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Rispondi | Inoltra Messaggio #931 di 999 |
Sulle «Organizzazioni non governative»

Oreste Sartore
13/06/2006

http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=1228&parametro=esteri



Nel gennaio scorso gli agenti segreti russi dell'FSB (l'ex KGB),
notando strani viavai attorno ad una roccia situata all'interno del
Gorky Park di Mosca, colgono con le mani nel sacco una rete di spie.
Costoro, semplicemente passeggiando nelle vicinanze, tramite dei
computer palmari, scambiavano documenti con un congegno sistemato
all'interno della roccia.
I quattro 007 erano Marc Doe, secondo segretario dell'ambasciata del
Regno Unito a Mosca, Chris Peart
e Andrew Fleming, segretari-archivisti della medesima ambasciata,
più un non meglio qualificato Paul Crompton.
La pista porta a Ludmila Alekseieva, direttrice del «Gruppo di
Helsinki», una ONG russa per la democrazia. Risulta infatti da
documenti firmati da Marc Doe e mostrati alla TV russa, che sia
il «Gruppo di Helsinki» che la consorella «Fondo Eurasia» ricevevano
finanziamenti dai britannici.
Il Foreign Office si è detto «preoccupato e sorpreso», ma non ha
negato di avere finanziato delle ONG «in modo del tutto trasparente».
Ludmila Alekseieva ha ammesso di aver preso soldi dall'ambasciata
britannica, ma ha definito l'operazione dell'FSB «una provocazione
per mettere sotto pressione le ONG che difendono i diritti umani in
Russia».
Secondo Mosca, quelle di Ludmila - ma anche altre associazioni non
governative russe - «sarebbero spie dei servizi segreti occidentali,
CIA, MI6, Mossad, usate per fomentare rivolte nelle ex repubbliche
sovietiche. Per questo Putin ha firmato un provvedimento di legge
che mette sotto stretto controllo il finanziamento e le attività
delle Ong». (1)
Come era prevedibile, nell'ambito della delirante strategia anglo-
americana di conquistare il cuore dell'Eurasia (Mosca), dopo
l'Ucraina, è ora la stessa Russia ad essere entrata nel mirino.



Il sistema è sempre quello, una rivoluzione colorata, in nome dei
diritti «civili» e contro le corruzioni e i brogli.
E' un sistema collaudato e funzionante come un congegno meccanico:
infallibilmente esso coinvolge lo stuolo ormai imponente costituito
dalle «anime belle» (ne riparleremo).
Del resto fu così anche a Parigi nel 1789 e nel 1870, a Mosca nel
1917, in Italia nel 1945.
Che dire?
Non mi scandalizzo.
Di questo è impastata la storia.
Il quarto Reich fa i suoi interessi, come Putin quelli della Russia.
Io sto dalla parte del presidente russo.
Aggiungo che definire queste accolite «Organizzazioni non
governative» è una frode bella e buona.
Si tratta in realtà di «Organizzazioni governative», per di più al
servizio di potenze non solo straniere ma anche ostili al sistema
politico della nazione in cui operano.
Lupi travestiti da agnelli.
Non sempre le ONG ostili sono così clamorosamente e direttamente al
servizio di una potenza straniera.
Ve ne sono alcune, create in fucine roventi, che sono infiammabili a
comando: mesi prima dell'11 settembre i dirigenti delle
multinazionali erano stati sensibilizzati in parallelo da una e-mail
di sospetta origine CIA sulla terribile condizione delle donne
afgane (internet è utilizzata anche per formare «movimenti»).
Non bastò quell'appello per trascinarci nella guerra.
Occorreva il botto.



Vi sono alcune ONG benemerite come «Médécins sans frontières», che
però non possono propriamente autodefinirsi come non governative.
«Médécins sans frontières», lo ha rivendicato in un'intervista il
Gran Maestro di una delle denominazioni francesi, è una creazione
della Massoneria, ovvero della setta che controlla l'operato dei
governi occidentali, operando, se del caso, rivoluzioni giudiziarie
o ribaltoni politici.
Per le associazioni con questo tipo di origine, delle quali MSF non
è certamente l'unica, mi limito a dire ai cattolici ingenui di
essere cauti nel dare i propri contributi: forse le «anime belle»
non lo sanno, ma lo scopo della Massoneria (vedi Garzantina) è
diffondere l'Illuminismo e combattere la superstizione (cattolica).
Un articolo a parte richiederebbero le ONG che si «battono» per
diffondere i «diritti delle donne» e la «salute riproduttiva», cioè
il divorzio e l'aborto.
Vi sono quelle onusiane (IPPF, UNFPA, ecc.), quelle giudaiche
(Fondazioni Soros, Rockefeller, ecc.) e altre plutocratiche
(Fondazioni Ford, Bill Gates, ecc.).
Alcune di queste organizzazioni ricorrono a mezzi ignobili (dal
regalo della radiolina alle donne che si sottopongono alla
sterilizzazione, al ricatto economico ai governi che si rifiutano di
liberalizzare l''aborto) pur di dilaniare la cellula naturale delle
società tradizionali.
I poteri forti, avvalendosi del pensiero debole, si fanno paladini
di libertà fasulle che rendono i popoli più deboli.
Per chi vuol saperne di più - e c'è da inorridire - esistono decine
di pubblicazioni.
Segnalo in particolare gli articoli e i libri di Riccardo Cascioli.
Per parte mia, da cittadino italiano, apprendo che secondo i nostri
giudici (2) comperare dei mobili senza approvazione della moglie è
una grave imprudenza (seppure non sanzionabile), mentre decidere di
abortire senza non dico il consenso, ma almeno la notifica al
marito, è un «diritto» sancito dalla famigerata legge 194.
Tale legge non è solo omicida verso il nascituro; essa introduce un
intollerabile vulnus nel patto civile e carnale che unisce l'uomo
alla donna.



Associazioni come «Un ponte per…» abbiamo imparato a conoscerle due
anni fa col sequestro delle due Simone.
Lautamente pagate, niente a che vedere con gli stipendi dei nostri
giovani (chi assunto a poche centinaia di euro con contratti a
termine, chi preso in nero come praticante negli studi opulenti dei
baroni avvocati e architetti) le due dame di «san umanesimo»,
dedicavano i giorni lavorativi a girotondi con bambini e il giovedì
a festini a base d'alcool.
Il tutto in un Paese islamico in piena guerra.
Lo ha dichiarato, prendendo da loro le distanze, un dirigente della
loro stessa ONG, Jean-Dominique Bunel.
Vi sono naturalmente moltissime organizzazioni sinceramente dedite
ad aiutare le persone e le popolazioni colpite da calamità.
Ma anche qui è doverosa una distinzione.
Un conto è se la calamità è naturale; altra faccenda, completamente
diversa, è se la calamità è stata causata da una guerra di invasione.
Ed anche in questo caso occorre operare un'ulteriore distinzione: ci
sono ONG che operano autonomamente, ed altre che invece collaborano
con l'invasore da cui sono finanziate e coordinate, quasi truppe
embedded nell'esercito occupante.
Le ONG sono ritenute un soggetto importante nella stabilizzazione
del Paese occupato: del resto, se non fossero utili agli interessi
degli occupanti, non avrebbero neppure il visto di ingresso.
Quando si legge di 400 ONG operanti nel solo Afghanistan, sembra
che, dopo i marines, sbarchino nella nazione occupata truppe di una
nuova armata (quella dei psico-marines, volta a far perdere fede
religiosa e sentimento di unità nazionale in nome della democrazia e
di nuovi diritti).
In ogni caso, come noi italiani dovremmo ben sapere [nel 1948 il
piano Marshall, nome in codice ERP (3), ci è costato la perdita di
rilevanti fette di sovranità], gli aiuti possono creare una
dipendenza culturale e politica.



In definitiva la sigla ONG è priva di significato reale, tanto
diverse sono le realtà sottostanti quest'unico ombrello; deve essere
demistificata di ogni aura, tante sono le ONG dedite a lavoro sporco
o ad attività contrarie all'interesse naturale delle persone e dei
popoli.
Per questo non possiamo non condividere le parole del politico
afgano Burhanuddin Rabbani, ex presidente al tempo dei mujaheddin
(4): «gli occidentali, a causa della loro cultura corrotta, vogliono
impedire cose che sono buone per i musulmani, mentre ci spingono a
costumi che sono dannosi per la nostra società. Gli americani non
vogliono che le bambine vadano a scuola con la testa coperta in nome
dei diritti umani; ma si è visto a Abu Ghraib e a Guantanamo, come
praticano i diritti umani.
Ma in Afghanistan non ce la faranno. Consideriamo questi fatti
un'associazione a delinquere contro la nostra religione, la nostra
libertà e la nostra sicurezza. Ci parlano dei diritti delle donne
che vogliono imporci, mentre migliaia di donne muoiono e nessuno se
ne cura. Non sono venuti per ricostruire l'Afghanistan, ma per
corromperci. Dobbiamo proteggere la nostra libertà. Se un Paese
straniero ci fornisce aiuti, che lo faccia senza condizioni. Se i
donatori pongono condizioni, non dobbiamo accettare gli aiuti».
E' la stessa saggezza antica che noi avevamo.
Quella che fa dire al principe e sacerdote troiano
Laoocoonte: «timeo Danaos et dona ferentes» (5).
Ciò nonostante «la storia che si ripete è sempre quella». (6)



Oreste Sartore


**********

Note
1) Confronta Massimo Veronese, «Il Giornale»,24 gennaio 2006.
2) Trasmissione «Forum», 9 giugno 2006.
3) European Reconstruction Program.
4) Confronta «Afghanistan, si prepara la vendetta», di Maurizio
Blondet, in questo sito.
5) Virgilio, «Eneide», (II, 49).
6) Parole della canzone «Futuro», testi di Balsamo e Raggi,
interprete Orietta Berti.










Mer 14 Giu 2006 11:07 am

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