Tanzi, Cragnotti... quando toccherà a Prodi?
RINASCITA - Giovedì 12 Febbraio 2004 - Ugo Gaudenzi
Gli oligarchi nostrani, dal complotto del Britannia - 2 giugno 1992,
quando fu programmata sul panfilo della Regina d`Inghilterra la
svendita fatale ai cosiddetti "privati" dei gioielli pubblici della
nostra industria, alimentare, energetica, siderurgica, dei
trasporti, delle comunicazioni - in poi, godono di un'immunità senza
limiti e di un pari intangibile potere.
Morto Andreatta, firmatario primo con il commissario di Bruxelles
van der Miert, dello scellerato patto di completa svendita del
lavoro italiano a potenti gruppi di speculazione nazionale ed
internazionale, una criminale banda di sadoliberisti continua
imperterrita nella sua opera di demolizione dello Stato sociale e
nazionale italiano.
Ripercorriamo insieme, sinteticamente, premesse, passaggi e
protagonisti più rilevanti della corsa alla nostra catastrofe
economica nazionale.
1989-1992: Caduto il muro di Berlino, la grande finanza
Internazionale, l'oligarchia, scatena un'offensiva planetaria per
l'accaparramento di ogni risorsa economica del mondo, secondo il
dettato della "promozione e dell'espansione del commercio mondiale"
cosi come stabilisce l'articolo I del FMI, del suo braccio
esecutivo, la Banca Mondiale, e dei suoi vari strumenti - il Gatt-
Omc, le aree di libero scambio come il Nafta e come l'attuale Unione
europea - ivi compresa quell'Agenzia per la trasparenza nel
commercio internazionale delegata alla responsabilità del signor
Robert McNamara, già propugnatore della bomba atomica per vincere la
resistenza nazionale del Viet-Nam (era allora ministro della Difesa
Usa) e presidente uscente della stessa Banca Mondiale.
Quest'ultimo uno strumento non da poco:
indirizzato alla destabilizzazione di tutti quegli Stati nazionali
non allineati alla dottrina del libero mercato, dal Giappone al
Perù, dalla Spagna all'Italia.
Proprio quegli Stati che avevano preservato pezzi di sovranità
nazionale con formule di economia mista, con le partecipazioni
statali, nazionalizzando i settori economici strategici per
garantire il lavoro e il benessere diffuso dei loro popoli e
costruendo forti relazioni internazionali bilaterali con i Paesi
produttori di materie prime.
Un residuo di tutela sociale e nazionale che in Italia era stato
ereditato dal fascismo e che uomini come Mattei, Moro e Craxi
dichiaravano di voler mantenere, almeno parzialmente, anche in
contrasto con gli interessi planetari delle multinazionali anglo-
americane.
Proprio nelle more dell'eliminazione dello "scoglio" Craxi e della
sua sostituzione con il mallealbile Amato, si consumò in Italia uno
scandaloso evento di sovranità limitata: sul panfilo reale
britannico, al largo di Civitavecchia, anfitrioni il governatore
della Banca d'inghilterra, i finanzieri della Warburg, dei
Rothschild, della Goldman and Sachs, e sotto il benevolo patrocinio
del megaspeculatore internazionale Georges Soros, furono convocati i
vari Barucci (ministro del Tesoro con Amato), Draghi, direttore
generale al Tesoro con Ciampi, e Andreatta, con all'ordine del
giorno dei lavori l'avvio dello smantellamento delle aziende
pubbliche italiane.
1992-2000: In un crescendo tumultuoso, tutta l'economia strategica
italiana viene sezionata e svenduta. Dall'Ansaldo alla Telecom,
dall'Eni alla SME, dall'Enel alle Autostrade, all'ltalsider, alle
Ferrovie, alle Poste, all'Iri nel suo complesso, tutte le aziende
pubbliche strategiche - banche comprese, come Credit, Comit e lmi,
declassate a banchindustrie, per compiacere (solo) gli oligarchi, o
i loro amici e cioé i Tanzi, i Cragnotti e così via - diventano
spezzatino alla portata degli appetiti delle multinazionali,
straniere e nostrane.
Il saccheggio dell'economia nazionale ebbe una particolare data di
inizio: la mega-speculazione - sessantamila miliardi più quello che
costò il prestito internazionale per ripianare il buco - sulla lira
del settembre 1992, organizzata e diretta dal "filantropo" Soros, il
finanziere che già dal 1990 aveva assunto Prodi come economista per
elaborare un piano di svendita dell'industria
Russa, noto come "piano Shatalin". Una manovra, quella di Soros, che
abbatté la nostra valuta, la lira, complici gli articoli del gruppo
editoriale De Benedetti-Caracciolo, il governatore della Banca
d'Italia Ciampi (che dichiarò la svalutazione del 30% quando ormai
il danno era stato fatto). E che portò addirittura alla fuoriuscita
della nostra moneta nazionale dallo Sme.
Una crisi, quella valutaria, che servì come giustificazione per
l'inizio delle "stangate", per il fermo della liquidità che avevano
fino allora goduto le famiglie, i lavoratori, per l'inizio della
distruzione dello Stato sociale, con il lavoro trasformato in
precario dai vari Treu, con i lavoratori in fuoriuscita, con la
flessibilità e con l'attacco alle pensioni.
Contributi notevoli a questa atmosfera da suicidio sociale ed
economico nazionale, furono offerti dai postcomunisti, dall'allora
Pds ora Ds.
Georges Soros fu infatti il "grande elettore" -tramite i suoi uomini
in Italia: Isidoro Albertini e Carlo De Benedetti - di Occhetto, e
il mentore del centrosinistra ulivista di Prodi-D'Alema-Amato.
Quel Carlo De Benedetti, nella prima metà degli anni Novanta
pilastro della triade oligarchica "laica" De Benedetti-Benetton-
Visentini.
Ma l'oligarchia, si sa, ha un piede a sinistra, uno a destra… e
anche oltre. Non è un caso che sia uno Spaventa - ministro post-
picci nel governo Ciampi - e sia un Barucci erano, nel
mondo "secolare", responsabili di SIM, di società di cambi, di
borsa. E che oligarca di diritto sia l'attuale commissario Ue Mario
Monti, ex rettore della Bocconi ed ex collega di Di Pietro (già:
diventato anche lui un professore!) all'università Carlo Cattaneo di
Castellanza. O un Pietro Armani, ex Pri, ora An, già, soprattutto,
consigliere d'amministrazione dell'Iri al momento delle prime
decisioni di svendita globale vanamente contrastate dall'altro
consigliere Giorgio Pini. O Piero Gnudi, o Patrizio Bianchi di quel
centro studi, NOMISMA, creato da Prodi ed autore di consulenze
miliardarie per... fotografare l'azienda Ferrovie ed altre amenità
del genere. O per inventare quei carrozzoni dell'Alta Velocità dove
infilare, magari, quel tal Floriani, marito della Alessandra
Mussolini-Scicolone, noto per aver avuto un'ottantina di milioni
dal "dipietrista" Pacini Battaglia per finanziare la campagna
elettorale della nuova pasionaria della destra radicale.
Ma torniamo a Prodi, che è, in tutto questo schifoso affaire, il
minimo comune denominatore.
Ha schivato lo scandalo delle superconsulenze inutili di Nomisma
allo Stato: tra una presidenza e l'altra dell'Iri (per distruggerlo
meglio) è passato a fare l' advisor dell' Unilever — la multi—
nazionale olandese degli alimentari che è proprietaria di tutti i
più noti marchi di olio "italiano" - per poi coordinare l'operazione
che vide la svendita del gruppo Cirio-Bertolli-De Rica (dell`Iri) ad
un prestanome che non disponeva dei capitali necessari per
l`operazione e che ha poi prontamente girato l`acquisto della stessa
Bertolli per la "collezione" dell `Unilever. Prodi, l'uomo che è
stato il padrino per la "laurea honoris causa" a Bologna per Soros,
il Grande Benefattore.
Prodi, l'uomo che ha tentato di svendere la SME a De Benedetti,
frenato, in questa truffa ai danni del cittadino italiano, da
Berlusconi (ora invece per questo messo alla berlina di una
giustizia faziosa). Prodi che, per giustificare il
tentato "business" con De Benedetti, dichiarava ad Altissimo, l`ex
segretario liberale "che non poteva fare sgarbi a chi è circonciso"….
Bene. Ieri Cragnotti, per la Cirio, è andato in galera. E Prodi?