L'impero nordamericano minaccia il pianeta
Rinascita | Martedì 18 Ottobre 2005 - 14:14 | Cristiano Tinazzi |
Il discorso del presidente venezuelano è stato, insieme a quello di
Lula e Mugabe, uno dei discorsi più attesi all'incontro tenutosi a
Roma per commemorare i sessant'anni di attività dell'agenzia ONU.
Chávez, che ha parlato per più di mezz'ora, ha esposto con la
massima sincerità e con la chiarezza che da sempre lo
contraddistingue i vari problemi che impediscono ai popoli di tutto
il mondo di sollevarsi dall'indigenza e dal sottosviluppo. Ma ha
anche lanciato un messaggio di speranza: "Il pianeta può essere
salvato, io sono ottimista, soprattutto se si guarda ai giovani, che
potranno guidare la rivoluzione morale per un nuovo socialismo nel
XXI secolo". Dalla tribuna della Fao, il presidente del Venezuela
accusa senza mezzi termini "l'egemonia capitalista, colonialista e
imperialista" di voler uccidere il pianeta: "stiamo uccidendo questo
pianeta e l'impero nordamericano è la principale minaccia alla sua
sopravvivenza. Con i ritmi attuali, quell'obiettivo lo raggiungeremo
tra 200 anni, sempre che la specie umana riesca a sopravvivere",
denunciali presidente venezuelano, che fa sua la tesi
dell'intellettuale radicale americano, Noam Chomsky, sulla strategia
imperialista dopo l'11 settembre per cui l'alternativa è "Egemonia o
sopravvivenza", citando il titolo del suo ultimo libro. "La
sopravvivenza della specie umana è in pericolo, già vediamo gli
effetti del disastro", ripete Chávez, che parla di "uragani
indemoniati, che hanno la potenza di cento, mille bombe atomiche".
Ma, grazie "alla passione e alla purezza che la gioventù ha e che
sono necessarie per fare la rivoluzione", si potrà guidare il mondo
verso "un socialismo fresco, nuovo e dinamico", tuona Chávez, che
rivendica il suo essere "cristiano e cattolico" e invoca Cristo "in
questa città eterna perché annunci il regno dell'eguaglianza e della
libertà. Quanto è distante però l'essere cattolico di Chávez e la
figura del Cristo da lui evocata da quello che la chiesa in realtà
rappresenta! "è l'egemonia del sistema capitalistico e
imperialistico che dobbiamo smontare e distruggere se vogliamo
mettere veramente fine alla fame" attacca ancora Chávez.
Subito dopo gli fa eco Mugabe, che chiama Bush e Blair "uomini
scellerati che hanno creato un'alleanza scellerata, un'alleanza per
attaccare un Paese innocente. La voce di Bush e la voce di Blair non
possono decidere chi deve governare lo Zimbabwe, chi deve governare
in Africa, chi in Venezuela, chi in Iran e chi in Iraq", tuona
ancora il leader africano, che aveva iniziato il suo intervento con
una rivendicazione: "Facciamo anche noi parte delle Nazioni Unite".
Una rivendicazione con la quale Mugabe risponde alla protesta
formale dell'ambasciatore americano presso la Fao, Tony Hall, che
aveva definito la sua presenza al vertice una "beffa", dal momento
che sarebbero proprio le politiche del leader africano - nei cui
confronti l'Unione Europea ha imposto sanzioni tre anni fa - a
provocare la morte di migliaia di persone per fame. E ancora Chávez,
che ha reso onore a Mugabe, "perché toglie le terre a chi non ne ha
bisogno per darle a chi ne ha bisogno per vivere", accusa i Paesi
ricchi di non fare nulla per mantenere la promessa di dimezzare
entro il 2015 la povertà.
Il Venezuela - ha concluso il presidente - è impegnato a
incamminarsi sulla strada della luce, della speranza e della vita
come disse il `libertador' Simon Bolivar. Viva la vita, evviva la
pace".
Dopo avere lasciato la sede romana della Fao, il presidente
venezuelano si è recato a Milano per assistere ad una amichevole tra
la nazionale venezuelana e l'Inter. Chávez stesso è sceso in campo
per dare il calcio d'inizio all'amichevole. "L'Inter - ha detto
Chavez - ha una forte tradizione sociale ed è sempre stata in
sintonia coi popoli alla ricerca di un mondo migliore". "La gara -
ha spiegato Moratti - non ha significato politico, ma solo un valore
sociale. Siamo onorati dell'amicizia del presidente Chavez, un uomo
che ha grande sensibilità nei confronti dei Paesi poveri del mondo".
Cristiano Tinazzi