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Dissoluti & Arroganti   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #777 di 999 |
Dissoluti & Arroganti

di Maurizio Blondet


TORINO - Non è tanto la mistura di eroina, cocaina ed alcol; né
tanto il fatto che Lapo Elkann, l'indecoroso rampollo, se ne sia
riempito fino a ridursi in coma.
Il vero punto è che il giovane, ultimo dissoluto Agnelli, si è
ridotto all'incoscienza nel losco quartierino di un travestito
pugliese cinquantenne, con i labbroni e le tettone gonfiati di
silicone, in compagnia di due altri transessuali: evidentemente il
coktail di droghe gli serviva, al Lapo, per mantenere l'eccitazione
sessuale oltre ogni sazietà, oltre ogni abisso di schifo.
Alcuni lettori mi chiedono di dire la mia.
Ma che dire?
Molti Agnelli sono così.



Il nonno, stimatissimo dai suoi maggiordomi della stampa, era così.
E anche peggio, se a Torino corrono voci di oscurissimi satanismi e
malvagità nefande e gratuite attorno e dentro la «famiglia».
Il tutto circondato dal silenzio servile di una città, Torino, i cui
abitanti si considerano da sempre - sindacati compresi, CGIL e
Partito Comunista inclusi - vassalli della famiglia feudataria e
fannullona.
Quando Edoardo Agnelli si gettò da un ponte dell'autostrada qualche
anno fa, anche lui travolto da droghe e da altre paturnie a sfondo
mistico (suo padre l' «avvocato» pare commentasse, tenero come
sempre: «beh, ha avuto un bel coraggio a gettarsi. Non lo credevo»),
visitai Villar Perosa, sede della «famiglia»: gli abitanti del luogo
parevano i villici de «Il castello» di Kafka, tutti rispettosamente
omertosi, a proteggere gli intoccabili nella loro villona; si
sarebbero messi in costume se solo l'«avvocato» lo avesse loro
ordinato.



E gli Agnelli, nella loro perenne bolla di adulazione, si sono
infatti considerati nobili.
Basta vedere come hanno chiamato i figli: Lapo, Yaki, Ginevra.
Nomi d'alto lignaggio, una ridicola mascherata.
Ma quali nobili: sono per lo più ebrei imparentati con ebrei, ma del
raro genere dei giudei incapaci; i Nasi (turchi d'origine, forse
sabbatei: «nasi» è nome ebraico - turco che significa «principe», ma
principe nella sinagoga), gli Elkann.

Hanno lavorato raramente.
Sempre staccato dividendi e villeggiato nelle loro varie magioni,
Manhattan, Levanto, Portofino, qualche yacht.
Capitalisti senza capitale (glielo abbiamo sempre fornito noi
contribuenti italiani, in un modo o nell'altro) ma ben forniti di
boria.
Come industriali, hanno distrutto più che creato; hanno fornito
all'esercito italiano gli automezzi più tragicamente inadeguati
della seconda guerra mondiale, ed hanno continuato anche dopo.
Bravi a lavorare in regime di monopolio, incapaci di tenere testa a
una seria concorrenza.
Micragnosi con la clientela, a cui pareva di regalare qualcosa
quando facevano pagare come una vera auto una 500 fabbricata in
Polonia del valore, forse, di 300 euro.
Come percettori di cedole, dividendi e coca, insaziabili.

Il padre del dissoluto bisessuale, Alain Elkann, scrittore di
modesta qualità, ha un vantaggio come pubblicista: fa interviste
importanti.
Non dev'essere difficile intervistare «persone importanti» che sono
sul libro paga degli Agnelli.
Alain ha campato decenni intervistando Indro Montanelli, capo dei
maggiordomi della «famiglia».
Alain Elkann ha scritto «Mitzvah», dove si diffonde superfluamente
sul suo orgoglio di essere ebreo, e su come loro ebrei siano
migliori dei goym; ha scritto una biografia di Alberto Moravia,
giustamente dimenticato dittatore delle lettere italiche per mezzo
secolo, in quanto ebreo.



«Moravia» era infatti lo pseudonimo di un Pincherle, della famiglia
imparentata coi Rosselli e il resto del giudaismo livornese, i
Nathan, i Montefiore; era tanto amato dal nostro Ciampi.
Anche Pincherle detto Moravia amava il sesso estremo, anche se la
natura non l'aveva dotato di mezzi biologici; Dacia Maraini, che fu
sua amante se così si può dire, raccontò in un poema come il
Pincherle - Moravia le orinasse nelle mani, essendo incapace di
fare meglio.
Dev'essere uno stile, una razza.



Ma naturalmente, i libri dell'Elkann padre vengono rispettosamente
recensiti, adulati, esaltati dal servidorame mediatico.
In fondo, per matrimonio, è un Agnelli ed ha pure l'erre moscia.
Elkann padre, l'altra sera, mentre certe TV ripugnanti preparavano
in fretta un servizio sul figlio debosciato in rianimazione per
cretinismo vizioso, è stato invitato da Bruno Vespa.
Lui s'è inalberato: «mi vergogno di essere italiano».
Sì, anche noi ci vergogniamo che lui sia italiano.
Ma è italiano poi?

Nato a New York, vissuto a Parigi, per sua ammissione «furiosamente
cosmopolita», è di Villar Perosa dopo aver appeso il cappello
sposando una figlia dell' «avvocato».
E Villar Perosa non è Italia, ma «Il castello» di Kafka, o il
contado di un Dracula da operetta.
Pensi alle sue qualità di padre e di educatore, l'Alain, piuttosto.
Com'è che il suo Lapo è così dissoluto a 29 anni?
Così fesso da non saper gestire la coca, cosa che almeno il nonno
sapeva fare?
E così «cheap» da finire con tre travestiti di quartiere?
E questa sarebbe la classe dirigente?
Dissoluti, e arroganti.


Maurizio Blondet

http://www.effedieffe.com/rx.php?id=681%20&chiave=elkann






Sab 15 Ott 2005 10:25 pm

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Inoltra Messaggio #777 di 999 |
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