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Questione morale? Rockfeller paga, Agnelli incassa, Berlinguer gov   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #761 di 999 |
Questione morale?
"Rockfeller paga, Agnelli incassa, Berlinguer governa"


di Stefano Vernole

"Rinascita", 31 agosto 2005


L'intero mese di agosto ha visto l'opinione pubblica italiana
dibattere su un tema che si credeva ormai dimenticato, la
cd. "questione morale", che ha interessato in primo luogo i rapporti
tra DS, COOP e Unipol.
Questa polemica risolleva il problema degli intrecci tra politica,
economia e finanza, un connubio al quale l'ex Partito Comunista
Italiano ha sempre partecipato da protagonista, stante il
ruolo "reazionario" da lui assunto nella cd. "Guerra Fredda".
Charles Levinson lo spiegò esattamente alcuni anni fa: "La tendenza
favorevole alla distensione si delineò quando le aziende
capitalistiche capirono che i bisogni essenziali delle economie
comuniste potevano essere fonte di grandi profitti: si trattava di
valorizzare al massimo i vantaggi offerti dai Paesi dell'Est, bassi
salari, assenza di scioperi, costi di produzione meno elevati. Il
sistema così realizzato si fonda su un finanziamento costituito da
crediti occidentali concessi a tassi d'interesse estremamente bassi.
Come contropartita alla concessione di tecnologia capitalista, i
Paesi dell'Est pagano cedendo a queste società private parte della
produzione, che può essere riesportata verso i mercati occidentali
…"(1). L'Italia iniziò nel 1961 con un prestito all'URSS di 100
milioni di dollari, cui seguì quello del 1966 di 363 milioni di
dollari; entrambi erano a favore della fabbrica automobilistica FIAT
(per veicoli e pezzi di ricambio) e tra le banche coinvolte troviamo
Bank of America, Chase Manhattan Bank, Banca Commerciale Italiana,
Banco di Roma, BNL, Credito Italiano …(2). I crediti italiani furono
concessi sotto la pressione delle grandi multinazionali, delle
banche e del PCI e prevedevano ad es. gli accordi di cooperazione in
Bulgaria, quelli per l'ENI (chimica), Pirelli (gomma) e Montedison
(etilene e propilene) in URSS: la vendita di questi prodotti in
Italia fu una delle cause di chiusura delle fabbriche e del numero
crescente di licenziamenti negli anni sessanta, come ad es. alle
Montefibre. Pur non figurando nell'organigramma ufficiale del PCI,
Enzo Gemma fu uno degli artefici del potere economico parallelo
costruito dal partito. Tutte le trattative tra Finmeccanica e URSS o
altri Paesi socialisti furono condotte tramite la Restital, una
società d'import-export creata nel 1966 a Milano, amministrata da
Gemma e appartenente completamente al PCI.
Tra le truffe che videro protagonista il partito, è sufficiente
ricordare quella condotta dalla Italcoop e dalla Moresco all'inizio
degli anni Settanta (3). D'intesa con le autorità della Germania
Orientale, che acquistavano la carne a un prezzo preferenziale in
Bulgaria, Ungheria e Romania per poi nazionalizzarla; i carichi
venivano inoltrati in Italia attraverso una società di camion
frigoriferi, ovviamente appartenente al PCI, per essere rivenduti
allo stesso prezzo dei prodotti acquistati realmente sul mercato
europeo. Un'enorme frode, che portò nelle casse del PCI oltre 40
miliardi di lire e rese ancora più critica la situazione degli
agricoltori italiani.
Ma gli affari erano in realtà l'iceberg di un chiaro progetto
politico.
Le significative dichiarazioni dei principali esponenti del PCI che
si preparavano ad entrare nei "Governi di Solidarietà Nazionale"
(1976-1978) furono frutto di un lavoro sotterraneo svolto dai
principali esponenti dell'intellighentia mondialista. Intervistato
dal "Business Week", Giorgio Napolitano – responsabile dei problemi
economici nell'Ufficio politico – dichiarò: "Noi non ci opponiamo
alle multinazionali. L'impresa privata lavorerà meglio in un'Italia
governata in modo migliore". Luciano Barca, noto economista del PCI,
confermò: "Quello che ci preoccupa non è il fatto che le
multinazionali siano presenti nel nostro paese, ma che lo
abbandonino". Sergio Segre, responsabile per la politica estera del
PCI, arrivò addirittura a pubblicare un articolo sulla questione
comunista in Italia nel prestigioso "Foreign Affairs", la bibbia
mensile del CFR, nel quale descrisse "Roma città aperta agli uomini
d'affari internazionali anche dopo l'accesso dei comunisti al
governo" (4).
L'entrata al governo di un PCI stabilizzatore che controllasse gli
elementi più attivi dei sindacati fu considerata una necessità dal
grande padronato; essa si svolse sotto la regia attenta della
Trilateral Commission, fondata nel 1973, che finanziò in Italia
l'acquisto da parte di nuovi proprietari della quasi totalità dei
quotidiani e settimanali (5). Tra il 1975 e il 1976, il PCI
beneficiò di una campagna di stampa intensiva, "Corriere della Sera"
e "La Stampa" in testa, che mise in luce il suo attaccamento
all'indipendenza nazionale, la sua serietà, la sua moderazione e
soprattutto la sua pulizia rispetto alla corruzione ambientale.
L'affidabilità del PCI fu testata in precedenza da numerosi episodi.
Secondo il Levinson, Michele Sindona, prima di cadere, fece qualche
regalo a Botteghe Oscure durante le sue speculazioni. Carlo Bardoni,
ex braccio destro di Sindona poi detenuto nelle carceri di Caracas,
ricordò come l'Amincor Bank AG con sede in Svizzera e di proprietà
dello stesso banchiere siciliano, avesse un conto fiduciario segreto
sotto il nome di SIDCO, sigla che stava per Sindona-Comunisti e
fosse usato per il passaggio di fondi al PCI (6).
Il 20 maggio 1975 arrivò nella sede del PCI una lettera per Segre
inviata dal CFR; in essa gli venne proposto un viaggio a Washington
per il 24-25-26 ottobre 1975. Nel giugno 1975, Giovanni Agnelli
atterrò a Mosca per trattare con German Vishyany l'aumento della
produzione negli stabilimenti di Togliattigrad, che sarebbero dovuto
passare da 700.000 a 1 milione di veicoli all'anno. Agnelli fu
accompagnato da Sargent Shriver, cognato di Kennedy, già
ambasciatore americano a Parigi e avvocato commercialista
responsabile del Kaplan Fund, fondazione collegata alla CIA. Essi
saranno raggiunti e aiutati per tutto il corso del negoziato da
Piero Savoretti, principale intermediario del PCI per le operazioni
commerciali con l'Est. Raggiunto l'accordo anche grazie al mediatore
libico Ahmed Jallud, l'operazione vide la partecipazione anche di
Don Mintoff, Primo Ministro dell'isola di Malta legato a Vincenzo
Galetti, dirigente della Lega delle Cooperative controllate dai
comunisti. Insieme alle conferenze a Roma di Zbigniew Brzezinski del
novembre 1974 sul futuro della politica statunitense, durante le
quali grazie alla mediazione di Altiero Spinelli (7) il noto
esponente della Trilateral incontrò Segre per due volte, l'affare
moscovita svolse un ruolo decisivo per completare la triangolazione
USA-PCI-URSS. Il PCI fu l'unico partito italiano ad essere
preventivamente informato dell'entrata dei libici nella FIAT,
Agnelli ne parlò infatti con Segre che decise d'inviare una missione
a Tripoli per perorare presso Gheddafi la causa della casa
automobilistica torinese. Il premier libico decise inoltre di
affidare a una società d'import-export italiana controllata dal PCI
la mediazione per una serie di forniture dall'Italia (8).
Il mese successivo (luglio 1975) a Villa Serbelloni di Bellagio, sul
Lago di Como, appartenenti alla Fondazione Rockfeller s'incontrarono
con Zygmunt Nagorsky e Sergio Segre; Nagorsky, alto funzionario del
CFR, aveva lavorato negli ultimi due anni sul caso dell'Italia,
paese definito ingovernabile ma nel quale l'avanzata di un partito
comunista di tipo riformista sarebbe risultato un fattore di
stabilità. Nel suo viaggio a Washington, Segre avrebbe dovuto
incontrare David Rockfeller, George Ball, il prof. Luigi Einaudi –
specialista di problemi italiani alla Rand Corporation e Jimmy
Carter. Il 1° settembre 1975, però, l'ambasciatore statunitense a
Roma, John Volpe, concesse al settimanale "Epoca" un'intervista che
fece scalpore: "Washington non tollererà mai la partecipazione dei
comunisti ad un governo di uno Stato membro della NATO".
L'operazione Segre era venuta a conoscenza della
frazione "irredentista" del Dipartimento di Stato, contraria alla
collaborazione attiva di Kissinger con il PCI; scopo dell'intervista
di Volpe fu di mettere in guardia il Segretario di Stato USA
dall'opposizione di James Schlesinger, ex Ministro della Difesa e di
Eagleton, ex direttore del Controspionaggio.
Dopo le elezioni amministrative del 1975, il "New York Times" affidò
allora la cura degli affari italiani a Cyrus L. Sulzberger, membro
del CFR; dopo il suo incontro con Berlinguer, tutta l'avversione
verso i comunisti improvvisamente si dissipò, grazie anche al parere
positivo di Richard Gardner, che sarà ambasciatore statunitense in
Italia dal 1977 al 1981 e membro di Trilateral, CFR e Comitato per
le relazioni USA-URSS, delegato Fiat a New York, favorevole
all'entrata del PCI nel governo.
Rimarrà il gioco delle parti e così sia Kissinger sia Berlinguer
dichiareranno che "la CIA si oppone a un governo comprendente il
PCI", in realtà il servizio d'informazioni statunitense in 15 fogli
dattiloscritti elaborati dalla sua sezione romana e dal suo nuovo
capo, Hughes Montgomery, giudicò la partecipazione comunista al
governo italiano "non solo probabile, ma auspicabile" (9).
La conferma arrivò nel luglio 1976, quando la Chase Manhattan Bank e
la First National City Bank concessero rispettivamente 790 e 637
milioni di dollari all'Italia, un paese che secondo l'immagine
popolare nordamericana era in quegli anni sul punto di cadere sotto
il dominio comunista … In realtà sia David Rockfeller sia Arthur
Wriston, così come i loro colleghi banchieri del Bilderberg e della
Trilateral erano favorevoli all'apporto politico del PCI, destinato
a rappresentare in Italia un fattore di moderazione e stabilità.
Concludendo, nulla sembra cambiato rispetto ieri e non si può oggi
non essere d'accordo con la definizione data allora dal Levinson: "
Il PCI è un'immensa impresa capitalistica grazie alle sue numerose
società commerciali,, completamente legate alle banche di tutto il
mondo, comprese quelle dei paradisi fiscali" (10).



Note:

1) Charles Levinson, "Wodka Cola", Firenze, 1978, p. 7. Charles
Levinson è stato Segretario generale della Federazione
internazionale dei sindacati dei lavoratori chimici.
2) Levinson, op. cit., p. 34.
3) Per i particolari cfr. Eric Laurent, "Mosca a Wall Street",
Cles, 1989, pp. 66-67.
4) Sul ruolo di Segre e Napolitano rimando al mio: "L'ala
sinistra del mondialismo" su "Rinascita.net" 27/7/2005.
5) Si scoprirà alla fine della campagna elettorale che 50
giornalisti tra i più attivi nella denuncia degli affari
compromettenti della DC avevano la tessera del PCI. Anche il
settimanale "L'Espresso" sarà estremamente impegnato su questo
versante; per le trame intorno ad esso si cfr. ancora "L'ala
sinistra del mondialismo", cit.
6) Levinson, op.cit., p. 157.
7) Altiero Spinelli presiedeva l'Istituto Affari Internazionali
di Roma e si dimetterà dalla sua carica nel 1976 per potersi
presentare alle elezioni nelle liste del PCI. L' IAI, diretta
emanazione del CFR statunitense, era incaricato di coordinare i
punti di vista degli ambienti d'affari europei, americani e
giapponesi e di lottare contro ogni seria tendenza progressista
potesse svilupparsi in Italia.
8) L'accordo FIAT-Gheddafi che prevedeva l'inserimento di un
membro libico nel CDA e di due membri designati da Tripoli (su
cinque) nel Consiglio di Direzione della Casa automobilistica
torinese non piacque invece al filo-sionista Carlo De Benedetti, che
nei mesi successivi darà misteriosamente le dimissioni.
9) Levinson, op. cit., p. 317.
10) Levinson, op. cit., p. 254.






Lun 12 Set 2005 9:11 pm

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