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DOMINARE IL MONDO   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #699 di 999 |
DOMINARE IL MONDO

Intervista della Radio satellitare iraniana in lingua italiana allo
scrittore John Kleeves. Coordinate satellitari : HotBird 3, 13° Est,
12.437 Mhz, H. L'intervista, non diffusa qui in Italia e rilasciata
il 7 novembre 2004, commenta le elezioni presidenziali Usa appena
concluse con la conferma del presidente uscente George W. Bush.

Dottor Kleeves, come giudica le ultime elezioni statunitensi ?

Innanzitutto, dal punto di vista tecnico, direi che hanno confermato
l'essenza oligarchica degli USA. Come al solito hanno votato in
maggioranza i più ricchi. Negli Usa la percentuale dei votanti
rispetto agli aventi diritto ( che sono i maggiori di 18 anni meno i
malati mentali accertati e specie meno quelli che hanno subito
condanne penali di qualche rilievo, che sono molti ) è ormai da
decenni assestata sui 25-30% alle elezioni di Contea, 30-35% alle
elezioni degli Stati, e 50-55% a quelle elezioni federali che sono
anche abbinate alla scelta del Presidente. Questa volta si trattava
dell'ultimo tipo e l'andamento è stato confermato. La popolazione
degli Usa secondo il censimento effettuato nel 2000 è attorno ai 280
milioni di individui, dei quali circa il 75% maggiori di 18 anni ;
gli aventi diritto sono dunque circa 210 milioni ma ad avere votato
sono stati, secondo i dati che circolano adesso, che saranno certo
corretti fra un po' di tempo, 112,5 milioni pari al 53.5%. Come
nella media, magari diciamo nella media alta, più vicino ai 55% che
ai 50 o addirittura ai 49% del 1996. Si tratta poi certamente dei
più ricchi.

Negli Usa ci sono un 25% di decisamente ricchi, un 25% di
assolutamente poveri ( 70 milioni di persone, senza assistenza
sanitaria, senza lavoro fisso, senza dimora decente - gli homeless,
cioè i senza casa, sono 4-5 milioni ) e un 50% con reddito
accettabile, in genere operai e impiegati stabili : la
partecipazione alle urne, come mostrato da tutte le statistiche, è
proporzionale al reddito, per cui in maggioranza alle elezioni di
Contea vota praticamente solo la fascia più ricca, a quelle di Stato
praticamente si aggiunge a questa il quinto più ricco della fascia a
reddito accettabile, aggiunta che nelle elezioni federali con la
presidenza in ballottaggio arriva alla metà, più sparute
rappresentanze dei meno abbienti, con i 70 milioni di poveri che
continuano a essere quasi del tutto assenti. Comanda dunque nelle
elezioni Usa lo zoccolo duro dei più ricchi che vota sempre,
cominciando da quelle elezioni di Contea che sono le meno
reclamizzate ma che sono anche le più importanti perché nominano le
cariche locali che poi gestiranno tutti gli altri processi
elettorali.
Ma la cosa davvero significativa, la sottigliezza che bisogna
davvero afferrare, è che questa così scarsa e così selettiva
affluenza alle urne è VOLUTA dal sistema. Sono messi in atto vari
accorgimenti, diversi da Stato a Stato ; alcuni arrivano a stabilire
i seggi elettorali in luoghi così poco appetibili come locali
carcerari e scantinati municipali. Ma il grosso delle esclusioni è
ottenuto in due modi : richiedendo in Municipio la specifica
registrazione come elettore, che scade mancando anche solo due
elezioni consecutive, e non imponendo il pagamento del tempo perso
per andare a votare da parte dei datori di lavoro, che difatti non
lo pagano ( come accaduto lo scorso 2 novembre, giorno lavorativo ;
d'altra parte mai le elezioni sono fissate di domenica ). Ciò
esclude a seconda dei casi dal 50 al 75% degli aventi teoricamente
diritto ; ciò esclude i più poveri. E' un effetto voluto. I politici
statunitensi si lamentano ogni volta della bassa affluenza alle
urne, ma è un fatto che se l'elettorato cominciasse a mostrare una
consistente tendenza a votare in massa allora verrebbero presi altri
provvedimenti pratici aggiuntivi per riportare il corpo elettorale
al numero e alla composizione voluta. Insomma anche queste elezioni
hanno mostrato che negli USA alla metà e passa della popolazione, la
metà e passa più povera e potenzialmente più desiderosa di
cambiamenti radicali, è di fatto impedito di votare. Per quanto
riguarda gli esclusi dal voto per motivi giudiziari, davvero come
dicevo non sono pochi : negli Usa ci sono circa 3,5 milioni di
carcerati e un numero di paroled ( agli arresti domiciliari )
calcolato fra i 2,5 e i 4,5 milioni, per un totale che va dai 6 gli
8 milioni di individui tutti privati di legge dal diritto di voto ;
se si calcolano le loro famiglie, che seguono normalmente il loro
destino, abbiamo quasi 20 milioni di individui ufficialmente esclusi
dalla cosa pubblica, quasi 20 milioni di paria.
Quindi non c'è solo l'impedimento al voto. C'è la preselezione a
monte dei partiti. Negli Usa teoricamente ci sono una trentina di
partiti politici, compreso un Communist Party USA con sede a New
York, ma come si sa di fatto alle elezioni riescono a presentarsi
solo e sempre due soli partiti, sempre quelli, il Democratico e il
Repubblicano. E sono le due facce della stessa medaglia, i due
partiti in cui per forza di cose, per dare l'impressione di un
minimo di competizione di idee politiche, è divisa la categoria dei
ricchi. Non ci sono dubbi che il Partito Democratico e il Partito
Repubblicano rappresentano entrambi i ricchi : in queste elezioni il
candidato repubblicano era George Bush, ricco petroliere di famiglia
petroliera del Texas, e il candidato democratico era John Kerry,
marito di Teresa Heinz, vedova ed ereditiera del multimiliardario re
dell'aceto ( l'aceto Heinz ) ; fra l'altro il defunto era un
Senatore ( come non sorprende dato che tutti ma proprio tutti i
Senatori USA sono miliardari, come David Rockefeller e Ted Kennedy
per fissare le idee ). Anche questo è un effetto voluto : è il
frutto dello studiato meccanismo della presentazione delle liste
elettorali dei partiti, che per riuscire devono impiegare
un'organizzazione super consolidata e mezzi economici enormi ;
neanche sperare di vederlo in lizza il Communist Party USA dunque :
in effetti non è un vero partitino, ma un ufficio dell'FBI
travestito per schedare i gonzi che si iscrivono ( ma oramai non lo
fa più nessuno ).

Come giudica la vittoria finale di Bush ?

C'è innanzitutto una considerazione culturale da fare. Una
considerazione culturale e anche morale. La vittoria di Bush avviene
nonostante che poco prima delle elezioni uno studio negli stessi USA
aveva rivelato che l'attacco degli USA all'Iraq iniziato proprio da
Bush nel marzo del 2003 aveva provocato almeno 100.000 morti fra gli
iracheni, in maggioranza civili, cioè donne, bambini ecc. Dunque
sembra che l'elettorato statunitense abbia condonato a Bush una
carneficina di tali proporzioni, cosa che diventa ancora più
disturbante per la nostra coscienza se si pensa che anche negli USA
è noto che l'attacco all'Iraq è avvenuto senza alcun motivo valido,
anzi che è avvenuto per motivi sordidi, come la rapina del petrolio
iracheno e anche la conquista di posizioni avanzate per compiere
ulteriori aggressioni di rapina, magari contro il confinante Iran.
Ebbene sì, l'elettorato statunitense ha proprio condonato tutto ciò
a George Bush ; ha detto che a lui elettorato di quei morti non
importava niente. E' una triste verità e non è una novità. Gli Usa
si sono spessissimo resi responsabili di orrende stragi nel mondo ma
l'elettorato statunitense non ha mai battuto ciglio ; così è stato
con lo sterminio degli Indiani, con i bombardamenti di città nella
WWII, con le atomiche sul Giappone, con i 4 milioni di vittime
civili provocate nella Guerra di Corea, con i 6 milioni provocati
con quella del Vietnam, con i 300.000 della prima Guerra del Golfo
contro l'Iraq voluta da Bush padre, eccetera. In tutti questi casi
l'elettorato americano ha pensato che quelle stragi erano per
conquistare vantaggi per gli USA che si sarebbero tramutati in
vantaggi concreti anche per lui, anche se piccoli : ad esempio, che
avrebbe pagato di meno le banane che doveva importare o ecco,
proprio il petrolio. Il problema è che l'elettorato USA ( nel senso
dell'elettorato che va a votare ) è in grande maggioranza formato da
WASP - White Anglo Saxon Protestants, cioè anglosassoni bianchi e di
religione protestante - che sono l'etnia dominante, ma che sono
anche un'etnia che per le sue vicende storiche ha finito per
assumere delle caratteristiche psicologiche e culturali
preoccupanti, pericolose per il resto dell'umanità : oltre alla
inestinguibile avidità e alla mancanza di altri valori essa infatti
evidenzia una mancanza di sensibilità umana, una callosità, in poche
parole una spietatezza che sgomenta. Questa etnia è un problema per
il mondo.
Quindi c'è la valutazione politica della conferma di Bush. E' molto
semplice. Gli Usa ( e cioè la loro classe dirigente, il loro
establishment che abbiamo visto, che è lo zoccolo duro dell'
elettorato guidato dall'elite degli ultraricchi, che sarebbero fra
le altre cose anche gli azionisti di riferimento delle
Multinazionali statunitensi sin dalla loro fondazione ; ma per
brevità diciamo gli USA ) gli Usa dunque sin dalla loro fondazione
hanno sempre perseguito occultamente lo scopo di dominare il mondo
allo scopo di sfruttarlo, materialmente e anche umanamente ; di
schiavizzarlo. Però si sono sempre trovati ad avere a che fare con
potenze più forti di loro, per cui hanno sempre trovato spontaneo
fare la parte del Paese democratico e virtuoso che elimina i suoi
avversari per alti motivi morali ( abbiamo i vari slogan
statunitensi dei vari periodi di espansione : Autodeterminazione dei
popoli, Manifesto Destino, Fare il mondo sicuro per la democrazia,
America arsenale della democrazia, eccetera ). Nel 1989 però è
scomparsa l'ultima di queste Potenze più forti e gli Usa si sono
trovati di fronte a una scelta : continuare almeno per qualche
decennio come prima, allargando l'influenza poco alla volta, oppure
gettare decisamente la maschera, mostrarsi per quello che si è, una
Potenza sanguinaria e decisa a schiavizzare tutti ad ogni costo,
anche con guerre di aperta aggressione e magari usando le armi
atomiche ? Dopo alcuni anni di esitazione, sostanzialmente i primi 6
di Clinton, l'establishment degli Usa - le cui teste d'uovo sono
elementi come Brezinski, Kissinger, Wolfowitz eccetera - ha deciso
con determinazione per la seconda opzione : gettare la maschera,
afferrare la frusta e cominciare a percuotere il pianeta,
cominciando dai più deboli. Clinton negli ultimi due anni fu
convinto a questa sterzata dallo scandalo Lewinski : fu un modo
attraverso cui i veri potenti lo minacciavano : o partiva alla
guerra o sarebbe stato licenziato con l'impeachment. E Clinton fece
la guerra del Kosovo.
Con George W. Bush questa strategia va semplicemente avanti. Bush ha
dato il via libera all'autoattentato delle Torri gemelle
dell'11/9/2001 in base al quale ha avuto una foglia di fico per
poter occupare Afghanistan e Iraq. Ora, rieletto, continuerà sulla
strada. C'è solo da chiedersi chi sarà il prossimo ad essere
aggredito, e potrebbe trattarsi dell'Iran per via del suo petrolio
ma soprattutto per sradicare quella rivoluzione Komeinista che tanto
ha colpito gli USA specie nell'orgoglio ( l'etnia dominante degli
USA è anche eccezionalmente vendicativa, come già notava nel 1834
Alexis de Toqueville ).
C'è solo da dire che per il mondo è molto meglio che ci sia ancora
George W. Bush e non il nuovo Kerry. Bush è brutale e il mondo non
ha dubbi sulle sue intenzioni. Kerry invece - fra l'altro nel
classico stile democratico - sarebbe sicuramente più smaliziato,
cercherebbe di coinvolgere di più diciamo gli alleati ( la Nato e
altri ), e potrebbe ingannare diciamo l'opinione pubblica.






Mar 14 Giu 2005 11:04 pm

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Inoltra Messaggio #699 di 999 |
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