Il mondo a pezzi
http://www.eurasia-rivista.org
16 Settembre 2005
Stefano Vernole
Confermate le fosche previsioni sui "benefici" della
globalizzazione.
Secondo il 16° Rapporto ONU sullo sviluppo umano, diffuso lo scorso
7 settembre, "siamo incamminati verso una prevedibile catastrofe".
Tre sono gli indicatori principali che sono stati presi in
considerazione: l'aspettativa di vita alla nascita, l'istruzione e
il tasso di alfabetizzazione, lo standard di crescita misurato dal
potere di acquisto del PIL pro capite.
Malgrado i buoni propositi della "Dichiarazione del Millennio"
firmata al Palazzo di Vetro nel 2000 i risultati scarseggiano.
I pochi miglioramenti, 130 milioni di persone uscite dalla povertà
assoluta, 1,2 miliardi in più con acqua potabile, 30 milioni di
bambini che sono stati scolarizzati, non possono nascondere una
situazione mondiale ancora drammatica.
Circa 2,5 miliardi di uomini vivono con meno di due dollari al
giorno, 10 milioni di bambini muoiono ogni anno per cause che si
potrebbero prevenire, 1 miliardo non dispone di acqua potabile e 2,6
miliardi di individui sono privi di servizi sanitari, 115 milioni di
bambini non vanno a scuola.
Se alcune nazioni, Vietnam, Uganda, Cina, hanno migliorato i propri
parametri economici, ben 18 Paesi presentano indicatori di sviluppo
peggiori rispetto al '90: 12 nell'Africa sub-sahariana e 6 nell'ex
Unione Sovietica, in tutto 460 milioni di persone che stano peggio
di prima.
D'altronde i cd. Paesi "ricchi" spendono solo lo 0,25% del PIL per
sostenere i più poveri e vincolano l'aiuto all'acquisto dei loro
prodotti.
Il 14 settembre 2005 si è così aperto l'ennesimo vertice delle
Nazioni Unite, in un clima di disaccordo generale.
Più che sui temi dello sviluppo, la riunione verte su alcuni
argomenti cari – more solito – all'establishment statunitense.
Gli Stati Uniti hanno infatti presentato 500 emendamenti alla bozza
generale, sostenendo innanzitutto la rimozione di ogni riferimento
al disarmo nucleare e attirandosi le critiche del ministro della
Difesa di Mosca, Ivanov.
Alla Casa Bianca non è stato sufficiente ridurre l'ONU a una sorta
di agenzia umanitaria dopo la guerra del 1999 contro la Serbia e
quella del 2003 contro l'Iraq.
Con la cd. "Riforma amministrativa" si vuole attribuire più potere
al Segretario Generale delle Nazioni Unite su spesa e mandati,
sottoponendolo però al controllo di revisori "indipendenti"; così
facendo, nel caso il successore di Kofi Annan (alle prese con le
malversazioni del figlio) sia meno ricattabile, qualcuno provvederà.
Nella voce "terrorismo" si vuole classificare come "ingiustificato"
ogni attacco sui civili, al punto che molte nazioni già temono il
ridimensionamento del diritto di resistenza all'occupazione sancito
dalla stessa Carta del'ONU: Afghanistan, Iraq e Palestina,
ovviamente insegnano.
La "responsabilità di protezione", invece, prevede l'intervento in
un Paese sovrano in caso di "genocidio" o "crimini di guerra";
l'esempio del Kosovo calza alla perfezione, ricordando che saranno i
media ammaestrati a decidere quando sarà necessario intervenire.
Con buona pace dei pacifisti nostrani, lo stesso John Bolton –
criticatissimo rappresentante statunitense alle Nazioni Unite – ha
riscosso consensi favorevoli anche dai diplomatici europei.
Come ormai capita da qualche tempo, le uniche resistenze alla linea
di Washington provengono da Russia e Cina (in questo caso con
l'aggiunta del Pakistan), che hanno preso a pretesto la questione
del Consiglio dei diritti umani che dovrà sostituire l'attuale
Commissione definita inefficiente e non credibile, per attaccare
Bush.
Per non farci annoiare, l'ex inquilino della Casa Bianca Bill
Clinton, ha organizzato un controvertice allo Sheraton Hotel di New
York, al quale non potevano mancare i "nostri" Prodi e D'Alema.
Rutelli e Veltroni, pur invitati, hanno dovuto declinare causa
precedenti impegni ma sono stati degnamente sostituiti da Giovanni
Kessler, deputato DS di Trento, vicepresidente dell'OCSE e
patrocinatore di una sezione italiana della Fondazione Clinton.
Il "nobile" intento dei convenuti è creare una "Davos sociale",
grazie al sostegno degli 800 partecipanti tra imprenditori,
ricercatori e docenti, per mettere mano alle emergenze sostanziali
del Pianeta, povertà, cambiamenti climatici, guerre, democrazia …
Tra i presenti, Blair, Zapatero, Abu Mazen, Yushenko, Mbeki … ma
anche Paul Wolfovitz e Rupert Murdoch, in perfetto stile bipartisan.
Pare che lo spettro di George Soros si aggiri nei corridoi …