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Rispondi | Inoltra Messaggio #907 di 999 |
CENTRO STUDI BIOLOGIA SOCIALE

(per la ricerca sociologica e la denuncia sociale)
Fond. e Dir. Carmelo R. Viola, biosociologo (socio ad h. ANS - Ass.
Naz.le Sociologi -Roma)
C.P. 135 – 95024, Acireale/CT – Italia – Tel. e fax: (0039) (095)
763 19 81
C.c.p.. n° 14 35 89 56 – E-mail: crviola@...
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Acireale, 15 aprile 2006

Egregio dr. Giancarlo CASELLI
Procuratore Generale di
10100, T O R I N O - TO
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

Gentile dottor Caselli,

sono certo che Lei si ricordi di me. Le ho scritto più volte in
passato ed ho sempre avuto il Suo riscontro, segno della Sua non
comune signorilità. Ella è una persona che desta simpatia e fiducia.
Sono passati anni di silenzio anche perché non avevo il Suo
nuovo indirizzo. Dalla "Sua" cartella mi risulta di averle spedito a
Palermo, tra l'altro, il Quaderno n.ro 5 di questo Centro, dal
titolo "Stato sociale o criminopoli", che spero abbia letto. Esso è,
si può dire, propedeutico alla comprensione della biologia (del)
sociale, mia creatura che, nel frattempo, si è fatta adulta. Il
titolo Le dice intanto una cosa: ove non esiste lo Stato sociale,
esiste (anzi, impazza) "criminopoli". Il riscontro della realtà non
lascia dubbi.
Continuo a stampare e diffondere Quaderni. L'ultimo è il 22
dal titolo "Mafia per non dire capitalismo" che Le invio
contemporaneamente a questa lettera e che La invito a leggere
attentamente. Cerco di coprire le molte spese vive con i contributi
volontari degli affezionati e di coloro che desiderano conoscere
questa nuova materia, che è la scienza sociale elaborata su base
naturalistico-biologica. Ho quasi 78 anni e continuo imperterrito la
mia battaglia per una società secondo biologia ed etica.
Ho sentito della Sua esultanza per la cattura di Provenzano
e mi sono ricordato di quando Lei, con amabile candore, si recava
presso istituti scolastici a insegnare il rispetto della legalità.
Fu una delle volte che Le scrissi per contestare il contenuto del
Suo pur sincero insegnamento. Infatti, non risulta che tutto ciò che
è legale sia perciò solo eticamente legittimo. Questa società è
una "giungla antropomorfa" basata sull'artescienza della predazione
e ciò che ancora – nel secolo delle scienze – si continua a chiamare
economia, altro non è che PREDO-nomia di diretta derivazione della
giungla, ovvero quanto detto appena più sopra. L'economia – scienza
dell'amministrazione con giustizia dei bisogni di una collettività -
è ben altra cosa ed è quella che manca.
Pertanto, quando si dice capitalismo si dice una
molteplicità di modalità di predazione, la prima delle quali è
certamente quella legale: il "classico" sfruttamento dell'uomo
sull'uomo attraverso regole convenzionali (basate non sui diritti
naturali ma sulla convenienza padronale) che si dicono leggi e che,
in questo caso, fanno arricchirsi i "datori di lavoro" (che poi
sono "compratoti di lavoro" al minor costo possibile) e restare
poveri i poveri, i classici proletari ovvero i lavoro-dipendenti. Vi
è la "predazione intralegale" (vedi il fenomeno sempre presente
denunciato da "Mani Pulite"); vi è la "predazione illegale" che
costituisce la cosiddetta delinquenza "predonomica" (detta
impropriamente economica) comune e, non ultima, quella "paralegale"
detta del tutto impropriamente "mafia" (per una certa somiglianza
modale con organizzazioni di altri tempi). Sul piano internazionale
vi è la "predazione imperialistica".
Il capitalismo è anche la disoccupazione, la povertà, la
precarietà, l'accumulo senza misura di ricchezza prodotta dal lavoro
altrui, ogni difficoltà esistenziale dovuta a insufficienza o
indigenza economica. Sul piano universale è anche lo sfruttamento
finanziario-bancario e monetocratico del Terzo Mondo e quanto in
esso gli indigeni "più evoluti e furbi" fanno contro i semplici e
gli inermi in assenza di aiuti tecnologici in loco ripetendo le
origini storiche del capitalismo, di quando i primi pescecani
facevano morire sul lavoro di 14-16 ore al giorno perfino donne e
bambini. Capitalismo è anche la conseguente immigrazione prodotta
dalla fame e sfruttata con trattamenti di fame!
Il capitalismo è tutto questo: un vero "castigo di Dio"
(contro una specie umana ancora adolescente), il quale produce anche
quello che Lei – e non solo Lei – chiama "mafia", che è pertanto un
pezzo di capitalismo, un "modo diverso di fare capitalismo",
una "dimensione strutturale del capitalismo". Pertanto, è privo di
fondamento scientifico considerare il capitalismo paralegale,
peraltro necessariamente-occultamente colluso con quello industriale
e quello politico, qualcosa come un'"affezione cutanea", e pensare
di poterla debellare senza abolire la matrice che è il capitalismo
come legittimazione di depredare il prossimo nel rispetto di certe
regole – come ha ripetuto Montezemolo, presidente della
Confindustria.
Sta di fatto che i grandi industriali risultano essere
puntualmente dei grandi "predatori" con quotazioni in borsa e
paradisi terrestri dotati di ogni impensabile confort naturale e
tecnologico mentre poveri cristi "lavoro-dipendenti" talora sono
indotti al suicidio mentre molti "depredati" languono nella
disoccupazione, nel lavoro nero e nell'incertezza quotidiana.
Mafia è una parola usata e abusata solo per indicare forme
di capitalismo che, per essere occulte o quasi, usano modalità di
comportamento proprie di tutte le società segrete, dato che
la "segretezza" consente e copre modalità criminose inagibili alla
luce del sole.
Bisognerebbe, invece – e faccio sempre riferimento all'epoca
delle scienze – fare caso alla legge psicologica secondo cui la
legittimazione di ciò che è naturalmente-eticamente crimine (come la
ricchezza da predazione del proprio simile) fa avvertire lecita, a
livello inconscio (subliminale) ogni modalità per raggiungere il
crimine stesso. Infatti, si ruba (e nei modi più diversi) non solo
per fame (che è un imperativo biologico) ma anche "per emulazione".
Perciò, egregio dottor Caselli, trovo fuori luogo che una
persona intelligente e carica di esperienza come Lei possa pensare
che la cattura di un Provenzano possa significare la decapitazione
della "mafia" (che, peraltro, è "policefala"!). Lei esulta perché un
predatore paralegale, guarda caso dopo oltre quarant'anni di
latitanza, già anziano e perfino ammalato, sia stato chiuso entro le
pareti di un carcere, mentre innumeri predatori legali se la
spassano indisturbati quando non anche osannati e premiati. E' vero,
costui ha provocato perfino degli omicidi (personalmente non so
quanti), ma "depredare legalmente attraverso il lavoro" equivale ad
aggredire ed uccidere lentamente tutta una comunità, i cui elementi
più deboli muoiono di stenti e di malattie dovute al bisogno o si
autosopprimono.
E non ho detto tutto. All'interno della società borghese,
oggi neoliberista, in cui lo stesso diritto alla vita è diventato
oggetto di mercato (vedi il "mercato del lavoro"!), il lavoro-
dipendente - povero anche quando possiede auto, computer e
telefonino (ormai "strumenti di costume e di necessità") – non ha
nemmeno la tutela (e questo La tocca personalmente) del potere
giudiziario. Infatti, non è vero che esista lo Stato di diritto
(tale essendo solo quando risponde a tutti i diritti naturali di
tutti i cittadini – nessuno escluso) né che la legge sia uguale per
tutti. La giustizia costa e costa molto e se costa se la può pagare
solo chi ha soldi a sufficienza. Il "gratuito patrocinio" è una
bella "figura retorica" che non serve quasi a niente: per esempio
non serve a un condòmino che non può chiedere la perizia tecnica del
tribunale per una facciata condominiale eseguita senza intonaco non
disponendo di migliaia e migliaia di Euro per la pratica. Non gli
rimane che tenersi la propria casetta, fatta con un mutuo e quindi
con sacrifici, deprezzata da un imprenditore che sa di potere
contare sulla deterrenza della "predazione giudiziaria" (anche se è
un semianalfabeta). In uno Stato di diritto dovrebbe bastare la sola
segnalazione a mettere in moto la macchina della giustizia, anzi non
ci sarebbe modo di depredare impunemente il prossimo.
Spero che le mie parole, dette con la stima ed il rispetto
di sempre, non La offendano ma la inducano a riflettere mentre Le
invio i più cordiali saluti da parte di questo "giovane combattente".



Carmelo R. Viola


P.S. Questa lettera, per l'evidente contenuto d'interesse sociale,
viene inoltrata al quotidiano "Rinascita" di Roma per eventuale
pubblicazione. In ogni caso, sarà diffusa via e-mail e in internet.-








Mar 18 Apr 2006 12:44 pm

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