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Dekulakizzazione: Rimozione di un olocausto   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #28 di 999 |
Dekulakizzazione:
Rimozione di un olocausto

di Francesco Moricca

RINASCITA, 8 febbraio 2004

Dall'inizio del 1923 alla fine del 1927, in coincidenza della Nuova
Politica Economica e della lotta per la successione scatenatasi
all'interno del Partito dopo la morte di Lenin, la dittatura
del "comunismo di guerra" parve allentarsi momentaneamente. La NEP
era tuttavia stata concepita come un provvedimento transitorio, anzi
come un diversivo teso a disorientare i nemici di sempre, i
contadini, piuttosto che a venir loro incontro realizzando in
concreto l'unità di tutti i proletari con cui si era riusciti a
rovesciare il governo borghese di Kerenskij nell'Ottobre del `17.
L'obiettivo era quello di collettivizzare e statalizzare la terra,
non di distribuirla a quanti la lavoravano, come aveva fatto Solypin
rispondendo ad una giusta e antica loro aspirazione. Era negli
intenti di Lenin, come poi di Stalin, riportare gli agricoltori alla
precedente condizioni di servi della gleba per finanziare
l'industrializzazione accelerata della Russia. Di conseguenza,
gli "errori" e le "inefficienze" che si verificarono durante la NEP -
come la scomparsa dal mercato di oggetti di uso comune che
avrebbero potuto essere prodotti dall'industria senza ledere i
settori strategici - furono in realtà preordinati per esasperare il
mugik, per indurlo alla reazione e giustificare quanto si sarebbe
fatto contro di lui a partire dagli anni Trenta e che non subirà
interruzioni significative neanche durante l'invasione nazista.
E' qui il caso di osservare che è inesatta una certa giustificazione
dei metodi di Lenin e Stalin i quali "rientrerebbero in una
consolidata tradizione del dispotismo russo e orientale". In primo
luogo perché questa tradizione, confluita nel movimento slavofilo
ottocentesco, era piuttosto critica nei confronti del "progresso";
in secondo luogo perché i suoi metodi esecrati erano tesi a rendere
attuabile l'abolizione del servaggio e la concessione della terra ai
lavoratori. Le famigerate "colonie militari" volute da Alessandro I,
anticipatrici per alcuni del gulag staliniano, avevano infatti
questo obiettivo: servirsi della dura disciplina militare per
educare il russo e farne un uomo capace di gestirsi autonomamente.
Al contrario il gulag, come il kolkoz e la fabbrica, avrebbe avuto
il solo scopo del suo sfruttamento. E non tanto per consentire
privilegi alla nuova aristocrazia del Partito", come potrebbe
sembrare, ma per attuare una modernizzazione di tipo occidentale
che certamente non era voluta dalla società, che esisteva solo nella
mente di alcuni ideologi, che, visti i modi con cui questi avevano
preso il potere (col denaro dei Tedeschi e degli Ebrei) sarebbe di
fatto servita al capitalismo internazionale. Da che parte sarebbe
stata la Russia se non fosse stata "proditoriamente" attaccata da
Hitler? Questo può essere ancora un mistero, ma non è un mistero ciò
che farà Gorbaciov, comunista della miglior scuola e fin troppo
coerente assertore dell'occidentalizzazione. "Quanto è accaduto in
Russia nel XX secolo è accaduto per realizzare la modernizzazione e
l'elettrificazione del Paese", affermano ancora con massima serietà
alcuni eredi del comunismo nostrano. E cercano di giustificare ciò
che è ingiustificabile, sulla base dei pretesi "diritti della
civiltà", della civiltà `nostra occidentale'.
Per comprendere cosa al vertice del regime si stesse preparando
durante la NEP, basti ricordare che i "Principii fondamentali della
legislazione penale sovietica" del 1924, confermati dal nuovo Codice
del 1926, allargavano ulteriormente la definizione dei reati
controrivoluzionari rispetto a quella vigente durante la Guerra
civile. Adesso il controrivoluzionario non era più soltanto chi
compiva atti miranti a colpire le istituzioni; era in generale un
soggetto che, "per incapacità naturale", tendeva a comportarsi in
modo da eluderne di fatto le direttive (Art. 58 CP). Ciò veniva
stabilito a discrezione del Tribunale e sarebbe stato in seguito di
per sé sufficiente per l'internamento in un gulag.
Il primo gulag fu fondato nel 1922 nell'arcipelago delle Soloveckie,
nel Mar Bianco, e fu il modello di tutti quelli che si costruiranno
in seguito. I reclusi erano impiegati nella costruzione del grande
canale che avrebbe messo in comunicazione il Mar Bianco col Baltico.
Il regime era particolarmente duro, secondo, forse, soltanto a
quello che verrà imposto durante la II Guerra mondiale in Kolyma,
nei giacimenti minerari della Siberia estremo-orientale.
Del gulag delle Soloveckie fu ideatore il capo della GPU,
Dzerginskij, che aveva notevole esperienza in materia essendo stato
a lungo rinchiuso nei campi zaristi. I detenuti erano suddivisi in
tre categorie. Alla prima appartenevano i "politici", ex cekisti che
durante la Guerra civile avevano commesso eccessi di ogni sorta;
alla seconda, i "controrivoluzionari" membri della vecchia classe
dirigente, i socialisti rivoluzionari, gli anarchici, i Cosacchi e
quanti avevano partecipato alle rivolte di Kronstadt e di Tambov;
alla terza, infine, i "delinquenti comuni", fra i quali i cekisti
condannati dalla loro stessa amministrazione per reati vari.
I "controrivoluzionari" coabitavano con i "comuni" ed erano perciò
esposti anche alle loro angherie, oltre che al freddo in inverno e
alle zanzare che infestavano d'estate quelle zone lacustri. Una
delle torture più in uso consisteva nell'esporre i prigionieri nudi
alle punture delle zanzare. Quando essi venivano trasferiti da un
settore del gulag ad un altro, chiedevano alle guardie che legassero
loro le mani dietro la schiena per evitare di poter essere uccisi
col pretesto di un tentativo di fuga. In realtà si cercava di far di
tutto per eliminarli ed erano considerati esclusivamente coma forza
lavoro da sfruttare al massimo per l'edificazione del "socialismo",
e sebbene l'internamento fosse formalmente finalizzato
alla "rieducazione". A cominciare dal 1926 l'amministrazione delle
Soloveckie decise di utilizzare "più razionalmente" il lavoro
forzato e furono stipulati con vari organismi statali dei contratti
per impiegare il crescente numero degli internati (38.000 alla fine
del 1928) in luoghi inospitali come le immense foreste circostanti
la foce della Peciora, in cui furono impiegati nel taglio e nella
prima lavorazione del legname.
L'incremento esponenziale della produzione seguito alla
pianificazione quinquennale, fece crescere la domanda di forza
lavoro e comportò un aumento proporzionale della popolazione e del
numero dei gulag. Come un "arcipelago" essi costellavano ormai
l'immenso territorio sovietico, dall'Ucraina al Kazakistan, agli
Urali, all'estremo lembo orientale della Siberia. Fu stabilito che i
detenuti presso le comuni prigioni, che dovessero scontare una pena
superiore a tre anni, fossero trasferiti nei campi di lavoro. Se si
considerano le rivolte verificatesi nelle Repubbliche islamiche
della Transcaucasia - nella lotta contro le quali si segnalò per
gli eccessi compiuti l'ebreo Ordgionikidze - e l'inasprimento della
repressione che caratterizzò gli ultimi anni della NEP, si può
capire come tutto quanto andava succedendo in Unione Sovietica, se
non sempre era preordinato a far crescere la disponibilità di mano
d'opera servile, sempre comunque veniva utilizzato in tal senso. I
Tribunali emisero 578.000 condanne nel 1926, 709.000 nel 1927,
909.000 nel 1928, 1 milione 178.000 nel 1929.
Il 1929 fu l'anno del I Piano quinquennale, in cui rientrava il
progetto di colonizzazione della regione di Narym, 350.000
chilometri quadrati di taiga nella Siberia occidentale.
La "dekulakizzazione" non aveva altro motivo che il trasferimento ad
oriente di un esercito di contadini "ricchi" - in realtà piccoli e
piccolissimi proprietari - che non accettavano il sistema del
kolkoz. Nei campi di lavoro sarebbero stati assegnati alla seconda
categoria dei "controrivoluzionari", con un trattamento, quindi, di
gran lunga peggiore di quello degli antichi servi della gleba che
mai, almeno, erano stati costretti a coabitare coi delinquenti
comuni.
Alla "dekulakizzazione" si opposero i cosiddetti "destrorsi"
guidati da Rycov e Bukarin che denunziarono il pericolo di una
ripresa della guerra civile a causa di quello che si presentava come
uno vero e proprio "sfruttamento militar-feudale" degli agricoltori.
Ma i "destrorsi" vennero battuti al plenum del Comitato centrale
(novembre 1929) e costretti a far pubblica autocritica. L'episodio
dell'emergere della dissidenza interna al Partito avrebbe dato a
Stalin l'opportunità per preparare la "militarizzazione feudale" del
Partito stesso, la sua "epurazione" e il Grande Terrore degli anni
Trenta.
La "dekulakizzazione" comportò la deportazione nei gulag di 2
milioni di contadini di cui 1 milione 800.000 nel 1930. 6 milioni
morirono a causa della carestia provocata deliberatamente dal
governo per piegarne l'indomita resistenza - protrattasi fino al
1935 -, centinaia di migliaia perirono nei luoghi di destinazione
perché abbandonati senza alcuna assistenza. Nel 1930 i contadini
impegnati in rivolte, scioperi e manifestazioni contro il regime
(14.000 in totale) furono 2 milioni e mezzo. Le regioni investite da
questa "nuova Vandea" erano quelle al confine con la Polonia,
l'Ucraina, le Terre Nere e il Caucaso settentrionale.
La collettivizzazione forzata della terra e l'industrializzazione
accelerata del Paese si accompagnò al fenomeno della
cosiddetta "autodekulakizzazione": tra la fine del 1928 e la fine
del 1932 si è stimato che non meno di 12 milioni di contadini si
siano trasferiti nelle maggiori città per non essere irreggimentati
nei kolkoz. La Russia si trasformò in un "paese di vagabondi" (Rus'
brodjazaia), i quali in larga parte erano impiegati come manovalanza
sottopagata nell'edilizia e nelle fabbriche, mentre non pochi si
arruolavano nella criminalità organizzata.
A parte i problemi di sistemazione e di approvvigionamento che il
fenomeno causò, Stalin era contrario alla "ruralizzazione della
città" - tipica peraltro della tradizione russa -, in quanto,
condizionato dall'ideologia marxista-leninista, intendeva preservare
i caratteri cittadini del proletariato e, in loro assenza, crearli
addirittura artificialmente. Da ciò un vero e proprio `razzismo
proletario' , e tutta una serie di provvedimenti legislativi (come
l'introduzione del passaporto interno il 27 dicembre 1932), che
avrebbero dovuto al limite riportare gli indesiderati nelle campagne
di origine e, più in concreto, "liquidare il parassitimo" e
salvaguardare la "purezza sociale delle città".
Nel quadro di detti provvedimenti sono da segnalare quelli che si
proposero di arginare la crescente delinquenza dei minorenni e che
giunsero a prevedere per loro perfino la pena di morte "per furti,
atti di violenza, danneggiamenti alle persone, atti di mutilazione e
di assassinio". Furono creati istituti di corrigendi alle dipendenze
dirette della polizia politica e vi furono rinchiusi 125.000
adolescenti. 155.000 furono inviati nelle colonie di lavoro per
adulti e 10.000 nei gulag.
I sistemi adottati contro i kulaki si estesero a tutte le classi
sociali, dai tecnici e funzionari del passato regime zarista
(gli "spec") che ancora non era stato possibile sostituire, al
clero, allo stesso proletariato che fu sottoposto a una dura
disciplina. In fabbrica le multe erano frequenti e se si giungeva
sul posto di lavoro con più di venti minuti di ritardo, in forza del
Decreto del 26 giugno 1940, si era perseguiti ai sensi del Codice
penale. Tale Decreto stabiliva l'adozione della giornata di otto
ore, la settimana lavorativa di sette giorni, il divieto ai
lavoratori di abbandonare di propria iniziativa il luogo di lavoro.
I contravventori potevano essere condannati a sei mesi di "lavoro
correzionale" senza privazione della libertà e a una trattenuta del
25% sul salario. La pena poteva essere aggravata dalla carcerazione
da due a quattro mesi. Per definire il fenomeno della
generalizzazione della repressione e del terrorismo di Stato sotto
Stalin, si è usato un termine che rende molto bene la realtà: si è
parlato di "criminalizzazione" di tutti i comportamenti sociali.
Essi erano definiti via via come devianti a discrezione del
dittatore. La discrezionalità arrivava al punto che si stabilivano a
priori le "quote" dei cittadini da inviare nei campi, ed erano
previste anche "quote di eccedenza" per le famiglie degli internati
e dei giustiziati.
La guerra dello Stato contro i contadini e gli stessi operai, dopo
una breve pausa durante il periodo delle "purghe" (1936-38), riprese
e si protrasse perfino durante la "Grande guerra patriottica". I
rapporti degli informatori della polizia politica riferiscono che
nel 1940 si stava diffondendo fra i lavoratori un "animo depravato",
che nelle fabbriche come nei kolkoz nelle prime settimane
dell'occupazione nazista si mormorava contro "ebrei e comunisti
auspicandone l'eliminazione", e che queste idee circolavano persino
a Mosca, presso i cosiddetti "disfattisti" che pare non fossero
pochi.
Dal 1941 al 1945 la repressione colpì soprattutto le popolazioni dei
territori occupati, sospette di collaborare cogli occupanti, cioè i
Tedeschi del Volga, i Lituani, i Lettoni, gli Estoni, gli Ucraini, i
Ceceni, e, tranne che per questi ultimi, le accuse di collusione con
l'invasore erano giustificate. I gulag in parte si svuotarono e gli
ex detenuti furono destinati a lavorare nelle fabbriche. Nonostante
dessero prova di "compattezza patriottica" e si
mostrassero "impegnati nella competizione socialista al 95%", erano
tenuti sotto strettissima sorveglianza e sottoposti a uno
sfruttamento così intenso da triplicare quasi la produttività di un
operaio ordinario. Rimasero invece nei campi di lavoro i condannati
di seconda categoria, e per effetto del decreto del 22 aprile 1943
che istituiva gulag speciali "a regime rafforzato", furono mandati
nella Kolyma e nella Vorkuta, nelle miniere di oro, di carbone, di
piombo, di radio, dove ben pochi sopravvissero soprattutto in
ragione di un lavoro massacrante di dodici ore giornaliere. Con
decreto del 22 luglio 1941 furono liberati dai campi e arruolati
nell'Armata Rossa 1 milione 68.800 condannati "per reati
insignificanti, come assenze ingiustificate dal lavoro e piccoli
furti".
Altri kulaki, quelli presi prigionieri dai Tedeschi, e che furono
sfruttati dall'industria di guerra al pari degli Ebrei, conobbero al
momento del rimpatrio un ben più triste destino. Furono tutti
internati nei "campi di verifica e filtraggio" come spie potenziali
e comunque individui "contaminati" da una lunga permanenza "fuori
dal sistema". Costoro furono in totale 4 milioni e 200.000, e quelli
a cui sarà riservato il peggiore destino saranno gli Ucraini e i
Baltici.
Dopo la guerra e fino alla morte di Stalin la popolazione dei gulag
riprese a crescere in concomitanza della grave crisi della
produzione cerealicola di cui il dittatore accusò quanti "speravano
di lucrare sui lotti individuali", "gli elementi ostili ed estranei
sabotatori dell'ammasso, chi ruba e spreca il raccolto". Fu questo
il pretesto per mettere in scena l'ultimo atto della
dekulakizzazione. Si inasprì ulteriormente la legislazione
repressiva rimettendo in vigore e perfezionando dispositivi
risalenti al `32.
Come era già accaduto, la lotta all'"infame kulak" fu utilizzata per
ridurre all'antico ordine l'intero corpo sociale, per disilludere
quanti, anche all'interno del Partito, speravano che la prova
onorevolmente sostenuta in guerra fosse foriera di profondi
cambiamenti per il Paese.
Aumentò il numero delle donne internate nei gulag e per la prima
volta vi apparvero i loro bambini, ospitati nelle "case del
neonato". Se ne contarono 22.815 nel 1948, 35.000 all'inizio del
1953.
I "coloni speciali" passarono dai 2 milioni 342.000 all'inizio del
1946 a 2 milioni 753.000 nel gennaio del 1953.
Un giudizio significativo sugli orrori dello stalinismo - che altro
non fu se non uno sviluppo del leninismo dai tratti nonostante tutto
nazionalistici - è contenuto in una dichiarazione firmata da
duecento trotckisti detenuti nell'inferno della Kolyma e condannati
a morte nel 1937. In detta dichiarazione si definiscono gli uomini
del regime "boia-gangster" e il regime stesso "un fascismo peggiore
di quello di Hitler".





Gio 12 Feb 2004 9:30 am

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