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Quaderni i Geopolitica (1): Italia, Germania, Giappone   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #74 di 999 |
Karl Haushofer
Italia, Germania, Giappone
a cura di Carlo Terracciano



Collana "Quaderni di Geopolitica"
Edizioni all'Insegna del Veltro, Parma, 2004
e-mail: insegnadelveltro1@...


La lezione di karl haushofer e la discreta presenza di Giuseppe
Tucci nel dibattito geopolitico degli anni trenta


Con la pubblicazione del testo di una conferenza del geopolitico
tedesco Karl Haushofer[1], dedicata alle affinità culturali tra
l'Italia, la Germania e il Giappone, viene inaugurata, a cura delle
Edizioni all'insegna del Veltro, la collana "Quaderni di
Geopolitica".



La conferenza "Analogie di sviluppo politico e culturale in Italia,
Germania e Giappone" venne tenuta dal professore tedesco, su invito
del grande orientalista e tibetologo italiano Giuseppe Tucci[2], il
12 marzo 1937, a Roma, presso l'Istituto per il Medio ed Estremo
Oriente (ISMEO)[3].

Essa si inserisce, storicamente, come peraltro puntualmente
evidenziato dal curatore del Quaderno, Carlo Terracciano, nel
contesto delle attività culturali volte a informare e sensibilizzare
l'intellighenzia italiana sulle opportunità e necessità, nonché
problematicità, sottese all'accordo politico-militare relativo
all'asse Roma-Berlino, siglato tra Italia e Germania il 24 ottobre
1936, e a quello antikomintern firmato, nello stesso periodo, tra
Germania e Giappone. Ma testimonia soprattutto un aspetto, ancora
poco esplorato dagli storici della cultura e della politica estera
italiana, quello delle attività dell'ISMEO, ed in particolare del
suo fondatore e vicepresidente, Giuseppe Tucci - originale ed
inascoltato assertore dell'unità geopolitica dell'Eurasia[4] -
orientate alla promozione di una visione culturale, geopoliticamente
fondante, dei rapporti tra l'Europa e il continente asiatico.



Un'impostazione, quella del Tucci, che si contraddistingue per
essere non solo puramente culturale, accademica e, occasionalmente,
di supporto alla nuova politica dell'appena nato impero italiano, ma
per operare una sorta di svecchiamento, sia in ambito culturale che
politico, dell'ancora persistente mentalità piccolo nazionalista
sabauda che, nel solco della prassi colonialista italiana dei primi
del Novecento, tentava di condizionare il nuovo corso impresso dal
governo di Mussolini alla politica estera. A questo riguardo è utile
riportare l'acuta osservazione di Alessandro Grossato che, sulla
base di una lunga e profonda consuetudine con l'opera di G. Tucci,
ritiene il fondatore dell'ISMEO un vero e proprio eurasiatista ed
afferma che l'espressione "Eurasia, un continente" veniva intesa
dall'orientalista marchigiano in un'accezione "soprattutto
culturale, volendo [con essa] sottolineare le grandi identità di
fondo fra civiltà solo in apparenza così distanti nello spazio e
nella mentalità" [5].



Il convincimento di Tucci sulla culturale identità di fondo delle
civiltà eurasiane suppone un'adesione, da parte dello studioso
italiano, a quel sistema di pensiero che interpreta le singole
culture quali autonome ed autoconsistenti manifestazioni storiche di
un unico sapere primordiale e ad esso le riconduce al fine di
coglierne gli aspetti autenticamente fondativi. Il ricondurre le
varie espressioni culturali ad un'unica tradizione primordiale si
traduce, sul piano della ricerca storica e dell'analisi geopolitica,
in un procedimento comparativo, che Haushofer, (inconsapevolmente e)
magistralmente, adotta e utilizza in questa breve conferenza
dedicata a individuare le analogie tra l'Italia, la Germania e il
Giappone. Haushofer, pur basandosi su criteri oggettivi
e "scientifici", quali sono quelli della geopolitica,
sorprendentemente[6], perviene agli stessi risultati cui sembra
essere giunto Tucci. Il geopolitico tedesco, infatti, nella
sintetica e veloce conclusione di questa conferenza, si augura
che "Possa questo modo di vedere i popoli [l'essersi cioè egli
adoperato, nella sua prolusione, a porre in piena luce le armonie e
le analogie che possono facilitare la comprensione reciproca dei
grandi popoli tedesco, italiano e giapponese] superare qualunque
tempesta d'odio di razza e di classe, soprattutto tra i sostegni del
futuro."



Certo, chi è abituato a sentir parlare di Haushofer come un
rappresentante del cieco e rozzo pangermanesimo, o del cosiddetto
imperialismo germanico, rimarrà stupito nel leggere questa frase
appena citata.



Sarà proprio il fallimento della naturale alleanza eurasiatica,
preconizzata negli anni Trenta dagli Haushofer, dai Tucci e dai Konoe
[7], a far precipitare i popoli e le nazioni dell'intero globo in
una tempesta di cui ancora, dopo oltre sessanta anni, non si
intravede la fine e che, anzi, è continuamente alimentata
dall'odierna politica neocolonialista dei governi di Washington e
Londra e dai propagandisti dello scontro di civiltà.



Il procedimento comparativo adottato da Haushofer lungi
dall'appiattire le differenze tra i popoli presi in considerazione e
dallo svilirne le appartenenze etniche, in virtù della generica
appartenenza al genere umano e secondo la triste e riduttiva visione
individualista, valorizza armonicamente, al contrario, le affinità e
le differenze, e le riconduce ad un'analoga condivisione, pur con
sensibilità diverse, di valori che potremmo definire ad un tempo
etici ed estetici, cioè "nobili". Essi si esprimono, nella visione
haushoferiana, sia per il Giappone, sia per la Germania, l'Italia, e
la Russia in una loro precisa funzione geopolitica, quella di
concorrere all'unificazione della massa continentale e di difenderne
pertanto il limes, al fine di poter sviluppare armonicamente le
potenzialità delle popolazioni che vi abitano. Si contrappongono
dunque alle "invasioni" degli uomini del mare, del commercio, della
morale individualistica, del lusso e del consumo, ai predatori delle
risorse naturali.



Il testo di Haushofer si contraddistingue per la sua chiarezza e
semplicità, ed in questo senso rappresenta un documento didattico di
rilevante importanza per gli studiosi di geopolitica. Da scienziato
della geopolitica, egli evidenzia gli elementi geografici che hanno
influito sulla storia e sulla politica dei tre popoli in esame,
soffermandosi brevemente sulla analoga formazione delle cellule
regionali avvenuta in Germania e in Giappone, e sulla fondazione di
Roma, Berlino e Tokyo, città fondate originariamente sul confine
nordest delle loro regioni, e "debitrici di una parte del loro
splendore alla circostanza che la loro posizione di margine, in
origine coloniale, si rivelò più tardi favorevolissima agli scambi
ed ebbe funzione di ponte. Il flavus Tiberis, l'originaria valle di
congiunzione dell'Oder coll'Elba, e il Kwanto col ponte Nihon
provvedono alle città rispettive una posizione similmente favorevole
e sono loro debitrici di analoga protezione." Ma accanto ai dettami
del determinismo geopolitico, Haushofer sottolinea le affinità
culturali tra Italia, Germania e Giappone, che nota soprattutto
nel "ghibellin fuggiasco" Dante Alighieri, araldo dell'idea
imperiale, in Chikafusa[8], un altro grande fuggiasco nonché
impareggiabile autore del Jinnoshiki, e nei Minnesaenger
tedeschi "fedeli all'Imperatore e al popolo". Altre affinità colte
da Haushofer sono quella tra lo spirito della Cavalleria occidentale
e il Bushido giapponese e quella dei comportamenti tra coloro che
egli chiama gli eroi fondatori del risorgimento nazionale: Ota
Nobunaga, Sickingen-Wallestein, Cesare Borgia.



Haushofer sostiene che si possa parlare anche per il Giappone, come
per l'Italia e la Germania di un periodo romanico, gotico,
rinascimentale, barocco, di un rococò, di un romanticismo e financo
di uno stile impero.



Un termine che ricorre spesso negli scritti Haushofer è quello
di "destino". E' forse nel sintagma "destino comune" che si
esprimono più compiutamente le affinità di popoli (apparentemente)
tanto diversi sul piano culturale e etnicamente differenti su quello
fisico. La coscienza di un destino comune dei popoli e delle nazioni
che vivono nel "paesaggio" eurasiatico è la sola arma che abbiamo
per sconfiggere la civilizzazione occidentalistica e talassocratica
dei predoni del XXI secolo.


Tiberio Graziani



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[1] Karl Haushofer (Monaco, 27 agosto 1869 – Berlino, 10 marzo
1946), fondatore della rivista Zeitschrift für Geopolitik ed autore
di numerose opere di geopolitica, fu assertore dell'unità
geopolitica della massa continentale eurasiatica. Demonizzato come
ideologo del cosiddetto espansionismo hitleriano, fu invece
autenticamente antimperialista. Secondo lo studioso belga Robert
Steuckers, "la geopolitica di Haushofer era essenzialmente anti-
imperialista, nel senso che essa si opponeva agli intrighi di
dominio delle potenze talassocratiche anglosassoni. Queste ultime
impedivano l'armonioso sviluppo dei popoli da loro sottomessi e
dividevano inutilmente i continenti" Robert Steuckers, Karl
Haushofer in http://utenti.lycos.it/progettoeurasia/documenti.htm.
In traduzione italiana è disponibile l'opera di Haushofer Il
Giappone costruisce il suo impero, a cura di Carlo Terracciano,
Edizioni all'insegna del Veltro, Parma, 1999.

[2] Giuseppe Tucci (Macerata, 5 giugno 1894 - e San Polo dei
Cavalieri (Tivoli), 5 aprile 1984) ritenuto il più grande
orientalista italiano del Novecento, e fra i massimi tibetologi a
livello internazionale, nel 1930 diviene docente di lingua e
letteratura cinese all'Università di Napoli, e nel 1932 insegna
religione e filosofia dell'Estremo Oriente all'Ateneo di Roma. Nel
1933 fonda l'Istituto italiano per il Medio ed Estremo
Oriente. "L'attenzione rivolta anche agli aspetti politico-economici
è documentata, oltre che dalle numerose pubblicazioni dell'Istituto
come i periodici Bollettino dell'Istituto italiano per il Medio ed
Estremo Oriente (1935) e Asiatica (1936-1943), dallo specifico
interesse di Tucci per la geopolitica dell'Asia in un periodo
cruciale della sua storia, e dalla sua amicizia personale con Karl
Haushofer, che invita a tenere importanti conferenze su questa
materia. Tucci concentra i suoi viaggi di ricerca nella vasta
regione himalayana, quale naturale crocevia storico fra tutte le
diverse culture dell'Asia, raccogliendo sistematicamente materiale
archeologico, artistico, letterario, di documentazione storica e
altro. Risultati eccezionali vengono così ottenuti dalle sue lunghe
spedizioni in Tibet fra il 1929 e il 1948, anno in cui l'Is.M.E.O.
riprende in pieno la sua attività postbellica sotto la sua diretta
presidenza, destinata a durare fino al 1978. Tra il 1950 e il 1955
egli organizza nuove spedizioni in Nepal, seguite dalle campagne
archeologiche in Pakistan ('56), in Afghanistan nel ('57) ed in Iran
('59). Sempre nel 1950 avvia il prestigioso periodico in lingua
inglese East and West, e nel 1957 fonda il Museo Nazionale di Arte
Orientale di Roma. Tra i suoi numerosi ed importanti scritti
ricorderemo solamente, sia i sette volumi di Indo-tibetica
(Accademia d'Italia, 1932-1942) che i due di Tibetan Painted Scrolls
(Libreria dello Stato, 1949) per la loro ampiezza documentaria, e la
Storia della filosofia indiana (Laterza, 1957) per la sua portata
innovativa, specie per quanto riguarda la logica indiana. Ma
Giuseppe Tucci ci ha soprattutto trasmesso la sua appassionata ed
intelligente dimostrazione dell'unità culturale dell'Eurasia, e una
lucida consapevolezza del fatto che, giunti come siamo ad un
capolinea della storia, essa dovrà tradursi anche in un'effettiva
unità geopolitica." (Alessandro Grossato, Giuseppe Tucci in
http://www.ideazione.com/settimanale/78-20-12-2002/78tucci.htm).

[3] L'Istituto per il Medio ed Estremo Oriente venne fondato nel
1933 su iniziativa del tibetologo Giuseppe Tucci e di Giovanni
Gentile, che ne assunsero rispettivamente la vicepresidenza e la
presidenza, con lo scopo di "promuovere e sviluppare i rapporti
culturali fra l'Italia e i paesi dell'Asia Centrale, Meridionale ed
Orientale ed altresì di attendere all'esame dei problemi economici
interessanti i Paesi medesimi".

Nel 1995 l'Ismeo è stato accorpato all'Istituto Italo Africano (IIA)
dando origine all'Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente
(IsIAO), che ne ha raccolto l'eredità e gli scopi culturali nonché
la prestigiosa biblioteca.

[4] Confronta Alessandro Grossato, Il libro dei simboli. Metamorfosi
dell'umano tra Oriente e Occidente Mondatori, 1999.

[5] A. Grossato, op. cit. p.10

[6] Haushofer venne invitato dall'ISMEO per una seconda conferenza,
che si tenne il 6 marzo 1941. Il testo della conferenza "Lo sviluppo
dell'ideale imperiale nipponico" è, attualmente, in corso di stampa
per le Edizioni all'insegna del Veltro.

[7] "Il leader degli Eurasiani giapponesi era il principe Konoe, uno
dei politici più in vista del Giappone d'anteguerra, primo ministro
dal 1937 al 1939 e dal 1940 al 1941; ministro di Stato nel 1939;
membro di gabinetto nel 1945 del principe Hikasikuni (gabinetto che
firmò la capitolazione e fu, pressoché interamente, arrestato dagli
Americani). Konoe era sostenitore della maggiore integrazione
possibile con la Cina, dell'unione con la Germania ed era un
risoluto avversario della guerra contro l'Unione Sovietica (il patto
di non aggressione fu firmato quando egli era primo ministro). Konoe
odiava gli Americani e si suicidò nell'autunno del 1945 alla vigilia
del suo arresto. Ancora oggi, egli gode di una grande notorietà in
Giappone e la sua personalità suscita sempre rispetto." (da una
lettera del nippologo russo Vassili Molodiakov al geopolitico e
filosofo Alexander Dughin, pubblicata in Elementy, n.3 -
http://www.asslimes.com/documenti/mondialismo/giappone.htm).

[8] Kitabatake Chikafusa (1293-1354), nell'opera classica
(Jinnoshiki) del pensiero politico giapponese, fissava, in coerenza
con la tradizione shintoista, i principi di legittimità della
discendenza imperiale





Mar 6 Apr 2004 4:26 pm

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