LA FINE DELLA CAVALLERIA
di Hans Schmidt
"Rinascita", 18 giugno 2006
Desidero ringraziare Willis Carto ed il personale della
Rivista "Barnes" per avermi invitato, ed esprimere il mio
compiacimento a voi tutti per la pazienza di ascoltare ciò che ho da
dire. Ho scelto un argomento che, secondo me, non è sufficientemente
affrontato dai media americani, in special modo da coloro che
pretendono di difendere l'etica e la morale di questo Paese, cioè il
clero cristiano.
La "fine della cavalleria" – das Ende der Ritterlichkeit, in
Tedesco, mi fu evidente quando ebbi un assaggio di ciò che stava per
arrivare. Personalmente, non soffrii molto, ma vidi e sperimentai
cose che apparivano terribili perfino ad un diciottenne
sopravvissuto alla più tremenda guerra che ha devastato il cuore
dell'Europa.
Più di mezzo secolo dopo sono ancora sconcertato dal fatto che
ufficiali alleati di alto rango, che si ritenevano soldati d'onore
siano stati così imbevuti di odio contro il nemico appena debellato,
come vedemmo nel 1945. Erano stati invischiati nella trappola della
propria propaganda.
In base alla mia esperienza personale ed agli avvenimenti a partire
dalla capitolazione della Germania, ho espresso le mie
preoccupazioni sulla fine della cavalleria quando scrissi le note
seguenti negli ultimi giorni dello scorso secolo in uno dei
notiziari mensili:
"Le leggi che regolano i rapporti fra i popoli e le Nazioni sono
state ignorate. La cavalleria e la ragione sono morte. Il
trattamento corretto nei confronti dei vinti sembra essere divenuto
uno sciocco sentimento. Le norme sulle prescrizioni sono state messe
da parte. Franchi tiratori sono adesso diventati eroi mentre i
soldati regolari che hanno compiuto soltanto il loro dovere nei
confronti del loro popolo e del loro Paese sono chiamati assassini e
terroristi.. Temo che mentre entriamo nel nuovo millennio stiamo
per affrontare un'era che supera in ferocia e brutalità i tempi
peggiori della Storia umana".
Due anni dopo i miei timori sono divenuti realtà. Ho qui davanti a
me una foto dello sfortunato giovane americano John Walker Lindh che
ha compiuto l'errore di cadere nelle mani dei soldati americani
inviati a far la guerra in Afghanistan. Né Lindh né alcun altro del
popolo americano avrebbe potuto immaginare che cosa sarebbe avvenuto
quando egli incautamente si arruolò con i Talebani. Tuttavia le
gerarchie americane presumono che Lindh avrebbe dovuto aspettarsi
che le forze degli Stati Uniti avrebbero impegnato in battaglia
questo gruppo religioso nel profondo dell'Asia, e questo ne fa un
traditore degli Stati Uniti.
Io vedo la faccenda in modo diverso. Detesto vedere dipinto un
sempliciotto, come qualcosa che con ogni verosimiglianza non era.
Se si è arruolato con i Talebani ha fatto ciò che migliaia di ebrei
americani hanno fatto servendo l'esercito di Israele.
L'accusa che J.W. Lindh avrebbe, a quanto pare, sparato sui soldati
americani può essere attenuata dal fatto che alcuni aviatori o
marinai israeliani tentarono nel 1967 di affondare la nave
statunitense "Liberty", uccidendo o ferendo nella azione più di 200
militari americani, ed essi erano pur loro cittadini americani.
Sfortunatamente il sistema politico americano ha sempre bisogno di
capri espiatori allo scopo di dimostrare la sua presunta superiorità
morale, e John Walker Lindh faceva al caso loro.
Ciò che mi ha scosso è stato vedere Lindh, manifestamente ferito, su
una barella, bendato e contemporaneamente legato crudelmente da non
potersi muovere. C'è da credere che parecchi militari armati fino
ai denti gli stessero intorno, assicurandosi che la benda sugli
occhi stesse ben ferma ed i legacci, mani braccia e gambe ben
stretti. Forse ne avevano una paura matta anche nel suo stato di
impotenza. Ma la paura non è una scusa per il maltrattamento dei
prigionieri di guerra.
Qualche settimana dopo la cattura di Lindh, ufficiali delle forze
statunitensi in Afghanistan hanno superato sé stessi in crudeltà
inviando parecchie centinaia di Talebani e combattenti di Al Qaida
alla base navale di Guantanamo a Cuba.
In questo viaggio particolarmente lungo sono stati incatenati mani e
piedi, batuffoli di cotone in bocca, le teste incappucciate, per
giunta legati all'interno degli aerei in posizione prona.
In tal modo furono trasferiti, contro tutte le Convenzioni di
guerra, molte migliaia di chilometri dal Paese d'origine; sono
tuttora tenuti in isolamento. Sono certo che tutti abbiate letto
delle condizioni inumane a Guantanamo, almeno per i primi mesi dopo
l'arrivo di questi prigionieri, cui Governo degli Stati Uniti
rifiuta di riconoscere lo stato di prigionieri di guerra. Non
servono altri particolari. Probabilmente l'affermazione più
irresponsabile e crudele del Governo americano è quella che i
prigionieri a Guantanamo non meritano perfino la garanzie legali
accordate generalmente agli omicidi ed altri criminali comuni. Può
benissimo essere che siano confinati negli SS.UU. per un periodo di
tempo indefinito, forse per il resto della loro vita, senza che
nessuna istituzione legale li abbia mai accusati di alcun delitto.
Nel contesto, si potrebbe affermare che la vita di centinaia di
uomini, cosiddetti terroristi, non abbia importanza; ma guardo ad
un futuro non troppo lontano, quando dei soldati americani
disarmati, caduti in mano nemica, subiranno lo stesso trattamento
degli asiatici, africani e sudamericani che non siano stati imbevuti
del concetto di cavalleria europeo. Vi è stata protesta mondiale
contro il trattamento crudele inflitto ai prigionieri cosiddetti
detenuti a Guantanamo, ma la reazione di coloro che hanno voce in
capitolo è stata di totale indifferenza.
Questo mi ha rammentato l'abrogazione unilaterale delle Convenzioni
di Ginevra riguardanti i prigionieri di guerra da parte del Generale
Dwight Eisenhower. Nella primavera del 1945 ordinò che i
prigionieri tedeschi catturati dagli "alleati" erano suscettibili di
qualifica "D.E.F.", cioè "Forze nemiche disarmate" invece di
prigionieri di guerra. Ciò ebbe l'effetto di impedire che le
centinaia di staccionate e recinti per bestiame fossero ispezionate
dalla Croce Rossa internazionale.
Con il risultato che fino ad un milione di prigionieri tedeschi
furono destinati a morire per fame, sete ed incuria generale.
Il Generale Eisenhower, che per quanto io ne sappia, in tutta la sua
carriera non aveva udito un colpo di fucile sparato per rabbia,
eccetto che per le batterie antiaeree che proteggevano il suo Q.G. a
Londra, può essere scusato per non avere avuto l'innata cavalleria
che distingue i soldati di molte Nazioni. Un combattente sa che
dall'altra parte c'è un uomo che fa soltanto il suo dovere, come sé
stesso, che soffre delle stesse paure, privazioni, mancanza di agi.
Sono gli uomini nelle retrovie, "Etappenhegste", gente come
Eisenhower, che ritengono, di compensare la mancanza di ardimento
angariando il nemico vinto in suo potere..
Sfortunatamente, ciò non spiega il silenzio di molti soldati leali,
ufficiali di molte Nazioni che vedevano o sapevano del
maltrattamento ed ingiustizie provocati ai loro colleghi dell'altra
parte.. Ancora mi domando come gran parte degli ufficiali americani
non parlarono quando i Generali Keitel e Jodl, uomini d'onore,
furono condannati a morte nel processo illegale di Norimberga
(rivoltante esempio di finta giustizia, n.d.t.) Personalmente,
ritengo ciò sia dovuto alla loro innata mancanza di cavalleria. La
pubblica difesa che fece l'Ammiraglio Nimitz fu una importante
eccezione.
Nel 1945, esattamente 50 anni dopo la fine della più feroce guerra
della Storia, Erich Priebke, ex Capitano delle SS, è stato
strappato dalla sua quarantennale casa in Argentina e processato in
Italia. Priebke non ha fatto altro che il suo dovere quando nel
1944 fu coinvolto nella rappresaglia di 350 ostaggi (furono 335,
n.d.t.) vicino Roma. Partigiani comunisti avevano fatto esplodere
una bomba ed ucciso una quarantina di soldati tedeschi di un
distaccamento di Polizia, equipaggiati con armamento leggero, che
marciavano in formazione lungo le strade della Capitale italiana.
Questo ignobile gesto costò anche la vita di parecchi civili e
bambini italiani. Questo accadde in un periodo nel quale Roma era
stata dichiarata "città aperta" allo scopo di salvare inestimabili
monumenti storici e culturali della Capitale italiana.
Gli ostaggi che furono fucilati erano stati prelevati dalle carceri
italiane. E secondo una relazione del 1998, quasi l'intero gruppo di
dirigenti comunisti clandestini di "Bandiera Rossa" (oppositore del
P.C.I., n.d.t.) era fra loro. La corte militare italiana che nel
1995 fu convocata per giudicare il capitano accolse tutte le prove a
discarico e lo prosciolse da ogni accusa.
Ma qualcosa cui siamo abituati fin dal 1945 accadde. Come
conseguenza del subbuglio in aula da parte delle eterne vittime la
cui sete di vendetta non conosce confini, e per i quali il
termina "cavalleria" non ha alcun significato, Erich Priebke fu
riarrestato dalle autorità civili italiane e condannato
all'ergastolo, poiché questo processo fu impostato su basi
retroattive.
Attualmente il Capitano Priebke è incarcerato a Roma, ed all'età
veramente biblica di 89 anni (il 29.7.06 ne compirà 93, n.d.t.)
resta separato per migliaia di chilometri da sua moglie (ora
defunta), i suoi figli, i suoi nipoti.. Perfino il Governo vassallo
della Germania ha riconosciuto la sua condizione di prigioniero di
guerra, come risulta dalla Posta Militare. Ho in possesso delle
cartoline per i vostri archivi.
Per quanto io ne sappia, nelle migliaia di anni della storia
europea, non era mai accaduto che la parte perdente di un conflitto
fosse perseguitata e processata per le azioni intraprese in guerra.
Ciò non accadeva nemmeno quando si riferivano a persone notoriamente
responsabili di azioni atroci. Ahimè, doveva accadere nella nostra
era cosiddetta illuminata, un'era dove tolleranza, libertà,
democrazia, amore per il prossimo vengono predicati quotidianamente,
perché tutto cambiasse.
Che cosa impedisce a soldati di professione dal denunciare il
comportamento criminale inflitto ad uomini d'onore come il capitano
Priebke, o degli attuali, egualmente senza difesa, prigionieri di
guerra di Guantanamo? L'Italia potrebbe fornire una risposta.
La N.A.T.O. è una istituzione americana il cui scopo primario è
proteggere il predominio statunitense in Europa, e l'Italia è un
membro della NATO. Non ho dubbi che quindi il Governo degli Stati
Uniti, e perciò le sue strutture militari, abbiano una certa
responsabilità per l'ingiusto trattamento del Capitano E. Priebke.
Detto chiaramente, nell'attuale congiuntura storica, quasi niente
avviene nel Continente europeo che vada "contro" gli interessi degli
Stati Uniti. Può benissimo essere che un ufficiale, che per
cavalleria protesti energicamente contro l'incarcerazione di E.
Priebke non abbia mai la possibilità di raggiungere i gradi di
comando perché ha difeso qualcuno che, secondo i comandanti NATO,
cioè i più alti ufficiali americani, non dovrebbe essere difeso.
Considerando il trasferimento di centinaia di presunti Talebani e
prigionieri di Al Qaida a Guantanamo in condizioni estremamente
crudeli, ricordo di aver letto le seguenti frasi in un Trattato
firmato dal Governo degli Stati Uniti, molto tempo fa, che qui
riproduco:
Art. 24: Allo scopo di evitare la distruzione di prigionieri di
guerra inviandoli in Paese lontani, o ammassarli in luoghi chiusi e
perniciosi, le due Parti contraenti solennemente si impegnano fra
loro e rispetto al mondo a non adottare alcuna di tali norme. (Essi)
saranno sistemati in siti decenti, non saranno confinati in prigioni
sotterranee, navi-carceri, galere, non saranno messi ai ferri, non
in vincoli, né altrimenti ristretti nell'uso degli arti. Gli
ufficiali saranno sistemati su parola d'onore in zone convenienti ed
avranno ambienti confortevoli; i soldati comuni saranno sistemati
in alloggiamenti aperti ed ampi sufficientemente da consentire
aerazione ed esercizio fisico ed ospitati in baracche che siano
adeguate alle necessità come quelle fornite al proprio esercito. Si
dichiara altresì che né il pretesto che la guerra dissolve tutti i
Trattati, né altra scusa sarà utilizzata per annullare o sospendere
questi articoli, ma al contrario che lo stato di guerra è
precisamente quello per il quale (questi articoli) sono previsti, e
durante medesimo sono sacrosantamente osservati come Convenzioni
universalmente accettate di legge di natura o delle Nazioni.
Queste parole sono state in gran parte scritte dal grande Federico
II di Prussia, Federico il Grande, per ogni Tedesco che ancora
ricordi la sua storia. L'Art. 24 fa parte del Trattato di amicizia
e commercio firmato fra la Prussia ed i neonati Stati Uniti nel 1785.
Mi domando che cosa avrebbe detto il Generale Dwight D. Eisenhower
se nel 1945 avesse visitato uno dei suoi campi della morte, e se un
ufficiale tedesco avesse avuto la possibilità di mostrargli questo
Trattato, valido allora quanto adesso. Potrei menzionare che nel
1945 lo Stato di Prussia era ancora esistente, e che negli affari
internazionali il Reich germanico era il suo successore legale.
Cioè: il Governo degli Stati Uniti violò questo Trattato già allora
nel modo peggiore.
Non intendo dire che durante la II G.M., un conflitto che per la
Germania durò sei lunghi anni e più, i soldati tedeschi si attennero
sempre alle Convenzioni di Ginevra, o che essi si comportarono con
cavalleria. In particolare il fatto che la Unione Sovietica non
avesse firmato queste Convenzioni e la guerriglia illegale
partigiana degli "alleati" alle spalle dei fronti rese difficile
agli ufficiali tedeschi e parimenti dei soldati trattare con
cavalleria molti nemici.
Mentre all'inizio della guerra accadde che un Generale tedesco rese
l'onore delle armi alla guarnigione della città di Lilla prima di
farla prigioniera, tale azione sarebbe stata impensabile qualche
anno più tardi nella penisola balcanica, quando bande assassine di
Tito furono costrette ad arrendersi.
Ciò nonostante, l'Alto Comando germanico cercò di infondere nei
soldati della Wehrmacht il senso europeo della cavalleria, come
risulta dal libretto
di istruzioni (Soldbuch) di ogni soldato germanico:
1. Il soldato tedesco combatte con cavalleria per la vittoria
della sua gente. Crudeltà e distruzione non necessaria sono indegne
di lui.
2. Un soldato deve indossare l'uniforme o qualche distintivo
che possa essere riconosciuto da lontano. Combattere senza
uniforme o in assenza di tali emblemi è vietato.
3. Il soldato nemico che intende capitolare non può essere
ucciso, nemmeno se è un partigiano o una spia. Quest'ultimo
riceverà il giusto
trattamento in un tribunale.
4. I prigionieri di guerra non possono essere maltrattati o
insultati. Le loro armi, carte tipografiche e rapporti devono essere
confiscati. Nient'altro che sia in loro possesso può essere preso.
5. I proiettili dum-dum sono vietati. I soldati tedeschi non
sono autorizzati a trasformare proiettili regolari in dum-dum.
6. La Croce Rossa è inviolabile. Gli avversari feriti sono da
trattare decentemente. Personale medico e sacerdoti non possono
essere intralciati nelle loro funzioni.
7. La popolazione civile è altrettanto inviolabile. Un soldato
tedesco non può prendere bottino o causare distruzione immotivata.
Monumenti storici ed edifici come Chiese, musei e quelli di
organizzazioni caritative meritano salvaguardia particolare.
Richieste alla popolazione civile possono essere avanzate solo da
ufficiali ed esigono giusto compenso.
8. I territori neutrali non possono essere coinvolti in atti di
guerra.
9. Se un soldato tedesco viene catturato, deve fornire il suo
nome e grado. Ma in nessun caso gli è permesso informare
l'inquirente nemico sulla sua unità o sui fatti politici o economici
tedeschi. Non può farlo nemmeno sotto costrizione o false promesse.
10. La violazione di questi Ordini sarà punita. Azioni da parte
nemica contro gli articoli da 1 a 8 saranno riportate. Le
rappresaglie saranno effettuate soltanto su ordini superiori.
Leggendo queste perentorie prescrizioni, mi domando se ai soldati
americani stanziati in Afghanistan ed altrove nel mondo viene
impartito qualcosa del genere. Ne dubito.
Nel chiudere queste note, desidero accennare che oltre ad aver
firmato Trattati come quello concluso con lo Stato di Prussia, il
Governo degli Stati Uniti ha anche firmato tutte le Convenzioni di
Ginevra a cominciare dal primo nel 1864 fino a quella tuttora in
vigore nel 1949.
Dwight D. Eisenhower era naturalmente al corrente di queste
clausole, ma come egli affermò in una lettera alla moglie, odiava i
Tedeschi con tale veemenza (mi domando, perché?), che cercò vie
illegali per aggirare la sorveglianza della Croce Rossa. L'attuale
Comando americano sta facendo la stessa cosa con i prigionieri
Talibani, probabilmente nella supposizione che dipingendo il nemico
come il diavolo virtuale, le azioni americane siano viste come
provenienti dagli angeli.
Nello scrivere sulla "Fine della Cavalleria", cosa del quale no vi è
alcun dubbio, la mia ovvia principale preoccupazione è il destino
del comune soldato americano, perché lui o lei dovranno sopportare
le conseguenze di questo stravolgimento.
Ricordo fin troppo bene che molti miei camerati sono stati
trattenuti nell'Unione Sovietica come lavoratori-schiavi per dieci
anni e più dopo la II G.M. Molti erano stati dichiarati morti
quando improvvisamente sono tornati da un qualche campo di lavoro
forzato in Siberia.
Ricordo anche le migliaia di valorosi soldati americani tuttora
dispersi delle guerre in Corea e Vietnam. Gran parte di loro
probabilmente caddero sui campi di battaglia o quando i loro aerei
furono abbattuti nella giungla ma sicuramente molti di loro hanno
trascorso anni in cattività solo per essere giustiziati dal nemico
quando Washington aveva violato parecchie promesse che avrebbero
consentito la loro liberazione..
La mia paura è che alla fine del grande conflitto mondiale che
attualmente è nella fase iniziale, probabilmente milioni di giovani
americani saranno tenuti come schiavi per decenni, non solo anni, da
Stati di tutto il mondo, e la gente d'America non avrà la
possibilità di riscattare i propri figli e figlie.
Chi li difenderà se un grosso contingente di truppe fosse costretto
ad arrendersi come accadde nella battaglia delle Ardenne (inverno
1944, n.d.t.)
Se ciò accadrà, e preghiamo che non accada, allora, certamente, un
cerchio storico si concluderà. Ed allora potremo parlare della fine
della civiltà occidentale, perché la "cavalleria" è stata quasi
esclusivamente il prodotto del pensiero e credo occidentale.
O Re Federico il Grande, dove sei quando di Te abbiamo bisogno?
(traduzione di Alfio Faro)