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SPORT E POLITICA: LA MORTE DI PANTANI   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #37 di 999 |
"SPORT E POLITICA: LA MORTE DI PANTANI"


di JOHN KLEEVES

( 23 FEBBRAIO 2004 )


http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?
name=News&file=article&sid=1429&mode=&order=0&thold=0


Sono enormemente dispiaciuto dalla morte del campione Marco Pantani,
che ammiravo sia come ciclista che come uomo, un doppio sentimento
che mi è rimasto intatto, anzi aumentato. Ma ho anche altro da dire
al riguardo.

Nella puntata di " Porta a porta " dello scorso mercoledì 18
febbraio 2004, dedicata alla tragica fine di Marco Pantani avvenuta
il giorno sabato 14 febbraio precedente, c'è stato un momento
chiave ; fatidico direi. E' stato quando il giornalista sportivo
Candido Cannavò, commentando i guai sportivi e giudiziari che negli
ultimi anni si sono abbattuti su Pantani e che senza dubbio per via
diretta o per via traversa lo hanno portato alla morte, ha escluso
la possibilità che si sia trattato di un complotto. L'ha esclusa
soprattutto perché, ha detto, " per un complotto occorre un movente
e qua non c'è assolutamente alcun movente ". Gli invitati presenti -
gli ex ciclisti Francesco Moser e Davide Cassani, i dirigenti
sportivi Pescante e Del Monte, l'ex calciatore Gianni Rivera - e il
conduttore Vespa non hanno controbattuto, sono rimasti muti e
compunti, mi è sembrato anche con gli occhi bassi, avallando così in
pratica il ragionamento.

Ragionamento invece che è sbagliato, perché un movente per un
complotto può esserci stato. E non si tratta di un movente segreto,
che si debba scoprire adesso con un grande sforzo di meningi : l'ho
avanzato io medesimo più di tre anni fa.

Ma procediamo con ordine. Prima vediamo se le traversie di Pantani
furono di tipo tale da prestarsi al sospetto del complotto ; non
dico alla certezza del complotto, dico al sospetto del complotto.
Certamente lo furono. I guai di Pantani cominciarono il 5 giugno
1999 subito dopo l'arrivo a Madonna di Campiglio, la penultima tappa
di un Giro d'Italia che lui aveva dominato in lungo e in largo e
aveva praticamente già vinto. Sottoposto ad un controllo del sangue
( un controllo di routine, eseguito sui primi dieci classificati ),
il suo ematocrito veniva trovato fuori norma ( segno forse, si
congetturò, di uso di EPO, un tipo vietatissimo di " doping " ) e a
norma di regolamento egli veniva " fermato ", cioè inibito a
gareggiare per i seguenti 15 giorni. Il Giro, che aveva in tasca,
era perso ; la legittimità delle sue vittorie passate messa in
discussione ; il suo prestigio messo in dubbio ; il suo morale
scosso, tanto che non partecipò al Tour che sarebbe cominciato un
mese dopo. Ma alcune cose non quadravano. Pantani non era un
ciclista qualunque, ma un campione nella sua fase di massimo,
esplosivo rendimento : l'anno prima, il 1998, aveva vinto sia il
Giro che il Tour, realizzando un exploit che a un ciclista italiano
mancava da decenni, e quell'anno 1999 si stava ripetendo. La sua
popolarità era enorme e internazionale ed egli per l'Italia era un
capitale : stroncarlo così, improvvisamente, era insensatamente
autolesionistico : se era vero che l'EPO è così pericolosa come si
dice, e se era vero, o se c'era il sospetto che Pantani la usava, la
prassi normale con un tale personaggio sarebbe stata di diffidarlo
privatamente. Anche perché anche nella peggiore delle ipotesi non è
che Pantani avesse portato o stesse portando via granché ai suoi
avversari di corsa : alcuni ciclisti, del presente e del passato,
hanno dichiarato che più o meno tutti i ciclisti, o la grande
maggioranza di loro, usano sostanze, chi più e chi meno, quali più e
quali meno vietate ; l'aveva detto anche Fausto Coppi. Non solo, ma
secondo quanto detto dal ciclista Marco Velo nella stessa
trasmissione, in collegamento, correva la voce già la sera prima, la
sera del 4 giugno, che Pantani sarebbe stato trovato positivo e
tolto dalla classifica ; Velo avrebbe confermato così alcune
indiscrezioni dello stesso senso che erano filtrate dalla stampa
subito dopo il clamoroso fatto del 5 giugno.

Poi fu il noto calvario. Ogni volta che Pantani cercava di rialzarsi
veniva atterrato di nuovo. Nel 2000 riuscì a prepararsi per
partecipare al Tour e ne fu ancora un protagonista. Ma nel 2001 al
Giro d'Italia ci fu la vicenda della siringa di insulina trovata
nell'albergo dei ciclisti e attribuita a lui, che fu condannato : il
giudice della CAF Salami, che si dimise credo proprio per questo
episodio e presente nella trasmissione di Vespa, dice invece che
contro Pantani non c'era alcun elemento. In ogni caso apparentemente
per questo episodio Leblanc, l'organizzatore del Tour, rifiutò
l'iscrizione di Pantani all'edizione di quell'anno, mettendo assieme
nell'ostracismo anche Cipollini ; si trattò da qualunque parte la si
guardi di una decisione stupefacente, immotivata sia nella forma che
nella sostanza, e una decisione anche questa autolesionistica, se
non per la Francia almeno certamente per il Tour. L'ultimo sforzo di
Pantani fu con il Giro del 2003, dove arrivò quattordicesimo, un
risultato non cattivo considerata la preparazione per forza
scadente. Ma ancora Leblanc rifiutò la sua iscrizione al Tour e
Pantani gettò definitivamente la spugna. In tutto il frattempo
c'erano i procedimenti giudiziari aperti contro di lui dalla
giustizia ordinaria, sempre per illecito uso di sostanze dopanti
nell'attività agonistica ; alla fine Pantani venne via via assolto
da ogni reato, ma sette Procure lo portarono a giudizio e le sue
spese legali ammontarono in totale a un miliardo e mezzo di lire.

E veniamo al movente. Se noi osserviamo l'ambiente del ciclismo un
po' dall'alto e con un po' di prospettiva notiamo subito che negli
ultimi anni è comparsa una anomalia clamorosa : fra gli sponsor
delle varie squadre, che sono sempre stati enti giuridici privati,
in genere aziende e banche ( Mercatone Uno, Banesto ecc ), si è
silenziosamente introdotto il governo di uno Stato. E' il governo
degli Stati Uniti. Infatti da qualche tempo noi troviamo la squadra
della " US Postal ", che sembra l'abbreviazione di qualche azienda
privata tipo la " Postalmarket " o che si confonde con l'agenzia
sempre privata di spedizioni internazionali UPS ( " United Parcel
Service " ), ma che è proprio l'US Postal Service ( il nome esatto
della squadra in effetti è United States Postal Service Cycling
Team ), cioè il servizio postale degli USA, un ente federale che fa
parte del governo statunitense ( è in pratica il loro Ministero
delle Poste e Telecomunicazioni ). Ed un ente federale fra i più
grandi : dispone di più di 900.000 ( novecentomila ) dipendenti
fissi, fra postini e impiegati alle varie forme di comunicazioni, ed
ha un budget proporzionale.

Già è un fatto inquietante che un ministero, cioè un governo,
diventi uno sponsor dello sport, nella fattispecie del pedale,
mettendosi in concorrenza con ragioni sociali tipo " Algida coni
gelato ", " Bianchi biciclette " e " Saeco macchine per caffè ". Ma
il vero problema è che quello degli USA non è un governo come gli
altri. Gli USA sono un Paese che dalla sua fondazione è teso alla
conquista-sottomissione del mondo, che si è sempre mostrato cinico e
implacabile nel perseguimento, che ha sempre usato l'arma della
propaganda in quantità straordinarie e in forme spesso impensate
tanto da aver in pratica nazionalizzato la sua industria
cinematografica per strumentalizzarla meglio ( vedi su Hollywood il
mio " I divi di Stato ", Il Settimo Sigillo, Roma 1999 ), e che
nell'ultimo decennio si trova, o pensa lui di trovarsi, alla stretta
finale, a un passo cioè dalla meta agognata da più di due secoli : è
ovvio che questo governo non sta giocando, è ovvio che la
sponsorizzazione di una squadra ciclistica non è per amore dello
sport ma è un'operazione promozionale ed è ovvio che saranno
lesinati ben pochi mezzi e sforzi perché la medesima riesca, dia
cioè i frutti preventivati.

Di quale tipo è questa operazione promozionale ? E' facile a dire,
perché si tratta di un problema vecchio della politica estera
statunitense, che ogni tanto torna di attualità. E' il problema del
distacco " spirituale " che gli europei avvertono nei confronti
degli statunitensi, una sensazione epidermica ma che crea
diffidenza, all'ultimo complicando l'accettazione delle politiche
statunitensi presso quella Europa che come sempre e bene dice il
consigliere politico statunitense Zbigniew Brezinski è il cardine
del piano di conquista mondiale degli USA. Henry Kissinger, altro
consigliere politico statunitense, che col presidente Ford fu anche
Segretario di Stato ( 1973-1977 ), pensava che avrebbe aiutato se
statunitensi ed europei avessero avuto almeno un grande sport di
massa in comune. Lui pensava al calcio e fu l'alto protettore - se
non il promotore - dell'operazione Cosmos, la squadra di calcio di
New York che ad un certo momento cominciò a fare incetta di campioni
esteri di grande richiamo, anche se forse un po' in declino (
ricordo Pelè e Chinaglia ). Non funzionò, ma l'idea non morì.

Ecco, ciò che è sicuro è che questa idea è tornata con una
iniziativa mirata, non più al calcio, ma al ciclismo, l'altro grande
sport di massa tipico dell'Europa e viceversa poco seguito negli
USA. Probabilmente ad ispirare gli ambienti direttivi statunitensi
deputati alla propaganda ( che fanno capo ad un altro ente federale,
l'USIA, United States Information Agency, fondato nel 1953
appositamente per curare l'immagine degli USA all'estero ; è in
pratica il Ministero della Propaganda degli USA e fra l'altro
sovrintende alla produzione di Hollywood ) è stata la figura di Greg
LeMond, un ciclista professionista statunitense che vinse tre Tour
de France ( nel 1986, nel 1989 e nel 1990 ). LeMond era giunto
inaspettato ( era il primo ciclista statunitense a vincere non dico
un Tour ma un qualcosa all'estero ) e non ci furono interferenze del
suo governo, tanto che egli vinse i suoi Tour gareggiando in una
squadra francese. Ma quando si profilò un altro campione
statunitense credo che le cose furono diverse. Il ciclista
promettente era Lance Armstrong, che gareggiava al solito per una
squadra estera, la Cofidis. Nel 1993 e nel 1995 aveva vinto una
tappa al Tour de France ma in seguito a una grave malattia, dalla
quale era però guarito nel marzo 1997, era libero. Questa volta l'US
Government era pronto. Poco prima, anche se non è certo se in
previsione proprio di Armstrong, il suo Ministero delle Poste aveva
creato un gruppo ciclistico : lo stesso si assicurò Armstrong e gli
mise a disposizione un vero squadrone, così pieno di professionisti
di livello internazionale come negli USA non si era mai visto. Con
questo squadrone, appunto l'US Postal, nel 1998 Armstrong vinse il
Giro del Lussemburgo e il Giro d'Olanda ; non partecipò al Tour de
France ma è chiaro l'obiettivo che gli era stato assegnato : vincere
proprio i Tour de France, l'avvenimento ciclistico più prestigioso e
più seguito del mondo, l'unico obiettivo per il quale per quella
organizzazione valesse la pena di scomodarsi.

Come andarono le cose è proprio ciò che rende non dico certa : dico
ammissibile l'ipotesi del complotto contro il povero Pantani, perché
fornisce ciò che non dico è : dico potrebbe essere un movente. Il
fatto è che Lance Armstrong a partire dal 1999 ha vinto sì cinque
Tour de France di fila ( 1999, 2000, 2001, 2002 e, per ora, 2003 )
ma ogni volta qualcosa gli aveva sempre tolto di mezzo quello che
sino al 5 giugno 1999 era certamente per lui l'uomo da battere, e
cioè Pantani : nell'edizione del 1999 Pantani era assente per la
vicenda di Madonna di Campiglio ; in quella del 2000 era presente ma
fuori forma perché al Giro c'era stata la vicenda della siringa
fantasma ; nelle successive Pantani era assente perché addirittura
la sua iscrizione era stata respinta ( a lui, che del Tour aveva
vinto l'edizione del 1998 ! ). E al proposito delle esclusioni del
2001, 2002 e 2003 si potrebbe anche osservare che nella apparizione
del 2000 Pantani, pure così palesemente e giustificatamente fuori
forma, era stato l'unico a sfidare praticamente, e anche a osare
psicologicamente di sfidare, la leadership di Armstrong ( la mia
impressione è che con Armstrong il campione tedesco Ullrich invece
sia sempre stato sin dal 1999 rinunciatario, stranamente
rinunciatario ).

In breve la possibilità è che Pantani sia stato vittima di un
complotto per spianare la strada ad Armstrong, un complotto che nel
caso sarebbe avvenuto naturalmente all'insaputa di Armstrong stesso
il quale, poveretto anche lui, ha sempre pensato solo a pedalare.
Neanche la squadra della US Postal nel caso era necessario che
sapesse alcunché, neanche il suo direttore sportivo e né altri
dirigenti. Nel caso tutto sarebbe stato curato - è presumibile -
dalla CIA. Non bisogna dimenticare che il 1999 è l'anno della
messinscena USA del Kosovo e dell'abominevole attacco alla
Yugoslavia, un periodo in cui gli USA avevano un particolare e
impellente bisogno di ammorbidire la tradizionale diffidenza degli
europei, di indurli a sentirsi in empatia con gli statunitensi ; in
breve di ingannarli. Non rimane che notare come è verosimile che il
governo USA sia rimasto soddisfatto dall'operazione ciclismo : il 17
marzo 2001 il vice presidente del US Postal Service - e cioè il vice
Ministro delle Poste e Telecomunicazioni USA - Gail Sonderberg ha
annunciato che il US Postal Service diverrà lo sponsor anche della
associazione statunitense di ciclisti dilettanti " USA Cycling
National Junior and Espoir Teams ", allo scopo " ha detto " di
sviluppare nuovi campioni nazionali " (
www.usps.com/news/2001/press/ ). Sin dall'inizio l'iniziativa del US
Postal Service è stata logica : se l'URSS faceva sponsorizzare le
squadre di calcio al suo Ministero della Difesa ( le squadre "
Stella Rossa " ), al suo Ministero dei Trasporti ( le "
Lokomotiv " ) eccetera, perché gli USA, che sono sempre stati una
dittatura equivalente nella sostanza ( anche se non nella forma,
certo ), non dovrebbero far sponsorizzare il ciclismo dal loro
Ministero delle Poste ?

Avevo detto che avevo segnalato la possibilità del complotto contro
Pantani già da alcuni anni. E' vero, ho scritto in merito due
articoli. Il primo intitolato " Sport e politica. Dal calcio alle
Olimpiadi le ragioni della propaganda dietro gli avvenimenti più
seguiti " pubblicato sul mensile " Orion " del settembre 2000, il
secondo intitolato " Il governo USA diventa sponsor del pedale. La
Usps di Lance Armstrong non è altro che il Ministero delle Poste di
Washington " pubblicato sul quotidiano " Rinascita " del 10 giugno
2001. Sono caduti entrambi nel vuoto. O così è sembrato. Anche
l'ambiente più consapevole del ciclismo, o almeno quello che così
dovrebbe essere e cioè quello del giornalismo sportivo, si è
mostrato tetragono ai miei ragionamenti. Preparando l'articolo del
2000 telefonai alla " Gazzetta dello Sport " ( di cui era direttore
se non sbaglio proprio Candido Cannavò ) per avere conferma del
fatto che lo sponsor della squadra di Armstrong era proprio il
Ministero delle Poste degli USA, una cosa che mi pareva abnorme ; mi
fu passato il signor Zoncolan ( almeno mi pare di ricordare ; se non
era lui mi scuso ) che mi disse che sì, le cose stavano così ma non
c'era niente di strano perché l'USPS metteva solo i soldi mentre la
gestione era del direttore sportivo ( Breuking, mi pare ) che
pensava solo alle corse. Ah, tutto bene allora.

A dire la verità sembra che le mie osservazioni non abbiano convinto
neanche l'interessato più diretto, e cioè Marco Pantani : il 15
dicembre 2000 gli scrissi una lettera, allegando una fotocopia
dell'articolo stampato su " Orion " e chiedendogli cosa ne pensava,
ma non ebbi risposta. A dire il vero non sono sicuro che Pantani
l'abbia effettivamente letta quella lettera, anche se l'avevo
preannunciata al telefono alla madre ( lui non c'era ), ma non
sarebbe stato strano se neanche lui avesse trovato i miei sospetti
verosimili. Il fatto è che l'idea comune che la gente ha degli USA è
troppo radicalmente diversa da quella che io diffondo. Specie
venendo all'argomento della propaganda USA la gente non ha idea
della sua scala gigantesca, della sua penetrazione singolarmente
profonda, che può tranquillamente arrivare appunto al settore dello
sport, e spesso della sua estrema originalità ; non ha idea che sono
ben poche le cose che gli addetti USA non farebbero per creare,
mantenere e migliorare la falsa immagine che degli USA ha il mondo.
Che la mia interpretazione degli USA, che ho cominciato a diffondere
ai primi del 1991, sia quella esatta è dimostrato ormai dai fatti,
dagli eventi del Kosovo, della Serbia, dell'Afghanistan, dell'Iraq ;
dagli orrori di Guantanamo e dell'USA Patriot Act ; dalle rapine
delle Multinazionali USA dei medicinali, delle sementi, del
petrolio, dell'acqua ; da parecchie altre cose. Ma l'Italia è un
paese dominato dagli USA, ha una informazione di regime e una
censura di fatto che perpetuano il solito stereotipo, e così non mi
sorprendo poi tanto di dover constatare come la gente sia
psicologicamente indifesa di fronte a questo fenomeno. Indifesa come
lo erano i pellerossa del nord America, che neanche dopo aver visto
i bianchi rompere uno dopo l'altro tutti i trattati di pace
stipulati con loro ( più di quattrocento... ) capirono con chi
avevano a che fare.

Forse mi ha sorpreso di più l'opinione sulla morte di Pantani che è
stata espressa dal quotidiano " Rinascita ", lo stesso che a suo
tempo pubblicò quel mio articolo sulla US Postal. Ora sembra
infatti che la redazione del quotidiano non sia stata convinta dai
miei ragionamenti, o che almeno non lo sia più. Il 17 febbraio 2004
il giornale ha commemorato la morte di Pantani a pagina 14 con due
articoli entrambi sotto il cappello della frase : " Il pirata è
stato divorato sull'altare dello sport-spettacolo ", articoli che
ripropongono la solita tesi televisiva, l'ovvia tesi lasciatemi dire
di Stato, e cioè che Pantani era morto o si era ucciso per la
delusione di non essere o di non poter più essere per vari motivi il
numero uno, una tesi dal punto di vista politico splendidamente
inoffensiva. Sembrava un giornale che agli USA non faceva sconti.
Invece di un complotto non avanza neanche l'ombra di un sospetto, lo
ritiene impensabile. Proprio come Candido Cannavò.


23 febbraio
2004

John Kleeves







Mar 24 Feb 2004 10:49 am

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