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Stella gialla per gli ebrei in Iran?   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #916 di 999 |
Maurizio Blondet
20/05/2006
http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=1172&parametro=esteri


Il regime dell'Iran obbliga le persone di minoranza ebraica a
circolare con un contrassegno giallo appuntato sugli abiti, e gli
zoroastriani con un contrassegno azzurro?
Molti lettori ci segnalano questa notizia; alcuni precisano di
averla avuta per mail da qualche amico israelita.
Tutto è possibile.
Ma il dubbio che la «notizia» sia disinformazione e propaganda, in
preparazione dell'attacco bellico all'Iran, ha qualche solido
fondamento.
La fonte originaria della notizia è il National Post, un oscuro
giornale canadese di estrema destra (neoconservatrice), la cui
redazione (basta cercare sul sito) è composta in schiacciante
maggioranza di ebrei.
Il National Post sostiene di aver ricevuto l'informazione
da «esiliati iraniani», di cui non fa il nome. Ma non è difficile
ricostruire l'identità dell'informatore.
Un «esiliato iraniano» di nome Amir Taheri è collaboratore fisso del
National Post.
Questo prolifico Taheri collabora assiduamente anche al Jerusalem
Post, alla National Review e al Weekly Standard, che sono gli organi
ufficiosi dei neoconservatori israelo-americani. Soprattutto, Taheri
è cliente sponsorizzato dalla Benador Associates.



Di che si tratta?
Di un'agenzia di pubbliche relazioni la cui fondatrice Elana
Benador, ebrea americana d'origine boliviana, «è nota per aver
promosso note personalità neoconservatrici attraverso la sua ditta,
che serve come la principale agenzia di marketing neocon» (1).
Secondo il giornalista Jim Lobe (2), la Benador piazza su tutti i
media che può gli articoli d'opinione stilati da «Richard Perle,
Michael Leeden, Frank Gaffney, James Woolsey [ex capo della CIA] e
una decina di altri prominenti neocon le cui opinioni guerrafondaie
sono molto difficili da evitare per chi segue i talk-show e gli
editoriali dei maggiori giornali.
Tra i suoi clienti appaiono altri importanti caldeggiatori di
guerre, come A.M. Rosenthal, l'ex direttore del New York Times e
oggi editorialista del New York Daily News; l'editorialista del
Washington Post Charles Krauthammer; l'imperialista del Council on
Foreign Relations Max Boot; e Victor David Hanson, uno degli ospiti
più assidui a casa di Dick Cheney».
Questi nomi possono dir poco ai lettori italiani, ma sono il Gotha
del fanatismo likudnik.
Hanno fortemente premuto per l'invasione dell'Iraq, ed ora stanno
fortemente premendo per l'aggressione all'Iran.
Di alcuni di loro ho raccontato il passato e la filiazione nel
mio «Chi comanda in America», Effedieffe edizioni.
Sono ovviamente tutti ebrei, alcuni con doppia cittadinanza.



Un altro importante cliente della Benador Associates è Khidir Hamza,
uno scienziato nucleare iracheno riparato in USA da anni, che ha
scritto un libro per «provare» che Saddam Hussein aveva la bomba
atomica.
Prova oggi accertata come falsa, ma che servì per giustificare
l'occupazione dell'Iraq.
I nostri lettori, specie i più giovani, probabilmente non hanno una
nozione chiara di quanto la disinformazione venga usata come parte
integrante delle tattiche belliche.
Nella prima guerra mondiale, la propaganda alleata diffuse la
notizia che i soldati tedeschi tagliavano le mani ai bambini belgi.
Falsa, ma tutti i giornali europei la fecero propria e la ripeterono
all'infinito.
Durante la prima guerra del Golfo, «fuoriusciti kuwaitiani» sparsero
la notizia che i soldati di Saddam avevano gettato fuori dalle
incubatrici decine di neonati nel Kuwait occupato;oggi è comprovato
che questa falsa informazione fu montata da un'agenzia di pubbliche
relazioni americana.
Oggi una nube di disinformazione circonda la questione del nucleare
iraniano.
Israele ha comprato pagine dei giornali USA per gridare che l'Iran
sta per farsi la bomba atomica; e che può lanciarla su Parigi e
Roma, perché ha missili di 3 mila chilometri di gittata.



A parte il fatto che non si vede per quale motivo Teheran dovrebbe
sprecare una sua preziosa atomica contro Parigi, pare accertato che
i missili iraniani di gettata massima hanno un raggio di 500
chilometri.
Cerchiamo di fissare i punti di verità.
Ahmadinejad ha annunciato in pompa magna, ad aprile, che i tecnici
iraniani sono riusciti ad arricchire l'uranio al 4%.
Ciò basta per far funzionare una centrale elettrica; ma per
costruire una bomba, occorre disporre di uranio arricchito almeno al
93%, e in quantità notevole, tra i 15 e i 25 chili.
Gli americani, premuti da Israele, sostengono che già oggi l'Iran
sta violando i trattati di non-proliferazione (NPT), e si preparano
alla punizione armata.
«Sia chiaro che nulla di ciò che l'Iran sta facendo è illegale», ha
ricordato Scott Ritter, l'ex ispettore ONU per gli armamenti, che
negò che l'Iraq avesse armi atomiche (e per questo ha ricevuto
l'accusa di essersi fatto pagare da Saddam).
I trattati NPT consentono esplicitamente alle nazioni firmatarie di
arricchire l'uranio per scopi civili, appunto fino al 4%.
L'Iran ha sempre sostenuto che vuole dotarsi di nucleare
esclusivamente civile.



La questione è se Teheran mente.
E soprattutto, se sia in grado rapidamente di dotarsi di venti chili
di uranio al 93%.
E ciò è escluso perché, come hanno determinato gli ispettori
dell'ONU, ha in funzione solo 164 centrifughe a membrana, che
servono a separare l'uranio 238 non fissile dall'U-235, fissile, che
è presente nel materiale d'origine (esafluoruro di uranio, un gas)
in proporzione dello 0,70 %. Per ottenere materiale militare,
dovrebbe disporre di almeno 16 mila centrifughe, e meglio di 50
mila, collegate a cascata.
La conferma dell'impossibilità attuale dell'Iran di dotarsi di bomba
atomica è venuta da una personalità insospettabile di essere filo-
iraniana: John Negroponte, l'uomo che Bush ha nominato direttore
della National Intelligence, l'organo di controllo (politico) di
tutte le entità di spionaggio americane.
Il 20 aprile scorso, in un'intervista alla NBC, Negroponte ha
detto: «secondo gli esperti che ho consultato, riuscire a far
funzionare 164 centrifughe è ancora parecchio lontano dalla capacità
di ottenere materiale fissile sufficiente per un'arma nucleare. La
nostra valutazione è che l'atomica iraniana è ancora a parecchi anni
di distanza, probabilmente una decina. E' importante vederele cose
nella giusta prospettiva» (3).
Questa affermazione di Negroponte non ha avuto alcuna eco
sui «grandi media».



Ma Negroponte è stato attaccato verbalmente, con furia inaudita, da
Frank Gaffney - uno dei «clienti» della Benador, ebreo e neocon
incendiario, membro fondatore del pensatoio neocon Project for a New
American Century - sul Washington Times.
Gaffney ha invocato il licenziamento di Negroponte per quelle
affermazioni, sostenendo che Negroponte «ha promosso a posti di
responsabilità funzionari di Stato che sovvertono attivamente le
direttive politiche del presidente» Bush.
Costoro «hanno dato l'assurdo spettacolo di dichiarare che il regime
iraniano è lontano dieci anni dal darsi un'arma nucleare».
La furia si spiega: Negroponte stava mandando all'aria il concertato
programma di disinformazione e propaganda che deve demonizzare
l'Iran onde giustificare l'aggressione imminente.
Il ogni caso, il direttore della National Intelligence si è subito
zittito.
Ma Negroponte ha perfettamente ragione.
«Dubbi sulla capacità nucleare iraniana» sono stati segnalati dalla
BBC e dal Financial Times, e questi dubbi vengono da fonti
d'intelligence, diplomatici ed esperti nucleari europei e americani
(4).
Il problema è con quanta rapidità l'Iran riesca a far funzionare un
numero maggiore di centrifughe, dice David Albright, ebreo e
presidente dell'Institute of Science and International Security.



Forse riesce a metterne in funzione a cascata tra le 1500 e tremila
dal 2007, dopo di che occorre almeno un altro anno per ricavarne
abbastanza uranio fissile per la bomba, salvo problemi, aggiunge
Albright.
Perché le centrifughe iraniane, chiamate P-1 (perché la tecnologia è
pakistana) sono macchine delicate, che devono girare a 500 giri al
secondo nel vuoto pneumatico.
Spesso si guastano.
La URENCO, il consorzio europeo che ha concepito le P-1, le ha poi
abbandonate per la loro difettosità.
E poiché migliaia di centrifughe sono collegate a cascata, «il crash
di una, provoca crash successivi delle altre», dice Pat Upson, capo
della ricerca e sviluppo centrifughe della Urenco.
«Se hai una cascata di 3 mila centrifughe, la qualità deve essere
altissima».
Ma la qualità dell'esafluoruro di uranio usato dagli iraniani è
anch'essa dubbia.
Il gas è altamente corrosivo, perché troppo ricco di contaminanti
(molibdeno) che guastano le centrifughe.
Nel 2003 l'Iran ha ammesso di usare nel suo programma esafluoruro
ottenuto dalla Cina.
Benchè l'Iran abbia propri giacimenti di uranio, giudicati però
troppo contaminati di molibdeno, i suoi tecnici hanno evidentemente
dei gravi problemi con la tecnologia nucleare avanzata.



Anche ammesso che riescano a produrre i 20 chili di uranio
fortemente arricchito per una bomba, gli iraniani devono ancora
essere capaci di progettare una testata nucleare, e di metterla in
un missile a lunga gittata.
Sono passi non facili, per un Paese sotto embargo, non assistito da
competenze estere.
Infine, secondo la AIEA, anche l'uranio al 4% di cui Teheran si è
vantata di disporre va misurato «in grammi, e non in chilogrammi».
Insomma, siamo vittime di una frenetica campagna di allarmismo, che
ha l'evidente scopo di mostrare una «urgenza» immediata di «fermare
la bomba iraniana» con un attacco aereo delle sue installazioni.
Urgenza che i tecnici non confermano, e nemmeno Negroponte.
La storia dei contrassegni gialli per gli ebrei iraniani s'inserisce
troppo bene nella campagna di demonizzazione in atto, che è condotta
primariamente da Israele.
Lettori ci segnalano che a dare come certa la (probabilmente falsa)
notizia è stato in Italia il TG di Mimun.
Non credo che Mieli, Ferrara, Lerner e Mentana resteranno indietro;
aspettiamoci una campagna in piena regola per la salvezza di Israele.
A questo serve l'occupazione direttoriale dei grandi media.

Maurizio Blondet


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Note
1) «The iranian badge story: neo-con propaganda?», Daily Kos, 19
maggio 2006.
2) Jim Lobe, «The andean condor among the hawks», Asia Times, 15
agosto 2005. Il «condor delle Ande fra i falchi» neoconservatori è
ovviamente Eleana Benador.
3) Robert Parry, «Target: Negroponte & Iran», ConsortiumNews.com, 29
aprile 2006.
4) «Doubts over Iran nuclear capability», BBC, 18 maggio 2006. Si
veda anche Daniel Dombey, «West set to bring forward date of
iranian nuclear bomb», Financial Times, 19 maggio 2006.








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Inoltra Messaggio #916 di 999 |
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Maurizio Blondet 20/05/2006 http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=1172&parametro=esteri Il regime dell'Iran obbliga le persone di minoranza ebraica a...
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