L'Islam come costitutivo dell'identità italiana ed europea
Recensione di Islam d'Italia di Angela Lano
L'ultimo libro di Angela Lano, giornalista torinese esperta di cose
islamiche e del mondo arabo, è una ventata d'aria fresca in un
panorama abbastanza fosco di testi-spazzatura, instant book sul
mondo islamico ed in ogni caso testi scritti per alimentare l'odio,
la diffidenza e la paura, o comunque con tesi precostituite di
difesa dello "scontro tra le civiltà", dell'irriducibilità
dell'Islam alla democrazia ed altre amenità del genere. Ormai è
diventato lo sport nazionale dare la colpa all'altro, al diverso, al
povero, all'oppresso per qualsiasi cosa non funzioni, compresa la
questione degli autobus pieni e delle metropolitane affollate. La
colpa è degli extracomunitari, non dei tagli del Governo agli enti
locali ed alle aziende autonome. Nello stesso modo le persone
affrontano il tema della convivenza tra le culture. Angela Lano
disvela finalmente in un reportage esauriente delle realtà islamiche
italiane viste nel loro pluralismo e nella loro complessità quanto
si stia realizzando - contro molte aspettative pessimistiche - la
costruzione di un islam d'Italia libero ed indipendente dagli stati
e dagli interessi di attori esterni. L'Autrice sfata preconcetti,
pregiudizi ed etichette fasulle appiccicate ad alcune realtà
islamiche italiane. Critica come inutilizzabile nel mondo islamico
l'aggettivo "laico", etichetta posta su qualunque realtà sia filo-
occidentale e filo-americana. Smonta la questione dell' "Islam
moderato" affermando giustamente che l'Islam non moderato non è
Islam. E che comunque le realtà islamiche italiane stanno andando
verso la democrazia prova ne sia che nessuno chiede il califfato. In
realtà l'Islam è laico in quanto non esiste nel mondo islamico
alcuna Chiesa che possa costruire un mondo separato, mentre è sempre
esistita differenza di piani tra il "sultano", che incarna il potere
amministrativo, e il "califfo", che invece incarna la funzione
religiosa e quella politica.. Ad ogni modo "laico" non significa
democratico, come dimostra l'esempio delle dittature in Tunisia, in
Siria o nello stesso Iraq di Saddam Hussein, dittature laiche e
presuntamene espressione di strati filo-occidentali ed
assimilazionisti. Così come non esiste ateismo in quanto Allah è
dappertutto. Esiste invece tra i musulmani contemporanei un
atteggiamento relativamente diffuso di disimpegno riguardo alla
religione. Ragazzi e ragazze che pur definiti musulmani rifiutano la
pratica religiosa o la rimandano nel tempo sentendola come lontana
rispetto alla loro esperienza.(musulmani senza islam). In ogni caso
sia il rifiuto sia l'accettazione della propria identità islamica
sono comunque -come nota Allievi e come confermano le interviste di
Angela Lano - una prova del fatto che tutte queste persone,
praticanti o no, si definiscono musulmani e membri di una comunità
(umma). Emblematiche di questa situazione le interviste ad alcune
giovanissime, una delle quali aveva sostituito la propria cultura,
religione e tradizione con la mania dello shopping. E' chiaro che
questa ragazza quando si stancherà di comperare e maturerà,
riscoprirà in qualche modo la sua fede e i suoi valori. Le
interviste provano anche - riguardo alla questione dei matrimoni
misti - che i matrimoni funzionano quanto più è alto lo status e il
livello culturale della coppia stessa.. Spesso queste coppie infatti
esplodono per motivi puramente economici o psicologici, specialmente
quando l'uomo non riesce ad integrarsi completamente sul piano
psicologico nella realtà italiana e continua a percepire se stesso
come escluso.
Per quanto riguarda invece la situazione delle principali
associazioni islamiche, Angela Lano traccia un quadro di passaggio
dall'Islam degli immigrati a quello degli italiani; quadro che
coinvolge tutti, dalla moschea di Viale Jenner, che fino a qualche
anno fa rifiutava l'integrazione, fino alle associazioni legate
all'UCOII, a coloro che fanno Da`wa.(appello all'Islam) e alle
associazioni sciite (queste ultime ad esempio si stanno inserendo
nel dialogo islamo-cristiano). L'inserimento dell'Italia tra
i "paesi del patto" o "della pace" (dar al salam) ha reso possibile
il pieno riconoscimento da parte di tutte le associazioni islamiche
delle istituzioni democratiche e l'inserimento di importanti
dirigenti nel lavoro sindacale interreligioso o etnico specialmente
quadri medi. Particolarmente illuminanti sono le belle pagine
dedicate al settore islamico–no global dei musulmani che riempiono
le piazze chiedendo pace e democrazia sulla scia degli insegnamento
di Tareq Ramadan. Alcuni passaggi del libro sono dedicati al
percorso religioso ed esistenziale di Hamza Piccardo, un uomo
generoso ed integro, strenuo difensore della comunità islamica e
delle giuste cause, messo in croce per alcune sue dichiarazioni
risalenti ad una quindicina di anni fa nelle quali lui non si
riconosce più ed eccessivamente rigide rispetto ad alcuni aspetti
della storia e della cultura degli ebrei inserite nelle note alla
redazione italiana di una parafrasi del Sacro Corano. Affermazioni
discusse e discutibili all'interno della comunità stessa,
nient'affatto gratuite in quanto si appoggiavano comunque su testi
tradizionali universalmente riconosciuti (Ibn Kathir ed altri), che
invece sono state prese a pretesto per una campagna di calunnie
contro il fratello, contro l'Ucoii e contro tutti i fratelli
musulmani. Niente di particolarmente scandaloso se si pensa a quello
che dicono certi predicatori medio-orientali quando vogliono
infervorare l'uditorio in funzione antiamericana. Angela Lano mette
in evidenza il superamento di queste posizioni da parte di Hamza
Piccardo e l'approfondimento del suo cammino spirituale. Per lui e
per molti musulmani contemporanei, oggi, assieme alla assoluta
esigenza della giustizia e dell'autodifesa emerge un'esigenza di
rispetto assoluto delle creature e del valore della vita, una
esigenza nella quale mi riconosco pienamente e che rende veramente e
profondamente contemporaneo – nell'accezione migliore - il messaggio
islamico. Un Islam di pace, di misericordia, di pazienza, di
compassione. Come dice il fratello sufi Hashim Cabrera, imam
Andaluso: "El Islam es la mas misericordiosa de las vestiduras".
Tra le esperienze di base che emergono dalla ricerca, alcune molto
conosciute e mediatizzate, vorrei invece sottolineare quelle che per
vari motivi sono rimaste in secondo piano. Sta emergendo nel mondo
islamico il discorso della non-violenza, un discorso che piacerebbe
ad Omar Camilletti, di cui Angela Lano mette in rilievo il
particolare percorso di un Islam fortemente spirituale ed apolitico -
e se esiste un Gandhi in terra d'Islam non può essere altri che
Sheikh Abdelsamad Yassine, l'esponente politico certamente più amato
dai marocchini. A Torino, in Via Chiasso, esiste una moschea i cui
dirigenti fanno riferimento proprio al partito di Yassine e che
applicano i suoi metodi - coniugando Islam sunnita, sufismo e
accettazione del metodo democratico - nella realtà italiana. Il
risultato è una mescolanza di Islam moderato e di sufismo, un
insegnamento fortemente spiritualizzato e fortemente caratterizzato
per l'inserimento nel sociale secondo il principio "la ikraha fi d-
din" ("non c'è costrizione nella religione", Corano). E' noto che
Yassine è anche un sufi, e che il suo movimento si caratterizza per
l'accettazione del dialogo tra islamici e laici, per il rispetto
della libertà di coscienza e dei diritti umani, per la battaglia
affianco delle opposizioni al regime per la democrazia e a favore
dei diritti della donna musulmana senza alcuna concessione al bieco
tradizionalismo che impregna certe realtà rurali marocchine e che
caratterizza invece l'islamismo radicale filo-saudita nella maggior
parte dei paesi islamici. Un'altra caratteristica emergente è il
rifiuto di parecchie associazioni islamiche e moschee di avere
finanziamenti dai paesi d'origine, preferendo affidarsi alla
sottoscrizione popolare e creando piccole imprese (self service,
macellerie halal, ristoranti, call center) per permettere alla
comunità stessa di decollare economicamente. Molte di queste
imprese, costruite per iniziativa di musulmani praticanti, danno
lavoro ad islamici e non, italiani compresi. Altro che terroristi o
ladri di lavoro "italiano"! Altro che racket, poiché i proventi di
queste attività sono modesti anche perché impiegano il maggior
numero di persone possibile per sostenere le famiglie anche con
piccoli guadagni (donne che fanno il pane e lo vendono ecc.).
In questi anni l'Islam si è affacciato come attore rilevante anche
dal punto di vista della beneficenza. Attraverso grandi associazioni
internazionali come l'Islamic Relief Italia, filiale di una
associazione conosciuta e rispettata in tutto il mondo. Ma anche
attraverso l'Associazione di beneficenza col Popolo palestinese di
Genova, che non solo aiuta i palestinesi, cristiani e musulmani
senza distinzione alcuna, ma solidarizza con i non-violenti a
fianco dei pacifisti integrali alla Rachel Corrie: quelli che
praticano la tattica dell'interposizione rischiando la vita nei
Territori occupati della Palestina, per difendere una casa, un
albero, una famiglia.
Completano il quadro le interviste ai fratelli che lavorano fianco a
fianco con i detenuti, con i ragazzi maghrebini di strada, e cercano
di redimere ladri e prostitute. Un'altra attività di cui i giornali
non si occupano troppo. coinvolti nelle inchieste contro presunti
terroristi regolarmente scarcerati per non aver commesso il fatto.
Fino al punto che sembra che in Italia solo le associazioni
cattoliche si occupino dei poveri, e che la poca beneficenza
islamica sia destinata solo a poche famiglie, il che ancora una
volta non è vero… Fratelli come `Abdelaziz Khounati ed Ahmed
Chierkaoui si occupano da anni di situazioni a rischio di devianza
ed esiste una collaborazione tra alcune moschee, gli enti locali ed
alcune associazioni di volontariato che sta dando i suoi frutti
specialmente a Roma, Milano e Torino. Emergono anche situazioni
divertenti e in cui la realtà supera la fantasia. Mi riferisco in
particolare all'intervista al fratello Ismail Castelli di Roma (per
il quale è stato coniato il termine "islam all'amatriciana", per
dire islam vissuto alla romana), una persona che è la negazione del
luogo comune del musulmano arcigno e noioso, che racconta in modo
semplice, ma rivelando una profonda sensibilità della sua
conversione in Somalia davanti ad un cieco che ringraziava Allah
("io invece ho tutto e non ringrazio Dio", si chiese, e fu
l'inizio del suo Islam); e alla situazione del fratello napoletano
che all'inizio del suo cammino islamico gestiva unna norcineria dove
si vendeva carne di maiale, e per un bel po' di tempo i musulmani
locali si riunirono proprio nel retrobottega della norcineria!
Proprio vero che le vie del Signore sono infinite. Consiglio questo
libro in particolare a chi è un neofita della materia perché è di
facile lettura ed è ben scritto.
Amina Donatella Salina