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Magdi Allam: un perfetto esempio dintegrazione   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #693 di 999 |
In questi giorni, il noto vice-direttore del Corriere della Sera,
Magdi Allam, denunciando minacce telefoniche provenienti da Hamas
(e, addirittura, una fatwa, un "responso" religioso emesso da
un'autorità islamica che ne decreterebbe la messa a morte!), sta
promuovendo il suo ultimo pamphlet, "Vincere la paura". Il sistema
mediatico, di cui egli è parte integrante, si è immediatamente
attivato: perciò abbiamo visto Magdi Allam ospite di varie
trasmissioni, nella quali ha avuto - senza tema di smentita - la
possibilità di esporre tutto quel che egli ha ritenuto utile per
fomentare la campagna anti-islamica in atto da anni.
Proprio perché il personaggio ha facoltà di rilasciare
dichiarazioni, diffondere allarmismi, gabellare per verità
invenzioni di sana pianta senza che venga data la possibilità ad
alcuno di smentirlo, riteniamo opportuno far circolare di nuovo il
seguente articolo, rimandando a questa pagina i Lettori che
intendono saperne di più (http://www.kelebekler.com/occ/pinoc0.htm).
Buona lettura.
Ld'I


***

Magdi Allam: un perfetto esempio d'integrazione…

di Mr Hyde


All'inizio, lo ammetto, aveva fregato anche me. La prima volta che
vidi Magdi Allam in tv pensai che la musica era cambiata e che in
Italia - quando ancora la Lega se la prendeva coi "terroni" - si
dava finalmente spazio a chi, arabo egli stesso, avrebbe di sicuro
sgombrato un po' di equivoci sugli arabi e l'Islam.

Piaceva a tutti o quasi: agli amanti dell'esotismo spinto, ai filo-
terzomondisti incalliti e anche ai benpensanti, perché quell'arabo
egiziano - per giunta educatissimo all'italiana - era davvero una
figata nei salottini virtuali delle ciarle impegnate. Per un Igor
Man messo in soffitta (che poi si chiama Manzella), il giornalismo
italiano sfoderava un arabo di razza; naturalmente destinato a
tirare l'acqua al mulino degli arabi, pensavamo noialtri ingenui.

In effetti all'inizio si dava un bel daffare per difendere
l'immagine degli arabi, certo non di quelli "estremisti" (cioè
quelli contrari agli Usa e a Israele…), ma pur sempre di arabi si
trattava. E così, se il rappresentante palestinese di turno (tipico
esponente di una sequela di personaggi straordinariamente
evanescenti) faceva naufragio in diretta sotto le raffiche di bora
filo-sioniste, Magdi gettava in acqua la scialuppa, ovvero qualche
solida argomentazione, e il poveraccio si salvava. Termini astrusi
fino a poco tempo prima come "sciiti", "sunniti", "shari'a"
o "ramadan", grazie al novello Aladino d'importazione d'un colpo
uscivano dal mondo delle fiabe divenendo familiari anche al di fuori
della sparuta pattuglia degli studiosi d'arabistica.

Per farla breve, Magdi Allam in breve volgere di tempo diviene una
cosa fondamentale per chi crede che l'informazione sia libera:
diventa "autorevole". E quando uno è "autorevole", investito del
crisma dell'"autorevolezza", può affermare qualsiasi cosa senza tema
di smentita. Detto più esplicitamente, può sparare bischerate a
randello e non ci sarà alcun modo di smentirle per chicchessia, se
non entro la ristretta cerchia dei lettori di chi – ahilui – non
è "autorevole". Ma ancora Magdi Allam non sparava bischerate e il
mondo arabo non era finito al centro dell'attenzione.

Per quello ci voleva l'11 settembre 2001, che è stata una prima
svolta per Magdi Allam. All'epoca scriveva su "Repubblica", dove
teneva una rubrica fissa, "La vita degli altri". Comunque, in quel
marasma che mira a travolgere tutto quel che sa d'arabo e musulmano
il Nostro mantiene ancora una sua dignità. Ma qualche segnale
preoccupante comincia a darlo quando prende a delineare nel corso
delle sempre più frequenti apparizioni televisive un concetto
di `musulmano rispettabile' che dopo progressivi ritocchi va a
coincidere con quello gradito da Usa e Israele: il
musulmano `civilizzato', il musulmano dei diritti umani
(occidentali), il musulmano filo-americano, il musulmano che non
c'è.

Sarà perché somatizza la falsa coscienza cui dà sfogo nelle sue
uscite, ma Magdi appare sempre più contratto, con la mimica facciale
ridotta al minimo. Non ride mai, e la cosa è già di per sé
preoccupante. Stress da superlavoro? Lo invitano dappertutto e
sforna libri a raffica, presentati come studi sopraffini, in realtà
di una superficialità stupefacente, come può testimoniare un
qualsiasi buon conoscitore del mondo arabo. Prendiamo l'inchiesta
sull'Islam italiano, dal titolone ad effetto "Bin Laden in Italia":
il minimo che un musulmano può fare è sperare di non essere citato
nel libro. E invece Magdi cucina tutti i responsabili di
organizzazioni islamiche in Italia nello stesso pentolone, senza
distinguere tra gente seria e rappresentativa ed emeriti ciarlatani
che rappresentano altro che se stessi. Il libro su Saddam, in piena
campagna mediatica bombarola, è poi una pietra miliare, ed è lì che
Magdi si guadagna sul campo i galloni d'ospite fisso a "Porta a
Porta", per poi essere spedito in Kuwait presso il centro di
pianificazione dell'aggressione all'Iraq, dal quale ogni sera - dal
20 marzo al 9 aprile - spaccia per "notizie esclusive" cose che
chiunque, dotato di connessione ad internet, aveva già letto sul
sito di Al-Jazeera. Il libro su Saddam è ad ogni modo un capolavoro
nel suo genere, quello della letteratura lombrosiana, capolavoro sul
quale altri hanno già scritto commenti definitivi.

L'ardua missione di amplificare dal Golfo quel che uno comodamente
da casa sua già conosceva fa tuttavia schizzare le quotazioni
del "Pinocchio d'Egitto" a livelli da calciomercato, ed è infatti in
questa logica che il "Corriere" riscatta il `cartellino'
dell'esperto simulatore d'area egiziano e gli offre un contratto da
Rinaldo, compresa la poltrona di vicedirettore a Roma. A questo
punto Magdi Allam si sbraca, la diga crolla ed è un Vajont
d'insinuazioni perfide e maccartismo antislamico.

Esordisce sul "Corriere" con un'"inchiesta" (gliele definiscono così
sul "Corriere"…) su "Le nuove catacombe di Allah", nella quale ci
illumina su un fenomeno altamente rappresentativo della realtà delle
società arabo-islamiche, quello degli "apostati" che lasciano
l'Islam per approdare al Cristianesimo. Si potrebbe dire che anche
questo fa parte della realtà delle società islamiche e che perciò
può essere oggetto d'indagine, e glielo si conceda, ma il bello è
che Magdi Allam - che sintomaticamente sta sbiancando come già
accaduto a Powell e Michael Jackson - ormai scrive solo su questioni
straordinariamente marginali, tutte scelte ad hoc per presentare
male gli arabi e l'Islam e delle quali fa regolarmente un "caso".
Nemmeno il "Corriere" fosse diventato "Libero", che su simili
strombazzate ci marcia.

L'esposizione mediatica del Juhà (il burlone per antonomasia della
letteratura popolare araba) del terzo millennio sale dunque a
livelli siderali, ed è inversamente proporzionale allo spessore
delle sue "inchieste". Una, assolutamente esilarante, additava ai
lettori del "Corriere" – che c'è da credere come minimo spazientiti
per la caduta di livello del pur glorioso quotidiano – un
fantomatico complotto islamonazicomunista, il tormentone attualmente
più in voga tra i Crociati dell'Italietta americanizzata: il solito
copia e incolla da qualche mail scaricata da una lista di
discussione pubblica, la giustapposizione di cose senza alcun
rapporto tra loro, una spruzzata di zolfo, Hitler, Bin Laden e il
gioco è fatto… ecco l'"inchiesta" del "Corriere". Chi ha telefonato
per chiedere lumi sulle affermazioni imprecise e calunniose
contenute in quell'inchiesta mi ha detto che i telefonisti addetti
al centralino hanno ammesso che più d'uno al "Corriere" è già stufo
di questa primadonna lì paracadutata via Kuwait City. La stessa
situazione verificatasi a "Repubblica", dove il Nostro se ne stava
asserragliato nel suo studiolo, in cui non faceva mai accedere
nessuno. Chissà, forse non durerà molto al "Corriere" e si brucerà
da solo per smania di protagonismo e l'inconsistenza delle
sue "inchieste", a meno che i suoi protettori non risiedano
oltreoceano, e allora starà al suo posto finché vorranno loro.

E' inoltre da ricordare che le "inchieste" di Magdi Allam vengono
regolarmente amplificate in tv, perché Bruno Vespa – così solerte
nel dare voce all'eccentrico e provocatore Adel Smith – ha ormai una
copia in cera di Magdi Allam nel suo studio. Si parla d'Iraq? Magdi
Allam è in poltrona. Palestina? Entra Magdi Allam. Moschee, presepi,
crocifissi o veli (a proposito, sappiamo per certo che in
un'"autorevole" redazione stanno montando un "caso velo")
… : "sentiamo l'esperto Magdi Allam!".

Adesso voi pensate che il "Corriere" e "Porta a Porta" possano
bastare. Troppa grazia Sant'Antonio… Magdi Allam te lo sciroppi
anche a "Uno mattina". Una presenza ossessiva, che quasi mette il
dubbio che neppure vada a dormire. Per un giornalista embedded è il
colmo! Niente di nuovo sul… fronte occidentale, e gli embedded
vengono di nuovo arruolati perché la Resistenza irachena sta facendo
a polpette gli invasori yankee, e gli "esperti" devono metterci una
pezza per confondere le idee agli ignari telespettatori (non per
niente in questi giorni hanno ritirato fuori Margelletti, la
versione pomeridiana dell'"esperto" di geopolitica Nativi, da prima
serata).

Un esempio è "Uno mattina" del 28 ottobre. E' presente anche la
Gruber, che commentando le ultime operazioni della Resistenza
irachena parte in tromba: "La guerra del terrorismo si sta
allargando"… l'Iraq è "un luogo in cui i più grandi terroristi si
danno appuntamento"… "ci sono anche i terroristi di Al-Qaida che
operano in Iraq". Il povero conduttore, che per contratto deve
inscenare questa pantomima, chiede conferma all'"autorevole" Magdi
Allam, il quale rincara la dose: "Il terrorismo [in Iraq] è una
realtà, non è un'ipotesi"… "primeggia l'esercito dei combattenti
islamici di Al-Qaida". La fonte? I servizi britannici! Certo, dopo
le balle di Blair – altro Pinocchio illustre – e il `suicidio' di
Kelly, gli unici servizi britannici decenti sono quelli igienici,
anche senza bidet! Insomma, in Iraq – sebbene anche il capo delle
truppe d'invasione Usa nel Nord sostenga di non averne visti – a
resistere non sono iracheni, ma "combattenti islamici di Al-Qaida".
In una parola, "terroristi".


"C'è una cabina di regia, l'ipotesi più verosimile è che ci sia Bin
Laden, Al-Qaida, che manovra questi attentati". Inutile attendersi
che l'"autorevole" Pinocchio d'Egitto fornisca una prova a sostegno
delle sue apodittiche affermazioni, che devono essere appunto
indimostrabili, come tutto il fardello di menzogne propagandato dal
Pentagono per invadere l'Iraq. E come se non bastasse Magdi Allam,
la Gruber appone il sigillo al teatrino mattutino: "Siamo riusciti
nell'intento di far arrivare Al-Qaida in Iraq". Certo, ci siete
riusciti tu e il tuo sodale Magdi Allam!

In questi giorni si fa un gran parlare d'immigrazione… ecco, Magdi
Allam è un perfetto esempio d'integrazione… integrato, sì, con gli
americani!

fonte: http://www.kelebekler.com/occ/magdino.htm





Ven 10 Giu 2005 12:20 pm

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Inoltra Messaggio #693 di 999 |
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