/index.htm#1


OPINIONI

Un libro di cui si può fare a meno: "MADE IN USA. Le origini
americane della Repubblica Italiana" di Ennio Caretto e Bruno
Marolo, Rizzoli 1996 - di JOHN KLEEVES


La Frana della sinistra - di Alex Lattanzio, fonte: "Bollettino
Aurora"


"ITALIANA"

LA SOVVERSIONE DELL'ORDINE ECONOMICO - di Domenico De Simone,
www.informationguerrilla.org

Le radici di Forza Italia in un diario del 1944 -
da http://www.geocities.com/marina_salvadore/nuova_pagina_58.htm

CINEMA

Il popolo migratore. Un film-documentario di Jacques Perrin

INTERNET

IN LIBRERIA



*********************************************

PENSIERO

Gli interessi di tutti i paesi sono ugualmente i nostri. Non c'è
nulla di cui dispongano gli altri paesi che gli Stati Uniti non
vogliano per loro stessi.

T. W. Wilson

*********************************************

"GUERRA AL TERRORISMO" E DINTORNI

Bushus et Saddagnus… «regolamento di conti» tra gangsters, oppure?



di: Alberto B. Mariantoni (*)



fonte: www.clorofilla.it



Se volessimo soltanto limitarci a descrivere il mero aspetto formale
dell'impari e disgustoso «conflitto» che da più di 11 anni oppone
gli USA all'IRAQ, potremmo benissimo ricorrere a Fedro o Caius
Iulius Phaedrus (10 /-54) della tradizione latina: «Ad rivum eundem
Bushus et Saddagnus venerant, siti compulsi...» (Bushus e
Saddagnus, spinti dalla sete, erano giunti allo stesso ruscello. Più
in alto stava Bushus, e molto più in basso Saddagnus).

Lo stesso dicasi, se desiderassimo unicamente illustrare il
significato ed il senso dell'indegno e vizioso «serial» che da mesi,
ormai, continua a tenere il mondo intero, con il fiato sospeso, in
una situazione di «non-pace/non-guerra», tra le pretestuose e
prevaricatrici accuse di George W. Bush e le puntuali e
disarcionanti confutazioni e/o repliche di Saddam Hussein e degli
altri membri del governo iracheno: «Tunc fauce improba latro
incitatus iurgii causam intulit…» (Allora l'assassino, spinto dalla
malvagia bocca, offrì il motivo di lite: "Perché - disse - facesti
torbida l'acqua, a me che bevo?". Saddagnus di rimando,
temendo: "Come posso - prego - fare ciò che lamenti, oh Bushus? Da
te il liquido scorre ai miei sorsi!").

Identica considerazione, in fine, se ci accontentassimo
esclusivamente di prevedere e di anticipare l'inevitabile e scontato
esito della meschina e sproporzionata «tenzone» tra Washington e
Baghdad: «Repulsus ille veritatis viribus… » (Respinto quello dalle
forze della verità: "Prima di questi sei mesi - soggiunse - dicesti
male di me". Rispose Saddagnus: "Veramente non ero nato". "Tuo
padre, per Ercole - egli riprese - disse male di me"; E così
presolo, lo sbrana con ingiusto massacro).

Nel nostro comodo e sbrigativo accostamento allegorico, però, il
solo problema che dovremmo comunque tentare di risolvere, sarebbe
quello di riuscire a fare effettivamente coincidere - agli occhi
dell'opinione pubblica - gli autentici tratti distintivi del «Ra'is
iracheno» con quelli di un qualunque ingenuo ed indifeso «agnello»…
Ed, allo stesso tempo, fare realmente combaciare le genuine e
provabili peculiarità dell'attuale «Presidente americano» con quelle
di un qualsiasi scaltro e feroce «lupo»…



Chi è Saddam Hussein?



Sappiamo tutti chi è Saddam Hussein… Sfortunatamente per lui,
infatti, il «Rayessna al-Ghali» («Presidente bene amato») iracheno,
lontano dall'essere l'ingenuo ed indifeso «agnello» della favola di
Fedro, è semplicemente un «autocrate». Un «despota» mediorientale.
Un «dittatore» che – dopo avere sistematicamente e capillarmente
eliminato ogni forma d'opposizione o di dissenso all'interno del suo
paese – continua a spadroneggiare incontrastato ed inamovibile,
sull'Iraq, da all'incirca ventisette anni.

La «memoria corta» dell'opinione pubblica essendo quella che è,
l'uomo della strada, molto probabilmente, non lo ricorderà affatto,
ma il «feroce Saladino» di Baghdad non è sempre stato l'irriducibile
e lo spietato «anti-americano» che oggi tutti preferiscono dipingere…

Al contrario, nel 1975 - quando ancora era Vice-presidente del paese
e «numero due» del regime ba'athista del Generale Ahmad Hassan al-
Bakr - il suo primo atto ufficiale di governo fu proprio quello di
favorire e di avvantaggiare economicamente, nel contesto dell'OPEC,
gli Stati Uniti d'America ed il resto dei Paesi industrializzati
dell'Occidente: in particolare, facendo in modo che, alla riunione
d'Algeri (1975), il prezzo del greggio – vertiginosamente aumentato
dopo la Guerra arabo-israeliana del Kippur (1973) ed il conseguente
embargo imposto agli Occidentali dai Paesi Arabi produttori di
petrolio – fosse considerevolmente ridimensionato!

Non sappiamo se fu per esprimergli profonda gratitudine a proposito
di quel suo inatteso e benvenuto «gesto» o per premiarlo
platealmente per quella sua «attitudine positiva» nei confronti
delle nostre economie, ma una cosa è certa: in Occidente, tra il
1975 ed il 1990, il «despota» Saddam fu intensamente e
strettamente «corteggiato», «adulato» e «riverito» dalla quasi
totalità dei nostri Governi.

Questi ultimi, infatti, durante quello stesso periodo, lo
considerarono apertamente un uomo politico «laico», «illuminato»
e «visionario», nonché un «baluardo sicuro» ed «indispensabile»
nella lotta al «pericolo islamico», rappresentato – in quell'epoca -
dalla rivoluzione Khomeinista iraniana (1979-1980). In tutti i casi,
lo propagandarono e lo imposero, alle nostre opinioni pubbliche,
come un alleato «oggettivo» ed «imprescindibile».

A riprova di quella tendenza, La Francia, ad esempio, si «sbracciò»,
in quegli anni, a fornire a Saddam, «chiavi in mano», la famosa
Centrale Nucleare di Tammouz (piratescamente bombardata e rasa al
suolo dall'aviazione israeliana, nel 1981) ed a «prestargli» - per
tutta la durata della guerra Iraq-Iran (1980-1988) - intere
squadriglie di Super-Etendard della sua flotta aerea militare
nazionale… La Gran Bretagna, dal canto suo, non esitò – insieme alla
Germania, all'Italia, alla Svizzera, al Belgio, all'Olanda, al
Belgio, alla Spagna, al Giappone, ecc. – a mettergli a disposizione
aiuti finanziari a fondo perduto e prestiti astronomici a tasso
agevolato, armamenti sofisticati, infrastrutture militari-
industriali tecnologicamente avanzate, ecc. E gli Stati Uniti, per
non essere da meno, oltre ad assicurare all'Iraq una vera e
propria «assistenza militare» ed una quotidiana e
dettagliata «copertura» fotografico-satellitare sui posizionamenti e
gli spostamenti delle truppe iraniane nel corso di quel conflitto,
non indugiò affatto – insieme alla Francia, alla Gran Bretagna ed
alla Germania ed, in certi casi, al Brasile ed all'Argentina… – a
offrirgli più di 80 miliardi di dollari di armamenti a credito,
senza contare la fornitura di numerosi stabilimenti turnkey contract
per la produzione ed il condizionamento, per scopi bellici, di gas
vescicanti ed asfissianti (come le «mostarde solforose»), di gas
nervini (come il «sarin», il «tabun», il «soman» ed il «vx») e
molteplici laboratori scientifici per la coltura e l'impiego - come
deterrenti militari - del «Bacillus Anthracis», del «Vaiolo»,
del «Botulino», della «Francisella Tularensis», ecc. Armi, queste
ultime, che il «Ra'is di Baghdad», negli ultimi anni della Guerra
Iraq-Iran (1986-88), non si privò affatto di utilizzare – con il
beneplacito dell'Occidente (l'ex Presidente Reagan e l'attuale
Segretario di Stato alla Difesa Donald Rumsfeld ne sanno qualcosa?) –
sia contro l'esercito Iraniano (nella regione di Sulemaniya, in
particolare) che contro il suo stesso popolo: cioè, i ribelli Kurdi
del F.K.I. (Fronte del Kurdistan Iracheno, formato da elementi del
Partito Democratico Kurdo di Massoud Barzani, dell'Unione
Patriottica del Kurdistan di Jalal Talabani e del Partito Comunista
Iracheno), nella regione di Halabja, e le comunità Shi`ite del Sud
dell'Iraq.

Saddam Hussein, dunque, se vogliamo - tra il 1975 ed il 2 Agosto
1990 (data dell'invasione irachena del Kuwait e del fallito
tentativo di Baghdad di affrancarsi dall'invadente, inibente e
coercitiva tutela statunitense ed atlantica) - era un «dittatore»
amico… Un «tiranno» buono… Un personaggio, cioè, che – prima di
diventare il classico «mostro nel cassetto», «l'abominevole Hitler»
della situazione ed il «pericolo pubblico No. 1» che oggi tutti
conosciamo - non aveva nulla da invidiare al resto dei «despoti» e
degli «aguzzini» che, da più di 57 anni, continuano imperterriti ed
indisturbati a governare, per «conto terzi», il mondo arabo (e non
solo quest'ultimo…: il pakistano Parvez Musharraf, docet!), né tanto
meno qualcosa da temere dai governi e dai media occidentali! Questo,
per la semplice ragione che, il suo regime, era – e continua ad
essere – l'ordinaria e corrente «copia conforme» degli altri 21
regimi arabi che l'informazione a «geometria variabile» dei
versatili e prezzolati pennivendoli delle nostre «democrazie» - per
evidenti ed indicibili motivi d'ordine economico, politico e/o
militare – stima più opportuno, in generale (e sicuramente più
conveniente e redditizio…, in particolare), definire, «regimi arabi
moderati»! (Per saperne di più su Saddam Hussein, il regime
iracheno, il ruolo occidentale ed israeliano nel Vicino Oriente e la
Guerra del Golfo, vedere il mio: «Gli occhi bendati sul Golfo», Jaca
Book, Milano,1991).



Chi è, realmente, George W. Bush?



Crediamo tutti di sapere chi è George W. Bush jr.… Ed, invece, come
avremo modo di constatare (vedere articolo allegato: «il vero Bush
jr.»), quasi nessuno lo conosce veramente per quello che
effettivamente è!

Grazie, infatti, al subdolo e capillare «monopolio
dell'informazione» che Washington ha instaurato nel mondo ed al
sistematico e compiacente «schermo protettivo» che l'insieme dei
media occidentali (impropriamente ritenuti «liberi»…) continua
servilmente a «stendere» sulla sua persona, la maggior parte degli
abitanti della Terra ignora perfettamente la sua specifica natura,
il suo iter personale e le sue autentiche e tangibili «qualità»
e «peculiarità».

Certo, l'attuale Presidente degli Stati Uniti d'America vorrebbe… (e
fa di tutto per…) rassomigliare, almeno formalmente, allo scaltro e
feroce «lupo» della favola di Fedro ma, in realtà, è semplicemente
un «pupazzo», una «marionetta», un inconsistente ed
insignificante «fantoccio»!

Se vogliamo, oltre a calcare supinamente ed indegnamente le «nobili»
orme del bisnonno Samuel Prescott (nel 1914-1918 «servo fedele»
e «factotum» di Percy A. Rockefeller proprietario della City Bank e
della Remington Arms Co., nonché dello speculatore borsistico
Bernard Baruch e del banchiere «privato» Clarence Dillon), del nonno
Prescott Sheldon («uomo di paglia» e «prestanome» e del gruppo Brown
Brothers Harriman) e del padre George Herbert Walker («ex sfortunato
petroliere», «ex disastroso coordinatore» del fallito sbarco filo-
americano della Baia dei Porci, a Cuba, ed ex «ufficiale di
collegamento» del futuro dittatore panamense Manuel Noriega; poi, di
punto in bianco… «consulente speciale» e «strisciante leccapiedi»,
fino al 26 Ottobre 2001, del famigerato Carlyle Group, il principale
fornitore di materiale da guerra delle forze armate americane;
Direttore della CIA tra il 1976 ed il 1981; Vice-Presidente con
Reagan, tra il 1981 ed il 1989; e quarantunesimo Presidente degli
USA, tra il 1989 ed il 1992), George W. Bush jr. è addirittura il
peggiore epigono della sua stessa «famiglia di lacchè». Ed allo
stesso tempo - come la maggior parte dei Presidenti americani degli
ultimi settant'anni - il classico «burattino» della situazione. Un
personaggio, cioè, interamente «inventato», artatamente «pompato» e
totalmente «sponsorizzato» e «manovrato» dagli effettivi detentori
del potere reale negli USA. In particolare: il vorace e
guerrafondaio complesso militare-industriale del paese (Carlyle
Group, Lockheed Martin Corp., McDonnel Duglas Corp., Tennero Inc.,
General Motors Corp., Northrop Grumman Corp., Raytheon Corp.,
General Electric, Loral Corp., Boeing Co., United Technologies
Corp.); le fameliche ed insaziabili «sorelline» del petrolio
(Chevron-Texaco, Exxon-Mobil, Marathon Oil, BP-America - che è la
fusione tra Standard Oil e British Petroleum - e BP-AMOCO; senza
contare Halliburton Inc., Unocal, Delta Petroleum, TMBR/Sharp
Drilling, ecc.); i principali istituti di credito dello
spregiudicato e rapace sistema bancario americano (Citicorp,
Citibank , Bank of America, First National Bank of Boston, Morgan
Stanley, ecc.) ed i maggiori gruppi monopolistici del mercato
statunitense (AT&T; Microsoft; Schering-Plough; Monsanto; Tom Brown
Inc.; Motorola; Gulfstream Aerospace; General Dynamics; Tribune
Company; Gilead Sciences; Amylin Pharmaceuticals; Sears; Roebuck &
Co.; Allstate; Kellogg; Asea Brown Boveri; Pharmacia, Ford Motor
Company; Lear Corp.; DaimlerChrysler; Philip Morris; Amtrak; America
Online; Time Warner; Merck; Abbott Laboratories, Brownstein, Hyatt &
Farber; NL Industries; Ford Motor Company, Northwest Airlines;
Clorox; C.R. Bard; HCA-The Healthcare Company; Dole Food; Northwest
Airlines; Enterprise Rent-A-Car; Greyhound; United Airlines; Union
Pacific; Boeing, International Paper; Lucent Technologies; Eastman
Kodak; Alcoa; Schering-Plough Corp.; Qualcomm Inc.; Eli Lilly;
Charles Schwab; Transamerica Corp.).



Un Governo di «comparse»


Per rendersene conto, basta dare una rapida «occhiata» alla
composizione dell'attuale staff dirigenziale statunitense: lo stesso
Bush jr., in passato, è stato direttore di una filiale del gruppo
Carlyle ed - insieme al padre - ha ricevuto onorari da questa
società fino all'Ottobre del 2001, data alla quale la famiglia Bin
Laden (sic!) ha venduto le sue azioni…; il Vice-Presidente Dick
Cheney continua ad essere totalmente legato all'industria militare
del paese ed al gruppo petrolifero Halliburton Inc.; il Segretario
di Stato o Ministro degli Esteri Colin Powell è
fortemente «ancorato» alla General Dynamics, Gulfstream Aerospace e
America Online; l'Attorney General o Ministro della Giustizia John
Ashcroft è la particolare «emanazione» di AT&T, Microsoft, Schering-
Plough, Monsanto ed Enterprise Rent-A-Car; il Segretario di Stato
alla Difesa Donald Rumsfeld la specifica «persona di fiducia» di
General Dynamics, Gulfstream Aerospace, Asea Brown Boveri, Gilead
Sciences, G.D. Searle/Pharmacia, General Instrument/Motorola,
Tribune Company, Amylin Pharmaceuticals, Sears, Roebuck & Co.,
Allstate e Kellogg; la Segretaria di Stato agli Interni Gale Norton
è strettamente «infeudata» con Delta Petroleum, BP Amoco, NL
Industries, Brownstein, Hyatt & Farber, e Ford Motor Company; la
Consigliera alla Sicurezza Nazionale Condoleezza Rice è la diretta e
fedele espressione di Chevron, Charles Schwab e Transamerica Corp.;
il Segretario di Stato al Tesoro Paul O'Neill è
l'interessato «factotum» di Alcoa, Lucent Technologies,
International Paper ed Eastman Kodak; il Segretario di Stato al
Commercio Donald L. Evans è «l'uomo di punta» di Tom Brown Inc. e
di TMBR/Sharp Drilling; il Segretario di Stato all'Energia Spencer
Abraham è la «longa manus» di General Motors, Ford Motor Company,
Lear Corp. e DaimlerChrysler; il Segretario di Stato alla Sanità ed
ai Servizi Umani Tommy G. Thompson è apertamente «vincolato» a
Philip Morris (sic!), GeneralElectric, Merck, Amtrak, America
Online, Time Warner ed Abbott Laboratories; la Segretaria di Stato
al Lavoro Elaine Chao è «l'espressione semi-nascosta» di Bank of
America, Northwest Airlines, Clorox, C.R. Bard, HCA-The Healthcare
Company e Dole Food; la Segretaria di Stato all'Agricoltura Ann M.
Veneman è il «pezzo da novanta» di Monsanto Co e Pharmacia Co., (i
principali produttori e propagatori di O.G.M. nel mondo!); il
Segretario di Stato ai Trasporti Norman Y. Mineta è lo
speciale «periscopio» di Lockheed Martin, Northwest Airlines,
Greyhound, United Airlines, Union Pacific e Boeing; il Segretario di
Stato agli ex-combattenti Anthony Principi è «l'informale» ed
efficace «plenipotenziario» di Lockheed Martin, Ford Motor Company,
Microsoft, Schering-Plough Corp., Federal Network, QTC Medical
Services e Qualcomm Inc.; il Responsabile dello Staff presidenziale
Andrew H. Card Jr. è uno degli «uomini» di General Motors; il
Direttore dell'Amministrazione e del Budget della Casa Bianca, Mitch
Daniels, Jr. è uno dei «delegati» di General Electric, Citigroup,
Eli Lilly e Merck.



Inutile sbalordirsi


Tenuto conto di queste realtà, dobbiamo ancora domandarci il perché
del rifiuto, da parte dell'Amministrazione Bush, di ratificare
il «Protocollo di Kyoto» (relativo alla riduzione dei gas
ad «effetto serra»)? Dobbiamo ancora continuare a questionarci per
conoscere le reali ragioni dell'atteggiamento statunitense
al «Summit della Terra» di Johannesburg o a quello di Durban,
sul «razzismo», sempre in Sud Africa? Abbiamo bisogno di comprendere
il motivo per cui, il «libero-scambismo» propagandato e
selvaggiamente imposto da Washington ai nostri paesi, rima quasi
sempre - negli USA - con il più egoistico ed
arrogante «protezionismo» (ad esempio, i 100 miliardi di euro
ultimamente devoluti ai produttori agricoli statunitensi o l'iniqua
tassa del 30% recentemente introdotta sulle importazioni d'acciaio
in provenienza dall'Europa e dal Giappone)? In aggiunta, c'è ancora
necessità di sbalordirsi a proposito delle contraddizioni di fondo
che emergono - ad esempio - tra i discorsi
ufficialmente «moralizzatori» di Bush jr. (come quello del 9 Luglio
2002, alla Borsa di New York…) e le quotidiane e costanti
implicazioni della classe politica americana negli scandali
economici della maggior parte delle grandi imprese del paese, come
Enron, WorldCom, Merrill Lynch, Andersen, Global Crossing, Qwest
Communications International, Dynegy, Adelphia Communications,
Xerox, Imclone, Tyco, ecc.?

Inoltre, dopo le invereconde e capillari «connections» che abbiamo
potuto verificare tra la politica e l'economia negli USA, è tuttora
lecito stupirsi, se il traffico di droga (oppio, coca, cannabis),
nel mondo – che rappresenta all'incirca 700 miliardi di euro
all'anno (più del 9% del commercio mondiale!) - seguita ad essere
principalmente alimentato dai paesi (Pakistan, Turchia,
Turkmenistan, Uzbekistan, Kazakhstan, Tagikistan, Kirghisistan,
Egitto, Laos, Nepal, Birmania, Thailandia, Guatemala, Giamaica,
Colombia, Bolivia, ecc.) che intrattengono delle strette relazioni
con Washington? E' ancora valido determinare i motivi che spingono
la Casa Bianca a rifiutare qualsiasi incontro al vertice con
l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo di Parigi che si
propone di smantellare i «paradisi fiscali» e di reprimere il
conseguente traffico e riciclaggio di «denaro sporco?» E' ancora
utile interrogarsi, per individuare le ragioni che pressano gli
Stati Uniti a volere assolutamente imporre al mondo i loro O.G.M.
(organismi geneticamente modificati) o le carni commestibili dei
loro allevamenti debitamente «doppate» con numerosi prodotti
farmaceutici (tra i più conosciuti: il 17 beta estradiolo, il
progesterone, il testosterone, lo zeramolo e l'acetato di trembolone
e di melengesterolo)?

Conoscendo, tra l'altro, «chi» tira effettivamente «le fila» della
politica americana, è ancora sensato chiedersi il perché
dell'«inattesa» e «sbalorditiva» ricusazione statunitense
del «Trattato sul bando totale dei test nucleari» o degli «Accordi
START» (riduzione dell'insieme degli armamenti strategici); oppure,
il loro antagonismo alla «Convenzione sulle armi biologiche e
chimiche» del 1972; o ancora, la loro opposizione al «progetto
onusiano» contro il «traffico illegale di armi leggere» nel mondo;
ovvero, il loro rifiuto di fornire una qualunque spiegazione ai
responsabili dell'Unione Europea a proposito di «Echelon» (il
sofisticato sistema americano ed anglosassone di sorveglianza
elettronica dell'insieme delle comunicazioni telefoniche, fax ed e-
mail)??

Diciamocelo francamente: è ancora ragionevole lambiccarsi il
cervello per comprendere il significato ed il senso dell'insolente e
sfrontata ostilità dell'attuale Presidente americano nei confronti
del «Tribunale Penale Internazionale» (TPI)? E' ancora opportuno
evocare l'incontrollabile ed inarrestabile «spirale della violenza»,
per spiegare la rimessa in discussione degli «Accordi di pace»
israelo-palestinesi del 1994, l'arrivo al potere di Sharon e la
messa in pratica della tracotante e criminale politica colonialista,
vessatrice e massacratrice di Tel-Aviv, in Palestina? E' ancora
equilibrato parlare di «Attacco all'America», per scoprire la vera
origine degli «attentati» dell'11 Settembre 2001 e le reali ragioni
dell'«inevitabile» e consequenziale «guerra infinita» al terrorismo
degli ex freedom fighters filo-americani di al-Qa'ida?

In fine, sapendo come stanno davvero le cose negli USA, dobbiamo
ancora arrovellarci il cervello, per afferrare le ragioni del
colossale e farneticante aumento del budget americano della «Difesa»
che è passato dai 297,7 miliardi di dollari del 1998 agli attuali
331 miliardi (all'incirca, un miliardo di dollari al giorno! Quando,
comparativamente, i quindici Paesi membri dell'Unione Europea –
su «consiglio disinteressato» dei loro «padroni» USA – sono passati,
per lo stesso genere di spese, dai loro complessivi 180,5 miliardi
di dollari del 1998, agli attuali 144,4 miliardi)? Dobbiamo ancora
spremerci le meningi, per individuare e circoscrivere i reali motivi
che spingono la Casa Bianca a volere a tutti costi demonizzare,
aggredire ed eliminare Saddam Hussein, per intronizzare, al suo
posto, un qualunque Sharif `Ali Bin Al-Hussein (finalizzato e
provvidenziale «pronipote» di terzo/quarto grado dell'ultimo Re
d'Iraq e classico «dandy di servizio» degli interessi USA, nonché
strumentale ed addomesticato duplicato dell'attuale «mescalero»
afghano Hamid Karzai)?

Inutile, quindi, riferirsi al Lupus et Agnus di Fedro, per tentare
di spiegare i minacciosi e rivoltanti «venti di guerra» che
sembrano, ancora una volta, planare indisturbati sul malcapitato
Iraq… Ugualmente vano ed inefficace cercare di interpretare il
cosiddetto «duello all'ultimo sangue» tra Bush e Saddam, in chiave
di semplice e programmato «regolamento di conti» tra gangsters…



Il «nano» ed il «gigante»


La vera verità sul «conflitto» che oppone, da ormai 11 anni, gli
Stati Uniti all'Iraq, è da ricercarsi in tutt'altra direzione:
quella - a mio giudizio - della «strategia economica» per fini
di «dominazione politica e militare» del mondo.

Se abbiamo, infatti, la pazienza di dare uno sguardo ad un qualunque
Atlante e ci dilettiamo a paragonare le annesse tavole di sintesi
demografica, mineralogica, merceologica, tecnologica, finanziaria,
industriale e commerciale degli Stati Uniti e quelle del continente
Euro-Asiatico, ci accorgiamo che l'insieme dei paesi che compongono
quest'ultima area geopolitica, rappresentano cumulativamente una
potenzialità generale che è di gran lunga superiore a quella che è
normalmente vantata o pretesa dagli USA nei loro singoli confronti.

In altri termini, se la totalità dei paesi del vecchio continente
decidessero, un giorno, per pura ipotesi, di mettere in comune la
globalità delle loro risorse e delle loro potenzialità economiche
(cioè, tutte le loro materie prime, tutta la loro tecnologia, tutte
le loro capacità finanziarie, bancarie, industriali e commerciali,
tutta la loro manodopera, l'incommensurabile vastità e le infinite
esigenze dei loro territori e l'inesauribile mercato consumistico
che è rappresentato dalla somma aritmetica delle loro popolazioni)
costituirebbero immediatamente il primo impero politico, economico e
militare del mondo. Una potenza tale che, a suo confronto diretto,
gli Stati Uniti - oltre a dovere immediatamente rinunciare al ruolo
di superpotenza che, fino ad ora, hanno infondatamente ed
indebitamente usurpato – apparirebbero, agli occhi dell'opinione
pubblica mondiale, come una potenza di secondo piano. Un «potenza»,
cioè, il cui ruolo politico internazionale rassomiglierebbe
rapidamente, come per incanto, a quello che la Polonia o la
Bulgaria, tra il 1945 ed il 1990, esercitavano all'interno
del «Patto di Varsavia» sovietico!

Conosciamo la situazione reale dell'economia statunitense… Dopo
avere, negli anni 1980-1990, scelleratamente delocalizzato la
maggior parte della loro industria di produzione consumistica in
Estremo Oriente ed avere stoltamente concentrato l'essenziale del
loro avvenire economico all'interno di tre regioni specifiche del
paese (California = «nuove tecnologie»; Texas = «industria
petrolifera»; Florida = «complesso militare-indusriale»), gli
strateghi di Washington erano praticamente convinti che il problema
della crescita economica del paese sarebbe stato determinato dal
dilagare nel mondo delle loro «nuove tecnologie»; quello della
disoccupazione autoctona, sarebbe stato in gran parte risolto dal
consequenziale potenziamento e sviluppo dell'«economia virtuale»
o «on-line»; quello dei consumi interni, dall'importazione dei
prodotti finiti, a basso costo, dalle loro aziende che nel frattempo
si erano trasferite in Asia.



I conti senza «l'oste»


Quella loro, a dir poco, azzardata e poco felice scelta di strategia
economica, però, era confortata dal fatto che, in quell'epoca, gli
Stati Uniti - oltre ad essere restati (dopo la caduta dell'URSS) la
sola superpotenza militare del mondo - potevano tranquillamente
permettersi il lusso (visti pure gli stretti legami che gli USA
intrattenevano con l'Arabia Saudita ed il Kuwait) di bruciare
all'incirca 15 milioni di barili di petrolio al giorno (di cui 9,5
milioni, importati dai paesi del Golfo e pagati a prezzi «politici»
irrisori… In tutti i casi, estremamente meno esosi di quelli che
allora pagava - ed oggi continua a pagare - l'Unione Europea!), per
alimentare e sostenere, al minor costo possibile, la totalità del
consumo energetico del paese.

Iniziata tra il Luglio del 1990 ed il Marzo 1991 (periodo della
penultima importante recessione economica USA che coincise - guarda
caso! – con la trappola tesa all'Iraq il 2 Agosto 1990 e la
successiva "crociata" statunitense per "liberare" il Kuwait in nome
del diritto, dei principi e della morale…) e rivelatasi
fragorosamente e drammaticamente al gran pubblico a partire dal
Marzo 2001, la crisi economica statunitense (notevolmente aggravata
dalla situazione di bancarotta fraudolenta nella quale continuano a
operare la maggior parte degli istituti bancari nord-americani che,
da più di 20 anni, insistono a volere portare in attivo, nei loro
bilanci, i miliardi di dollari che, a suo tempo, furono
allegramente prestati all'URSS, al Messico, all'Argentina, al
Brasile ed alla maggior parte dei paesi del Terzo mondo, e che mai e
poi mai saranno loro restituiti!), ha un nome: quello delle «nuove
tecnologie».

Queste ultime, infatti, lontano dall'ottenere i successi scontati
che i loro più quotati «guru» avevano spavaldamente preannunciato,
si sono inevitabilmente ed oggettivamente urtate a due ostacoli
principali: quello dell'impossibilità, da parte della maggior parte
dei paesi del mondo (eccetto l'Europa Occidentale, il Giappone e
l'Australia), di poterle finanziariamente acquistare e quello
dell'impossibilità, per la maggioranza dei cittadini delle singole
nazioni del Globo, di poterle intellettualmente «assorbire»
e «maturare», in tempi brevi.

Quell'inattesa situazione, a sua volta, ha provocato negli USA una
serie di «contraccolpi» economici, come gli innumerevoli ed
inarrestabili «tracolli in borsa» dei principali titoli tecnologici
del paese; l'accumulazione impressionante degli invenduti nel campo
elettronico e computeristico; la riduzione considerevole dei
profitti per le principali aziende del settore; lo scadimento della
produzione industriale; la caduta del PIL; la diminuzione
complessiva dei consumi; l'assottigliamento generale del volume
globale delle importazioni e delle esportazioni; un deficit
commerciale trimestrale di all'incirca 130 miliardi di dollari; la
considerevole diminuzione negli investimenti industriali; e, quindi,
un ulteriore e notevole incremento della disoccupazione…

Ed a nulla sono servite, fino ad ora, le successive decurtazioni dei
tassi d'interesse voluti dalla Federal Reserve (tassi passati, nel
corso del solo anno 2001, dal 6,5% all'1,75%: il tasso più basso
registrato dal 1947!), per tentare di rilanciare la «macchina
economica» statunitense.

Per gli Stati Uniti, dunque, tra le ultime carte da «giocare», per
non essere costretti in breve tempo a dichiarare fallimento,
rimanevano soltanto quella del «petrolio» e quella dell'«armamento».



«L'uovo di Colombo» americano


La carta del «petrolio», però, era fortemente handicappata e resa
insicura dall'instabile situazione politica interna in Arabia
Saudita e nel Kuwait, e quella dell'«armamento» era momentaneamente
inutilizzabile, in quanto - dopo la fine della «Guerra fredda», la
scomparsa dell'URSS e la «spoliticizzazione» e «l'allineamento
economico» della Cina - obiettivamente non esistevano più «nemici»,
degni di questo nome… A meno che, di inventarseli di sana pianta!

E per «inventarli» come si doveva, ecco, dunque, uno dietro l'altro –
dopo le puntuali «boccate di ossigeno» che gli USA, negli ultimi
vent'anni, avevano già potuto ottenere per la loro economia dai loro
interventi militari in Nicaragua, a Panama, a Grenada, ad Haiti, in
Somalia, nel Sudan, in Libia, nel Libano, in Iraq e nei differenti
Stati dell'ex Iugoslavia – spuntare, provvidenziali, dal «cappello
del mago»: Sharon in Israele… per provocare i Paesi arabi ed
islamici e creare un artificiale ed incontenibile «scontro di
civiltà» tra Occidente e mondo musulmano; gli (auto?) attentati
dell'11 Settembre 2001… per scatenare una guerra contro
l'Afghanistan, occupare il paese e prendere piede, formalmente o
informalmente, in Asia centrale e, di conseguenza, soggiogare
militarmente, senza colpo ferire…, la quasi totalità delle ex
repubbliche musulmane sovietiche (dove, è noto a tutti, esistono
importantissime riserve di gas e di petrolio); e, dulcis in fundo,
il «pericolo» Saddam!

Ma per quale ragione - direte voi - proprio Saddam…? Quando,
sappiamo benissimo, che lo stesso padre di Bush jr., nel 1990-1991,
41° Presidente degli Stati Uniti e capo della più importante
coalizione militare messa in piedi dall'epoca del Secondo conflitto
mondiale, con i suoi carri armati a pochissimi chilometri da
Baghdad, alla fine della Guerra del Golfo (1991), non solo (secondo
la versione ufficiale…) lo lasciò in vita per non «infierire»… ma,
affermando di averlo ormai militarmente «sgominato» e politicamente
reso «inoffensivo», lo mantenne addirittura al potere (quasi
sicuramente, per dare modo all'opinione pubblica mondiale di potere
meglio distinguere, con più spigliata facilità, i responsabili dei
già citati «regimi arabi moderati»…), in Iraq?



Diversi «piccioni» con una «fava»…



Rimettere dopo 11 anni, il «pericolo» Saddam sul «tappeto»…, sembra -
a prima vista - una flagrante e grossolana
contraddizione/impostura… Eppure, non lo è!

Se prendiamo in conto, infatti, la terribile crisi economica che gli
USA stanno attraversando, i recenti e preoccupanti «attriti»
e «dissapori» con l'Arabia Saudita ed il pericolo mortale che
rappresenterebbe - per la loro economia e la loro sempre più
contestata egemonia politica e militare - un eventuale accordo
(anche esclusivamente economico!) tra l'Unione Europea e la CSI
(Russia e paesi ex sovietici rimasti nel «girone» di Mosca), ci
accorgiamo immediatamente che il «pericolo» Saddam - per i reali
detentori del potere negli USA (e non certo, per i «parrocchetti»
dell'Amministrazione Bush jr.!) – era (ed è…) l'unico «pericolo» che
il loro paese avrebbe potuto agevolmente ed impunemente paventare,
per togliersi momentaneamente e sicuramente d'impaccio e,
contemporaneamente, fare «bingo» su tutta la linea!

Come fare altrimenti… per «distrarre» l'opinione pubblica americana,
ridare «spago» all'economia del paese, rimettere al «passo» l'Arabia
Saudita ed impedire a tutti i costi una qualsiasi intesa
eurasiatica, avendo simultaneamente una qualunque concreta speranza
di continuare ad assicurarsi il ruolo di superpotenza e, quindi, il
dominio del mondo, per i prossimi 40/50 anni, senza per altro
dovere, in nessun modo, rischiare alcunché?

E' semplice: prendendo diversi «piccioni» con la «fava» Saddam!



L' «arma» del petrolio


Non dimentichiamo, infatti, che un eventuale guerra statunitense
contro l'Iraq - dopo la tutela militare e politica che Washington ha
imposto alla maggior parte delle petro-monarchie del Golfo ed
all'Afghanistan, ed i «protettorati» formali o informali che è
riuscita a realizzare sulle ex Repubbliche musulmane sovietiche –
farebbe immediatamente «rientrare nei ranghi» Riyad e
neutralizzerebbe definitivamente l'Iran. Inoltre, la diretta o
indiretta presa di possesso del petrolio iracheno (potenzialmente
3/4 milioni di barili al giorno) - insieme al WTI americano, al
petrolio della Penisola Arabica, quello delle Repubbliche musulmane
dell'Asia centrale, quello messicano, quello venezuelano (ed il
Brent del mare del Nord?) - metterebbe nelle mani degli USA,
il «monopolio» di all'incirca i tre quarti (circa 900 miliardi di
barili) delle riserve d'idrocarburi attualmente accertate e
disponibili sul nostro pianeta. E con quella certezza energetica
nel «cassetto», gli Stati Uniti si assicurerebbero senz'altro
la «parte del leone» nel mondo, per almeno mezzo secolo: in
particolare, avrebbero la possibilità di concedere, alla loro
malandata economia, la tanto attesa «boccata d'ossigeno» che
permetterebbe alla loro società di uscire rapidamente dalla crisi;
in secondo luogo, avrebbero l'occasione di ricompattare la loro
opinione pubblica e rinverdirebbero notevolmente, agli occhi dei
propri amministrati, il tradizionale sentimento di potenza e
d'invincibilità che caratterizza e tiene unita l'eterogenea e
squinternata società americana; in terzo luogo, giocando «l'ago
della bilancia», in materia energetica, con gli interessi
mercantili divergenti dell'Unione Europea (che ha assolutamente
bisogno dell'energia petrolio) e della Russia (che produce petrolio
ed ha delle riserve accertate per all'incirca 65 miliardi di
barili), ricatterebbero alternativamente i due blocchi di paesi (in
poche parole: facendo artatamente aumentare il prezzo del petrolio,
gli Stati Uniti sarebbero in grado di soffocare drasticamente
l'economia europea, mentre facendolo abilmente scendere, sarebbero
in condizione di creare delle serie difficoltà alla già vacillante e
tuttora instabile economia russa) e, mettendo commercialmente l'uno
contro l'altro, ne impedirebbero la possibile intesa; in fine,
rendendo indispensabile la loro presenza militare in Europa, nel
Vicino Oriente ed in Asia Centrale (soprattutto a causa dei
possibili disordini generalizzati che la guerra contro l'Iraq
potrebbe scatenare all'interno del mondo arabo e musulmano),
darebbero la possibilità alla loro «macchina da guerra» di
rinforzarsi ulteriormente e di continuare ad imporre - manu militari
e contro ogni umana logica - il ruolo politico ed economico «guida»
di Washington all'insieme dei paesi del mondo.

Che le suddette congetture o eventualità rappresentassero (e
continuino a rappresentare…) le reali intenzioni di Washington nella
sfrenata ed assurda corsa alla guerra all'Iraq, sembra l'abbiano
capito perfino il «satrapo» Putin e il «valletto» Chirac. Ed è per
quella ragione che – nonostante l'attacco «terroristico» alla
petroliera francese nello Yemen e la recente «presa di ostaggi» filo-
cecena al teatro di Mosca – i due hanno continuato imperterriti ad
ostacolare, con tutti i mezzi a loro disposizione, fino
alla «risoluzione 1441» del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, i
frettolosi e furbeschi progetti americani di guerra immediata
all'Iraq.

Come avremo, però, ben presto, modo di constatare… il «piano Iraq»,
per gli USA, ce n'est que partie remise…



Alberto B. Mariantoni



(*) Note biografiche sull'Autore


Alberto Bernardino Mariantoni è nato a Rieti il 7 Febbraio del 1947.
E' specializzato in Economia Politica, Islamologia e Religioni del
Medio Oriente. Politologo, scrittore e giornalista, è stato per più
di vent'anni Corrispondente permanente presso le Nazioni Unite di
Ginevra e per diciotto anni sul tamburino di «Panorama». Ha
collaborato con le più prestigiose testate nazionali ed
internazionali, come «Le Journal de Genève» e «Radio Vaticana». Ha
al suo attivo decine e decine di inchieste e di reportages in zone
di guerra e di conflitti politici soprattutto in area mediorientale.
E' autore di oltre trecento interviste ai protagonisti politici dei
paesi del Terzo Mondo e della vita politica internazionale. Ha
scritto: «Gli occhi bendati sul Golfo» (ed. Jaca Book, Milano 1991)
e «Le non-dit du conflit israélo-arabe» (ed. Pygmalion, Paris,
1992). Dal 1994, è Presidente della Camera di Commercio Italo-
Palestinese.



Appendice:





Il vero Bush jr.



di: Alberto B. Mariantoni



Nato un 6 Luglio del 1946, a New Haven (Connecticut) ed
alternativamente chiamato «Dubya» (pronunciare: «Dobià» =
lo «stupido»), «Dumbass» («Dombàss» = «l'asino scemo»), «el-Chimpy»
(«el-Cimpi» = lo «scimpanzé») o «Bananaboy» («bananaboi» =
il «ragazzo-banana»), George Walker Bush jr. non è soltanto la
tipica «marionetta» del gioco americano del potere…



Come precisano le decine e decine di siti internet a lui dedicati
negli USA (per sincerarsene, basta inserire il nome George W. Bush
sulla finestra web di un qualunque motore di ricerca, e cliccare!),
l'apparentemente scaltro e feroce «lupo» di Washington, è
soprattutto un particolare, inconsueto, desolante ed
affliggente «caso umano»!



Dalle pagine Web in questione, ad esempio, si apprende che, in
passato, l'attuale Presidente degli Stati Uniti d'America è stato un
patetico ed inveterato tossicomane (cocaina), nonché un incallito e
commiserevole alcolista (whisky, qualità «Bourbon» + birra,
marca «Lone Star»). O se si preferisce, un prostrato e psicolabile
personaggio che a stento, verso la metà degli anni `70 - dopo avere
subito un paio di arresti per guida in stato di avanzata
ubriachezza, uno specifico fermo per detenzione abusiva di
stupefacenti e numerose terapie intensive di disintossicazione
presso dispendiose e confidenziali case di cura specializzate –
sarebbe riuscito, in fine, apparentemente, a separarsi
dall'increscioso ed inquietante stato di «duplice dipendenza» nel
quale era sciaguratamente e miserevolmente sprofondato.



«Brain»: il «Cervello»!


«Povero diavolo», senza spina dorsale, per gli uni e «nullità
ambulante», completamente plagiato dalla madre, per gli altri…, il
cinquantaseienne «instabile», «influenzabile» e
senz'altro «ricattabile» figlio «bischero» di George Herbert Walker
Bush e Barbara Pierce, nel corso della sua travagliata esistenza –
sempre secondo i siti che lo descrivono – non sarebbe mai stato
un' «aquila»…



Così, almeno, sembrano «inquadrarlo» e ricordarlo i suoi
innumerevoli ex compagni di scuola che lo hanno ben conosciuto, sia
alla Philips Andover Academy del Massachussets, sia alla Yale
University, sia alla Harvard Business School. Questi ultimi,
infatti, continuano a conservare di lui l'immagine dell'insperata e
provvidenziale «macchietta» della classe. Il classico «zimbello» a
cui - tra costanti derisioni e quotidiane sarcastiche parodie – era
spontaneo attribuirgli il caustico e rivelatore epiteto di «brain»
(il «cervello»): cioè, lo «scemo del villaggio»!



Un «pierino» pistonato


Considerato da tutti come un ex «pietoso studente» ed un congenito e
persistente «scaldabanchi», il giovane Bush, precisano i suoi
antichi colleghi, è comunque riuscito – malgrado l'ininterrotta e
ricorrente media del "C" (cioè, l'indispensabile sufficienza…)
riportata ogni anno nei suoi tortuosi e problematici studi - a
raggranellare due irrilevanti e marginali «diplomini» (quello di
semplice «bachelor in storia» e quello in «gestione commerciale
delle aziende») per il cosiddetto «rotto della cuffia»: grazie,
cioè, alle pressanti e determinanti «intercessioni» (ed alle
cospicue ed allettanti «strenne»?) di suo padre (uomo della CIA ed,
all'epoca, influente membro del Congresso ad Huston, nel Texas) ed
alle convincenti «sollecitazioni» e persuasive «inframmettenze» di
alcuni sovrastanti ed influenti «amici» della
sua «particolare», «servizievole» e « super ammanigliata» famiglia.

Non parliamo del suo servizio militare…



Il «soldatino» di piombo


«Raccomandato di ferro» e classico «imboscato» per definizione, il
nostro «Dumbass» - sempre secondo le medesime fonti - sarebbe
addirittura riuscito, grazie ai puntuali e risolutivi «maneggi»
organizzati dal suo intraprendente genitore, ad evitare la «guerra
del Viet-Nam» ed a farsi indebitamente e provvidamente arruolare
(nonostante, cioè, la negativa valutazione del 25% che gli era stata
affibbiata, nel corso delle rituali prove attitudinali!), a partire
dal 28 Maggio del 1968, nei ranghi del 147° «Fighter-Interceptor
Group» della Guardia Nazionale Aerea del Texas: un distaccamento
territoriale dell'aviazione statunitense che, in quell'epoca, era
acquartierato ad Ellington, un sobborgo di Huston. Quindi,
praticamente, a «due passi» da casa sua…

Inoltre, dopo la sua nomina a Tenente pilota di F-102 (ultimo in
graduatoria, naturalmente!), sarebbe ugualmente riuscito, con le
medesime complicità, a ridurre sensibilmente ed impunemente la
durata di quel suo già facilitato ed agevolato servizio militare!

In altri termini - come confermano Walter V. Robinson (del
giornale «Globe» di Ustin, Texas, in un articolo del 23.Maggio 2000)
ed alcuni dei suoi ex superiori (in particolare, i Tenenti
Colonnelli Turnipseed e Kenneth K. Lott ) – l'attuale «bellicista
Yankee» della 25° ora, su i 6 anni previsti dalla sua normale ferma
(1968-1973) - tra «licenze speciali» per pretestuosi ed enigmatici
motivi elettorali, «trasferimenti bidone» (come quello presso il
187° Tactical Recon Group di Montgomery, in Alabama, dove nessuno
dei suoi presupposti colleghi, tra il Settembre ed il Novembre 1972,
l'ha mai incontrato, né conosciuto!), «semi-diserzioni» (come quella
che lo vide ingiustificatamente «scomparire nel nulla» dalla base
aerea di Houston, dal Novembre 1972 all'Aprile del 1973, e che gli
costò soltanto 36 giorni di arresti disciplinari…) ed «esoneri
militari» (congedato il 30 Luglio 1973, con otto mesi di anticipo
sulla data prevista, con la scusa della sua annunciata iscrizione
alla scuola commerciale di Harvard…) – ne avrebbe adempiuto, in
definitiva, soltanto 3 e mezzo!



Tempo perso ugualmente, tentare di spulciare il resto del
suo «curriculum vitae», per scovargli una qualunque «dote» positiva.



Un «disastro» nel lavoro



Psichicamente «scombinato» ed estremamente «maldestro» nella vita,,
il nostro incoerente ed inconcludente «Bananaboy», prima di
realizzare - con l'immancabile sostegno di papà George Herbert
Walker sr. (e della CIA!) - alcuni «miracolosi» e redditizi «Insider
Business Deals» (che gli permetteranno improvvisamente di diventare
ricco, membro dell'Eastern Establishment e, quindi, «candidato
papabile» e «disponibile» per i suoi futuri «sponsor» ed
attuali «patrocinatori»…), non riuscirà ad azzeccarne «una»…



Come sottolineano i numerosi e variegati siti che ci siamo presa la
briga di andare a consultare, il «lavativo » e «perditempo» George
W. jr. - su pressione soprattutto della madre Barbara - tenterà
invano, tra il 1975 ed il 1980, di trovarsi un qualunque impiego o
una qualsiasi formale occupazione, sia per scoprire l'ebbrezza di
una possibile indipendenza economica che per cercare di dare un
senso alla sua, fino ad allora, sbandata e sconsiderata esistenza.



Ogni volta, però, i suoi diversi e consecutivi tentativi (dapprima,
in America Centrale, come «scopritore/segnalatore» di allevamenti ad
alto rendimento e, successivamente, ad Houston, come «consigliere»
di un'associazione sportiva ed artistica afro-nord-americana
denominata «Professional League of the United Leadership»;
come «insegnante» di baseball e di lotta libera in un carcere
dipartimentale; come «organizzatore/animatore» di escursioni per
giovani delinquenti in via di reinserimento sociale; come «piccolo
impresario» locale («landman»); come «intermediario» fondiario;
come «negoziante» di minerali; come «procacciatore» di investimenti
per progetti di perforazione di pozzi petroliferi, ecc.), si
risolveranno con un rituale e laconico «nulla di fatto».



Lo stesso dicasi dei suoi supplementari ed infruttuosi tentativi di
potersi in qualche modo inserire ed affermare nel campo
della «politica» («aspirante deputato», sarà sonoramente sconfitto
nella 19° circoscrizione del Texas, nel 1978) o in quello
degli «affari». Campo, quest'ultimo, che lo vedrà, da un punto di
vista morale, addirittura ulteriormente «sprofondare» nel poco
esaltante ruolo di mediocre «truffatore» e di volgare e
squalificato «bancarottiere»!



Un «fallito» negli affari


All'inizio degli anni `80, infatti, il nostro Bush jr. (che, in quel
momento, disponeva di soli 20 mila dollari!) - grazie
ai «privilegiati links» di suo padre (in quel momento Vice-
presidente degli Stati Uniti, con Reagan!); grazie ugualmente alle
relazioni economiche del suo amico James Bath (che lo metterà in
contatto, sia con Salem Bin Laden - fratello di Osama - che con
Khaled Bin Mafouz, cognato di Salem e di Osama, banchiere della
famiglia reale saudita ed, a tempo perso, responsabile di due
O.N.G., la «Relief» e la «Blessed Relief», che gli attuali servizi
del FBI sospettano fortemente di essere due «coperture» per le
attività finanziarie »sommerse» di al-Qa'ida…); e grazie soprattutto
ai 4,7 milioni di dollari che alcuni «amici» di famiglia
accetteranno obtorto collo di mettergli comunque a disposizione –
penserà bene di lanciarsi nel campo della «libera impresa»,
costituendo, per l'occasione, una pretenziosa e squinternata
compagnia petrolifera: la «Arbusto Energy, Inc.». Una società,
maldestramente diretta e incompetentemente amministrata che,
nell'arco di qualche mese, dopo avere sconsideratamente dilapidato
la maggior parte del suo capitale (soprattutto, in «argent de poche»
ed in faraoniche spese di «rappresentanza» per il nostro Junior!)
sarà inevitabilmente costretta a «depositare i bilanci» ed a
dichiarare «completo fallimento».



«El-Chimpy», però, non si scoraggerà affatto. E - da
una «bancarotta» all'altra - con l'usuale e puntuale «sostegno» dei
soliti «amici» del suo influente ed indulgente genitore, cambierà
nome alla «Arbusto» (che in spagnolo vuol dire «Bush», appunto!) e
rilancerà sul mercato le già disastrate «strutture» della sua
precedente «azienda», con il «fantasioso» e senz'altro «originale»
nome di «Bush Exploration»: un'altra «società bidone», artatamente
rabberciata (e finanziariamente sostenuta dai «quattrini» dei già
citati Mafouz e Bin Laden!), per poterla, in un secondo tempo,
magari proporre e «rifilare», sull'orlo del solito «disastro»
generalizzato, alla «Spectrum 7 Energy Corporation». In questo caso,
una modesta compagnia petrolifera che apparteneva, in quell'epoca, a
due fedeli ed ignari militanti del partito repubblicano (nonché
spontanei ed indefessi sostenitori del tandem presidenziale
Reagan/Bush sr.), William DeWitt e Mercer Reynods.



Da «truffatore« ad «insider trader»



Non contento, in appena due anni di confuso e sconsiderato esercizio
commerciale, di avere fatto perdere alla «Spectrum 7» più di 400
mila dollari, il nostro caro «Dubya» - attivamente coadiuvato e
sostenuto dai «soliti noti» - riuscirà a «convincere» i suddetti
DeWitt e Reynolds a cedergli «spontaneamente» (per qualche centinaio
di migliaia di dollari…) una cospicua fetta del pacchetto azionario
della famosa squadra di baseball «Texas Rangers » di cui, questi
ultimi, erano proprietari (operazione che, da li a qualche anno, tra
il 1988 ed il 1994, darà la possibilità, al nostro Junior, di
impadronirsi della gestione sportiva e commerciale dell'equipe e,
successivamente, di intascare - con la svendita a sorpresa delle
sue «quote» - la mirabolante somma di più 15 milioni di dollari!).
Questo, naturalmente, prima di essere riuscito – come di consueto -
a «ridurre sul lastrico» la povera «Spectrum 7 Energy Corporation» e
fatto in modo che quell'inesperta e sventurata società, verso la
fine del 1986, fosse finanziariamente acquistata e
commercialmente «assorbita» dalla «Harken Energy», una più
importante e leggermente più credibile società petrolifera della
regione.



Quel «benvenuto» e «salutare salvataggio» (così lo definisce lo
stesso Bush jr. nella sua auto-biografia ufficiale!), però, secondo
i biografi non autorizzati dell'attuale Presidente americano, ha
soprattutto l'aria di rassomigliare stranamente ad un «insider
business» o ad un «delitto d'iniziati»… Un'operazione affaristica
di stampo criminale, cioè, che avrebbe permesso al nostro Junior
(con «l'aiuto» di chi sappiamo…) di ottenere una serie di benefici
economici personali, a detrimento della società di cui, fino ad
allora, faceva parte e/o era parte integrante.



In tutti i casi, l'assorbimento della «Spectrum 7» da parte
della «Harken», frutterà ufficialmente all'ex «village idiot»,
all'incirca 227 mila dollari (in realtà, più 600 mila dollari, di
cui 373 mila in «covered cash»!), per il riacquisto delle quote
azionarie che Junior possedeva nella «Spectrum 7». Gli farà
ugualmente ottenere uno statuto di «consulente speciale» (sic!)
presso la Harken, debitamente assortito da una retribuzione annua di
all'incirca 120 mila dollari. Gli darà altresì la possibilità di
acquistare delle azioni dalla Harken con lo sconto del 40% sui
valori nominali di mercato. E gli permetterà, in fine, di accedere
al consiglio di amministrazione della Harken ed a tutta una serie
di «prestiti« a tasso «agevolato» (e mai restituiti…) da parte della
medesima compagnia, ufficialmente per un totale di 180'375 dollari
(in pratica, 341 mila dollari!).



Come pretendono le diverse fonti Web da noi consultate, i
responsabili della Harken Energy, non potevano fare altrimenti…
Anche perché, nel frattempo (1989), l'ex Vice di Reagan e padre di
Junior., era diventato il 41° Presidente degli Stati Uniti
d'America. Una «chance» che il nostro George jr. non mancherà
affatto di sfruttare a fondo e di «capitalizzare» dettagliatamente a
suo personale vantaggio.



Sarebbe troppo lungo e senz'altro fuori tema raccontare nei dettagli
l'insieme degli «insider business deals» di cui il nostro «Chimpy»
si sarebbe reso responsabile durante la permanenza a Washington del
suo caro «daddy». Lo stesso dicasi delle «tasse non pagate» e degli
altri innumerevoli «imbrogli» ed «espedienti» che in quell'epoca lo
avrebbero contraddistinto.



Limitiamoci, pertanto, a citare soltanto «les tours de passe-passe»
più significativi…



Nel Gennaio del 1990, la Harken (che ne aveva le «scatole piene» di
Junior e minacciava probabilmente di rivelare al gran pubblico i
suoi onerosi «insospesi»…) si vede improvvisamente rinviare un
succulento «ascensore»… Un contratto esclusivo di trivellazione nel
Bahrein, sul quale avevano già messo gli «occhi», sia l'Amoco che la
Esso. E quel «contratto» lo riceverà direttamente e «spontaneamente»
dalle mani stesse dello sceicco del paese, Salman Al-Khalifa: un
personaggio che le cronache dell'epoca davano giudiziariamente quasi
per «spacciato» (ed invece, è ancora in «sella»… 12 anni dopo!), per
la sua presunta implicazione nei traffici «poco chiari» della famosa
banca BCCI. Una banca internazionale che – oltre al riciclaggio di
denaro sporco in provenienza dai flussi illegali di droga – era
ugualmente accusata, in quel periodo, di aver contribuito al
successo dell'operazione «Iran-Contra» (danaro per i Contras del
Nicaragua, proveniente dalla vendita illegale di armi all'Iran),
voluta dall'Amministrazione Reagan/Bush sr.



Lo sceicco Khalifa poteva rifiutare un tale favore al figliuolo del
suo vecchio «complice» ed amico Bush sr.?



Siamo nel Giugno del 1990. Le persone «bene informate» - come il
Presidente degli Stati Uniti d'America ed il suo Staff ravvicinato -
conoscono perfettamente ciò che sta per accadere nel Vicino oriente.
E principalmente, nella zona del Golfo arabo-persico.



Le coperture ottiche, sonore e radar statunitensi, allora assicurate
nella zona del Golfo dai satelliti spia del tipo «Key
Hole», «Lacrrosse», «DPS Block-14», «Vortex», «Magnum», ecc.,
avevano avuto modo di fornire i probanti elementi di lettura della
situazione, dettagliando, ora per ora, alla Casa Bianca, i dati
relativi all'avvicinamento scaglionato di all'incirca 8 divisioni
irachene che Baghdad stava segretamente ammassando, a piccoli
contingenti, nel Sud del paese (concentramento che sarà completato
il 25 Luglio successivo), per lanciare la sua ormai programmata
invasione del Kuwait.



In altri termini, Washington sapeva benissimo che una guerra stava
per scoppiare nella regione del Golfo… E sapeva ugualmente che – non
appena quel conflitto avrebbe cominciato – il valore delle azioni
della maggior parte delle società petrolifere avrebbe subito un
sonoro contraccolpo e, quindi, un notevole deprezzamento…



Ecco, dunque, il nostro «Chimpy» - con un tempismo da Guinness dei
Records - vendere repentinamente il 60% delle azioni che «possedeva»
presso la Harken. Risultato: un incasso netto, per Junior, di
848'560 dollari; mentre per la Harken, dopo il 2 Agosto del 1990
(data dell'invasione irachena del Kuwait), quasi la rovina… Cioè, la
svalutazione del 25% del valore nominale delle sue azioni!



Il resto, lo conosciamo…



Essendo riuscito a tenere «l'acqua in bocca» sulle
feconde «imbeccate» del padre ed a fornire, ai «padroni del vapore»
statunitense, tutte le prove della sua interessata e
servizievole «versatilità» e «docilità», nel Novembre del 1994, il
nostro «Dubya», da ex ultimo della classe, si ritroverà addirittura
sullo scanno di Governatore del Texas. Carica che conserverà
facilmente anche dopo le elezioni del 1998.



Poi, il «salto finale»: nel Novembre del 2000, eccolo, in fine, alla
Casa Bianca!



Evviva la democrazia: the right man to the right place… In modo
particolare, per andare teatralmente a giocare il ruolo di «testa di
turco» di servizio e di utile «paravento» degli indicibili piani
di «rilancio» dell'economia americana. Un'economia che – nonostante
tutti gli sforzi – non funziona e continua a non funzionare, poiché
da quando ha cominciato ad operare non ha mai funzionato ed ha
dovuto, ogni volta, nel tempo, inevitabilmente ed invariabilmente
alimentarsi e sostentarsi, a colpi
di «rapine», «estorsioni», «massacri», «espropriazioni territoriali
indebite» e «guerre pretestuose e criminali», sia sul continente
americano che nel resto del mondo. Il tutto, naturalmente, ogni
volta, in nome del «bene», dei «principi», del «diritto» e
della «morale»!



Alberto B. Mariantoni



****************



Bombe tagliamargherite e fusione fredda



From: "Stefano Serafini" <stefasha@...>
To: <culturaviva@egroups.com>,
"Megachip" <mc_forum@...>
Subject: Bombe tagliamargherite e fusione fredda
Date: Tue, 26 Nov 2002
X-Mailer: Microsoft Outlook Express


L'Ing. Mauro Quagliati ci aveva parlato tempo fa su Culturaviva
dell'ipotesi
del prof. Del Giudice (ma l'idea originale risale allo stesso
Fleischmann),
secondo cui i proiettili all'uranio impoverito utilizzati in
Yugoslavia
sarebbero mini cariche atomiche a fusione fredda. L'ipotesi si basa
sui
principi teorici della cold fusion e sugli effetti bellici:
sostituibilità
del palladio con l'uranio impoverito e dell'induzione elettrica con
lo shock
da impatto; corpi anneriti o ridotti a ombre sulle pareti dei bunker,
lamiere fuse, segnali di forte irraggiamento gamma.

Mi è giunta un'altra notizia. Ricordate la Bomba tagliamargherite, o
Blue
Bomb? Area di 500 m di effetti devastanti: impossibile per un'arma
convenzionale. Il suo precedente storico, utilizzato in Vietnam,
sfruttava
un aerosol incendiario, ma il paragone non regge.

In ambienti fisici da un po' si parla invece di bomba atomica
tattica basata
sulla tecnologia della fusione fredda che usa l'uranio impoverito
invece del
palladio. Niente fall-out (non occorre esplosivo), solo un flash di
irradiazione sterminatrice. L'arma finale sarebbe stata sperimentata
in
Afghanistan, "pulendo" senza rumore interi settori da ogni forma
vivente,
con i giornalisti ben lontani dalle zone di guerra.

C'è un gran silenzio ufficiale sulla fusione fredda, e di contro un
gran
parlare sottovoce in certi ambienti accademici negli ultimi mesi. La
stampa
tace, con la lodevole eccezione italiana di Report (RAI 3) della
scorsa
settimana, i Verdi o sono rincoglioniti, o venduti, o messi a tacere.

L'energia pulita - la rivoluzione più importante dell'età moderna -
sarebbe insomma imbavagliata o rallentata per due ragioni tutt'altro
che
inimmaginabili: 1) mantenere o ribilanciare l'equilibrio economico e
geo-politico mondiale basato sul petrolio; 2) il suo sviluppo è
diventato un
segreto militare americano.

Paradosso: se tutto ciò è vero si fa la guerra per il controllo del
greggio,
con mezzi tecnologici il cui sfruttamento civile renderebbe inutile
il
greggio.

Corollario: mentre ai tempi di Enrico Mattei poteva esistere un
interesse
nazionale capace di opporsi, poniamo, ai voleri delle Sette Sorelle,
oggi
persino il Giappone privo di petrolio, che aveva investito risorse
ufficiali
nella fusione fredda, inchina il capo agli interessi super partes di
un
sistema "globale" ed armato.

Ipotesi azzardata: l'attacco al mondo mediorientale e ai corridoi del
petrolio, ed il silenzio della Russia, assumerebbe tutt'altra luce se
preludesse allo scardinamento del sistema energetico mondiale per
l'avvento prossimo di tale tecnologia a livello industriale.

Saluti,

Stefano Serafini



***********************



Chi ha scritto il copione per il nastro di Bin Laden?

-----Messaggio originale-----
Da: Giovanni Cilli [mailto:g.cilli1@...]
Inviato: giovedì 21 novembre 2002 14.47
Oggetto: EIR - SAS - Aggiornamento settimanale - ALERT 47

Non può che destare meraviglia la puntualità con cui sulla scena è
riapparso Bin Laden con la sua registrazione di minacce contro
americani, europei ed altri. Secondo LaRouche occorre chiedersi: ma
questo Bin Laden ha davvero smesso di lavorare per i servizi USA che
promossero la carriera sua e dei Mujahedeen nella guerra in
Afghanistan? Il copione delle ultime minacce di Bin Laden è stato
scritto dal vice segretario alla Difesa Paul Wolfowitz?
E' infatti fuor di dubbio che la registrazione fa il gioco di chi, a
Washington, cerca un pretesto per la guerra in Iraq. Nella
registrazione, la cui autenticità non è confermata da perizie, il
presunto Bin Laden si dice responsabile di tutti i crimini
terroristici dall'11 settembre 2001 in poi.
Mentre in passato Bin Laden non ha mai espresso simpatie per il
regime iracheno o per il presidente palestinese Yasser Arafat,
questa volta si schiera dalla loro parte, evidentemente per attirare
contro di loro gli strali americani. Poi Bin Laden se la prende
con "Inghilterra, Francia, Italia, Canada, Germania e Australia". Il
fatto è davvero strano visto che, fatta eccezione di Tony Blair e
dell'australiano Michael Howard, la stragrande maggioranza dei
leader politici degli altri paesi menzionati è apertamente e
attivamente schierata contro una guerra in Iraq.

Le esternazioni di Bin Laden (testo integrale?)


----- Original Message -----
From: Edizioni Al Hikma
To:
Sent: Wednesday, November 13, 2002 10:56 AM
Subject: Le esternazioni di Bin Laden (testo integrale?)


Puntuale come una battuta di copione il "messaggio di Osama"
rispetta la sceneggiatura.

Nessun passaggio politico-militare di questi ultimi 15 mesi ha fatto
a meno di una "sua" sottolineatura sempre e comunque "rivelata" e
mediatizzata dall'ineffabile Al Jazira tv.

Allora, la più grande potenza militare al mondo si sta muovendo
solamente in reazione ad Osama ? oppure Osama è il deus-ex-macchina
che permette all'unica superpotenza rimasta a comportarsi come si
sta comportando ?

Anche una sommaria analisi del testo non può non evidenziare come
sia una sorta di ricapitolazione di tutto quanto gli è stato
attribuito, dall'attentato contro la sinagoga di Djerba (21 vittime
di cui 14 turisti tedeschi),a quello di Karach (11 morti di cui 9
francesi impegnati in un progetto militare franco-pakistano), la
petroliera Linbourg (francese) e via fino a Bali e Mosca passando
per il Kuwait e per lo Yemen, dove un missile americano aveva
recentemente falcidiato sei uomini a bordo di un'auto perché, così
dichiara la superpotenza, Osama ed i suoi si sarebbero ritirato
nello Yemen.

Particolarmente interessante rilevare come quello che dovrebbe
essere il suo "nemico n.1", gli USA, è appena sfiorato dalle azioni
rivendicate o comunque approvate . Infatti l'unica vittima americana
è il marines ucciso a Failaka l'8 ottobre scorso. Sono invece
duramente colpiti paesi che hanno espresso e ancora esprimono dubbi
e/o opposizioni alla politica Bush: Francia e Germania, l'Indonesia
e poi la tragedia di Mosca che sembra orchestrata per dar destro e
alla cricca militare che lo sostiene e presumibilmente tiene in
pugno il preesidente Putin.

La sequenza dei misfatti attribuiti al deus-ex-macchina denuncerebbe
Una totale mancanza di visione politico-strategica che davvero non
crediamo possa permettersi chi si ponesse in aperto, acerrimo
contrasto con la maggior potenza economico-militare del mondo.
Niente nella vita precedente alla scelta radicale che gli si
attribuisce aveva fatto ritenere che Osama fosse uno sprovveduto e
non ci sono elementi da ritenere che lo sia diventato ora.
A questo punto i casi sono due: se davvero è la voce di Bin Laden
può significare che è vivo ma prigioniero (insieme alla sua famiglia
secondo voci insistenti) e costretto a recitare la parte che gli
hanno assegnato.
Se invece è morto o libero, comunque non è lui a parlare, si tratta
probabilmente dell'ennesimo montaggio digitale, tecnologia grazie
alla quale è possibile codificare le parole pronunciate in un
contesto e poi rimontarle in base ad un testo predefinito e persino
crearne di nuove dalle singole sillabe.
E Allah ne sa di più.

(NB il testo che segue è quello diffuso da Repubblica che afferma
aver ricevuto da France Presse che lo avrebbe tradotto dall'arabo)

http://www.repubblica.it/online/esteri/settembresei/integrale/integra
le.html

Il messaggio integrale di Osama Bin Laden
"Ai popoli alleati dell'iniquo governo americano"
"Lasciate Bush e i suoi o pagherete anche voi"

ROMA - Ecco il testo integrale, nella traduzione fornita
dall'agenzia France Presse, della registrazione audio attribuita a
Osama bin Laden, capo della rete terroristica Al Qaida, e trasmessa
dalla tv araba Al Jazira, nella quale si elogiano gli attentati anti-
occidentali compiuti dall'aprile scorso.

"Ai popoli dei Paesi alleati dell'iniquo governo americano. La via
della salvezza comincia con la fine dell'aggressione. Rendere la
pariglia è soltanto giustizia.

Quello che è successo dopo le conquiste di New York e Washington
fino al giorno d'oggi - come le operazioni contro i tedeschi in
Tunisia, contro i francesi a Karachi, l'esplosione della petroliera
francese nello Yemen, le operazioni contro i Marines a Failaka
(Kuwait, ndr), contro i britannici e gli australiani nelle
esplosioni a Bali (Indonesia, ndr), come pure l'ultima presa di
ostaggi a Mosca, e qualche altra operazione qui e là - non sono che
una risposta di musulmani desiderosi di difendere la loro religione
e rispondere all'ordine del loro Dio e del loro Profeta.

Quel che fa Bush, il Faraone del secolo, assassinando i nostri
bambini in Iraq, e i bombardamenti da parte di Israele, alleato
dell'America, contro le case che ospitano vecchi, donne e bambini in
Palestina, utilizzando apparecchi americani, sono sufficienti perché
i saggi tra i vostri dirigenti si allontanino da questa banda
criminale.

Il nostro popolo in Palestina è massacrato e subisce le peggiori
sofferenze da quasi un secolo. Se noi difendiamo il nostro popolo in
Palestina, il mondo si agita e si coalizza contro i musulmani sotto
il pretesto della lotta contro il terrorismo, ingiustamente e in
modo menzognero.

I vostri governi non sanno che la cricca della Casa bianca è formata
dai più grandi assassini del secolo? Rumsfeld (il ministro della
Difesa Usa, ndr) è il macellaio del Vietnam, che ha ucciso più di
due milioni di persone. Cheney (il vicepresidente degli Stati Uniti,
ndr) e Powell (il segretario di stato americano, ndr) hanno
assassinato e distrutto a Baghdad più di quanto fece Hulagu (primo
sovrano mongolo dell'Iran, pose fine nel 1258 al califfato di
Baghdad, ndr).

Perché i vostri governi si sono alleati all'America per attaccarci
in Afghanistan - e cito in particolare la Gran Bretagna, la Francia,
l'Italia, il Canada, la Germania e l' Australia? L'Australia è stata
avvertita per la sua partecipazione (alla guerra) in Afghanistan e
il suo contributo ignobile nella separazione di Timor est. Ma essa
ha ignorato quest'avvertimento fino al giorno in cui è stata
svegliata dagli echi delle esplosioni a Bali. Il suo governo ha
quindi sostenuto, falsamente, che i suoi cittadini non erano stati
presi di mira".

Se vi fa pena vedere i vostri morti ammazzati e quelli dei vostri
alleati in Tunisia, a Karachi, a Failaka, Bali e Amman, ricordatevi
i nostri morti ammazzati tra i bambini in Palestina, in Iraq.
Ricordatevi i nostri morti ammazzati in Afghanistan. Quando vi
affliggete nel guardare i vostri morti ammazzati a Mosca,
ricordatevi anche i nostri in Cecenia.

Fino a quando la paura, i massacri, le distruzioni, la dispersione,
l'orfanità, la vedovanza rimarranno il nostro destino, mentre la
sicurezza, la stabilità e la gioia spetteranno solamente a voi? E'
una spartizione passata. E' davvero tempo che si stabilisca
l'uguaglianza a tale effetto.

Come voi (ci) assassinate, anche voi lo sarete, e come voi (ci)
bombardate, voi pure lo sarete. Ecco che la nazione musulmana
comincia ad attaccarvi attraverso i suoi figli che si sono impegnati
davanti a Dio a continuare la jihad (guerra santa, ndr), con la
parola e con la spada, per stabilire la giustizia e sradicare
l'ingiustizia, finché il loro cuore continuerà a battere.

Infine, preghiamo Dio di assisterci per far trionfare la Sua
religione e continuare la jihad fino alla morte, al fine di meritare
la Sua misericordia".

(13 novembre 2002)
---------------------------------------------------------------------
-----------


'''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''
''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''
In verità nella creazione dei cieli e della terra
e nell'alternarsi della notte e del giorno
ci sono certamente segni per coloro che hanno intelletto
(Corano III, 190)
'''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''
''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''

Edizioni Al Hikma

www.islam-online.it

******************

11 settembre 2001: una covert operation dello Zio Sam?



di John Kleeves



Si, l'ipotesi più probabile è che l'attentato alle Twin Towers
dell'11 settembre 2001 sia stato in realtà un autoattentato, cioè
una azione voluta e pianificata dallo stesso governo americano. A
portare verso questa conclusione sono molti indizi, sia di genere "
poliziesco " che di genere politico. Non è però lo scopo del
presente scritto di illustrarli. Lo scopo del presente scritto è
solo di mostrare come la soluzione dell'autoattentato sia possibile,
come essa sia verosimile. La gente trova difficile credere
all'autoattentato a proposito dell'11 settembre 2001 perché sembra
un'enormità : un governo che organizza un atto di terrorismo contro
la propria popolazione, e un atto così autolesionista e sanguinoso
anche, e in più sotto gli occhi di tutto il mondo ! Non pare proprio
possibile. E invece la Storia dimostra come un atto del genere sia
perfettamente in linea con la prassi di sempre della politica estera
americana.

Con un autoattentato siamo nel campo delle undercover operations,
cioè delle azioni ostili o comunque illegali da compiere sotto
anonime o mentite spoglie in tempo di pace, o contro qualcuno col
quale formalmente non si è in guerra, azioni che spesso ricadono nel
campo del terrorismo più tipico. Bene, gli Stati Uniti
indiscutibilmente sono il Paese che più di tutti è ricorso alle
undercover operations. Ne hanno compiute miriadi e di tutti i tipi.



Undercover operations quotidiane



Per esempio gli Stati Uniti :

- Hanno organizzato centinaia di colpi di Stato nel mondo ( in
effetti più di 500 solo dal 1945 ad oggi ) facendoli sempre passare
per iniziative dei locali.

- Hanno compiuto o fatto compiere nell'ombra decine e decine di
omicidi di leader politici o di altre personalità di rilievo.
Ricordiamo per rinfrescare la memoria Madero, Gaitan, Truxillo
Molina, Lumumba, Letelier, Prats, Schneider, Mattei, Moro,
Hammarskjold, Luther King, Malcom X, Remeliik, Palme, gli economisti
tedeschi Herrauser e Rohwedder eliminati nel 1989 e nel 1991. Contro
Castro organizzarono venti tentativi di omicidio, tutti falliti.

- Hanno sabotato nascostamente per decenni l'economia cubana : hanno
rovinato i motori degli autobus ; contaminato i sacchi di zucchero ;
diffuso epidemie negli allevamenti prima dei tacchini ( nel 1962 ) e
poi dei maiali ( nel 1971 ) ; fatto saltare nel 1960 nel porto
dell'Avana il mercantile francese Le Coubre ; fatto speronare nel
1964 nel Tamigi un mercantile che trasportava 42 autobus per Cuba ;
indotto con minacce un fabbricante a fornire cuscinetti difettosi ai
cubani ; disseminato nell'aria cristalli che provocavano da una
parte dell'isola siccità e dall'altra diluvi ( nel 1969 e nel
1970 ).

- Hanno diffuso, nascondendo subito la mano, epidemie letali per le
popolazioni umane : a partire dal Seicento hanno cominciato a
diffondere coperte infette col vaiolo alle tribù indiane, ed hanno
continuato sino alla metà dell'Ottocento eseguendo un genocidio ;
nel 1954 con aerei privi di insegne hanno gettato cartoni pieni di
insetti portatori di peste e colera in Corea del Nord e in Cina ;
nel 1981 hanno introdotto a Cuba sciami di zanzare portatrici di un
virus che infettò 300.000 persone con 158 che morirono.

- Hanno cercato anonimamente di provocare carestie nei raccolti
tramite insetti : nel 1999 hanno incaricato un ispettore dell'ONU di
innescare una invasione di cavallette in Iraq ( l'ispettore, un
canadese, è stato scoperto ed espulso ).

- Hanno compiuto, sempre anonimamente, atti di terrorismo classico :
nel 1973 hanno fatto esplodere una bomba su un DC8 della Cubana
Airlines in volo da Barbados a Cuba con 73 a bordo, tutti morti ;
nel 1996 e 1997 hanno organizzato una serie di attentati dinamitardi
contro alberghi di Cuba, dove in un caso rimase morto un turista
italiano ; in Angola e altri luoghi hanno contaminato riserve
acquifere potabili col Photoxin.



Undercover operations per fare guerre



Ciò per quanto riguarda le undercover operations di tipo spicciolo,
quelle di tutti i giorni e che gli USA eseguono - oltre che
naturalmente con la CIA - con reparti istituiti solo per questo e
che solo questo fanno di routine, come gli Air Commandos creati da
John Kennedy per le operazioni aeree anonime, i Navy Seals creati
per i sabotaggi marini, costieri e portuali, i Rangers riconvertiti
per i sabotaggi terrestri dietro le linee " nemiche ". Ci sono poi
le undercover operations in grande stile. Fra queste c'è la
creazione e la gestione segreta di grandi eserciti mercenari, che
sotto questa o quella bandiera, sotto questa o quella sigla, sotto
questa o quella parola d'ordine conducono delle guerre contro dei
Paesi stabiliti dagli USA, guerre che senza eccezione sono di tipo
terroristico. Per creazione e gestione di tali eserciti intendiamo
il reclutamento, l'addestramento, la fornitura delle armi, lo
stipendio, e la loro guida day by day con passaggio di informazioni
e indicazione degli obiettivi. Ricordiamo fra tali eserciti :

- Il gruppo di guerriglia dell'UNITA, attivo in Angola sin dal 1966,
quando gli USA crearono una scissione nel fronte di liberazione
dell'MPLA ( fondato nel 1956 da Agostinho Neto ) che si batteva
contro il Portogallo colonialista. Con la concessione della libertà
da parte del Portogallo nel 1975 l'MPLA andò logicamente al governo
e l'UNITA iniziò una guerriglia di tipo marcatamente terroristico,
rivolta contro i civili, che continua tuttora e che dovrebbe aver
fatto un numero di morti superiore al milione. L'UNITA, diretta sul
campo dal nativo Jonas Savimbi morto quest'anno, diceva e dice di
battersi per la " vera democrazia " ma lo scopo dei suoi creatori
americani era ed è di assicurarsi dei governi proni agli interessi
delle proprie Multinazionali.

- Il gruppo del RENAMO nell'altra colonia gemella del Portogallo in
Africa, il Mozambico dichiarato anch'esso libero nel 1975. Il gruppo
fu sostenuto inizialmente anche dalla Rhodesia e poi dal Sud Africa
ma poi rimasero solo gli USA, che sono i suoi gestori anche adesso.
La lotta è contro il governo per lo stesso scopo dell'Angola e anche
la tattica è la stessa, consistendo in attacchi terroristici
indiscriminati contro i civili. Delle gravi siccità hanno peggiorato
la situazione della popolazione e per quanto riguarda i morti sino
ad ora si parla di " milioni ", forse otto milioni.

- Il gruppo dei cosiddetti CONTRAS, circa 15.000 uomini reclutati
tra la feccia dell'America Latina e pagati anche facendoli
compartecipare al traffico di cocaina verso gli USA e l'Europa, che
gli USA misero in piedi nel 1980 per abbattere in Nicaragua il
governo dei Sandinisti, che nel 1979 avevano finalmente cacciato il
dittatore pro USA Somoza. Anche i CONTRAS conducevano una guerra
essenzialmente di terrorismo contro i civili e dal 1980 al 1988 le
loro vittime, documentate dal governo di Managua, furono 50.000. Il
film scozzese La canzone di Carla di Ken Loach espone chiaramente la
filiazione USA dei CONTRAS e l'origine sempre USA del loro
terrorismo.

- I mujaheddin dell'Afganistan, delle tribù di trafficanti di eroina
pagate e armate dagli USA nel 1978 per rovesciare il presidente
Karmal alleato dell'URSS. Dopo l'ingresso dell'Armata Rossa nel 1979
per sostenere Karmal i dollari e le armi degli americani aumentarono
di molto. Gli USA inviarono anche mercenari raccolti in tutta l'area
mediorientale e Osama Bin Laden era appunto uno dei capi di questa
legione straniera, a stretto contatto con CIA e Pentagono.

- Il gruppo dell'UCK albanese, circa 30.000 uomini reclutati fra
malviventi e avventurieri vari albanesi, pagati anche facendoli
compartecipare al traffico di eroina e hashish verso l'Italia, che
per conto degli USA ha condotto attacchi terroristici contro civili
serbi in Kosovo fornendo la scusa per l'attacco della NATO alla
Yugoslavia del 1999. Questo gruppo ha poi ripetuto gli attacchi
contro la Macedonia. Nelle file dell'UCK militavano anche molti
mercenari di provenienza mediorientale, anche loro pagati dagli USA.

- Il gruppo degli " indipendentisti " ceceni arruolato nei primi
anni '90 attorno a Dudaev e poi morto lui attorno a Mashkadov, con
lo scopo di espellere i russi prima dalla Cecenia e poi dall'intero
Caucaso petrolifero, mossa strategica che metterebbe completamente a
terra la Russia la cui economia si basa al 70% sulle esportazioni di
petrolio. Questi " ribelli " sono membri di tribù tradizionalmente
dedite al brigantaggio e al traffico di droga e sono convinti a
combattere contro i russi dai dollari, dalle armi e
dall'addestramento USA, e dal fatto che gli USA li favoriscono nel
traffico di eroina. Gli USA li rinforzano con mercenari che
arruolano in tutto il Medioriente e difatti anche Osama Bin Laden,
che è un saudita, ha combattuto in Cecenia.



Undercover operations per provocare guerre



Gli USA hanno poi compiuto undercover operations più sofisticate,
consistenti nell'organizzare provocazioni per indurre una
controparte a una reazione violenta da sfruttare come casus belli.
Gli esempi sono anche qui abbondanti e ricordiamo :

- L'episodio di Fort Sumter del 1861, quando i Confederati furono
indotti a sparare alcune cannonate che furono - quasi letteralmente
verrebbe da dire - colte al balzo dal presidente Lincoln per
iniziare la Guerra Civile.

- L'episodio del Lusitania del 1915, il piroscafo fatto partire da
New York con le stive platealmente piene di armi per la Gran
Bretagna sperando che fosse affondato dai sottomarini tedeschi, come
accadde raggiungendo lo scopo di aumentare l'interventismo
antitedesco.

- L'episodio di Pearl Harbor del 1943, quando i giapponesi furono
indotti all'attacco preventivo da una serie di provocazioni
congegnate da Roosevelt.

- L'episodio del Golfo del Tonchino del 1964, quando grandi navi
americane minacciarono apposta ( ordini del gen. Westmoreland )
delle piccole navi vietnamite, i cui colpi di rimando furono la
scusa per iniziare i grandi bombardamenti aerei.

- L'episodio del Kuwait del 1990, quando gli americani - nascosti
dietro i kuwaitiani - cominciarono a spillare petrolio iracheno
attraverso il confine per indurre quella reazione che ci fu e che
permise l'intervento della coalizione occidentale del 1991. Non
solo, ma sembra che alla trappola abbia contribuito anche
l'Ambasciatrice americana in Kuwait, che abilmente, meglio di una
attrice di Hollywood, fece " capire " a Saddam che gli USA non
avrebbero reagito ad una invasione del Kuwait.



L'inquietante precedente del 1898



Non mancò il caso in cui, non riuscendo a indurre la controparte
all'atto violento, gli USA si decisero a compierlo loro stessi, si
decisero all'autoattentato : il casus belli per la guerra contro la
Spagna del 1898, che fruttò agli USA Cuba e le Filippine, fu
l'attentato che nel 1898 nel porto dell'Avana fece saltare in aria
l'incrociatore americano in visita Maine, e benché si parli anche di
un gruppo di imprenditori e finanzieri interessati allo zucchero
cubano - sempre americani comunque - sembra assodato che ad ordinare
l'atto sia stato proprio il governo USA del presidente McKinley ( un
uomo che morì assassinato in effetti, nel 1901 dall'anarchico
Czolgosz ).



Il cinismo non è mai mancato



Cosa fondamentale da notare è che il governo americano in questo
genere di evenienze ha dato consistentemente prova di non tenere in
alcun conto la vita di propri soldati o cittadini, più precisamente
di essere disposto a sacrificarli - ad ucciderli lui stesso, in
verità - pur di ottenere i suoi scopi. La maggioranza delle
undercover operations di provocazione che abbiamo visto hanno
comportato la morte programmata di cittadini americani, civili o
militari. Si può infatti puntualizzare in merito :

- A Fort Sumter non ci furono morti, ma la successiva guerra civile
fece tra militari e civili 1.000.000 di morti, un milione di
americani sacrificati - benché indirettamente, fatti ammazzare fra
di loro in effetti - perché il gruppo dirigente del Nord, di cui
Lincoln era il portavoce, ottenesse i suoi scopi, che erano quelli
di espandere anche al Sud il sistema mercantile capitalista.

- A bordo del Maine al momento dello scoppio c'erano 262 marinai,
tutti americani e tutti morti.

- A bordo del Lusitania fra gli oltre duemila passeggeri c'erano
anche cittadini americani, dei quali 140 morirono assieme a circa
1.000 degli altri.

- Nell'attacco giapponese a Pearl Harbor morirono 2.300 ( o 2.600
secondo altre fonti ) militari americani. Questi soldati non furono
una, ma più volte vittime del loro governo : prima per le
provocazioni intenzionali di Roosevelt al Giappone, poi perché
sempre Roosevelt rifiutò di evacuare la base avanzata e quindi
esposta di Pearl Harbor proprio perché la medesima gli serviva come
esca, infine perché i vertici militari e civili di Washington - il
gen. Marshall in testa - impedirono di avvertire per tempo la base
dell'attacco, di cui il controspionaggio dell'OP20G era venuto a
sapere con certezza 5 ore prima, perché volevano che lo stesso
riuscisse, che fossero affondate molte navi ( ma non le portaerei,
fatte uscire dal porto qualche giorno prima ) e che ci fossero alte
perdite umane, per impressionare di più la propria opinione pubblica.



L'ovvia conclusione



Questa è la storia circa le undercover operations degli USA. Fa
ancora meraviglia, a questo punto, che l'attentato alle Twin Towers
dell'11 settembre 2001 possa essere stato un autoattentato ? A mio
parere non dovrebbe di certo. Nel caso, non ci sarebbe niente che
fosse davvero una novità, una sorpresa, un qualcosa che il governo
USA non ci avesse già fatto vedere prima. Impressiona il numero dei
morti : 2.700/2.800. Molti sì, ma guarda caso è circa lo stesso
numero dei morti di Pearl Harbor. Non solo : a Pearl Harbor si
trattava di soldati, elementi giovani e sicuramente con cittadinanza
americana ; le vittime delle Twin Towers invece, vista l'ora
dell'attentato, erano assai meno " pregiate " : i dirigenti e
funzionari non erano ancora arrivati negli uffici e i presenti erano
più che altro personale di basso livello, fattorini, uscieri, donne
delle pulizie, guardie private, in maggioranza non dei WASP e con
molti che non avevano neanche la cittadinanza americana, erano degli
immigrati clandestini. Gli ebrei che lavoravano alle Twin Towers poi
sembra addirittura che siano stati avvertiti il giorno prima di non
recarsi al lavoro l'indomani. Impressiona anche la scala
dell'attentato, il danno portato all'America. Anche qui, non di più
del danno portato a Pearl Harbor, dove furono affondate sette grandi
navi da battaglia più naviglio vario e furono distrutti al suolo più
di 200 aerei della vicina base di Ohau.

In conclusione, in linea di principio l'attentato alle Torri Gemelle
può benissimo essere stato un autoattentato del governo USA, dato
che ciò sarebbe in linea con la sua prassi abituale e con la sua
caratura morale. Per compiere l'ultimo passo, e stabilire che questa
è addirittura l'ipotesi più probabile, è necessario trovare il
movente adatto, un obiettivo che il governo USA potesse
ragionevolmente pensare di raggiungere tramite l'autoattentato, e un
obiettivo proporzionato, così grande come grandi erano i rischi e
anche le perdite connessi con una undercover operation del genere.
Esiste un movente del genere ? Esiste e lo vedremo in un prossimo
articolo.


John Kleeves





**********************************************

LA STORIA CHE NON RACCONTANO

DOTTOR HITLER E MISTER CHURCHILL

Andrea Giardina

La Provincia di Como 19/10/2002

Lo snodo decisivo della seconda guerra mondiale è stato
indubbiamente il massiccio attacco che il Reich tedesco sferrò
all'Unione Sovietica il 22 giugno 1941, infrangendo il "patto di non
belligeranza" firmato due anni prima ed invischiandosi in un'impresa
destinata a trasformarsi in una catastrofe militare e politica.

Ma dove aveva avuto origine l'idea di Hitler? Perché il führer
commise l'errore che era stato fatale anche alla grande armata
napoleonica? Come per altri tragici aspetti della folle parabola
nazista, la risposta si trova in Mein Kampf , il libro che Hitler
aveva scritto quasi vent'anni prima. Lì, per la prima volta, si
enuncia la necessità di attaccare gli spazi che si aprono ad est
della Germania per conseguire il dominio planetario. Meno risaputo è
che dietro a quelle pagine ci sono le teorie del britannico Halford
Mackinder, il fondatore della geopolitica. Come dire, insomma, che
le idee di Hitler in politica estera sono interamente "made in
britain". Oppure che la logica della liberal-democrazia britannica
non differiva così radicalmente da quella del totalitarismo nazista.

A sostenerlo - con abbondanza di argomentazioni - è un giovane
studioso lombardo, Paolo A. Dossena, autore di Hitler & Churchill.
Mackinder e la sua scuola (con presentazione di Giorgio Galli,
edizioni Asefi, 415 pagine, 23 Euro, tel. 02/8646.2274). Lo abbiamo
incontrato per approfondire l'argomento.

Dossena, la sua è una di quelle affermazioni che non passano
inosservate: i nazisti, in materia di geopolitica, hanno imparato
tutto dagli irriducibili nemici inglesi. E' inevitabile dunque
spiegare che cos'era un secolo fa la geopolitica.

La geopolitica nacque tra fine ottocento ed inizio novecento come
una filosofia megalomane di dominio sul mondo. A differenza della
geopolitica contemporanea, che è uno strumento di analisi, quella
delle origini era una "pseudoscienza" del tutto destituita di
fondamento, che metteva in relazione destino dei popoli e ambiente
geografico. Il suo assunto centrale, formulato proprio da Mackinder
ed indispensabile per capire le strategie hitleriane, è che il
controllo della Siberia - il cosiddetto heartland - avrebbe
garantito il dominio del pianeta.

Ma chi era Mackinder?

Sir Halford John Mackinder fu compagno di governo di Winston
Churchill, direttore della London School of Economics dal 1903 al
1908, studioso di biologia, geologia, economia, storia, geografia,
antropologia razziale e diritto. Da giovane fece parte di un gruppo
paramilitare britannico e per tutta la vita fu mosso dal desiderio
di offrire il suo contributo al potenziamento dell'impero
britannico. Insomma, il padre della geopolitica era un imperialista,
anche se illuminato.

Quando e come Mackinder ha elaborato la sua teoria geopolitica?

Mackinder elaborò la sua filosofia della heartland nel 1904, quando
pubblicò the Geographical Pivot of History . Da fedele suddito di
sua maestà, egli temeva che la leadership continentale e mondiale
dell'impero britannico potesse essere minacciata. Il nemico a cui
pensava era la Germania. Nella sua mente c'erano i grandi conflitti
imperialisti che avevano insanguinato il passaggio dall'otto al
novecento. Innanzitutto la guerra anglo-boera, vero e proprio atto
d'avvio del secolo degli immani genocidi, e poi quella russo-
giapponese. Sulla base di questi eventi elaborò la sua teoria. una
teoria che oggi ci appare ben poco sensata, ma che all'epoca
riscosse successo.

Ma perché proprio la Siberia assunse questo ruolo centrale?

Mackinder riteneva che la regione avesse l'estensione territoriale e
le risorse economiche in grado di conferirle una funzione dominante.
Inoltre, la favorivano le caratteristiche naturali: a sud era
protetta dalle catene montuose del Pamir e dell'Himalaya a nord dai
ghiacci polari. A suo parere l'area aveva il profilo di una
roccaforte invulnerabile.

Quali erano le relazioni della Germania con il cosiddetto heartland?

La Germania si trovava nell'appendice occidentale dell'heartland in
un corridoio che si estendeva sino agli Urali. Il paese era perciò
in una posizione strategica, Berlino era il fulcro esatto
dell'Europa, e, del resto, la vocazione millenaria dei tedeschi era
sempre stata quella di spingersi verso est. Mackinder considerava la
Germania il paese più attrezzato per andare ad occupare il cuore del
mondo. Secondo lo studioso britannico ai tedeschi si offrivano due
possibilità.

Cioè?

La prima era quella di dominare l'intera Russia per dominare il
mondo. La seconda era quella di allearsi con la Russia per spartirsi
il controllo del pianeta.

Come Hitler entrò in gioco?

La Germania era uscita a pezzi dal maelstrom del conflitto. Hitler
fondò un partito minuscolo. Nel 1923, dopo il tentativo di putsch a
Monaco, venne recluso a Landsberg. Si trattò di una prigionia dorata
in cui il futuro Führer ebbe tutto l'agio per scrivere il Mein
Kampf , basandosi sulla collaborazione di Rudolf Hess, il suo
fedelissimo della prima ora, l'uomo che materialmente battè a
macchina il testo. Ebbene, proprio Hess recitò la parte
determinante. Perché Hess, se da un lato subiva il fascino di Hitler
e ne era il diligente allievo, dall'altro aveva studiato geopolitica
all'università di Monaco con Haushofer, mackinderiano convinto, e al
suo idolo distillò le teorie sul dominio mondiale. Il risultato fu
che le pagine di politica estera del libro ricalcarono chiaramente
le ipotesi di Mackinder.

Hitler accettò tutti gli aspetti della geopolitica?

No. Hitler, nutrito di idee occultiste e teosofiche, innanzitutto
interpretò le teorie di Mackinder nella loro versione più radicale,
cioè come necessità di annientare il nemico russo. E poi le innestò
su elementi razzisti, quelli che attribuivano agli slavi lo status
di individui inferiori da schiavizzare o da cancellare. Però è
indubbio che dalla teoria dell'heartland - e Hitler l'aveva sentita
formulare anche dallo stesso Haushofer quando questi lo andò
personalmente a trovare a Landsberg - prese vita l'idea di aggredire
gli "spazi vitali" euroasiatici". E iniziò la rovina del nazismo...
la guerra sui due fronti si rivelò insostenibile. Del resto Hitler -
e Haushofer - avrebbe voluto la pace con gli inglesi. Con loro, in
nome della comune origine razziale, pensava di dividersi il dominio
del pianeta. Come interpretare altrimenti il volo di Hess verso la
Gran Bretagna nel maggio 1941, pochi giorni prima dell'inizio
dell'"operazione Barbarossa" contro l'Urss? E, a dirla tutta, in
Inghilterra non mancavano, nell'establishment, opinioni favorevoli
alla convergenza col regime di Hitler. Fu soprattutto per
l'opposizione di Churchill che la Germania continuò ad essere il
nemico. La politica estera tedesca era basata sulle teorie
dell'imperialista inglese e inventore della geopolitica Halford
Mackinder.

cfr. Paolo A. Dossena - Hitler & ChurchillTerziaria Saggi 14I
edizione maggio 2002 - Pag. 448 - € 23 - ISBN 88-86818-78-5
************************************************

PALESTINA NELLA BUFERA





LA PISCINA DI MAMILLA



di Israel Shamir

dal libro "Carri armati e ulivi della Palestina – Il fragore del
silenzio" – Euro 15,00 - Editrice C.T.R., Via S. Pietro 36 51100
Pistoia – Tel. 0573 976124 – Fax 0573 366725 – E-mail:
info@... - Per contatti e informazioni in Italia:
libroshamir@...



Appena fuori dalla Porta di Giaffa (Bab al-khalil) a Gerusalemme,
c'era una volta un piccolo quartiere chiamato Mamilla,distrutto
appena qualche anno fa dalla speculazione edilizia.Al suo posto,
hanno creato un mostruoso "villaggio" per i super-ricchi, accanto al
lussuoso Hotel Hilton. Un po' più lontano, si trova l'antico
cimitero di Mamilla dove venivano sepolti i nobili arabi e la
Piscina di Mamilla, una cisterna scavata da Ponzio Pilato. Durante i
lavori di costruzione, gli operai hanno trovato una grotta
sepolcrale contenente centinaia di teschi e di scheletri.La grotta
era decorata da una croce con la scritta "Dio solo conosce i loro
nomi". La Biblical Archaeoloy Review, edita da un ebreo americano
di nome Herschel Shanks, pubblicò un lungo articolo dell'archeologo
israeliano Ronny Reich sulla scoperta. I morti erano stati lasciati
al loro eterno riposo nell'anno 614 d.C., la peggiore annata nella
storia della Palestina prima del ventesimo secolo. Nella Historical
Geography of the Holy Land lo studioso scozzese, Gorge Adam Smith,
scrisse: "Ancora oggi si può vedere la terribile devastazione del
614 in quella terra, è qualcosa che non si è mai potuto sanare". Nel
614, la Palestina apparteneva allo Stato che aveva preso il posto di
quello romano, l'Impero bizantino. Si trattava di una terra prospera
[….] C'era anche una piccola e facoltosa comunità ebraica che viveva
soprattutto a Tiberiade, sulle sponde del Lago di Galilea …. Nel
614, gli ebrei della Palestina, in alleanza con i loro
correligionari babilonesi, aiutarono i Persiani a conquistare la
Terra Santa.In seguito alla vittoria persiana, gli ebrei compirono
un massiccio olocausto dei Gentili della Palestina. Incendiarono le
chiese e i monasteri, assassinarono monaci e preti, diedero fuoco ai
libri.[…] La Chiesa della Natività fu risparmiata per miracolo:
quando gli ebrei ne ordinarono la distruzione, i persiani si
rifiutarono poiché vedevano nel mosaico che ritraeva i magi, sopra
l'architrave, un ritratto dei re persiani. Questa devastazione non
fu il delitto peggiore. Quando Gerusalemme si arrese ai persiani,
migliaia di cristiani del posto divennero prigionieri di guerra e
furono raccolti nella zona della Piscina di Mamilla. Ronny Reich
scrive:"Furono probabilmente venduti al miglior offerente.Secondo
alcune fonti, i prigionieri cristiani radunati alla Piscina di
Mamilla furono comprati da ebrei e poi uccisi sul posto". Un
testimone oculare, Strategio di San Saba, offre una descrizione più
vivida:" Gli ebrei riscattarono i cristiani dalle mani dei soldati
persiani, pagandoli un alto prezzo, e li massacrarono con grande
gioia alla Piscina di Mamilla, che si riempì di sangue". Gli ebrei
fecero strage di 60.000 cristiani palestinesi solo a Gerusalemme …
A suo onore, l'archeologo israeliano Ronny Reich non cerca di
attribuire la colpa dei massacri ai persiani, come si fa di solito
oggi. Egli ammette che:" l'Impero persiano non si basava su principi
religiosi e anzi era incline alla tolleranza in questo campo"…
L'olocausto dei palestinesi cristiani nel 614 è ben documentato, e
lo si trova descritto in opere meno recenti, ad esempio nei tre
volumi della Storia delle Crociate di Runciman (Steven Runciman,
Storia delle Crociate, Einaudi,Torino, 1993).E' stato invece
censurato nelle guide e nei libri di storia moderni. Peccato, perché
senza la conoscenza di questo antefatto, non si riesce a capire il
senso del trattato stipulato nel 638 tra gli abitanti di Gerusalemme
e il Califfo Omar ibn al-Khatab.Nel Sulh al-quds , come viene
nominato questo accordo di resa, il Patriarca Sofronio chiese ed
ottenne dal potente governante arabo l'impegno di proteggere il
popolo di Gerusalemme dalla ferocia degli ebrei. […]I custodi
israeliani della coscienza ebraica, Amos Oz ed altri, hanno spesso
protestato per la distruzione di reperti archeologici. Non lo hanno
fatto nel caso della tomba di Mamilla … Perché trovo necessario
raccontare la storia del bagno di sangue di Mamilla?Perché non vi è
nulla di più pericoloso del sentimento di essere nel giusto e di
essere sempre le vittime, quando ciò viene sostenuto da una visione
unilaterale della storia. […] Una storia censurata crea un quadro
distorto della realtà.Il riconoscimento del passato è un passo
necessario per arrivare alla salute mentale. Noi ebrei non abbiamo
ancora cercato di esorcizzare l'altero spirito dell'Elezione, e ci
troviamo quindi in una situazione molto difficile. Ecco perché
l'idea della supremazia è ancora con noi e ci ispira ancora a
commettere genocidi. Ha'aretz ha pubblicato in prima pagina
un'inserzione a pagamento, una fatwa, firmata da un gruppo di
rabbini. I rabbini hanno proclamato l'identificazione teologica di
Ismaele, cioè degli arabi, con Amalek. "Amalek" viene menzionato
nella Bibbia come il nome di una tribù che causò problemi ai figli
di Israele … [….] Tradotta in parole povere, la fatwa dei rabbini
significa che è nostro dovere religioso uccidere tutti gli arabi,
comprese donne, bambini e bestiame, fino all'ultimo gatto. Il
quotidiano progressista Ha'aretz, il cui direttore e proprietario
sono abbastanza colti da capire la fatwa, non hanno esitato a
pubblicare l'inserzione. [….] Non è giusto prendersela solo con
Ha'aretz .Un altro importante quotidiano ebraico, il Washington
Post , ha pubblicato un invito altrettanto appassionato a commettere
genocidio, firmato da Charles Krauthammer.( 20 aprile
2001.Krauthammer scrive anche per Time e la World Jewish
Review).Questo seguace del re Saul non può contare sulla conoscenza
della Bibbia da parte dei suoi lettori, quindi cita il massacro
delle truppe irachene in fuga da parte del generale Powell alla fine
della Guerra del Golfo … Per Krauthammer, che sceglie con grande
cura le proprie citazioni. Masse di arabi uccisi non meritano il
pronome umano "essi" [them]. Sono solo un "esso" [it].Durante
l'ultima fase della Guerra del Golfo, un numero enorme di iracheni,
in fuga e disarmati, fu massacrato a sangue freddo dalle forze aeree
statunitensi; i loro corpi furono sepolti dai bulldozer nella sabbia
del deserto, in gigantesche tombe senza nome. Il numero delle
vittime di questa ecatombe si stima tra centomila e mezzo milione.
Dio solo conosce i loro nomi. Krauthammer vuole ripetere questa
impresa in Palestina. "Esso" è già isolato, diviso dall'esercito
israeliano in settanta frammenti. E' arrivata l'ora di fare
strage. "Uccidilo" , proclama con grande passione. Probabilmente ha
paura che i persiani intervengano di nuovo per fermare il bagno di
sangue prima che venga riempita la Piscina di Mamilla. I suoi timori
sono la nostra speranza.



***************



"Stop De Bezetting" / "End the Occupation"



www.arabcomint.com



Le intimidazioni e le minacce collettive continuarono, ma Gretta
Duisenberg fece cio' che molti avrebbero dovuto fare molti anni fa:
rompere il circolo vizioso.



Nel passato recente, i media europei ed americani, manovrati dalle
organizzazioni filosraeliane, le quali hanno grosso peso ed
autorita' su diversi governi, hanno oscurato il punto di vista
palestinese. Gruppi che difendono la causa della Palestina sono
spesso censurati e diffamati. Sono accusati di antisemitismo e di
simpatizzare per i "terroristi".
Quello che e' cambiato negli ultimi anni, e particolarmente in
questi ultimi due anni di rivolta palestinese, non e' l'argomento
diffamazione|censura, e neanche la calunnia intellettuale. Cio' che
e' cambiato e' il fatto che coloro che prendevano le distanze dalla
questione palestinese stanno diminuendo sempre piu'. Sempre piu'
gente osa sfidare la macchina israeliana di intimidazioni e minacce.



E' semplice: nulla dura per sempre, neanche l'abilita' di Israele di
nascondere i suoi misfatti piangendo.
Antiemitismo. L'ex primo ministro israeliano Abba Eban, morto
recentemente dopo una vita di lotte e sforzi sovrumani spesi per la
creatura "Israele", ha lasciato un famoso detto, morto molto tempo
prima di lui. In un articolo del New York Times del 1975, Eban
dichiaro': "Non c'e' differenza tra l'antiemitismo e la negazione
dello stato d'Israele".

Certo, il governo israeliano ed i suoi supporters attorno il globo
ricorrono alla stessa logica obsoleta, ma grazie all'abnegazione del
popolo palestinese ed a causa delle atrocita' commesse dall'esercito
israeliano, stanno uscendo allo scoperto individui coraggiosi, forti
e immaginifici in supporto della Palestina. Uno di essi e' Gretta
Duisenberg, una rispettabile signora olandese, una importante
attivista per i diritti umani e moglie di uno degli uomini piu'
potenti d'Europa, Wim Duisenberg, capo della Banca Centrale Europea.

L'espressione di solidarieta' con i palestinesi di Gretta Duisenberg
non ha altre motivazioni, a differenza di molte celebrita'
hollywoodiane le cui carriere crescono in proporzione ai loro
pellegrinaggi in Israele. Commossa, come milioni di altri individui
in tutto il mondo, dalla crudelta' israeliana nei Territori
palestinesi occupati, lo scorso aprile Gretta acquisto' una grande
bandiera palestinese e la porto' con orgoglio ad una manifestazione
per la Palestina ad Amsterdam, il 13 aprile scorso.

La partecipazione di Gretta alle sofferenze del popolo palestinese
non termino' con la manifestazione, poiche' ella espose la stessa
bandiera al balcone del suo appartamento di Amsterdam per diverse
settimane. "Sono addolorata per il modo in cui l'Olanda e l'Europa
hanno risposto a cio' che il governo Sharon sta facendo ai
palestinesi", dichiaro' al quotidiano olandese De Telegraaf.

Non c'e' alcun dubbio sul fatto che l'azione di Gretta sia stata
motivata dalla sua ammirazione per la lotta palestinese, dal suo
rifiuto per i terribili abusi commessi dal governo israeliano, dal
silenzio dell'Europa e dall'indifferenza del suo stesso governo
verso le atrocita' che si moltiplicavano in Palestina. Invece la sua
azione fu considerata in maniera diversa da coloro che non ammettono
critiche verso lo stato d'Israele.

Gretta fu subito accusata di antisemitismo, secondo una criminale
denuncia esposta contro di lei da una organizzazione ebraica,
la "Federatief Joods Nederland". Duisemberg si senti' oltraggiata
dall'accusa. "Sciocchezze", replico' a coloro che ricorrevano alla
tipica accusa, "un antisemita e' colui che nega l'esistenza stessa
degli ebrei, cosa che io non faccio".

Ma le "sciocchezze" non finirono li'. Il marito di Gretta Duisenberg
fu fortemente pressato a prendere le distanze dalla coraggiosa presa
di posizione di sua moglie. L'organizzazione ebraica olandese
minaccio' di ricorrere alla sua omologa newyorkese, il World Jewish
Congress, per cercare di fare in modo che Wim Duisenberg fosse
dichiarato "persona non grata" o "indesiderabile" negli Stati Uniti.

Le intimidazioni e le minacce collettive continuarono, ma Gretta
Duisenberg fece cio' che molti avrebbero dovuto fare molti anni fa:
rompere il circolo vizioso. Semplicemente, rifiuto' di lasciarsi
intimidire. Al contrario, intensifico' la sua campagna a favore del
popolo palestinese.

Attraverso il suo gruppo d'azione, "Stop De Bezetting" (Stop
all'Occupazione), Gretta fece voto di continuare la sua opera a
favore della Palestina, iniziata con il semplice esporre la bandiera
dal suo balcone. E cosi' decise di impegnarsi direttamente sul
campo, nei Territori palestinesi occupati. Ma il suo viaggio in
Palestina, deciso per questo mese di novembre, e' stato annullato, a
causa di pressioni di gruppi di destra, i quali accusavano il
governo olandese di contribuire a parte delle spese per una missione
di "attivismo a senso unico".

Ancora indenne nonostante la campagna di odio montata contro di lei,
Gretta ha dichiarato che la sua visita in Palestina sara'
organizzata in maniera indipendente per il prossimo gennaio. Secondo
la Associated Press, il governo israeliano ha affermato che non
blocchera' la Duisenberg ne' le impedira' di incontrarsi con i
palestinesi, anche se l'attivismo olandese non e' "il benvenuto".

Gretta Duisenberg non e' semplicemente la donna che ha alzato una
bandiera, o la protagonista di notizie controverse. Lei e' un membro
di una promettente generazione che delinea nuovi standards, che
cambia le regole del gioco. Gretta Duisenberg ha posto la sua
umanita' al di sopra degli interessi personali. Non ha capitolato di
fronte alle pressioni dei suoi opponenti e non capitolera'. Possiamo
solo sperare che voci come la sua non canteranno piu' da sole, e che
un coro continuera' a gridare in tutto il mondo: "Stop de
Bezetting", "stop all'occupazione".

www.arabcomint.com

***************

Israeli soldiers behave like Gestapo in Nablus

Tuesday 26 November 2002

http://www.palestine-info.co.uk/daily_news/index.htm#1

Occupied Jerusalem - Israeli occupation soldiers on Sunday forced a
Palestinian man at gunpoint to strip naked and walk like a dog in a
the West Bank city of Nablus, eyewitnesses reported Monday.

A Reuters photographer snapped Yasser Sharaf, 25, standing naked in
a cold, muddy street in Nablus as two men were handing him clothes
to put on and two armored vehicles were pulling away from the scene.

Witnesses, including two Palestinians firemen, said Israeli soldiers
stopped Sharaf after spotting him walking in a street in violation
of curfew and "pointing their rifles at him, ordered him to start
stripping."

"Yasser told them he had nothing to hide but they continued shouting
and readied their rifles to shoot. They forced him to take of all
his clothes including his underwear…they ordered him to walk like a
dog and then he burst into tears."

Ashraf's relatives describe the Israeli practice as "a shocking
reminder of the Nazi nature of the Israeli army."

"They behave exactly like the Gestapo. The world must understand
this reality," said a relative who refused to mention his name.


*************************************************

OPINIONI



Un libro di cui si può fare a meno: "MADE IN USA. Le origini
americane della Repubblica Italiana" di Ennio Caretto e Bruno
Marolo, Rizzoli 1996



di JOHN KLEEVES



Subito dalla sovracopertina si capisce che questo è un libro di cui
si può fare a meno. Tratta dei maneggi segreti degli americani in
Italia dal 1943 al 1948, cosa che sembrerebbe promettere bene ma :
1) gli autori Caretto e Marolo sono rispettivamente ( o erano al
momento ) il corrispondente da Washington del Corriere della Sera e
il capo dei corrispondenti dal Nord America dell'ANSA ; 2) i
medesimi annunciano di fare discorsi se non rivelazioni in base a
documenti segreti degli archivi di Washington poco prima resi
disponibili al pubblico ; 3) l'editore è Rizzoli.

Anche essere l'ultimo dei giornalisti del Corriere della Sera e
l'ultimo degli addetti dell'ANSA significa essere dei collaudati
elementi di quell'apparato di regime che è l'establishment mediale
italiano : figurarsi il corrispondente da Washington e il capo
sezione per il Nord America. I due potranno essere presi sul serio
quando pubblicheranno manuali di giardinaggio o ricettari
gastronomici, non libri su quegli stessi argomenti che per mestiere
devono trattare in certi modi. Per quanto riguarda i documenti top
secret declassificati nel 1995 dal governo USA è chiaro che non
valgono la carta dove sono scritti ; non perché siano falsi, anzi
presi uno per uno sono certamente autentici, ma il fatto è che
evidentemente sono stati selezionati : neanche un governo che
dovrebbe essere candido come quello di San Marino ti fa vedere tutte
le sue carte, perché qualcosa di compromettente c'è sempre, e
figurarsi quello americano, che nell'ultimo mezzo secolo ha
organizzato di nascosto più di 500 colpi di Stato qua e là per il
mondo, e in un modo o nell'altro ha provocato la morte di più di
trenta milioni di civili di ogni razza, sesso ed età, fra i quali
molte decine di personalità di rilievo mondiale ( come un Segretario
delle Nazioni Unite, un Presidente di azienda petrolifera di Stato
italiana, un Primo Ministro svedese, un altro italiano, un
Presidente di Repubblica dell'Africa, un altro dell'Oceania
eccetera ). Infine il libro è edito dalla Rizzoli, che non è una
piccola casa editrice indipendente in lotta contro l'establishment
mediale italiano, ma è uno dei massimi rappresentanti
dell'establishment stesso, è il Sistema in persona. Prendere per
buono un libro edito dalla Rizzoli che tratta di questi argomenti
sarebbe come volere imparare a difendersi dai ladri da un manuale
stampato dalla Banda Bassotti. In breve, il libro " Made in USA " è
il prodotto - puro e smaccato - di una parte in causa : da quella
parte provengono gli autori, i documenti, l'editore. Ciò, se
permettete, lo squalifica in partenza.

Volendolo leggere per curiosità, i sospetti non possono che essere
confermati : sono le solite chiacchiere filoamericane, è il solito
bla bla di regime che da più di mezzo secolo ci affligge. Sono presi
in considerazione diversi argomenti, risalenti agli anni dal '43
al '48, sui quali secondo gli autori i documenti resi pubblici dal
governo americano rivelano inediti piccanti. Ma i dettagli sui vari
Adriani Olivetti che cercano contatti col nemico in Svizzera, sui
vari Giovanni Battisti Montini che dal Vaticano passano informazioni
belliche agli americani, sui vari Carli Sforzi che da fuoriusciti
cercano di scegliere fra americani e inglesi il padrone futuro, sui
vari Finocchiari Aprili che scrivono alle mogli dei Roosevelt per
perorare la causa di una Sicilia " longa manus degli Stati Uniti in
Europa " e così via, tutti questi non aggiungono davvero molto a
vicende che nel loro squallore sono arcinote da tempo. Vicende che
inoltre, e per inciso, non compromettono in alcun modo gli Stati
Uniti e anzi nel caso di Finocchiaro Aprile risultano per loro quasi
edificanti. Riproporre le medesime con qualche piccola pezza
documentale in più è servito solo per fare pagine e colore attorno
ai veri argomenti del libro, che sono due, due nodi ancora attuali e
dibattuti in Italia : i rapporti degli americani con la mafia, e
certe gravi interferenze americane nella politica italiana del
dopoguerra, e di oltre.

E' qui che arrivano le chiacchiere, il bla bla, i black out mentali
a senso unico.

Tutti sanno che gli americani resuscitarono una mafia siciliana che
il fascismo aveva praticamente distrutto ( semplicemente nominando
alla fine del 1925 un plenipotenziario ad hoc, Cesare Mori detto il
prefetto di ferro : questi nel giro di un anno arrestava ed avviava
a processi di massa circa 10.000 mafiosi, sradicando così il
fenomeno ). Anche, tutti sanno come avvenne. Prima dello sbarco in
Sicilia del 10 luglio 1943 il governo americano si premurò di
mettersi in contatto con quanto rimaneva della mafia siciliana (
attraverso il boss di Cosa Nostra Lucky Luciano, allora in carcere
negli USA, il quale curò l'abboccamento con Calogero Vizzini, uno
dei pochi pezzi da novanta rimasti in Sicilia dopo la cura
Mussolini ). Poi, dopo lo sbarco e presa in un mese la Sicilia, gli
americani posero a capo dell'Amministrazione militare alleata il "
colonnello " Charles Poletti [1], che altri non era che il vice
governatore dello Stato di New York con una divisa addosso, il quale
assunse lo stesso Calogero Vizzini come interprete personale e
cominciò a girare tutti i poteri civili della Sicilia alla mafia :
piazzò tutti i mafiosi che poté trovare a capo delle amministrazioni
municipali e provinciali provvisorie ( Calogero Vizzini fu nominato
sindaco nella sua tradizionale area di " influenza ", e lo stesso
avvenne con un mafioso già famigerato come Genco Russo ) ; affidò
agli stessi la gestione degli aiuti alle popolazioni civili ; e in
più concesse alla mafia libertà di furto nei magazzini militari
americani, dove c'era preziosa merce di contrabbando ( benzina,
sigarette, caffè, altro ; il trucco di lasciarsi rubare la merce
solo da chi si vuole fu poi usato anche dal governo italiano in
Albania nel 1998 per accattivarsi la criminalità organizzata
locale ). Poi gli americani celebrarono platealmente il connubio fra
la mafia e la Democrazia Cristiana siciliana, una sezione regionale
che risultò decisiva negli equilibri interni di questo partito e che
condizionò così l'intera politica italiana sino praticamente al
1990, per quasi mezzo secolo. Infine tra il 1946 e il 1948 furono
deportati in Italia come " indesiderabili " circa 200 boss
italoamericani di Cosa Nostra, i quali - seguiti anche da parenti e
amici - non fecero che dilatare di molto la mafia che già c'era in
Italia ; in termini di pezzi da novanta probabilmente la
raddoppiarono o più ( fra i deportati figuravano elementi come
Frank " Tre dita " Coppola, Joe " Bananas " Bonanno, Joe Adonis,
Vito Genovese, Vincent Mangano, Joe Profaci, Antony Lo Piparo, Frank
De Luca, eccetera ). Il primo ad essere deportato, nel 1946, fu
proprio Lucky Luciano, liberato anzitempo dal carcere per " servizi
resi agli Stati Uniti " ( testuali parole sul documento di grazia ;
Luciano avrebbe dovuto rimanere in carcere sino al 1976 ).

Così come - venendo al secondo nodo - tutti sanno che subito, a
partire dal 1943, gli americani cominciarono un condizionamento
sulla politica interna italiana assai pesante e che non sarebbe mai
cessato. Tutti sanno che furono gli americani nel dicembre del 1945
a sostituire alla presidenza del Consiglio l'azionista Parri con il
democristiano De Gasperi, il loro uomo ; che si accordarono con
quest'ultimo nel maggio del 1947 per scaricare i comunisti dal
governo ; che in base a un loro sforzo propagandistico diretto
fecero vincere alla Democrazia Cristiana le elezioni dell'aprile
1948 ( uno sforzo così plateale che divenne di riferimento nel
mondo ; furono fatti partecipare anche i divi del cinema americano e
nel suo The CIA : A Forgotten History del 1985 William Blum vi
dedica il secondo capitolo che intitola " Italy 1947-1948 : Free
Election, Hollywood Style " ) ; che con ogni verosimiglianza
continuarono così anche negli anni successivi, anche se non furono
sempre scoperti. Così come tutti sanno che l'organizzazione
paramilitare segreta " Gladio ", che raccoglieva e armava militari e
civili nell'evenienza - dissero - di un'invasione dell'URSS o di un
colpo di Stato comunista, era stata messa in piedi sempre in quegli
anni dagli americani, che poi avevano continuato nella gestione.

Tutti, dicevamo, sanno queste cose, le hanno sempre sapute. Ciò che
invece è sempre rimasto poco chiaro sono le vere motivazioni
americane, cioè all'ultimo il vero senso dei fatti suddetti. E sono
proprio tali vere motivazioni che il libro pretende di rivelare, o
di stabilire con certezza, in base alle sacre carte di Washington.
Ma non lo fa : la verità non la dice. Vediamo i due casi ad uno ad
uno.

Nel libro i rapporti degli americani con la mafia sono spiegati nel
modo seguente. La mafia siciliana fu contattata prima dello sbarco
in Sicilia allo scopo di convincerla ad agevolare le operazioni di
sbarco e poi la conquista dell'isola : una decisione di ordine
militare, presa in stato di necessità. Eseguita la conquista
dell'isola ci si affidò alla mafia per le amministrazioni locali
provvisorie perché la mafia era capace di tenere l'ordine e ciò era
comodo per gli occupanti : una decisione di ordine amministrativo,
presa in stato di necessità. Presa tutta l'Italia ci si accorse che
specie al Nord c'erano molti comunisti, che andavano tenuti a bada
perché sicuramente avrebbero tentato di impadronirsi del potere
anche con le armi, potere che non avrebbero più mollato ; inserire
la mafia nella Democrazia Cristiana le dava maggior forza per
contrastare la sovversione comunista : una decisione di ordine
politico, presa in stato di necessità. Alla fine, dice il libro, gli
americani davvero fecero risorgere la mafia, ma si trattò di un
effetto del tutto indesiderato, imprevisto, non voluto, frutto di
una serie di decisioni forse sfortunate, ma prese ognuna in base a
precise necessità o convenienze del momento. E' - in verità - ciò
che gli americani hanno sempre concesso all'elite intellettuale
italiana in merito alla faccenda, al di là delle smentite ufficiali
su ogni e qualunque contatto con la mafia, evidentemente destinate
al popolo bue : Sì è tutto vero, abbiamo avuto un sacco di contatti
con mafiosi, e proprio per ciò la vostra mafia è rinata, ma non
prevedevamo tale esito e d'altra parte avevamo dei motivi ;
scusateci di avere ceduto alla tentazione di farci aiutare dalla
mafia allo scopo prima di salvare delle vite americane durante la
campagna d'Italia e poi di tenere lontana dallo Stivale la minaccia
bolscevica ; era tutto per voi, prima per liberarvi e poi per
mantenervi liberi, ma di nuovo scusateci.

Ma scherziamo ? E' come dire che gli americani sono scemi, che sono
degli irresponsabili che non si rendono conto di ciò che fanno. Ma
se sono scemi, come mai sono arrivati al punto in cui sono, a tenere
un piede sul collo a noi europei tutti e a un passo dal dominio
planetario totale ? E' appunto che non lo sono, che sono il
contrario, cioè dei fortissimi ragionatori che pianificano bene e in
anticipo le loro mosse ; solo che sono così abili - così
naturalmente ipocriti e bravi nella recitazione - da mascherare alla
perfezione tali mosse dando l'impressione sempre che tutto
scaturisca dal caso, dall'imprevisto, dall'equivoco, dall'errore,
anche dalla scemenza certo, anzi questa è l'impressione che più
ambiscono di dare.

La verità sui rapporti USA-mafia è quella che - mi sembra per la
prima volta - ho esposto io nel mio libro Vecchi trucchi del 1991 (
Edizioni Il Cerchio, Rimini, cooperativa libraria ben lontana
dall'essere la Rizzoli ) ; e cioè è che gli USA programmarono tutto,
e ben prima che fosse deciso uno sbarco in Italia, o che fosse certo
che nel caso questo sarebbe avvenuto in Sicilia. Lo programmarono
quei loro think tanks formati da storici, filosofi, psicologi,
antropologi, economisti, politologi, strateghi militari e così via,
che si riunivano tutti assieme per studiare i problemi di guerra e
trovare le soluzioni. Il problema " Italia " si configurava così :
Nel caso quasi scontato che la si conquistasse, come fare poi per
tenerla sotto per sempre e " democraticamente ", cioè senza tenervi
in permanenza centinaia di migliaia di soldati, cosa anche
insostenibile dal punto di vista economico ? Oltre al solito sistema
neocoloniale americano ( l'alleanza con la media-alta borghesia
locale, che in cambio si gode indisturbata i frutti economici del
Paese tolta naturalmente la parte assegnata alle Multinazionali USA,
alleanza agevolata e conservata dagli USA tramite propaganda,
corruzione, brogli elettorali, plagio di militari e poliziotti
eccetera ) in Italia c'erano due elementi speciali aggiuntivi da
sfruttare : il Vaticano e la mafia. Si è visto che il primo si
prestò subito : anche Caretto e Marolo hanno ricordato come il
cardinale Montini passasse agli americani informazioni provenienti
dalle nunziature di Tokio e Berlino. Fra l'altro - cosa che invece i
due non nominano - fu proprio in base alle mappe aggiornate di Tokio
girate da Montini agli americani che questi poterono operare dei
bombardamenti della città così micidiali come quelli al Napalm del
febbraio-marzo 1945, esitati in 300.000 civili morti arrosto ( fu il
bombardamento metropolitano più sanguinoso della Seconda Guerra
Mondiale, poi viene Dresda e solo dopo i due nucleari di Hiroshima e
Nagasaki ). Come ringraziamento degli USA, la nuova Costituzione
italiana approvata il 22 dicembre 1947 all'articolo 7 accoglieva
come parte integrante i Patti Lateranensi del 1929, l'improvvido
regalo di Mussolini, e il Vaticano si stabilizzava nella funzione di
controllore dal di dentro dell'Italia prigioniera.

L'altro controllore doveva essere appunto la mafia. Al momento era
agonizzante, ma si ragionò che in condizioni adatte avrebbe potuto
risollevarsi in poco tempo. Gli esperti americani avevano capito
quale ruolo poteva ricoprire la mafia siciliana : poteva influenzare
innanzitutto i politici siciliani, e poi anche i restanti del
Meridione, e così arrivare a influenzare il Parlamento nazionale e
tutta quanta la politica italiana, nel senso di renderla docile ai
voleri americani. La mafia siciliana, una volta nella posizione di
farlo, avrebbe spinto in tale direzione spontaneamente : è una
organizzazione criminale e come tale per forza amica del
capitalismo ; inoltre c'erano i suoi legami con la sua metastasi in
terra americana, Cosa Nostra. Decisa la linea pro mafia essa
cominciò ad essere attuata appena fu stabilito che si sarebbe
effettuato uno sbarco in Italia. La realtà è tutta l'opposto di
quanto creduto, cioè di quanto fatto credere. Gli americani non
ricercarono l'appoggio della mafia perché dovevano sbarcare in
Sicilia : sbarcarono in Sicilia proprio per avere loro americani la
possibilità di aiutare la mafia. Altrimenti sarebbero sbarcati
direttamente nel Lazio facendo prima. I contatti con Lucky Luciano,
e poi con Calogero Vizzini e gli altri, non servivano per garantirsi
il sostegno della mafia in Sicilia : gli Alleati sbarcavano con
470.000 uomini, 14.000 semoventi, 1.800 pezzi di artiglieria, più un
appoggio navale e aereo che si può dire sterminato, e avrebbero
dovuto avere bisogno di don Calò e dei suoi quattro scassapagghiari
con doppietta ? Andiamo. Quei contatti servivano per trasmettere
nuovo entusiasmo a quei mafiosi, per farli sentire spalleggiati dal
nuovo potere che stava arrivando in Italia, e per dar loro
possibilità d'espandere affari e personale con le eccezionali
opportunità del dopoguerra. Probabilmente a quegli uomini, a
Luciano, Vizzini eccetera, non fu detta tutta la verità ; non era
necessario, e gli fu lasciato credere - se lo credettero, se non
finsero di stare al gioco, perché quegli uomini non erano
esattamente dei nati ieri - che davvero gli americani avevano un po'
bisogno di loro : l'importante era stabilire una alleanza di fatto.
L'alleanza funzionò : la mafia, protetta dall'esistenza della
Regione Autonoma Sicilia creata apposta ( fu inserita assieme ai
Patti Lateranensi nella Costituzione del 1947, all'articolo 116 ),
prosperò appunto in Sicilia, dilagò nel resto del Meridione
allineando le criminalità organizzate locali ( Camorra, Ndrangheta,
Sacra Corona Unita ), si infiltrò nell'Italia centrale e nei grossi
centri dell'Italia settentrionale, e da quella posizione, oltre al
controllo della Democrazia Cristiana che aveva sempre avuto,
influenzò un numero sufficiente di altri parlamentari, uomini
politici e - certamente - alti burocrati statali sino a diventare un
fattore essenziale della intera politica italiana, essenziale almeno
quanto il Vaticano degli spioni in bianco, italiani e polacchi.

Per quanto riguarda le interferenze americane nella politica interna
italiana, anche qui c'è uno stravolgimento completo dei significati.
Gli americani dopotutto hanno sempre ammesso, o ammiccato, le loro
intromissioni anche pesanti. Non nascosero a suo tempo di volere
fuori dal governo Parri, di volere fuori i comunisti, di volere
dentro De Gasperi, di interferire illegalmente con le elezioni del
1948, quelle " stile Hollywood ", di essere decisi a invadere
l'Italia di nuovo nel caso i comunisti andassero al potere anche
legalmente. Arrivato il momento, non si presero troppo la briga di
nascondere che dietro Gladio c'erano loro. Perché ? Perché avevano
sempre pronta la scusa tuttofare : la Guerra Fredda, la necessità di
contrastare i piani sovversivi del Comunismo Internazionale ispirato
da Mosca ! E questa è precisamente la spiegazione proposta anche da
Caretto e Marolo, anzi data da loro per certa e per super ribadita
dall'esame dei sacri documenti di Washington.

Ma non è vero. Bastava che i due, invece che perdere tempo con le
carte di Washington, leggessero quel mio libro che ho già citato. Ma
chissà, magari lo hanno anche fatto. In ogni caso là si dimostra
direi inequivocabilmente ( per chi vuole capire, certo ) che la
Guerra Fredda era tutta una commedia americana. Non c'era nessun
pericolo russo o rosso, né nel mondo né tantomeno in Europa ;
sicuramente gli USA in cuor loro a un tale pericolo non credevano.
Serviva solo uno spauracchio per avere la scusa di intromettersi in
tanti Paesi del mondo, la scusa appunto di dover combattere una
minaccia comunista locale, allo scopo vero di sovvertire quei Paesi
stessi, di imporgli i regimi e i governi che volevano gli USA.
L'imposizione poteva avvenire anche tramite colpi di Stato ( e dal
1945 al 1990 gli americani ne ispirarono e organizzarono circa 500
nel mondo ) e ne valeva la pena : dai " loro " governi gli USA
volevano via libera per le loro Multinazionali, che così
letteralmente banchettarono divorando l'America Latina, l'Africa,
l'Estremo Oriente, metà Medioriente, un quarto diciamo di Europa
Occidentale ( la grande espansione dell'Impero Neocoloniale
americano che si verificò nella seconda metà del XX secolo fu
appunto dovuta alla brillante finzione della Guerra Fredda, e a
nient'altro ; dopo la fine della Guerra Fredda imposta da
Perestrojka gli USA hanno iniziato una discesa, che forse è una
agonia ).

In Italia non si trattava che di replicare la storiella. L'Italia
non correva il pericolo rosso : secondo il ferreo Patto di Yalta
stava nella parte americana. Togliatti lo sapeva e nei fatti si
comportò sempre di conseguenza : dopo l'attentato di Pallante del 14
luglio 1948 una rivolta comunista sarebbe riuscita ma Togliatti vi
rinunciò senza indugio. In Italia si trattava, come in tutti gli
altri Paesi interessati, di fingere di combattere il " pericolo
rosso " prendendo provvedimenti e stabilendo iniziative e linee di
azione che invece miravano solo e soltanto a lucrare vantaggi per le
proprie Multinazionali. Altrove fingendo di preoccuparsi del
pericolo rosso venivano magari organizzati dei colpi di Stato " di
destra ", o comunque " anticomunisti ", che con la parola d'ordine
della libertà di commercio facevano solo i giochi delle
Multinazionali statunitensi. L'esempio di riferimento è il colpo di
Stato in Brasile del 1964, che rovesciò il regolarmente eletto
presidente Joao Goulart sostituendolo col dittatore gen. Humberto
Castelo Branco, colpo eseguito secondo la " Operation Brother Sam "
gestita dal gen. Vernon Walters, da Frank Carlucci della Cia e
dall'Ambasciatore USA in Brasile Lincoln Gordon : entro il 1968 la
metà esatta delle industrie brasiliane - comprese 14 delle 27
industrie più grandi in assoluto - passavano proprietà di
Multinazionali statunitensi ; per agevolare questi passaggi di
proprietà il Ministero delle Finanze studiò anche un meccanismo
fiscale apposito detto della " bancarotta costruttiva ". In Italia
questa strada super proficua ma troppo drastica non fu giudicata
possibile e si cercò di influenzare i governi italiani in modo che
fossero il più possibile favorevoli alle esigenze delle
Multinazionali statunitensi, e questo fu esattamente lo scopo di
tutte le intromissioni americane, di tutti i loro finanziamenti a
partiti e a giornali, di tutte le loro interferenze elettorali, di
tutta la propaganda e le attenzioni che dedicavano ai militari e
poliziotti, di tutte le organizzazioni Stay Behind che mettevano in
piedi. Anche la famosa strategia della tensione, eseguita facendo
saltare treni, stazioni ferroviarie, piazze eccetera, serviva solo
per quello, per avere governi più spaventati dalla " sovversione "
comunista e quindi più " di destra ", " di destra " nel senso
brasiliano si intende. Concretamente la strategia della tensione era
realizzata con elementi dei Servizi Segreti italiani doppi, cioè
dipendenti in realtà dalla CIA ( come del resto sono quasi tutti ),
che si infiltravano in gruppuscoli " fascisti ", li " pompavano "
per bene e li spingevano ad attentati resi possibili dalle loro
informazioni e dai loro materiali ; in questo senso è vero che si
trattava di " stragi di Stato " ma dietro lo Stato italiano c'erano
gli USA. ( Stessa tattica veniva usata anche nei confronti dei
gruppuscoli comunisti è ovvio ; vedi per tutti il caso Moro ).

Questa, è la spiegazione delle interferenze americane nella politica
italiana. Così come quella sopra era la spiegazione dei rapporti tra
USA e mafia. Caretto e Marolo invece hanno continuato con le solite
convenzionalità di regime propalate per cinquantanni. Loro hanno dei
motivi per scriverle, così come case editrici come la Rizzoli hanno
dei motivi per stamparle, e così come del resto a Washington hanno
dei motivi per declassificare selezioni accurate di documenti. Ma
noi, se ricerchiamo la verità delle cose, che motivi abbiamo per
prenderli sul serio ?




John Kleeves



---------------------------------------------------------------------
-----------

[1] Charles Poletti è morto l'11 agosto 2002 in Florida, all'età di
99 anni.



*****************



La Frana della sinistra



di Alex Lattanzio



fonte: "Bollettino Aurora"



http://digilander.libero.it/bollettinoaurora/La%20frana%20della%
20sinistra.htm



Ai primi di aprile si è concluso il 5° congresso del Prc; in questo
congresso si è deciso di "superare i criteri stalinisti", cioè si è
deciso la cancellazione di 150 anni di storia del movimento operaio
e marxista. Niki Vendola afferma che era tutto stalinismo è che
perciò era male e che perciò andava cancellato (pardon abbandonato).

In tale congresso si affermava la necessità di un bilancio del
Marxismo e quindi l'indirizzo da perseguire in futuro, in relazione
sia al processo della "Globalizzazione" (vedi Capitalismo di
sempre), sia al crollo dell'URSS, punto di riferimento dei movimenti
socialisti e di liberazione nazionale in tutto il Mondo. Ma, in
realtà, tale processo di analisi, di bilancio e di riformulazione
della strategia da perseguire, si è ridotto a una volgare operazione
elettoralistica.

Così, dietro la scusa del "ritorno a Marx", con cui si è voluto
scientemente annichilire ogni ricordo riguardante l'"assalto al
cielo", 150 anni di storia (e che storia!) del movimento operaio
ridotto alla caricatura (degna dei Nolte-Montanelli) del trionfo
dello Sta

(Il messaggio è stato troncato perché superiore a 64k)
Gio 1 Gen 2004 1:26 pm

lettera_info...
Offline Offline
Invia email Invia email

Inoltra Messaggio #19 di 999 |
Espandi messaggi Autore Disponi per data

LETTERA D'INFORMAZIONE 6 dicembre 2002 - a. I, n. 14 SOMMARIO PENSIERO "GUERRA AL TERRORISMO" E DINTORNI Bushus et Saddagnus… «regolamento di conti» tra...
lettera_informazione
lettera_info...
Offline Invia email
1 Gen 2004
1:26 pm
Avanzata

Copyright ? 2009 Yahoo! Tutti i diritti riservati.
La Tua Privacy - Testo aggiornato - Condizioni generali di utilizzo del servizio - Linee guida - Aiuto

?