SPORT E POLITICA
" RINASCITA " E LA MORTE DI PANTANI
DI JOHN KLEEVES
( 8 MARZO 2004 )
Ero e sono ancora un ammiratore di Marco Pantani, del ciclista e
dell'uomo, e mi imbarazza dover alimentare una polemica che lo
riguarda, ora che è morto : non vorrei dare l'impressione di
litigare sulla sua tomba. Perché non è certamente questa la mia
intenzione. Ma l'articolo di Paolo Emiliani che il 29 febbraio 2004
scorso " Rinascita " ha pubblicato accanto e a commento di un mio
scritto sulla morte del campione deve avere una risposta.
In quel mio scritto io sostenevo due cose : primo, che la
possibilità di un complotto ordito ai danni di Pantani non poteva
essere esclusa, così come invece sbrigativamente fatto da tutti qui
in Italia ; e secondo, che del caso un movente ammissibile avrebbe
potuto essere la volontà di favorire le vittorie di Armstrong al
Tour de France, Armstrong che è sponsorizzato dal governo degli
Stati Uniti perché la sua squadra - la US Postal - rappresenta il
Ministero delle Poste di quella Nazione. Non erano sospetti che io
formulavo per la prima volta, magari cercando di fare leva sulla
commozione suscitata dalla tragica fine del campione : li avevo
espressi qualche anno prima, esattamente negli stessi termini, in
due articoli, il primo pubblicato sul mensile " Orion " del
settembre 2000 ( intitolato " Sport e politica " ), e il secondo
pubblicato proprio su " Rinascita ", del 10 giugno 2001 e
intitolato " Il governo USA diventa sponsor del pedale ". Avevo
anche comunicato quei sospetti direttamente a Pantani, scrivendogli
il 15 dicembre 2000 una lettera all'indirizzo di Cesenatico, cui
però non ebbi riscontri né da lui né da qualcuno del suo entourage.
Nel suo articolo a commento in oggetto, quello del 29 febbraio 2004,
Emiliani conviene con me sulla possibilità di un complotto. In un
articolo precedente, pubblicato su " Rinascita " del 17 febbraio
2004 subito dopo la morte di Pantani ( avvenuta tre giorni prima, il
14 ), aveva evitato anche di nominare questa possibilità, accennando
solo ad un " accanimento particolare della giustizia sportiva e non
sportiva " nei suoi confronti, accanimento particolare che per come
presentato poteva essere accidentale, come una minestra venuta
questa volta troppo salata. Ora invece la ammette. Ciò è bene.
Però dissente sulla mia ipotesi del movente del complotto, che
ritiene " scarsamente sostenuta dai fatti ", una ipotesi come le
tante altre che potrebbe trovare lui stesso se volesse " lavorare di
fantasia ". Il ragionamento che secondo lui taglia la testa al toro
è questo : per fare vincere il Tour ad Armstrong non c'era certo
bisogno di colpire direttamente Pantani ; bastava che Leblanc, il
patron del Tour, lo disegnasse in modo da far prevalere le
cronometro sulle salite, favorendo il più passista Armstrong
rispetto al più scalatore Pantani. Ed è " proprio Kleeves " ad
ammettere, aggiunge trionfante Emiliani, che il patron Leblanc
doveva presumibilmente essere disponibile per questo accorgimento,
dato che è proprio lui a fare notare la stranezza dei rifiuti
opposti due anni dopo dallo stesso Leblanc all'iscrizione di Pantani
al Tour !
Mi dispiace, ma questo ragionamento non è all'altezza degli
specialisti di propaganda statunitensi. L'obiettivo non era
semplicemente che Armstrong vincesse il Tour o i Tour ; l'obiettivo
era che Armstrong si imponesse come unica vedette, che polarizzasse
su di sé tutta l'attenzione del pubblico, che entrasse nelle
coscienze come l'immagine subliminale dell'America che vince in modo
travolgente, incontrastabile, totale, in un'apoteosi di bandiere a
stelle e strisce e di rubizzi volti anglosassoni raggianti ed
esaltati. Questo era l'unico modo in cui interessava che Armstrong
vincesse, il modo previsto, l'unico risultato per il quale fosse
valsa la pena sin dall'inizio per il governo USA di entrare nel
mondo del ciclismo. Se Pantani non fosse stato fermato a Madonna di
Campiglio il 5 giugno del 1999, avesse quindi vinto il Giro e avesse
partecipato come da programmi al Tour dello stesso anno che
cominciava un mese dopo, egli questo Tour sicuramente non lo avrebbe
vinto ; lo avrebbe sicuramente vinto Armstrong perché è vero che
quel Tour era disegnato in un modo che risultava favorevole a lui (
e perché è vero che Ullrich, il vincitore del 1997, non lo avrebbe
contrastato ). Ma Pantani avrebbe rubato la scena ad Armstrong : era
il piccolo eroico scalatore, l'uomo che vinceva i drammatici tapponi
di montagna, magari nella pioggia e nel freddo, e si vedeva derubato
dall'elegante passista magari nella cronometro finale. Il pubblico
francese era entusiasta di Pantani - che chiamava familiarmente
Pantanì, lo aveva adottato -, aveva tifato per lui nel 1998 ed era
fremente di rivederlo nel 1999, già pronto ad indignarsi per
l'infamia delle troppe tappe a cronometro, già pronto a vederlo
sconfitto al Parco dei Principi ma primo, assolutamente primo nel
suo cuore ! Questo era il problema, ed è per questo che non bastava
disegnare un Tour con molte cronometro.
Allora, quale potrebbe secondo Emiliani essere un movente plausibile
per un complotto, se complotto dovesse esserci stato ? Ecco la sua
proposta : le scommesse clandestine italiane. Pantani al Giro del
1999 sarebbe stato fermato, mentre lo stava dominando, per procurare
vertiginose remunerazioni a loschi scommettitori. E a dimostrazione
porta il libro autobiografico di Renato Vallanzasca, intitolato " Il
fiore del male " e pubblicato nel novembre del 1999. Qui Vallanzasca
sostiene di avere ricevuto, mentre era nel carcere di Novara, una "
soffiata sicura " sulla sconfitta di Pantani pochi giorni prima del
5 giugno, quando non si vedeva proprio come Pantani potesse perdere
quel Giro. Emiliani sostiene che questo può essere il movente buono,
perché qui " ci troviamo di fronte a precise dichiarazioni, a fatti
verificabili ".
Sì, si tratta di precise dichiarazioni e di fatti verificabili, che
però smontano solo la tesi delle... scommesse clandestine. Lo dice
il semplice ragionamento. Se Pantani fosse stato fermato a Madonna
di Campiglio solo per fargli perdere il Giro e guadagnare sulle
scommesse, che bisogno ci sarebbe stato di continuare la
persecuzione anche dopo ? Una persecuzione, ricordiamo, durata
quattro anni, e spaziata in Italia e in Francia e passata per gli
uffici extraterritoriali dell'UCI, l'Unione Ciclistica
Internazionale ! E poi, quale ambiente italiano delle scommesse
clandestine sarebbe mai stato in grado di mobilitare capacità
tentacolari e internazionali come si sono viste all'opera contro
Pantani ? Andiamo.
Come mai allora l'ambiente italiano delle scommesse clandestine
sapeva che Pantani avrebbe " miracolosamente " perso il Giro ? Se le
cose sono andate come da me sostenuto non è per niente impossibile
che la nozione del progettato boicottaggio di Pantani ( che doveva
coinvolgere abbastanza persone, pochissime delle quali sapevano
dell'origine del tutto ) sia filtrata nell'ambiente delle scommesse
clandestine ( ovvio, per una notizia esclusiva del genere ! ) e da
quello nel ( contiguo ) mondo delle carceri, arrivando infine al
prestigioso recluso Vallanzasca. Ed ecco spiegato l'arcano del "
Fiore del male ".
Come si vede se si decide di contemplare l'ipotesi del complotto
contro Pantani, poi c'è un solo movente che possa avere logica,
congruenza e verosimiglianza : far vincere i Tour allo statunitense
Armstrong, leader della squadra di Stato della US Postal ; anzi, non
solo farglieli vincere, ma renderlo unica star incontrastata della
Grand Boucle, l'evento ciclistico più risonante del mondo : come in
effetti è esattamente avvenuto - non è vero ? - a partire dal Tour
del 1999. Il tutto naturalmente, come ho già scritto, senza
necessariamente che Armstrong stesso, o qualcun altro del suo team,
dovesse essere al corrente di alcunché : l'antipatia, o
l'insofferenza, mostrata da Armstrong nei confronti di Pantani nel
Tour del 2000, quando lo gratificò di qualche epiteto fisionomico (
per quanto riferito, ma potrebbe esserci stato di peggio ), non ha
certo significato di più che una normale stizza agonistica.
Ed è questo fatto - la naturalezza direi di questo possibile
movente - che pone in una strana luce la posizione rinunciataria
presa dal quotidiano " Rinascita " sulla vicenda. Questo è un
quotidiano che agli USA sembra non fare sconti, eppure questa volta
li ha fatti : si è allineato sulla spiegazione della tragedia
Pantani immediatamente proposta dal concerto dei media di regime -
media solidali col regime o terrorizzati dal regime che siano (
abbiamo visto quali figure siano scese in campo ) - ed in Italia
dire regime significa dire USA.
Inspiegabile. O forse no ?
8 marzo
2004
John Kleeves