Arrestati tre italiani del "campo anti-imperialista".
Non si chiamano né Dilberto, né Bertinotti…
270 bis per una bolla di sapone…
"Rinascita", venerdì 2 aprile 2004
Con un colpo solo, e con l'applicazione della famigerata legge
contro le «associazioni con finalità di terrorismo o di eversione
dell'ordine democratico».
Quell'articolo 270 bis del codice penale, come sostituito, dopo l'11
settembre ed in ossequio ai diktat di guerra americani,
dall'articolo 1 della legge 15 dicembre 2001 n. 438, le autorità di
giustizia e di polizia italiane hanno dato il loro contributo
alla "normalizzazione" filo-atlantica e pro-occidentale.
L'operazione ha portato all'arresto di oltre 50 persone (37 in
Turchia, 11 tra Germania, Olanda, Grecia e Belgio, e 5 in Italia:
tra questi ultimi tre italiani, Moreno Pasquinelli, Alessia
Monteverdi, Maria Grazia Ardizzone), molte delle quali dichiarate
dagli inquirenti legate al DHKC, un fronte di liberazione della
Turchia d'ispirazione marxista-leninista.
Per il ministro Pisanu è stato dunque così provato, con questi tre
arresti, che «gruppi o singoli personaggi dell'eversione italiana
possono entrare in contatto e collaborare con organizzazioni
terroristiche internazionali, spinti dai comuni orientamenti
antiamericani e antioccidentali». Ora è anche un fatto che i tre
italiani sono stati inquisiti per «aver dato sostegno e ospitalità»,
a Perugia, ad un certo Sinan. Guarda caso, un cittadino turco … «da
anni residente nella città umbra». E che, per questa semplice
conoscenza, nota a tutti, ora rischiano di essere
considerati «partecipi ad una associazione» criminalizzata dal
270bis e di essere condannati ad un minimo di cinque-dieci anni di
reclusione.
Ma Moreno Pasquinelli non è un presunto terrorista, o, magari, un
latitante. Quale portavoce del cosiddetto "campo anti-imperialista" -
una organizzazione dalle varie anime, per lo più marxiste, alle
quali appartengono anche la Monteverdi e l'Ardizzone- ha agito in
questi anni alla luce del sole. Nei "campi" di estate invitavano i
loro compagni stranieri, per discutere con loro di politica
internazionale. Proprio come un deputato comunista italiano o un
ministro Diliberto che, marxista anche lui, discutevano con il
latitante curdo Ocalan.
La sua ideologia era ed è, per così dire, post-marxista, seguace
delle idee di Costanzo Preve, e cioè fuori dai binari
dell'ortodossia comunista, perché aperte a "contaminazioni" con
intellettuali e politici di altre sponde. Come ad esempio Franco
Cardini ed altri "cani sciolti".
In quegli stessi tempi guardavamo -come si guarda oggi-
all'aggressione ed all'occupazione, dell'Afganistan o del Kosovo
serbo o dell'Iraq, come a vergognose nuove rappresentazioni di
quella conquista anglo-americana nel mondo iniziata proprio in
Italia, in Europa, sessanta anni fa. Già, l'Iraq.
Pasquinelli e il suo "campo anti-imperialista" -pur non lesinandoci
critiche, anzi definendoci «fascisti sideralmente distanti»-
cominciavano a comprendere come nel nome della "libertà"
i "liberatori occidentali" avessero distillato ovunque il loro odio
contro il genere umano.
Così, con le loro sparse e deboli forze, avevano raccolto, la scorsa
estate, ad Assisi, della gente, la più varia, per iniziare una
campagna in favore della lotta del popolo iracheno contro gli
invasori. Evitando, è vero, di parlare del Ba'ath socialista-
nazionale ufficiale come la guida dell'attuale resistenza
patriottica araba. Immettendo, al riguardo, improbabili leadership
cripto-marxiste alla guida del movimento di resistenza iracheno. Ma
comunque attirandosi addosso una campagna di "odio democratico"
condita da tante fesserie, come quella dell'asse rosso-bruno, cioè
un'alleanza con noi, da parte delle due Vestali nostrane
d'occidente, il facinoroso Magdi Allam e il lottacontinuense Paolo
Mieli.
E proprio mercoledì 31 marzo, erano andati a protestare, in gruppo,
presso la redazione romana del Corriere della Sera, per la
disinformazione operata nei loro confronti, ricevendo la promessa di
una qualche "rettifica". Ecco: la rettifica del tiro si è avverata,
ma nel senso opposto a quello da loro desiderato. Con un colpo di
270bis. Con l'accusa di collusione con elementi -fino a ieri liberi
di circolare ed abitare nella piccola Perugia- di un partito
fuorilegge in Turchia.
Pasquinelli, Monteverdi e Ardizzone non sono certo Diliberto o
Bertinotti. Ed hanno toccato, con le loro giuste proteste contro
l'aggressione all'Iraq, un nervo scoperto dell'Occidente.
Dichiarando come noi, «che lesa maestà»!, l'ONU un paravento
americano e dunque un bluff il "zapaterismo" della presunta sinistra
italiana.
È ovvio che questa "sinistra" radical-chic e ONU-dipendente non
muoverà un dito in loro favore. Tocca dunque a noi -gli scherzi
della storia- dichiarare loro la nostra solidarietà, certi che la
bolla di sapone si sgonfierà.
Chissà poi se loro, alla fine, capiranno…
Ugo Gaudenzi