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Mafia per non dire capitalismo   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #769 di 999 |
Mafia per non dire capitalismo

Rinascita 22 Settembre 2005

di Luca Redig

"Mafia per non dire capitalismo" è il saggio scritto da Carmelo R.
Viola ed edito a cura del Centro Studi biologia Sociale (per la
ricerca e la denuncia sociale).
Questo testo rappresenta una lucida presa di posizione, suffragata
da profondi studi sociologici, contro la rapacità del sistema
capitalistico. Quest'ultimo, essendo finito il pericolo comunista
con il crollo del Muro di Berlino, appare oggi, in puris
naturalibus, cioè senza la correzione socialdemocratica artefice
della promozione dello stato sociale nel quarantennio successivo
alla fine del secondo conflitto mondiale.
Ovviamente il welfare state serviva per creare una diga contro gli
oppositori, che, allora, erano legati a Mosca, e per l'oligarchia
era un prezzo da pagare per continuare a dividersi la torta dei
grandi affari. Essendo, in seguito, imploso il sistema sovietico, il
grande capitale ha ritenuto non più conveniente sostenere l'onere
della protezione sociale e sanitaria per tutti i cittadini,
adducendo pretestuosi vincoli di bilancio, statali e non, imposti,
peraltro, da banche centrali e F. M. I. che sono organici, da
sempre, al grande capitale medesimo.
L'autore, a pagina 178 del libro, ci spiega : "Il conto economico è
il demiurgo o il demone monetario del nuovo ordine il cui decorso si
fa coincidere con la caduta del Muro di Berlino e che prevede la
riduzione della società civile in giungla liberista.
Le masse, ubriache di consumismo e di sogni parassitari (stimolato
anche dalla politica dei premi-lotterie, quiz, giochi vari ed oggi
anche scommesse), non se ne rendono ancora conto mentre i grandi
privilegiati giocano tutto per tutto. E forse nemmeno le sconfinate
folle di affamati dall'altra faccia del mondo capitalista hanno
ancora ben compreso che il loro debito a nodo scorsoio con le
multinazionali dei paesi industrializzati diventerà sempre più
strozzante proprio per effetto della logica asociale del conto
economico estraneo ad ogni ragione umanitaria.
Questo ordine nuovo – che socialdemocratici, socialisti liberali e
affini hanno finito per accreditare – è terreno congeniale per
quella criminalità economica paralegale che i fautori della
criminalità economica legale fingono demagogicamente di distinguere
da questa chiamandola con il nome improprio di mafia.
La socialdemocrazia, ultimo miraggio di un vago capitalismo
illuminato – si direbbe dal volto umano – è un fantasma che non
desta più interesse nemmeno fra coloro che l'hanno partorito. Il
capitalismo è un gioco che può continuare solo se rispetta le regole
della propria naturale iniquità. Esso non può persistere senza
derubare gli uomini del necessario o affogarli nel superfluo, senza
produrre disoccupati, barboni, bambini randagi e assassini per
denaro, senza distruggere sistematicamente l'ecosistema (dalle
foreste ai mari, dal sottosuolo alla stratosfera), senza mentire e
vendere le proprie stesse menzogne e senza tradire quelle verità che
non può nascondere.
La socialdemocrazia – il socialismo capitalista o il capitalismo
socialista – nella misura in cui non è il prodotto di un idealismo
ingenuo, e digiuno di scienza sociale, è una menzogna sconcia nata
dalla mente di raffinati impostori, se è vero che pretende di far
coesistere due fattori (la corsa individuale e individualistica
all'accaparramento della ricchezza e la giustizia sociale) che si
escludono a vicenda. Tale menzogna non serve più nemmeno agli
oppositori della sinistra (non più alternativa al sistema ma polo
dell'alternanza interna al sistema stesso), i quali partecipano
sempre più a pieno titolo ai cori belanti del neo-liberismo con lo
zelo servizievole e masochista dei giuda e di certi neofiti".
"Mafia" – continua Carmelo R. Viola –" è la parola con cui i
vincitori della giungla neoliberista chiamano la versione paralegale
della criminalità strutturale (per altro intrinsecamente non
distinguibile da quella legale) così che, polarizzando l'attenzione
dei più su un aspetto apparentemente estraneo al sistema, si possa
salvare, nell'immaginario collettivo, la credibilità del sistema
stesso e consentirgli di resistere ben oltre la soglia della bio-
socio-compatibilità. Ove non è possibile spacciare la criminalità
economica per "mafia" (cioè per un fenomeno estraneo al sistema), si
assimila la legalità alla liceità (morale) così da non considerare
crimine la ricchezza illimitata (l'altra faccia dell'indigenza),
semmai un merito da premiare magari con il cavalierato, appunto
perché conseguita legalmente (con il crisma della legge). Lo scopo è
sempre quello di alimentare il sistema opponendosi all'avvento, per
crescita, dell'economia del bisogno e della funzione sociale,
tacciando il socialismo di utopismo, in quanto presuntivamente
incompatibile con la natura dell'uomo e quindi irrealizzabile".
Le soluzioni proposte dallo scrittore per la sopravvivenza della
civiltà sono:
1) quello di contrapporre al protagonismo elitario neo-liberista un
protagonismo elitario neo-socialista : un nuovo
movimento "rivoluzionario", possibilmente nonviolento, che sappia
compensare (se non debellare) gli effetti devastanti sulle masse del
crescente protagonismo reazionario.
2) Trasferire nell'ambito della lotta sindacale i motivi della
contestazione e le cause di giustizia, i quali, diventano ordigni
esplosivi per la reazione politica se saputi usare come si deve.
Recessione, inflazione, disoccupazione e soprattutto fisco con
riferimento particolare alle imposte indirette, al taglio delle
spese sociali alla progressiva demolizione della mutualità
assistenziale, sanitaria e pensionistica, sono fenomeni fra i più
consoni a uno scontro frontale con la montagna di menzogne su cui si
regge la cosa pubblica della società capitalistica.
Davanti a un'azienda in crisi, che minaccia di licenziare i propri
dipendenti, è grottesco piatire indulgenza verso i lavoratori.
Infatti, la crisi è fisiologica all'azienda capitalista, la quale
cessa di essere efficiente e funzionale appena decresce il volume
dei suoi affari. L'azienda capitalista non ha alcun compito
istituzionale di dare lavoro a chi non ce l'ha, ha invece bisogno di
comprare lavoro al solo scopo d'investire denaro per la
moltiplicazione dello stesso.
3) Lo strumento della stampa per mezzo del quale l'opposizione,
parlamentare ed extra, politica e sindacale, potrebbe coinvolgere
masse e piazze più di qualunque campagna elettorale: Dovrebbe:
– sconfessare il capitalismo attuale come economia incompatibile con
le esigenze – e i rischi – della civiltà tecnologica denunciandone
la natura di iniquo gioco d'azzardo per speculatori e affaristi –
ovvero come gioco di forza da cui emergono necessariamente i più
forti i quali costituiscono il potere politico di fatto.
– sconfessare l'uso improprio e persistente della parola "mafia",
quella chiamata in causa essendo solo imprenditoria capitalista
paralegale con qualche modalità comportamentale propria di tutte le
attività clandestine, anche quindi della mafia propriamente detta.
– Sconfessare le promesse della piena occupazione e di altri
progetti universali (quali equità fiscale, assistenza sanitaria,
debellamento del crimine economico, riscatto della condizione
femminile, riassesto ecologico e così via) essendo altrettanto
menzogne per uso interno del sistema.
Lo scrittore, rivolgendosi al pubblico dei propri lettori, sostiene:
Ve lo immaginate l'effetto prodotto da affermazioni cubitali sulla
prima pagina di un quotidiano d'opposizione così concepite : "Il
ministro Tal de'Tali è un bugiardo perché, nel nostro sistema, la
disoccupazione non è un fenomeno congiunturale ma strutturale.
Pertanto, la sua ventilata soluzione del problema è solo fumo negli
occhi ai tanti disgraziati che non sanno in che inferno
(capitalista) vivono. Siamo disposti al più ampio confronto teorico
e, se necessario, a un pubblico dibattito". O così: "La tesi,
secondo cui per mantenere in vita l'azienda in causa, sia necessario
ridurre stipendi e salari ai dipendenti, è la proposta di un atto di
violenta prevaricazione a danno dei più deboli, che ci riporta ai
primordi del capitalismo. Le difficoltà del sistema non possono
essere risolte decurtando il necessario di chi lavora, semmai
riducendo il superfluo dei parassiti".
Carmelo R. Viola, nella postfazione, afferma : "Non ho inteso
scrivere (e non ho scritto) un saggio di economia. Ho inteso
esprimere (e spero di esserci riuscito) perché – quella che è
spacciata per "la" economia, è soltanto un insieme di norme
convenzionali, le quali, con il pretesto di rispondere ai diritti
naturali dell'uomo e ai suoi bisogni reali (materiali e civili),
nella realtà costituiscono solo un gioco alla sopravvivenza e
all'arricchimento illimitato. Gioco è termine usato con scrupolosa
proprietà: infatti, è solo da un gioco che si può diventare
straricchi senza lavoro e senza merito o dei poveri totali senza
alcun demerito".
Concludendo, questo saggio esprime, con grande rigore, un'accusa
contro tutto il ciarpame politicamente corretto, che ci tocca vedere
sulla maggior parte dei media nostrani ed esteri.


Per ordinare il Quaderno recensito scrivere all'Autore, Carmelo R.
Viola: crviola@...






Sab 24 Set 2005 6:05 pm

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