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Il fantaterrorismo

"Rinascita", Giovedì 19 Maggio 2005

Cristiano Tinazzi

C'è un nuovo gioco che ultimamente viene usato dalle procure di
mezza Italia: il Fantaterrorismo. Il gioco è abbastanza semplice e
richiama il Fantacalcio. Si prendono un gruppo di nomi,
possibilmente di appartenenti a religione musulmana, gli si affibbia
un nome tipo `270 bis' e li si mette in carcere per diversi mesi. Il
gioco si svolge tra due o più giocatori, in genere tra le Procure
della Repubblica rappresentate dai Gip e la squadra avversaria con
in testa i Gup. Le pedine utilizzate per il gioco naturalmente sono
i capri espiatori del momento, ovvero i "terroristi islamici". Lo
scopo del gioco è quello di riuscire a condannare o liberare le
pedine, a seconda di chi si impersona. Il gioco è serrato e senza
esclusione di colpi, compreso l'utilizzo di armi segrete quali `la
carta mediatica Allam', `la carta spauracchio leghista' e la `carta
repressione' da utilizzare con la pedina manganello. Poi ci sono le
caratteristiche delle pedine che rappresentano, in scala, i
terroristi `Al Qaida', `Hamas' e il `Gia'. Questa volta il gioco
include 12 pedine. Sono 12 infatti gli ordini di custodia cautelare
eseguiti dalla Digos di Milano nei confronti di presunti
appartenenti a una cellula islamica radicale ritenuta attiva in
Lombardia tra il 1997 e il 2001. Alcuni sono stati notificati a
persone già in carcere. Tra gli indagati, tutti tunisini, figurano
l'imam della moschea milanese di viale Jenner (questa è la pedina
più importante già usata nelle precedenti partite) e altri che hanno
operato come mujaheddin in Bosnia e Afghanistan. E' scattato
all'alba di ieri in Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna la nuova
partita che vede contrapposti Gip e Gup della Procura di Milano
contro presunte "cellule del terrorismo islamico". Le persone
arrestate in varie località del Nord Italia sono state nominate in
base all' articolo 270 bis del codice penale, secondo le regole del
gioco. Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate da
magistrati delle procure di Milano e Torino, nell'ambito di due
inchieste, contestando agli arrestati il reato di associazione a
delinquere finalizzata al terrorismo internazionale. Fra gli
arrestati figurano le pedine dei tunisini Maaoui Lofti Ben Sadok
(alias Abu Hodeifa) e Hamadi Bouyahia, quest'ultimo scarcerato la
scorsa settimana. Fra coloro ai quali sono state notificate in
carcere le nuove misure cautelari ci sono i tunisini Sherif Said Ben
Abdelhakim (già coinvolto nell'inchiesta "bazar") e Essid Sami Ben
Kemais, ritenuto il capo della cellula italiana di reclutamento dei
mujahedin afghani, smantellata con la prima fase dell'operazione Al
Muhajiroun, il 4 aprile del 2001. Come si potrà notare, i
personaggi/pedine sono spesso già stati utilizzati in precedenti
sfide, mentre c'è anche qualche nuova entrata.
Nel corso dell'operazione, la polizia ha eseguito diverse
perquisizioni domiciliari: una ha riguardato l'egiziano Arman Ahmed
El Hissiny Helmy, noto come Abu Imad, imam della moschea milanese di
viale Jenner, dove pure è stata fatta una perquisizione,
limitatamente agli uffici di Abu Imad, che figura fra gli indagati.
L'indagine avrebbe avuto un `significativo impulso' dalle
dichiarazioni fatte ai magistrati milanesi da un collaborante
tunisino, arrestato nel 2001 e successivamente condannato come
appartenente ad un gruppo estremistico di matrice islamica. In
questo caso è stata utilizzata anche la carta `collaboratore'.
Aldilà dell'aspetto ludico, c'è da notare che ci si continua ad
accanire su persone e luoghi che erano già stati precedentemente
fatti oggetto di indagini e processi, con risultati nulli. Perché
allora si continua a perseguire persone che hanno già dimostrato di
non perseguire finalità terroristiche? Perché invece delle indagini
sui rapimenti fatti dalla Cia su territorio italiano non si sa più
nulla? "E' un incredibile utilizzo della giustizia a orologeria. I
fatti oggetto di questa ordinanza sono noti alla Procura da mesi e
forse anni". Riferisce con rabbia l'avvocato Antonio Nebuloni,
legale di Hamadi Bouyahia, assolto solo pochi gironi fa dalla I
Corte d'Assise di Milano dall'accusa di terrorismo e oggi di nuovo
in manette. "L'ordinanza è arrivata dopo tre giorni dalla sentenza,
in questi giorni di libertà Hamadi è stato pedinato e mi domando chi
abbia autorizzato questa attività di ulteriore spreco di uomini,
risorse ed energie della Questura, che non è neppure in grado di
rilasciare un permesso di soggiorno in tempi brevi".
L'avvocato, che parla di un episodio vergognoso, sostiene che questa
nuova operazione "nasce dall'astio e dalla rabbia della Procura per
i risultati pessimi conseguiti negli ultimi anni". E ha
perfettamente ragione. Un buco dietro l'altro, una sconfitta dietro
l'altra che hanno portato gli uomini della Procura a cercare
il `terrorismo' laddove semmai c'è soltanto volontà di non
arrendersi all'occupante da parte di alcuni uomini che hanno
preferito morire con un fucile in mano piuttosto che vivere in
schiavitù. E se dei terroristi esistono, non è certamente nei
frequentatori della moschea di Viale Jenner che bisogna andare a
cercare, quanto invece nelle basi NATO, sedi operative di agenti
segreti americani passibili di reati quali rapimento, tortura,
violazione di trattati internazionali, nonché emissari di un governo
che attua pratiche (queste sì) terroristiche su scala planetaria. Ma
questo non interessa a chi ragiona con i paraocchi. La grancassa
mediatico-politica dell'operazione ha già incominciato a farsi
sentire attraverso le parole di alcuni esponenti politici
milanesi: "ringraziamo la Polizia e i carabinieri per le operazioni
che oggi hanno portato all'esecuzione di 13 ordinanze di custodia
cautelare decise dalla magistratura milanese nei confronti di
cittadini stranieri accusati, tra l'altro, di terrorismo
internazionale". Tuona l'assessore alla Sicurezza del Comune di
Milano, Guido Manca. "Tutto questo - prosegue l'assessore milanese -
conferma la necessità auspicata da più parti di non abbassare la
guardia nei confronti di questo pericolo che vede anche Milano come
possibile obbiettivo di estremisti". E per De Corato, vicesindaco
meneghino, "è necessario cambiare l'articolo 270 bis del codice
penale per uniformare le norme sul terrorismo quanto meno a livello
europeo, per perseguire con efficacia il terrorismo internazionale e
favorire la collaborazione giudiziaria tra i vari paesi. Ho
presentato un disegno di legge nel marzo dell'anno scorso, insieme
ad altri colleghi di Alleanza Nazionale, per riscrivere l'art. 270
bis del codice penale. Disegno di legge che nasce con lo scopo di
contrastare e prevenire atti terroristici organizzati in Italia e
diretti verso obiettivi nazionali e internazionali, attraverso la
punibilità anche dei singoli e di coloro che non fanno parte
direttamente di associazioni ma vi collaborano, ad esempio con il
reclutamento di persone". La legge varrà anche per punire i
principali diffusori di pratiche terroristiche nel globo, ovvero gli
Stati Uniti, o solo per coloro che in un modo o nell'altro, non si
vogliono piegare ai diktat a stelle e strisce? La risposta la
conosciamo già, purtroppo.

Cristiano Tinazzi







Mar 7 Giu 2005 10:49 pm

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