Entra
Nuovo su Yahoo! Gruppi? Registrati
lettera_informazione · Lettera d'Informazione
? Già Iscritto? Entra su Yahoo!

Suggerimenti

Lo sapevi che...
Puoi cercare nel gruppo tutti i messaggi inviati.

Messaggi

  Messaggi Aiuto
Avanzata
UNIVERSITÀ RIFORMATA O DEMOLITA?   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #24 di 999 |
ROBERTO FONDI. UNIVERSITÀ RIFORMATA O DEMOLITA?

Marino Badiale

Il dibattito sulla riforma del nostro sistema di istruzione, riforma
introdotta dal ministro Berlinguer e sviluppata dai ministri DeMauro
e Moratti, si è concentrato in questi anni sulla scuola, intesa sia
come scuola dell'obbligo sia come scuola superiore. Si tratta di uno
dei temi centrali per "Punti Critici", e ricordo soltanto, a questo
proposito, il numero monografico dedicato appunto ai problemi della
scuola (n. 5/6, dicembre 2001).
Molto poco, mi sembra, è stato invece prodotto per esaminare i
mutamenti che la riforma ha introdotto nell'Università italiana.
Questo libro di Roberto Fondi, paleontologo presso l'Università di
Siena, rappresenta un encomiabile sforzo per avviare un dibattito su
questo tema.
Il testo inizia con un rapido riassunto della storia dell'Università
italiana dopo l'unità, per concentrarsi poi su quanto è avvenuto
negli ultimi decenni. La tesi del libro è che uno dei problemi di
fondo dell'Università italiana è quello di una popolazione
studentesca da una parte troppo numerosa, dall'altra con livelli di
preparazione culturale sempre più scadenti, per la crisi
dell'insegnamento di base e secondario. Questi problemi hanno
portato, sostiene Fondi, al drastico abbassamento del livello
culturale dell'Università, e la riforma di Berlinguer, DeMauro e
Moratti non incide su di essi ma li accentua, puntando "a far avere
nel più breve tempo possibile a quanti più giovani un titolo che si
chiamerà ancora "laurea" ma che in realtà non avrà più nulla a che
spartire con la laurea intesa in senso tradizionale [pag. 53]".
Fondi critica poi duramente l'introduzione dell'autonomia
universitaria, vista come un atto "pilatesco", una fuga dalle
responsabilità che uno Stato degno di questo nome deve assumersi, e
argomenta che essa avrà come effetto la trasformazione del mondo
universitario in un Far West di spietata competizione "dove soltanto
le lobbies accademiche più potenti ed appoggiate alle maggiori
consorterie di partito riusciranno -forse- a mantenersi a galla
[pag. 56]".
Fondi non manca di notare come questa riforma sia il risultato di
pressioni sociali che spingono "affinché nel campo della pubblica
educazione ed istruzione sia abbandonata qualunque preoccupazione di
fornire una base culturale (…) per puntare decisamente, invece, a
preparare alla professionalità e all'occupazione" in modo che i
giovani si abituino "ad acquisire in maniera veloce competenze molto
specifiche, tenendosi continuamente pronti ad adattarsi con
flessibilità e spregiudicatezza ai cambiamenti della produzione e
del mercato [pag. XXIX dell'Introduzione]".
Si tratta di analisi molto vicine a quanto sostenuto da altri
critici della riforma Berlinguer, e questa consonanza di analisi
dovrebbe, io credo, tradursi in uno sforzo di vicinanza e
coordinamento fra tutte le realtà che tentano di opporsi alle
tendenze attualmente dominanti. Un tale avvicinamento non può
naturalmente prescindere dalla discussione critica, ed è in questo
spirito che ritengo necessario rilevare qualche debolezza nel testo
di Fondi, che ritengo possa essere emendata senza toccare la
sostanza del suo discorso.
1. Innanzitutto, e questo viene notato anche nella presentazione di
Massimo Bontempelli (il libro è introdotto da quattro diverse
presentazioni), in vari punti del testo appare come l'autore, pur
critico nei confronti di tutto l'attuale ceto politico, sembri
conservare qualche speranza nei confronti della compagine di centro-
destra, e in particolare nei confronti del partito di Alleanza
Nazionale. Si tratta, io credo, di un errore, perché non c'è nessuna
sostanziale differenza a questo proposito fra centrodestra e
centrosinistra: entrambi agiscono come puro e semplice veicolo di
quelle "pressioni" denunciate da Fondi.
2. In secondo luogo, Fondi cerca di caratterizzare la riforma di
Berlinguer come espressione di una cultura basata sul marxismo di
Gramsci e sull'evoluzionismo di Dewey. Scherzando, verrebbe da
rispondere "magari!". Fuor dagli scherzi, Fondi si lascia sfuggire
in questo modo uno degli aspetti più inquietanti di questa riforma
(aspetto che emerge con chiarezza dalle osservazioni di Cassola al
libro di Berlinguer e Panara, vedi questo stesso numero di Punti
Critici pag.): cioè l'assoluta mancanza di idee e di basi culturali
da parte di chi ha voluto e diretto la riforma stessa. Essa non è
espressione di idee, giuste o sbagliate o discutibili, ma di luoghi
comuni, di chiacchiere vuote, di una fraseologia insulsa il cui
unico scopo è di camuffare malamente quelle "pressioni" di cui s'è
detto.
3. C'è infine un'osservazione apparentemente marginale che mi serve
a introdurre un discorso più generale.
Fondi si occupa anche, naturalmente, dei docenti universitari, e
mostra vari aspetti di ciò che egli chiama "il declino del corpo
docente". Discutendo il problema (eterno, per le
persone "dell'ambiente") del reclutamento e dei concorsi, Fondi
propone che la selezione del corpo docente sia basata su concorsi
nazionali, e non locali come adesso, e che le relative commissioni
siano formate per sorteggio, e non per elezione come adesso. Mentre
concordo con la prima proposta, dissento dalla seconda. Sostengo
infatti una tesi forse non molto popolare, e cioè che l'attuale
sistema di formazione delle commissioni è il migliore possibile,
nonostante i risultati spesso, come è noto, assai discutibili del
lavoro delle commissioni elette. L'attuale sistema è il migiore
possibile perché esso non fa esprimere quello che è il corpo
docente. Se i professori ordinari della disciplina X, nel segreto
dell'urna, eleggono una commissione di basso livello scientifico e
morale, significa semplicemente che in media essi sono di basso
livello scientifico e morale, e non si vede come un sorteggio
casuale potrebbe migliorare le cose.
Questa osservazione può essere ulteriormente sviluppata. Fondi si
rivolge al mondo universitario perché protesti, perché si sforzi di
coinvolgere il mondo politico e la società civile, cercando alleati
contro la riforma. Lungi dal fare questo, il mondo accademico, in
larga maggioranza, ha operato in maniera zelante e convinta per
mettere in opera la riforma stessa, senza curarsi minimamente di
tutti gli importanti problemi culturali che Fondi mette in luce,
senza la minima riflessione critica, accettando e ripetendo le
banalità e i luoghi comuni degli ispiratori della riforma.
E' probabile che tutto questo abbia un significato, che provo qui ad
esprimere in maniera netta e un po' brutale. Ritengo che si possa
ormai pensare che i docenti universitari italiani abbiano cessato di
essere intellettuali capaci di una riflessione culturale ad ampio
raggio, e che si siano trasformati in qualcosa di molto diverso.
In parte, ed è il caso migliore, sono diventati dei tecnici
iperspecializzati (la "progenie di gnomi inventivi" di cui parla
Brecht nelle profetiche pagine della sua "Vita di Galileo"), capaci,
almeno, di mantenersi al livello della produzione scientifica
internazionale. In parte sono dei divulgatori, degli intrattenitori,
magari delle star mediatiche. In parte sono degli abili gestori, un
po' mafiosetti, di fette di potere accademico. Ci sono naturalmente
molti altri tipi intellettuali e umani, a volte apprezzabili a volte
no, ed è inutile farne qui una casistica minuziosa. Il punto è che
fra il corpo docente dell'Università italiana si possono trovare le
persone più diverse, ma non intellettuali interessati ad un'idea
alta e forte di cultura intesa come essenziale dimensione spirituale
di ogni essere umano.
Per fortuna non mancano le eccezioni, e proprio il fatto che appaia
un libro come questo ce lo dimostra, ma esse, è la mia tesi, non
cambiano il quadro generale.
Se questa è la situazione, è probabile che sia necessario
abbandonare anche le ultime speranze che Fondi sembra avere, e che
occorra accettare il fatto che la partita è persa e che l'Università
non è più, e non sarà più per un tempo indefinito, un luogo in cui
possa vivere una cultura autentica. Questo non vuole essere un
invito alla resa. Non si tratta del resto di una situazione nuova: è
noto che all'inizio della modernità le Università, isterilitesi
nella ripetizione di una scolastica ormai vuota, non avevano
rapporti con la nuova cultura che stava nascendo. Non potendo
trovare spazio nell'Università, la nuova cultura dovette inventarsi
i propri luoghi e le proprie istituzioni, come furono, per esempio,
le Accademie. E' probabile che oggi sia necessario uno sforzo
inventivo simile, che sia cioè necessario pensare al modo di far
sopravvivere la ricerca culturale al di fuori dell'Università. Anche
per questo sarebbe importante che tutte le persone che condividono
un'idea forte di cultura, come quella manifestata da Fondi in questo
libro, cominciassero ad avvicinarsi e a mettere in comune le proprie
idee.

Roberto Fondi - Università riformata o demolita?
Asefi Saggi 18
I edizione luglio 2003 - Pag. 172 + XXXVI - € 14 - ISBN 88-88825-04-5






Lun 9 Feb 2004 11:03 pm

lettera_info...
Offline Offline
Invia email Invia email

Inoltra Messaggio #24 di 999 |
Espandi messaggi Autore Disponi per data

ROBERTO FONDI. UNIVERSITÀ RIFORMATA O DEMOLITA? Marino Badiale Il dibattito sulla riforma del nostro sistema di istruzione, riforma introdotta dal ministro...
lettera_informazione
lettera_info...
Offline Invia email
9 Feb 2004
11:03 pm
Avanzata

Copyright ? 2009 Yahoo! Tutti i diritti riservati.
La Tua Privacy - Testo aggiornato - Condizioni generali di utilizzo del servizio - Linee guida - Aiuto

?