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Un'area minacciata dai provocatori   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #49 di 999 |
Un'area minacciata dai provocatori

di Gabriele Adinolfi

C'è qualcosa nell'aria. Non si sa bene perché ma c'è un po' di
agitazione, una ripresa di aspettative,
più emotive che razionali, che danno l'impressione di salute di un
mondo che poi è uno spicchio
dell'ambiente politico italiano. Questo piccolo mondo, che si
definisce d' "area", attraversa un
momento di vitalità ancorché confusa proprio mentre coloro che
monopolizzarono la protesta fino a
qualche mese addietro, ovvero le sinistre centrosociali e
alterglobali, sono in crisi di identità, vitalità e
consensi.
.
Ottimo diranno alcuni: pericolosissimo sostengo io.
.
Perché affermo questo ? Semplicemente perché quest' "area" è il
prodotto irrazionale ed automatico
(dunque non formato e selezionato) di una serie di esperienze non
sempre identiche e coerenti. Una
serie di esperienze anche nobilitanti ma che non sono riuscite – e
non sempre per colpa dei loro
protagonisti – a concretizzarsi in qualcosa di solido e duraturo.
Quest'area è confusamente anarcoide (da non confondersi con
anarchista, che sarebbe positivo) e lo
è vieppiù quando si dà sigle, sedi e leaders di riferimento. Priva
della capacità di discernere molte
delle dinamiche in atto, e, quindi, le insidie che la minacciano, in
balia di leaders frettolosi,
superficiali, distratti, velleitari e, spesso, essi stessi incapaci
di riconoscere quanto accade, quest'area
è a triplice rischio.
Di disillusione da fallimento, di strumentalizzazione e di deriva.
.
Sul primo rischio, che a me sembra piuttosto una certezza, è inutile
soffermarsi; casomai si deve
operare per sventarne gli effetti prevedibili di qui a otto mesi.
La strumentalizzazione è cosa di tutti i giorni: per evitarla si
deve operare in senso di selezione e
formazione e si deve affermare l'autorità fattuale di alcune figure
morali che siano sufficientemente
esperte e disinteressate da offrire le garanzie adeguate.
La deriva (nel senso di coinvolgimenti in tensioni, in giochi
strumentali per conto terzi, in violenze e
in repressioni) è più difficile da evitare. Soprattutto tenendo
conto dell'individualismo, della
presunzione e dell'immaturità che dilagano nell'ambiente e che
rendono troppi dei suoi esponenti
facili prede dei manipolatori.
.
E qui entriamo nel punto dolente. La tradizione sovietica della
sinistra nostrana è maestra – e lo ha
dimostrato ininterrottamente almeno dal '66 ad oggi – nel gioco
delle manipolazioni.
Ogni qualvolta si trovi in crisi di consensi o – peggio – di
controllo dei consensi (come nel caso del
Movimento Studentesco nel 1968) essa ricorre al compattamento
tramite l'antifascismo e la
resurrezione del fantasma degli opposti estremismi
D'altra parte questo schema funziona sempre e non è solo monopolio
marxista: il potere israeliano
riunisce le comunità divise e il suo stesso popolo sfiduciato grazie
al ripetuto rilancio del pericolo
antisemita.
.
Un esempio per tutti. I commissari politici che infestano e
neutralizzano la protesta giovanile sono
ossessionati dal fenomeno Casa Pound e dal fatto che in tutto il
mondo si parli di un centro sociale
"fascista" che opera nel popolo e per il popolo contro l'usura
(radio e televisioni tedesca e francese,
giornali e siti internet in tutte le lingue: per l'informazione è un
po' la famosa storia dell'uomo che
morde il cane).
Pertanto, al fine di frenare l'emorragia interna, alcune minoranze
reazionarie dell'estrema sinistra
stanno ponendo l'accento sull' Antifa, come la definiscono.
Sanno perfettamente che questo gioco troverà puntuali dall'altra
parte alcuni sbirri mancati, molti
imbecilli e soprattutto tantissimi ingenui che ci cascheranno con
tutte le scarpe.
A fine febbraio hanno allora messo in scena una provocazione assai
eloquente. All'angolo tra
via Manzoni e piazza Vittorio, dunque a quattrocento metri da Casa
Pound, hanno occupato uno
stabile di proprietà della Provincia.
Immediata la reazione di una decina di mancati vigili urbani,
ovverosia dei patetici ragazzetti di AN di
Colle Oppio, degni eredi di Caradonna, che devono avere nel loro
immaginario il mito dei Rurales al
soldo dei latifondisti, i quali, accompagnati dalla polizia e
intonando sigle dei cartoni animati (ad
ognuno il suo) sono andati a pretendere lo sgombero di un centro che
avrebbe dovuto – nelle
intenzioni teoriche degli occupanti – essere destinato a famiglie
senza tetto.
Questa gazzarra da asilo infantile ha prodotto dapprima una
concentrazione romana antifascista nel
quartiere e poi una riunione amministrativa circoscrizionale.
La quale ha decretato, con il voto dei prodi alleanzini, lo sgombero
del centro sociale marxista e, con
l'astensione dei nostri eroi, quello di Casa Pound e del vicino Foro
753. Il che, va detto per onor di
cronaca, non è di competenza del Consiglio votante.
Il ruolo svolto dai colleoppini si commenta da sé: pietoso e infimo
quanto quello dei provocatori che
volevano fronteggiare. Si deve invece alla maturità dei ragazzi di
Casa Pound se la provocazione –
che non resterà sicuramente isolata – non è degenerata. Ma c'è anche
da chiedersi: cosa sarebbe
avvenuto se anziché gli attuali gestori, alla testa dell'occupazione
di via Napoleone III si fossero
trovati giovanotti più inesperti e velleitari ?
-
Ho fatto, come dicevo, un esempio, perché il problema non è
assolutamente circoscritto
all'avamposto in questione. Sabato 5 marzo un disastro di
proporzioni stratosferiche è stato evitato
d'un soffio e questo, bisogna dirlo, solo grazie al prefetto di
Roma, Serra, ché se avesse preferito
giocare al gatto col topo – e in altre occasioni ciò è avvenuto –
oggi parleremmo con ben altri toni
d'allarme.
Mi riferisco alla manifestazione a Piazza SS Apostoli per la grazia
ad Erich Priebke.
Non oso pensare alle conseguenze se le cose fossero andate così come
erano state organizzate.
.
Com'è noto la manifestazione è stata indetta con un ampio battage
propagandistico (manifesti,
locandine, annunci, contatti internet). Dalle Alpi allo Jonio
centinaia di persone erano pronte a recarsi
a Roma in treno, macchina, pullman. Se non fosse stato disdetto
l'evento, non ci sarebbero state
meno di quattromila presenze ad andare cauti.
Com'è noto la manifestazione è stata indetta con un ampio battage
propagandistico (manifesti,
locandine, annunci, contatti internet). Dalle Alpi allo Jonio
centinaia di persone erano pronte a recarsi
a Roma in treno, macchina, pullman. Se non fosse stato disdetto
l'evento, non ci sarebbero state
meno di quattromila presenze ad andare cauti.
L'appuntamento era stato dato direttamente in piazza. Una piazza con
due soli accessi che erano
prospicienti alle contromanifestazioni indette dalla sinistra
estrema e dalla comunità ebraica.
I partecipanti si sarebbero recati al luogo dell'appuntamento non
pronti a far fronte ad un'insidia ma
come ad una scampagnata. Posto che vi fossero giunti incolumi,
sarebbero stati tranquilli durante il
comizio ma, una volta scioltasi l'adunata, sarebbero stati in balia
degli agguati.
Di per sé irriconoscibili rispetto ai rampolli di una qualunque
borghesia, i loro picchiatori per giunta si
mimetizzano (in Francia ad esempio si mescolavano ai cortei
dell'estrema destra vestendo giubbotti
di cuoio e calzando scarponi doc, sventolando bandiere con la croce
celtica). Individuati nuclei deboli e
sparuti li aggrediscono a sorpresa e li massacrano con sorprendente
cattiveria.
Sempre in Francia le degenze in ospedale erano all'ordine del giorno
e addirittura le sedie a rotelle
sono state la destinazione definitiva di alcuni degli aggrediti, tra
cui una signora ottuagenaria.
.
Un caso del genere, che aveva non alte bensì altissime probabilità
di prodursi, sarebbe stato
devastante. Innanzitutto per le vittime delle aggressioni, poi per
le implicazioni politiche successive
che – vista la mistificazione mediatica che ne sarebbe conseguita in
quanto da questa parte stanno "i
difensori del mostro e delle mostruosità" e dall'altra "quelli che
si sono lasciati prendere la mano dal
comprensibile sdegno" – si sarebbero rivelate dannosissime sotto
ogni punto di vista.
.
Quel che più sconvolge, però, è la disinvoltura con la quale
centinaia di ragazzi ed anche adulti in
buona fede andavano a recarsi nelle fauci del lupo, e per giunta in
una città sconosciuta.
Io non so cosa pensassero gli organizzatori. Né ho compreso in cosa
giovi a Priebke quest'iniziativa
(alla quale peraltro ho partecipato recandomi comunque al Residence
Ripetta). Forse gioverà
soprattutto a Sofri, del quale in ogni caso non ho stima e per il
quale non provo simpatia (a
differenza di altri suoi compagni, primo fra tutti Oreste Scalzone).
Quel che so però è che l'ingenuità e la mancanza di difese di
quest' "area" di fronte alle
manipolazioni ed alle insidie è disarmante e preoccupante.
Per venirne fuori ci vorranno anni o, più probabilmente, drammi che
personalmente però vorrei
evitare.
.
Chiudo quindi con un appello: non recatevi a manifestazioni
nazionali che non siano state
organizzate seriamente invece di venire improvvisate o, quantomeno,
non fatelo senza coordinare
con altri davvero esperti – ed in particolare con chi abita in loco -
la vostra partecipazione.
.
E, soprattutto, smettetela di recarvi ovunque come se si trattasse
di incontri dopolavoristici: il pericolo
incombe e l'atteggiamento deve essere vigile. I convegni borghesi
sono tutt'altra cosa, rendiamocene
conto, oppure si vada alle conventions di Fini anziché giocare ai
radicali. IN CAMPANA !





Dom 14 Mar 2004 5:46 pm

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Inoltra Messaggio #49 di 999 |
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