Entra
Nuovo su Yahoo! Gruppi? Registrati
lettera_informazione · Lettera d'Informazione
? Già Iscritto? Entra su Yahoo!

Suggerimenti

Lo sapevi che...
Puoi cercare nel gruppo tutti i messaggi inviati.

Messaggi

  Messaggi Aiuto
Avanzata
Iraq: il futuro nel pozzo   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #691 di 999 |
Iraq: il futuro nel pozzo

"Rinascita", Lunedi 6 Giugno 2005

Alessia Lai

Elezioni o no. Soprattutto Allawi o no, le grandi multinazionali del
petrolio, quelle statunitensi le cui lobby finanziano i
politici `democratizzatori' d'oltreoceano, metteranno le mani sui
pozzi iracheni. La nomina di Ahmad Chalabi a ministro interinale del
Petrolio nel governo uscito dalle elezioni del 30 gennaio scorso
aveva dato un quadro chiaro degli interessi che si sono mossi dietro
all'invasione del Paese arabo.
Il capo dell'Iraqi national congress è rientrato in pompa magna
nella politica irachena - è stato anche designato vice primo
ministro - dopo uno strano periodo di `dimenticatoio' seguito ad
accuse di spionaggio e di complotti contro le autorità statunitensi
in Iraq. Una farsa messa in piedi per accreditare Chalabi quale
politico ormai lontano dall'amministrazione Usa, da lui anche
attaccata in diverse occasioni. Ora il pupillo di Washington, per un
attimo apparentemente (e volutamente) messo in ombra da un altro
personaggio cresciuto nei corridoi della Cia come l'ex premier Ayad
Allawi, è tornato ad occuparsi del futuro iracheno. E non c'è nulla
di cui rallegrarsi: dove arrivano lui ed i suoi scagnozzi ci sono
grossi affari da mandare in porto, e non certo a beneficio della
collettività. Di recente Chalabi ha lasciato il passo, nella guida
del dicastero del petrolio, ad Ibrahim Mohammed Bahr al Ulum, ma si
è trattato solo di un avvicendamento di facciata: la continuità alla
guida del dicastero non è stata infatti messa in discussione perché
al Ulum è considerato uno stretto alleato di Chalabi, anzi, secondo
alcuni è addirittura uno dei tanti funzionari che il capo dell'Iraqi
national congress tiene in scacco e di cui gestisce e dirige ogni
mossa. Ministro ai tempi del governo provvisorio, scelto dal
plenipotenziario Usa in Iraq Paul Bremer, al Ulum è membro di una
influente famiglia sciita. Laureato in ingegneria petrolifera presso
l'Università del Nuovo Messico negli Stati Uniti, prima
dell'invasione dell'Iraq partecipò agli incontri al Dipartimento di
Stato Usa sul `Progetto per il futuro Iraq' nel corso dei quali
venne delineata la politica di massiccia privatizzazione di tutti i
settori strategici dell'industria irachena, a cominciare da quella
petrolifera, una volta conquistato il Paese.
Una volta conquistata Baghdad, proprio quando il suo mentore Chalabi
fu apparentemente messo da parte (non fu nominato primo ministro
come desiderava ma gli fu `preferito' Allawi), Ibrahim Mohammed Bahr
al Ulum fu messo alla guida del ministero del petrolio e in quella
veste, legittimato dagli occupanti americani, presenziò ad una
riunione dell'Opec nel settembre 2003 annunciando l'intenzione di
aumentare la produzione petrolifera per farla arrivare verso la fine
del 2005 a 3,5-4 milioni di barili al giorno e a 6 milioni di barili
al giorno entro 10 anni. Qualche giorno prima al Ulum aveva
provveduto a legiferare sull'assetto economico dell'Iraq nel
rispetto dei piani stabiliti negli Usa prima dell'invasione, con
nuove leggi che aprivano agli imprenditori stranieri senza alcun
controllo e che privatizzavano tutto il patrimonio pubblico
iracheno.
All'Opec, di fatto, il ministro del Petrolio voluto da Bremer parlò
per conto degli avvoltoi che già allora si stavano impadronendo
della produzione petrolifera irachena, amici e soci in affari dei
vari Dick Cheney, Condolezza Rice, Donald Rumsfeld ed altri ex
manager di grande rilievo delle principali società petrolifere
americane, ora alla guida dell'impero Usa.
Ora dopo la breve (ma carica di significati) parentesi Chalabi al
ministero del Petrolio, il suo alter ego al Ulum approda per la
seconda volta alla gestione della più importante e ambita risorsa
energetica irachena.
Nel Vicino Oriente è concentrato il 65% delle riserve petrolifere
mondiali, l'occupazione dell'Iraq garantisce agli Usa la possibilità
di controllare l'estrazione nel Paese arabo e fa comodo all'alleato
storico israeliano, che non teme più la vicinanza di un grande Paese
arabo a guida socialista come fu l'Iraq di Saddam. La strategia
atlantica, un piano di dominio esteso a tutti gli angoli del
pianeta, punta così ad escludere altre potenze mondiali
dall'approvvigionamento di risorse petrolifere, in primis la Russia
e la Cina.
Non a caso, oggi, la prima mossa del neo-bis ministro del Petrolio
iracheno al Ulum sarà quella di rinegoziare i contratti petroliferi
firmati con compagnie straniere prima del 2003, al tempo del governo
di Saddam Hussein. E queste compagnie `non americane' sono la
compagnia russa LokOil, che nel 1997 sottoscrisse un investimento di
4 miliardi di dollari per i campi petroliferi di Qurna, e una
società cinese che fece un accordo, del valore di 1,2 miliardi di
dollari, per lo sviluppo della zona di Ahdab. Le sanzioni dell'Onu
allora in vigore avevano bloccato l'applicazione degli accordi e ora
l'Iraq `democratizzato' intende aprire la revisione di tutti i
contratti precedenti all'invasione. Un modo inequivocabile per
escludere definitivamente dalla gestione del petrolio iracheno
qualunque società non sia legata a Washington ed ai suoi
rappresentanti. Dal governo fantoccio di Bremer ad oggi la gestione
delle risorse petrolifere dell'Iraq non ha conosciuto soluzione di
continuità. Le scorse elezioni, il cui risultato poteva aver dato,
almeno per un attimo, l'impressione di una falla nei piani
statunitensi, sono state solo una puntata della farsa messa in piedi
dagli atlantici per impadronirsi della colonia Iraq. Nel 2003,
attraverso Bremer, gli Usa avevano scelto al Ulum. Oggi, attraverso
il governo sciita di Jaafari, hanno fatto lo stesso. Con
il `sempreverde' Ahmad Chalabi sullo sfondo…

Alessia Lai







Mar 7 Giu 2005 10:50 pm

lettera_info...
Offline Offline
Invia email Invia email

Inoltra Messaggio #691 di 999 |
Espandi messaggi Autore Disponi per data

Iraq: il futuro nel pozzo "Rinascita", Lunedi 6 Giugno 2005 Alessia Lai Elezioni o no. Soprattutto Allawi o no, le grandi multinazionali del petrolio, quelle...
lettera_informazione
lettera_info...
Offline Invia email
7 Giu 2005
10:50 pm
Avanzata

Copyright ? 2009 Yahoo! Tutti i diritti riservati.
La Tua Privacy - Testo aggiornato - Condizioni generali di utilizzo del servizio - Linee guida - Aiuto

?