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Lettera da John Kleeves   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #661 di 999 |

Lettera da John Kleeves

fonte: http://sherif.clarence.com/permalink/191509.html

Con mia grande sorpresa, ho trovato la seguente lettera nella mia
casella postale. Mi sembra molto attendibile, se non altro per la
quantità di dettagli che contiene e che - in un modo o nell'altro -
potrebbero essere anche utilizzati per verificarne direttamente
l'attendibilità. Dal momento che sono menzionati tanti nomi, spesso
in toni polemici, e molte opinioni o tesi frutto dell'esperienza e
della cultura di Kleeves stesso, tengo a precisare che non mi assumo
nessuna responsabilità sui contenuti, riportati tali e quali e senza
nessuna omissione. La decisione di pubblicare la lettera deriva da
una semplice considerazione: John Kleeves risponde ad una domanda
che ho pubblicamente posto su questo blog (Perché lo pseudonimo?) e
quindi è giusto che anche la sua risposta venga pubblicata,
integralmente. Detto questo, aggiungo che non commenterò i contenuti
della lettera in questa sede ritenendo che sia più utile un
dibattito allargato con gli interessati che frequentano questo blog.
Se Kleeves stesso ritiene opportuno intervenire, lo invito a farlo
usando lo pseudonimo contenuto nel suo indirizzo di posta.

Sherif el-Sebaie

***

Un collega mi ha segnalato il suo sito
http://sherif.clarence.com/permalink/185532.html, dove c'è un suo
scritto che mi chiama in causa; ed eccomi. Dallo scritto sembra che
Lei abbia diffuso una recensione di un mio libro, che non specifica
ma dovrebbe essere o il "Vecchi Trucchi " del 1991 o il "Sacrifici
Umani" del 1993; evidentemente, quale che sia, lo ha ritenuto degno
di menzione. La ringrazio per questo. Sembra che Lei abbia ottenuto
critiche per la Sua iniziativa, conseguenti a critiche al
sottoscritto, critiche al sottoscritto che pare abbiano anche fatto
riferimento alla mia scelta di pubblicare sotto uno pseudonimo,
quello di John Kleeves.

Anche Lei si chiede il perchè di questa mia scelta. Glielo dico
volentieri. Quando io iniziai la mia attività pubblicistica contro
gli Stati Uniti lo feci - nel 1991 - con il libro "Vecchi Trucchi.
Le strategie e la prassi della politica estera americana dalle armi
nucleari in Europa all'asservimento dell'America Latina al traffico
internazionale di droga ed altro". Non era un semplice
libro "antiamericano" : vi erano cose nuove sugli Usa, delle
interpretazioni e degli argomenti che avevo elaborato io e che erano
obiettivamente micidiali, almeno sul piano concettuale o
pubblicistico (che comunque è quello che conta), per la superpotenza
in questione. Faccio un solo esempio, ma ce ne sono vari altri: il
traffico di droga. In "Vecchi trucchi " io credo di avere rivelato
un segreto assoluto della politica estera statunitense: la gestione
del traffico internazionale di droga (eroina e cocaina) allo scopo
di corrompere governi esteri. Già altri autori avevano evidenziato
gli intrecci fra traffico di droga e entità statali o parastatali
statunitensi, e faccio solo i nomi di Richard Kunnes e di Alfred
McCoy (due indubbi benemeriti della verità), ma solo io ho offerto
la spiegazione logica della cosa, solo io ho individuato il grande
movente, quello che chiarifica e rende verosimile il tutto: non il
danaro (che agli Usa non manca), non la corruzione di ufficiali e
burocrati (che arriva solo là dove la si lascia arrivare), ma un
motivo di Stato, una vera politica estera, appunto un sistema per
corrompere e asservire governi e quindi Stati esteri. Bene, come
questo c'erano in "Vecchi Trucchi" almeno altri 5/6 argomenti nuovi
e di analoga portata, altrettanti siluri lanciati contro gli Usa.
Per ciò io scelsi di adoperare uno pseudonimo: in sostanza, perchè
il mio attacco contro gli Usa era nuovo ed efficace, e pensavo che
questi avrebbero potuto reagire.

Ora vedo che non avevano bisogno di farlo. Perchè sapevano quello
che io ancora non sapevo, e cioè che il mio attacco, portato in
Italia, sarebbe finito da sè in niente. L'Italia è una colonia di
fatto degli Usa: essa viene tenuta sotto con la repressione di fatto
e con la censura di fatto. Quì un autore d'opposizione come me basta
lasciarlo agli "editori" mediatici del luogo: quelli di massa (che
rappresentano il regime, certo) per forza lo ignorano,
quelli "alternativi" lo stampano, ma mai quel tanto che servirebbe
per farlo uscire dalla ristretta e impotente cerchia
degli "intellettuali", mai quel tanto in breve che renderebbe la sua
attività efficace. Adesso essere "antiamericano" è quasi di moda: le
mosse Usa contro la Yugoslavia, e poi contro l'Afghanistan e poi
contro l'Iraq hanno dimostrato che c'è qualcosa di grosso che non va
nella superpotenza "democratica" dell'Occidente. Ora tutti fanno
notare questo, almeno fra gli intellettuali che si ritengono più
radicali, ma allora non era così, allora ero solo a dire certe cose.
Solo, oso dire, a livello internazionale (ha letto il Chomsky ante
1991, o anche quello di adesso? Riesce a vedere le fondamentali
differenze di concetto sugli Usa che ci sono fra lui e me? Se vuole
ne potremmo parlare). Però adesso in Italia mi vengono a rinfacciare
lo pseudonimo, dicono che mi ci nascondo dietro.

Guardi, non è questione di pseudonimo. Quello è un pretesto per
minimizzare e banalizzare le mie analisi antiamericane. Non usassi
uno pseudonimo l'attacco verrebbe da un'altra parte. A quelle
persone, a quegli italiani al cubo, potrei dire che forse l'unico
appunto che mi si può fare è di aver scelto male lo pseudonimo :
anzichè quello di "John Kleeves" avrei dovuto usare quello
di "George Brown", lo pseudonimo che adoperava Giuseppe Mazzini
quando risiedeva in Italia (fra l'altro sotto questo nome morì - in
Italia - il " padre" dell'Italia Unita). In ogni caso, pseudonimo o
no, non mi sono mai nascosto, ho sempre dato la mia disponibilità a
presenziare a convegni e dibattiti, mostrando sempre la mia faccia
accompagnata dalla mia inflessione romagnola. Così ho sempre detto e
ripetuto ai miei editori, aggiungendo che mi bastava il rimborso
delle spese di viaggio. Ma non mi invita nessuno. E quando capita
che mi invitano poi mi "tagliano": nel 1999 andai a un convegno
della regione Lombardia a Milano gestito dal funzionario RAI Roberto
Besana, ma poi quello mi disse che aveva perso la registrazione del
mio intervento (fra le altre cose avevo detto di fronte a una platea
che mi parve entusiasta che in Italia chi comanda non è il
Presidente della Repubblica ma l'Ambasciatore americano); gliela
ricostruii a memoria ma poi la relazione del convegno "saltò" tutta
e non rimase nulla di stampato. Nel 2003 mi intervistò il
giornalista Rai Paolo Mondani per conto della trasmissione "Report",
dieci minuti di intervista filmata che scomparvero anche quelli
(avevo accusato di truffa il FMI circa la faccenda Argentina e altre
precedenti). Per quanto riguarda i miei editori non uno di loro (ne
ho tre) ha mai organizzato una presentazione dei miei libri da loro
stessi pubblicati, non una. Addirittura con uno di loro, la Società
Editrice Barbarossa, sono attualmente in causa presso il Giudice di
Pace di Milano per la riscossione dei diritti d'Autore che mi
spettano in base al contratto scritto. Fra l'altro, nella causa in
oggetto mi presento - ovviamente - con nome e cognome reali, e
relativo pseudonimo.

Ma non sono un professore universitario. Forse sono un accademico,
ma allora di niuna accademia. Avrebbe dovuto saperlo. In Italia c'è
un regime e chi prende la paga dal regime, come in primis fanno i
dipendenti pubblici, non può non essere asservito al medesimo. Non
può esistere un professore universitario che fa il John Kleeves
dicendo quelle cose (vere) sul padrone Usa. Lei nomina il professor
Cardini, ma il prof.Cardini è ben lungi dall'essere un oppositore
politico del regime, anzi, anzi, anzi. Io invece sono un oppositore.
Ed un oppositore vero, che aiuta chi sta dalla mia parte. Anche se
con poca fortuna. Mi dispiace in particolare il caso dell'Iraq. Se
Saddam Hussein avesse letto "Sacrifici Umani" non avrebbe fatto lo
sbaglio di liberarsi dell'arsenale chimico-batteriologico sotto la
pressione e le false promesse dell'Onu: in quel libro dicevo che gli
Usa nella Prima Guerra del Golfo si erano fermati non per diplomazia
ma perchè decimati dalle testate chimiche irachene (si è poi visto
negli anni: 30.000 morti, 380.000 contaminati fra gli "Alleati"). Se
avesse letto il mio articolo "Non abboccare Saddam", pubblicato su
Internet (di più non ho potuto fare perchè anche le testate più
insospettabili censurano alcuni miei scritti, guarda caso sempre i
più dannosi per gli Usa e tirapiedi vari tipo il Vaticano ) durante
la missione Blix, forse avrebbe anche potuto evitare l'attacco Usa
del 2003: 100 o 145 o 300mila iracheni non sarebbero morti.

Parlerei per ore di queste cose ma ho già abusato della sua
disponibilità e devo concludere. Le chiedo solo se mi può dire quali
critiche sono state portate in particolare a quel mio libro
recensito: quali sarebbero secondo loro le cose sugli Usa che io ho
scritto e che invece secondo loro non sarebbero vere? Rimango
davvero ansioso di saperle, ma tanto. Se vuole può anche pubblicare
questa mia lettera sul Suo blog.

Cordiali saluti, Rimini 30 marzo 2005
John Kleeves









Ven 1 Apr 2005 10:16 pm

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