UN PAESE PERICOLOSO
Storia non romanzata degli Stati Uniti d'America
di John Kleeves
Edizioni Barbarossa
pp. 382 - Euro 18
«Kleeves parte da un presupposto abbastanza sorprendente: degli
Stati Uniti si crede di sapere tutto ma in realtà si sa assai poco.
Ciò è dovuto sostanzialmente a due motivi. Il primo è che si tratta
di un paese singolare, con una forte specificità, le cui affinità
con le culture di altre aree del mondo, compresa quell'Europa da cui
provengono, sono più apparenti che reali. Il secondo motivo è che
gli Usa dispiegano una forza propagandistica enorme per essere
percepiti come vogliono essere percepiti ma come in realtà non sono.
In America esiste una United States Information Agency (Usia), con
un budget di tre miliardi di dollari e 50 mila funzionari sparsi in
tutto il mondo, il suo scopo statutario è di «influenzare le
opinioni e le attitudini del pubblico estero in modo da favorire le
politiche degli Stati Uniti d'America». (...) Così gli americani
hanno potuto presentarsi come i vessilliferi dei buoni sentimenti e
della pace, il che è abbastanza straordinario per un paese che dalla
sua nascita ha compiuto più di 200 interventi armati in tutte le
aree del mondo, il cui schiavismo ha provocato 40 milioni di morti,
autore di uno dei più spietati e cinici genocidi della storia,
quello dei Pellerossa, infine l'unico ad aver usato, senza troppi
scrupoli, la bomba atomica.
Kleeves, che fa largo uso della ricerca motivazionale, utilizzata in
psicologia, individua l'origine del «modo di essere americano, di
quella che è una vera e propria teologia, nel protestantesimo
declinato nella sua versione più radicale ed estrema, il
puritanesimo. Ciò dà all'americano medio la certezza di essere dalla
parte degli Eletti, dei Buoni, dei Giusti e agli Stati Uniti la
caratteristica di paese straordinariamente aggressivo, convinto di
avere il diritto, anzi il dovere, di portare il proprio modello
ovunque. Il presidente Roosevelt lo disse
esplicitamente: "L'americanizzazione del mondo è il nostro destino"».
Su questo sentimento (...) si inseriscono gli interessi economici di
quell'oligarchia mercantile che rappresenta il 5% della popolazione,
detiene la metà della ricchezza nazionale e il cui interesse non è
quello di esportare i Buoni Sentimenti ma di omologare l'intero
pianeta al proprio modello per potervi vendere i propri prodotti e
sacrificare così a quello che gli stessi americani chiamano Almighty
Dollar, Il Dollaro Onnipotente. Per ottenere questo scopo sono
disposti a distruggere culture, habitat, diversità, tradizioni,
economie».
(Massimo Fini, "Avvenire", 10 luglio 1999)