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La Russia e i suoi vicini   Elenco di messaggi  
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La Russia e i suoi vicini
:::: 24 Maggio 2005 :::: 9:53 T.U. :::: Recensione :::: M.S.
EURASIA. Rivista di Studi Geopolitici, n. 2/2005

Il nuovo numero della rivista di studi geopolitici "Eurasia" (222
pagine), che contiene un dossario su "la Russia e i suoi vicini", è
opportunamente aperto da un contributo di Come Carpentier de
Gourdon, L'imperativo dell'Eurasia. Originariamente apparso in
francese sul numero di "Nouvelle Ecole" dedicato alla geopolitica,
questo articolo ci offre una panoramica della situazione geopolitica
odierna e illustra il ruolo che l'"imperativo eurasiatico" vi svolge.

Accompagnata da una scheda su Lev Gumilev (1), segue poi una serie
di brani estratti da Etnogenesi ed etnosfera, un'opera in cui il
grande studioso russo ha cercato di collegare - da un punto di vista
che ad alcuni potrà apparire "materialistico" - le scienze naturali
e quelle storiche, la geografia e l'etnogenesi.

Diversa l'impostazione dello studio di Carlo Terracciano (Europa-
Russia-Eurasia: una "geopolitica orizzontale"), che dai fattori
geopolitici (materiali) cerca di distillare una Weltanschauung
valida a contrastare l'aggressione nordamericana contro il "cuore"
dell'Eurasia. Riferendosi all'asse della massima estensione,
Terracciano individua una differenza fondamentale tra la geografia
verticale dell'America e quella orizzontale dell'Eurasia. la maggior
parte del continente eurasiatico è occupata dalla Russia, della
quale l'Autore richiama la storia vichinga, bizantina e tartara, al
fine di analizzare l'odierna situazione di conflitto. Terracciano
parla apertamente del dilemma geostrategico dell'attuale governo
russo: "La Russia è stata ingannata e condotta a collaborare con il
suo nemico mortale sulla comune piattaforma della 'lotta al
terrorismo islamico'; è stata inchiodata alla guerra cecena, con il
suo strascico di errori ed orrori da entrambe le parti, mentre la
superpotenza americana si assicurava posizioni strategiche decisive
nel cuore d'Eurasia".

In Vie d'Eurasia, Aldo Braccio ci offre una sintetica e precisa
panoramica delle linee energetiche che attraversano la Russia e sono
ben lungi dall'avere esaurito il loro potenziale.

Arthur Moeller van den Bruck, figura centrale della Konservative
Revolution in Germania, pubblicò assieme a Dmitrij Merezkovskij la
prima edizione tedesca dell'opera omnia di Dostoevskij. Per tale
edizione Moeller scrisse dei testi introduttivi che sono molto di
più che semplici interpretazioni, ma tracciano le linee delle
relazioni - problematiche ma promettenti - fra Russia e Germania,
fra mondo slavo ed Europa occidentale, fra tradizione e modernità.
Ispirandosi alla tradizione russo-ortodossa della "Terza Roma",
Moeller eleborò per la Germania un progetto politico-spirituale di
cui si impadronirono successivamente i nazionalsocialisti. Il saggio
di Martin A. Schwarz (La Terza Roma e il Terzo Reich. Dostoevskij e
Moeller van den Bruck) presenta alcuni estratti provenienti
dall'introduzione scritta da Moeller per Dostoevskij. I temi
ricorrenti sono quelli dell'"anima slava", dell'"ostilità verso
l'Occidente", delle "possibilità della Siberia" - un tema,
quest'ultimo, che ha direttamente a che fare con la visione
moelleriana circa il futuro geopolitico della Russia.

Costanzo Preve, che per lunghi anni si è specializzato in una
ricostruzione razionale del marxismo (inteso non come ideologia),
sottopone ad un'analisi critica il rapporto esistente fra la
versione staliniana del marxismo e la geopolitica staliniana (Stalin
tra comunismo e geopolitica). Preve giunge alla conclusione che la
cosiddetta sistemazione staliniana del marxismo-leninismo fu in
realtà una neutralizzazione del marxismo, ma una neutralizzazione
che mirava a contribuire alla creazione di un impero eurasiatico,
creazione che sarebbe stata impossibile sulle basi del marxismo
tradizionale. Dal punto di vista geopolitico, le realizzazioni di
Stalin presentano una notevole consistenza. Oltrepassando i limiti
dell'argomento indicato dal titolo, Preve delinea quindi il declino
delle realizzazioni geopolitiche di Stalin all'epoca dei suoi
successori e la natura ideologica e geopolitica del nuovo "impero"
americano, e trova che "l'ipotesi di Haushofer e Schmitt sul
dualismo fra potenze terrestri e navali vengono in un certo senso
brillantemente confermate". In contrapposizione alla geopolitica
dell'imperialismo statunitense, da lui chiamato "il nuovo stalinismo
capitalistico di Bush", Preve anticipa il concetto di "geopolitica
di legittima difesa", che si trova esposto nel suo libro "Filosofia
e geopolitica" (Edizioni all'insegna del Veltro, Parma 2005, di
imminente pubblicazione).

Il segretario del Partito Comunista russo, Gennadij Zjuganov, anche
lui autore di un libro ("Stato e potenza") pubblicato dalle Edizioni
all'insegna del Veltro, è presente in questo numero di "Eurasia" con
un saggio su Il futuro geopolitico della Russia. In primo luogo
Zjuganov esamina la scuola geopolitica angloamericana (Mackinder e
altri), tedesca (haushofer) e russa. Secondo l'Autore, la scuola
geopolitica russa è caratterizzata dal fatto che essa non mira al
dominio mondiale e affronta le questioni religiose ed etiche in
maniera equidistante. Su questi presupposti, il capo comunista
difende l'idea di un mondo multipolare e "la restaurazione
dell'unità politica del 'cuore' del mondo eurasiatico" su base
consensuale e volontaria.

I comunisti di Zjuganov hanno frattanto dato vita ad un'alleanza
strategica con il partito patriottico Rodina e coi
nazionalbolscevichi di Limonov, al fine di subentrare a Putin.
D'altro canto, Ernest Sultanov, esperto della Duma, cerca di
giustificare alcuni Aspetti del putinismo, concentrando la sua
attenzione sul capitalismo di Stato e sulle riforme contro la
corruzione. Bisogna dire che in Russia alla corruzione viene
attribuito un significato che in "Occidente" si stenta spesso a
comprendere. E così Sultanov è convinto che la lotta contro i
ribelli ceceni possa essere vinta solo sconfiggendo la corruzione
locale, perché non sono motivazioni ideologiche, ma sociali, a
svolgere il ruolo decisivo nell'appoggio che i "terroristi" ricevono
da parte della popolazione.

Uno dei saggi più lunghi del fascicolo è significativamente
consacrato alla russofobia. La russofobia infatti è una
caratteristica costante del discorso americano ed europeo. Come
l'autore serbo Dragos Kalajic dimostra nel suo articolo (Razzismo
antieuropeo: i pregiudizi russofobici), ad esserne responsabili non
sono soltanto vecchi stereotipi relativi all'elemento "barbarico"
della storia russa (da Ivan il Terribile a Rasputin a Stalin), ma
anche una consapevole e lucida strategia antirussa, formulata da
Harold Mackinder e continuamente seguita dai governi statunitensi.
Tale strategia si trova esposta nella seconda parte dello studio di
Kalajic.

Il dossario di questo fascicolo di "Eurasia" non riguarda unicamente
la Russia, ma concerne anche alcuni dei paesi ad essa adiacenti.
Il "parente" più stretto della Russia - oltre alla Russia Bianca - è
certamente l'Ucraina. Tutto quello che si può sapere di questo
paese - o quasi - ce lo dice Daniele Scalea nel saggio Ucraina,
terra di confine: dagli esordi storici fino al recente
putsch "arancione" sostenuto dagli USA.

Quanto alla Finlandia, se è vero che questo paese è oggetto di una
attenzione molto minore, è anche vero che non è sempre stato così,
in quanto il suo rapporto con la Russia e con l'URSS ha avuto una
grande importanza. Luigi G. de Anna, professore all'università
finlandese di Turku, si è occupato per l'appunto di questo argomento
nell'articolo Russia e Finlandia: incontri e scontri fra est ed
ovest.

Claudio Mutti si dimostra ancora una volta un eccellente esperto
dell'Europa centro-orientale, proponendo un saggio (Budapest, Praga,
Bucarest) che mette a fuoco gli eventi di tre anni fatali: il 1956
per l'Ungheria, il 1968 per la Cecoslovacchia, il 1989 per la
Romania. Che l'esame storico intrapreso da Mutti non sia di tipo
convenzionale, lo si può vedere, ad esempio, dal paragrafo
sulla "primavera sionista" di Praga. Ma anche il golpe romeno del
1989 viene presentato in un contesto ricco di particolari inediti e
rivelatori.

Di un vicino eurasiatico della Russia alquanto diverso da quelli
europei, un paese della massima importanza geostrategica, si occupa
Gabriele Garibaldi in L'Iran, il nodo gordiano del Rimland
eurasiatico. Il titolo si riferisce evidentemente a un concetto
espresso dala fondatore della geopolitica angloamericana, Harold
Mackinder: "Chi controlla il Rimland, controlla l'Eurasia; chi
controlla l'Eurasia, controlla il destino del mondo". In effetti la
strategia generale degli USA, che si ispira a questa norma, sta già
concentrando sull'Iran la propria attenzione e la propria tattica
eversiva. L'Autore mette a nudo gli obiettivi della strategia che si
cela dietro la maschera dei "diritti umani" ed agita lo spauracchio
di minacce nucleari. Meno spazio viene dato alla controstrategia
iraniana, che spesso è fraintesa anche negli ambienti più favorevoli
all'Iran. Comunque, è un dato di fatto che la situazione venutasi a
creare nel Golfo Persico e nel Caucaso non ha solo portato
all'accerchiamento americano dell'Iran, ma ha anche creato nuove
opportunità per la creazione di un grande spazio irano-sciita ai
confini meridionali dell'impero russo.

Note
1. E' di imminente pubblicazione, per le Edizioni all'insegna del
Veltro, una monografia dedicata al pensatore Lev Gumilev, a cura di
Martino Conserva e Vadim Levant.

(http://www.geocities.com/CapitolHill/1404/eurasia3.html)








Mar 31 Mag 2005 2:19 pm

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