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"Democratici" & "Forcaioli"   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #43 di 999 |
"Democratici" & "Forcaioli"

A sentirli parlare, sono tutti devoti e dediti alla "libertà" e
alla "democrazia". E queste "parole sacre" escono loro da tutti gli
orifizi: dalla bocca, dalle orecchie, dal naso…… Solo che, nei
fatti, di tanto in tanto la maschera buonista si lacera. Ed ecco
affiorare il ghigno dei "forcaioli", il ceffo degli "inquisitori".

Succede, dunque, che in quel di Roma la "Associazione Uomo e
Libertà" aveva organizzato una manifestazione perché si conceda
la "grazia a Priebke". E con parole che, almeno a me, paiono
condivisibili: "Con la congiura del silenzio si cerca di far
dimenticare il caso del prigioniero più anziano del mondo, mentre
una lobby potente sta brigando per varare un provvedimento
legislativo fatto su misura per un unico detenuto: Adriano Sofri.

La espiazione della pena perpetua per Erich Priebke, correlata allo
stato di salute e all'avanzatissima età, fanno sì che le sofferenze
patite dal recluso esulino dalla ratio di una pena legittima. Il
semplice uso del buon senso, infatti, rende di per sé evidente come
un regime detentivo e privo di speranza qual'è l'ergastolo, non
possa, nel caso di un novantenne, che accorciarne la vita e quindi,
se pur con modalità indiretta, trasformarsi in una pena capitale,
resa ancor più disumana perché inflitta lentamente e con sofferenza.

E' indubbio che, determinare consapevolmente ed in modo doloroso
l'abbreviarsi del ciclo organico della vita umana, infierendo su un
soggetto che in conseguenza dell'età e delle inevitabili patologie è
particolarmente fragile, risulta essere uno strumento punitivo
spregevole, che si pone in netto contrasto con la "Dichiarazione
Universale dei Diritti dell'Uomo". Persino la pena di morte, nei
pochi stati di diritto ove essa è praticata, esclude comunque
l'imposizione di sofferenze fisiche per il condannato, in quanto
viene inflitta con metodi rapidi e indolori.

".. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso
di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato...non è
ammessa la pena di morte" (art. 27 della Costituzione Italiana). La
legge 3 novembre 1988, di ratifica e esecuzione della "Convenzione
contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o
degradanti", firmata a New York il 10 dicembre 1984, così definisce
all'articolo 1 la tortura: "... il termine "tortura" indica
qualsiasi atto mediante il quale sono intenzionalmente inflitti ad
una persona dolore o sofferenze forti, fisiche o mentali, al
fine .... di punirla per un atto che essa o una terza persona ha
commesso... qualora tale dolore o sofferenze siano inflitte da un
agente della funzione pubblica o da ogni altra persona che agisca a
titolo ufficiale....".

Nel nostro Paese, tutti coloro che sono stati raggiunti da una
condanna per crimini politici e militari, commessi durante l'ultimo
conflitto mondiale, hanno potuto vedere le loro pene estinguersi,
grazie ad una serie di indulti e amnistie emanati dal governo
italiano nello spirito di una auspicata pacificazione; questo
indipendentemente dalla parte per la quale i singoli condannati
combattevano. Ad Erich Priebke, invece, tali provvedimenti di
clemenza sono stati tutti negati a causa del suo stato di cittadino
straniero. Laddove è indubbio che la base di qualunque diritto
civile sia l'uguaglianza tra gli esseri umani di fronte alla legge,
nel "caso Priebke" si è dato vita ad una discriminazione
sostanzialmente fondata sulla appartenenza etnica ovvero sulla
diversità della sua cittadinanza. Sopruso questo, che lede il
principio sancito anche dall'articolo 14 della "Convenzione Europea
per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà
fondamentali": "Il godimento dei diritti e delle libertà
riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato senza
nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la
razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o
di altro genere, l'origine nazionale o sociale, l'appartenenza a una
minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita o ogni altra
condizione".

Siamo pertanto di fronte ad una forma strisciante di razzismo che
muove dalla sussistenza di un vero e proprio pregiudizio, nato da
inammissibili e stratificati luoghi comuni, che finiscono per
identificare ancora oggi gli sconfitti di ieri come etnia
geneticamente portata al crimine e come tale non meritevole dei
benefici previsti per tutti gli altri esseri umani.

L'incontro, è bene chiarirlo, non vuole avere nessun intento "anti-
Sofri" e quindi non mira ad ostacolare in alcun modo eventuali
misure di clemenza verso chicchessia, né si pone alcun obiettivo
politico, essendo la manifestazione aperta agli uomini che credono
nel rispetto dei valori irrinunciabili del diritto e della legalità;
a qualunque schieramento politico, ideologico o religioso essi
appartengano. Ciò che invece preme è inchiodare la classe dominante
alle proprie responsabilità, stigmatizzando il cinismo e l'ipocrisia
di un solidarismo a senso unico, mosso sempre e soltanto da logiche
di parte ed in totale spregio dei principi del vivere civile e della
pietas religiosa.

Contro questa situazione di intollerabile violazione dei diritti
umani, frutto di una meschina vendetta, contro la logica del
privilegio di chi briga per imporre una disparità di trattamento,
noi chiediamo con fermezza al Presidente della Repubblica Italiana,
di concedere la grazia ad Erich Priebke e invitiamo tutti ad
intervenire compatti in questa pubblica mobilitazione; così da
lanciare un segnale inequivocabile sul significato civile della
fedeltà ai propri valori.

In tale ottica, è nostra ferma intenzione respingere eventuali
provocazioni di chi tenti di trasformare l'incontro in un luogo di
esternazione delle singole convinzioni politiche. Chiunque pensasse,
dunque, di non potersi astenere da simili manifestazioni, come il
portare bandiere (che non siano quella italiana), gagliardetti,
striscioni, o anche gridare slogan o altre cose del genere, è
pregato di dimostrare coerenza non intervenendo, onde evitare di
fornire a certa stampa asservita, il pretesto per le solite
speculazioni mediatiche. E' dovere di noi tutti, è bene ricordarlo,
evitare di poter compromettere la domanda di grazia di un anziano
soldato perseguitato che, prima di morire, chiede di poter
riabbracciare i figli e la propria moglie malata".

Alla manifestazione aderivano, come relatori, l'on. Carlo Taormina
(deputato di Forza Italia) e il sen. Antonio Serena (senatore di
Alleanza Nazionale, dimessosi qualche mese fa). Una pacifica
dimostrazione, dunque, volta ad esporre una tesi. Che si può
condividere oppure no. Ma che dovrebbe avere pieno diritto di essere
espressa liberamente.

Solo che i "paladini della libertà e della democrazia" non sono
d'accordo. Si mobilita la ANPI (sono quei partigiani che sostengono
di averci liberato), si mobilita la Comunità ebraica (evidentemente
gli ebrei, dopo avere ottenuto libertà per se stessi, cominciano a
rivendicare il diritto di "controllare i gentili"), si mobilita il
Sindaco di Roma, il diessino Veltroni. Che, solitamente, ripudia il
suo comunismo giuocando a fare il "liberal chic"; ma, nella
circostanza, svela il bolscevico che si cela dietro la sua maschera
di "buon democratico".

Io non so cosa succederà da oggi al 6 marzo (data della
manifestazione). Anche perché il fatto che il Sindaco
Veltroni "vieti l'uso del suolo pubblico" è una autentica porcheria.
E qualcuno potrebbe anche intervenire, rammentandogli che, in
Italia, il comunismo non ha mai messo piede. In ogni caso tutto
questo induce a qualche riflessione.

L'ANPI insorge. E non rammenta di avere sempre affermato che ci
hanno "liberato". Liberato perché? Per ergersi a controllori della
vita pubblica?

Gli Ebrei narrano di essere stati sempre perseguitati. Ma, a quanto
pare, cominciano ad assumere il ruolo dei "censori" e
degli "inquisitori" degli Italiani e degli Europei. E' il caso di
cominciare a chiedersi e a chiedere: chi sono i "perseguitati"? chi
sono i "persecutori"?

Le dichiarazioni di Veltroni sono nauseanti. Anzitutto lo stesso, se
esterna, scrive alla Comunità ebraica. E non si capisce (oppure si
capisce troppo bene?) il perché. Poi, nella sua lettera, si da al
delirio quanto scrive (da "LIBERO" del 3 marzo 2004, pagina 9): "…..
al tentativo di cancellare attraverso la manifestazione per la
grazia a Priebke…… una parte fondamentale dell'identità della città".

Osservo, in proposito, che Roma antica cantò "parcere subiectis" e
Roma cristiana predica il "perdono". C'è da chiedersi se Veltroni
sappia cosa è la "identità" e di quale identità va cianciando.
Identità romana? Identità cristiana? Identità giudea?

Antonino Amato, 3 marzo 2004






Sab 6 Mar 2004 5:00 pm

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