PALESTINA ANNO ZERO
Dagoberto Husayn Bellucci
La nascita della questione palestinese viene `datata'
dall'opinionismo sistemico dei burattini sinagogici a partire dal
1967 quando, all'indomani della Guerra cosiddetta dei Sei Giorni, la
Resistenza Palestinese iniziò a guadagnarsi i riflettori della scena
politica internazionale.
Tale menzogna propagandistica sionista è servita alle redazioni
giornalistiche e televisive planetarie per occultare le radici
storiche della vicenda palestinese.
E' fuori discussione che le vicende del `67 avranno dei contraccolpi
inevitabili nello scacchiere geopolitico e militare del Vicino
Oriente ma è altrettanto incontrovertibile che la questione
palestinese sia direttamente collegata a due avvenimenti storici di
portata epocale quali la creazione del movimento sionista (1897) e
la costituzione - cinquantun'anni dopo - dell'enclave israelitica in
Terrasanta con la nascita dell'emporio criminale sionista `noto'
come "stato d'Israele".
La caduta di Gerusalemme, lo sconfinamento dell'esercito israeliano
(tsahal) sulle alture del Golan siriane e in Cisgiordania, posero in
evidenza il dramma di un popolo - quello palestinese - che si
trovava a subire una tragedia delle cui dimensioni fino ad allora
pochi, specialmente in Occidente, sembravano accorgersi.
La questione palestinese nella sua totalità dev'essere retrodatata
rispetto a quel conflitto e inquadrata nella sua reale dimensione
che, sia chiaro, assume tratti metastorici e metapolitici.
Non di questione palestinese si dovrebbe scrivere bensì dell'eterno
problema rappresentato dalla prassi di spoliazione parassitaria del
cosmopolitismo ebraico. Né è possibile dimenticare, a fronte di
un'epoca che si caratterizzerà per la fine del colonialismo e il
crollo delle avventure bellicistiche della Vecchia Europa, come il
movimento sionista andrà a costituire la sua "homeland"; sfruttando
il senso di `colpa' - abilmente alimentato ad arte dalle centrali di
disinformazione ebraiche - delle nazioni europee ovvero mediante
l'affermazione della bufala interplanetaria denominata "olocausto"
relativa al preteso sterminio di sei milioni di individui di `razza'
ebraica durante il secondo conflitto mondiale.
In realtà quanto successo durante la seconda Guerra Mondiale non
c'entra assolutamente niente con i piani di espansione coloniali del
Sionismo nè tantomeno con la `prassi' genocida e l'attitudine
vendicativa `celermente' attuate dai sionisti in Palestina ai danni
delle popolazioni arabo-cristiane e musulmane locali.
E' responsabilità oggettiva dei dirigenti sionisti quella di aver
creato le premesse per una situazione di instabilità e di
conflittualità nella regione vicino orientale.
L'immagine dominante che del perdurante stato di crisi in Palestina
viene `proiettata' dai mass media occidentali sembra essere quella
di un "affaire" interno a Israele; una sorta di conflitto `locale',
una questione di `sicurezza' e di "polizia" al quale devono fare
fronte le Istituzioni dell'unico Stato vicino orientale che
viene `designato' come la sola `democrazia', la sola oasi "felice" e
il baluardo per eccellenza dell'Occidente.
E' sulla base di questa deformazione storica che si sono andati
stratificando nell'opinione pubblica occidentale una serie di stati
emotivi e di percezioni che hanno rappresentato la `Questione
Palestinese' come una sorta di noiosissima e `inavvertibile' "lotta
di liberazione per l'indipendenza" sul modello di analoghe
esperienze rivoluzionarie ravvisabili nel periodo post-coloniale tra
gli anni Cinquanta e gli anni Settanta in Asia, Africa e America
Latina.
Ed è grazie proprio a questa disinformazione sistematica della
verità che i sionisti hanno potuto creare un insieme organico di
falsi miti storici tra i quali - oltre alla Shoah - è impossibile
non ricordare la menzogna sulla "terra senza popolo per il popolo
senza terra" e l'idea, unanimemente `accettata' e fossilizzatasi per
decenni tra i decerebrati burattini sistemici della società
occidentale, della "Terra Promessa" per il "popolo eletto"....
Niente di più falso e di più ipocrita. E' grazie al loro controllo
totale sui mezzi d'informazione di massa che i sionisti hanno
potuto `spacciare' per verità le loro invenzioni propagandistiche
sostenute, almeno nei primi anni del secondo dopoguerra mondiale,
anche dalla propaganda sovietica interessata a `avallare' l'idea
dell' "esperimento" socialista dei `coloni' sionisti che diveniva
i "pionieri" di un futuro Stato laico fondato sulle strutture
agricole dei Kibbutz prevalentemente popolati in maggioranza da
ebrei di origini russe emigrati in Palestina fin dalla prima metà
dell'Ottocento.
La storia della nascita della `questione' palestinese dev'essere
dunque fatta rimontare alla costituzione del movimento sionista,
alla pubblicazione del volume di Theodore Herzl su "Lo Stato
Ebraico" (1896) e al primo Congresso Sionista di Basilea svoltosi un
anno più tardi per iniziativa di `compassati' e `paciosi' ebrei
della borghesia europea occidentale.
Le tesi esposte da Theodore Herzl nel suo volume, autentica `bibbia'
politico-ideologica del movimento sionista, si fondano
sull'ammissione di una impossibile convivenza tra le masse di ebrei
provenienti dall'Europa orientale e le popolazioni "gentili" delle
nazioni dell'Europa occidentale.
Dinanzi ai presunti pogrom anti-ebraici che si andavano sviluppando
in diversi Stati dell'Est europeo, al movimento migratorio di massa
degli ebrei orientali - gli askhenaziti russo-tedeschi con i loro
costumi tradizionali, il loro chassidismo e la loro lingua `barbara'
(l'yiddish) incomprensibile perfino ai correligionari dell'Europa
occidentale ovvero i sefarditi - ai primi episodi di "antisemitismo"
(...inutile `soffermarci' ulteriormente per sottolineare che
di "antigiudaismo", "antiebraismo" o "antisionismo"
sarebbe `opportuno' scrivere giacchè la parola "antisemita"
etimologicamente non significa un bel niente; `espressione'
sistemica coniata dalle centrali di rincoglionimento di massa
ebraiche e aggettivo demonizzante che non trova alcun riscontro
nella realtà storica poichè semiti sono pure i popoli arabi
mai `obiettivi' di alcuna `attenzione' critica o di `ritorsione'
politica da parte dei movimenti politici o d'opinione che si
pretenderebbero "antisemitici"...) rilevati in Francia in occasione
dell' "affaire Dreyfus".
Come scriverà lo stesso Herzl era necessario `spacciare' la menzogna
di uno stato per "un popolo che vive da sempre in territorio nemico."
Menzogna storica che non trovava alcuna conferma come dimostreranno
i cinquattott'anni di vita dell'emporio criminale sionista: neanche
l'improvvisa rinuncia al tradizionale cosmopolitismo parassitario
ebraico e il passaggio (con l'ala revisionista di Ze'ev Jabotinsky)
a posizione di fanatico nazionalismo colonialista risolveranno i
problemi delle comunità ebraiche della Diaspora casomai accentuati
dalla evidente contraddizione della "doppia fedeltà" (alle
nazioni `ospitanti' e al neonato "stato d'Israele").
Ciononostante l'appello lanciato da Herzl "all'unità ed all'azione
contenuto nel messaggio sionista fornirà agli ebrei di tutto il
mondo una forza contrattuale ed un potere politico mai prima
posseduti" (1).
Le tesi di Herzl approvate al primo congresso sionista di Basilea
forniranno l'alibi per un'azione di pressione esercitata dalle
principali organizzazioni sionistiche internazionali sui Governi
dell'Europa per la concessione di non meglio specificati `diritti'
ad una "homeland" ebraica in Terrasanta.
L'idea della creazione di uno Stato nella "terra promessa"
dei "patriarchi" biblici d'Israele si coniugava con una visione
estremistica e radicale del tradizionale fondamentalismo
escatologico talmudico; metabolizzando il mito dell'inviolabilità
del "Patto" stipulato tra Abramo il Patriarca ed il dio esclusivo e
geloso d'Israele, Yahvè, con l'idea modernista del pionierismo
avventuristico-colonial-espansionista propria dei movimenti
nazionalistici della borghesia ottocentesca d'Europa.
In realtà ai dirigenti sionisti interessava esclusivamente che le
grandi potenze europee prendessero a cuore le loro rivendicazioni
nazionali contando anche sull'apporto influente della potente
comunità ebraica statunitense.
Saranno Francia e Gran Bretagna che svilupperanno una politica di
autentica sottomissione e vassallaggio nei confronti delle istanze
del movimento sionista, accettando operativamente di cooperare con
le principali organizzazioni sionistiche fin dall'inizio della
Grande Guerra del 14-18.
Nella percezione araba del problema sionista è invece possibile
rilevare come, contrariamente a quanto si continui a `spacciare' per
vero, i dirigenti delle organizzazioni palestinesi e del neonato
movimento nazionalista pan-arabo avessero ben compreso il pericolo
mortale rappresentato da quest'insidioso attivismo sionista presso
le principali cancellerie europee.
E gli arabi non rimasero affatto passivi dinanzi alle mire
strategiche sioniste: sul finire del secolo si sviluppò un moto
palestinese spontaneo di ribellione contro la riforma, decretata
dall'Impero Ottomano allora egemone nell'area, relativa ai visti per
l'immigrazione sionista fino ad allora ufficialmente illegale.
Nel 1901 si registrarono i primi disordini causati dai cittadini
arabi residenti nell'area del lago di Tiberiade che protestarono per
impedire la vendita dei loro territori alle organizzazioni sioniste
europee e statunitensi.
Nel 1903 a Giaffa, a seguito dell'apertura dell'Anglo-Palestine Bank
(emanazione della plutocrazia sionista inglese), si verificarono
violenti tumulti tra arabi cristiani e musulmani e forze di polizia
ottomane.
La protesta si estese rapidamente a tutte le cittadine della
Palestina anche nelle città spesso insensibili dei ricchi notabili
locali (che risiedevano all'estero e si dimostravano ben disposti a
svendere terre e braccianti ai dirigenti sionisti).
Non tutti però i possidenti terrieri arabi erano così avidi di
incassare l'oro sonante dei sionisti se, nel 1891, una delegazione
di questi ricchi agrari palestinesi aveva spedito una petizione
direttamente all'attenzione del Sultano di Costantinopoli per
richiedere all'autorità ottomana di fermare la svendita delle
proprietà arabe.
Nel 1899 il sindaco di Gerusalemme, ex deputato al Parlamento
Ottomano, scriverà al Gran Rabbino capo di Francia una missiva per
richiedere "per un sacro dovere di coscienza" di "lasciare in pace
la Palestina".
Le popolazioni e la classe dirigente palestinese non era rimasta
affatto insensibile alle rapaci mire dei sionisti.
Quando nel 1908 verranno introdotti i primi giornali in lingua araba
(frutto anche del cedimento interno all'Impero Ottomano in preda
alla rivoluzione laica dei Giovani Turchi) a Giaffa e a Gerusalemme
verrà iniziata una vasta campagna d'informazione tesa a dissuadere
abitanti e proprietari terrieri dal vendere le case e le terre agli
ebrei.
Nello stesso periodo venne creata un'associazione palestinese a
Haifa con lo scopo di proteggere gli interessi nazionali arabi
mediante una serie di pressioni da esercitare nei confronti del
Governo locale e di quello centrale ottomano per indurlo a decretare
leggi speciali sull'immigrazione ebraica in Palestina e ostacoli
alla libera vendita dei territori a compratori stranieri.
Nel 1911 la vendita di un consistente lotto di territori a una
organizzazione sionista da parte di un ricco possidente libanese
causerà l'espulsione di oltre 1750 famiglie arabe dai loro villaggi
i quali verranno immediatamente colonizzati dai nuovi immigrati
ebrei provenienti dall'Europa orientale.
La Guerra Mondiale farà esplodere le innumerevoli contraddizioni
della politica double-face degli Imperialismi di Francia e,
soprattutto, Gran Bretagna. Londra si assumerà - con la nota
dichiarazione Balfour (novembre 1917) - la responsabilità gravissima
di aver concesso al movimento sionista dei diritti su un territorio
che, storicamente, apparteneva ad una terza nazione (l'Impero
Ottomano).
Nascerà nel 1919 il Congresso Nazionale Palestinese che si riunirà a
Damasco e successivamente in altre capitali arabe per porre un
argine alle mire dei sionisti sostenute apertamente dalla nuova
potenza mandataria quella Gran Bretagna che designerà, quale
nuovo `Console Generale di Palestina' un sionista emerito quale sir
Herbert Samuel riconosciuto dalla kehillah ebraica in Terrasanta al
pari di un moderno re Salomone ed accolto tra l'indifferenza unanime
dei non ebrei (cristiani e musulmani) e l'esultanza scomposta degli
ebrei.
Nel primo dei Congressi Nazionali Palestinesi venne anche redatta
una Carta Palestinese che indicava espressamente il territorio
storico della Terrasanta secondo la dizione tradizionale dell'epoca
ovvero come Siria meridionale. Nel terzo dei Congressi Nazionali
Palestinesi (svoltosi ad Haifa nel 1920) si parlerà espressamente
di "stato indipendente palestinese" e di autonomia nazionale della
Palestina.
In funzione di questo obiettivo il Congresso eleggerà un Comitato
Esecutivo Arabo del quale diverrà presidente , di lì a qualche anno,
Haji Amin al Hussaini Gran Muftì - cioè massima autorità religiosa e
politica - di Palestina.
Incidenti gravissimi si registeranno un anno più tardi a Giaffa in
occasione della festività del 1° Maggio (la festa del lavoro
d'ispirazione socialista) quando una manifestazione di lavoratori
ebrei verrà aggredita dalla folla inferocita della stragrande
maggioranza araba locale che, contraria all'ideologia marxista
(prodotto dell'intellighenzija giudaica secondo l'espressione
dell'epoca e quanto `affiorava' dal documento progettuale-
programmatico noto come Protocolli dei Savi Anziani di Sion),
riterrà la provocazione sionista un gravissimo affronto alle
tradizioni arabo-palestinesi.
E' da questa serie di presupposti, dalla scomparsa degli Imperi
Centrali, dalla cancellazione di quello ottomano e la conseguente
spartizione tra le potenze europee, dalla nascita della repubblica
dei soviet di Russia che - tre decenni dopo - la Società delle
Nazioni darà il suo pieno sostegno alla politica dell'assimilazione
e dell'integrazione dell'immigrazione ebraica favorita
dall'amministrazione britannica; prima ufficializzazione per i
progetti di occupazione territoriale ed espansione del movimento
sionista internazionale.
In un articolo purtroppo maledettamente profetico scriverà il più
coerente studioso italiano della questione ebraica - Giovanni
Preziosi direttore del mensile "La Vita Italiana" - in data 15
settembre 1920 : "Il 1° luglio 1920 l'amministrazione della
Palestina accolse l'Alto Commissariato nominato dall'Inghilterra,
sir Herbert Samuel, ebreo e zelante sionista, un uomo che è stato
ripetutamente ministro, gloria del Partito Liberale della Gran
Bretagna. Gli israeliti convocarono subito dopo l'arrivo di sir
Herbert Samuel, un'Assemblea Nazionale, eletta sulla base del
diritto universale di voto, assemblea (chiamata in ebraico Assefat
ha nichwarim) che ha nominato un Consiglio Nazionale per la
direzione delle agenzie autonome israelite e per la protezione dei
diritti derivanti dal mandato (Wand le Umi)... I musulmani si
rivolsero con vibranti indirizzi antisemitici anche al cardinale
Giustini, quando andò a rappresentare la Santa Sede alla festa
centenaria di San Francesco d'Assisi in Terrasanta." - ed ancora
ecco come Preziosi descrive l'atmosfera regnante in Palestina
all'arrivo del nuovo Governatore `britannico - "Sir Herbert Samuel
veniva chiamato dai suoi ebrei "Scemuel Nagid", "Samuele il
Principe" - sottinteso d'Israele - il quale `fu ricevuto a
Gerusalemme nel silenzio glaciale dei non ebrei e tra gli entusiasmi
dei suoi ebrei, tutto perchè tutti sapevano di chi e di che cosa era
realmente "Alto Commissario". Ed ecco come l'autorevole "Jewish
Guardian" racconta i fuochi d'artificio della frenetica accoglienza
ebraica all'Alto Commissario ebreo, traduciamo
letteralmente: "L'aria era carica d'elettricità a causa dell'estasi
di noi ebrei. L'adorazione che ispirava l'Alto Commissario brillava
negli occhi dei presenti che accompagnavano il suo cammino con un
tuono non interrotto d'acclamazioni. Nella pienezza di tali squisite
delizie che nessuna parola umana può esprimere, molti versavano
lacrime, e l'entusiasmo di tutti era tanto sincero, così ardente di
gratitudine, che si poteva sentirvi la divina palpitazione del cuore
di un intero popolo." (Jewish Guardian del 20.08.1920)."
"Quando si dice - continua Preziosi - che sir Herbert Samuel è il
commissario ebreo-britannico di Palestina non si dice affatto
un'esagerazione. Nominato commissario, prima di partire per la
Palestina, sir Samuel ebbe la solenne investitura nella sinagoga di
Londra ove un servizio di gala fu dato in suo onore al Tempio di
West End. Egli dette il suo proprio "Sepher Torah" (Libro della
Legge) al rabbino come pegno della sua fedeltà al `mandato
israelitico'. Egli fece la lettura liturgica della Legge, i suoi
figli recitarono l'Hafterah...quindi corse a Gerusalemme per
inaugurare nell'Eretz Israel il regno neo-salomonico.".
I frutti amari di questa truffa compiuta dal Foreign Relations
britannico ai danni del popolo arabo e palestinese legittimo
proprietario della Terrasanta non si faranno attendere.
In pochi anni i sionisti edificheranno - sotto l'ala benevola del
mandato britannico - le strutture che , con la dichiarazione
d' "indipendenza" dell'aprile 1948 del cosiddetto "stato d'Israele",
confluiranno immediatamente a formare le fondamenta istituzionali
sioniste.
Tra queste organizzazioni ricordiamo il Keren Keyemeth Le Israel
(Fondo Nazionale Ebraico) istituito nel 1901 su iniziativa
dell'Organizzazione Sionistica Universale con funzioni di raccolta
dei fondi necessari all'acquisizione - spesso con mezzi fraudolenti
o minacce - dei terreni strappati ai possidenti arabi. Nel 1920 una
parte delle sue funzioni passarono al Keren Hayeshod (l'Appello
Unito) organismo che andrà a confluire nel `29 nella "Jewish Agency
for Palestine" (l'Agenzia Ebraica) autentica direzione strategica
degli affari sionisti con sedi a Londra, Gerusalemme e - durante il
secondo conflitto mondiale - New York. Attraverso l'azione del Keren
Keyemeth Le Israel verranno istituiti i primi insediamenti dei
coloni all'inizio del Ventesimo secolo che , successivamente nel
1920, confluiranno nella Histadrut (la Confederazione Generale dei
Lavoratori Ebrei in Eretz Israel) che contribuirà a finanziare
l'Haganah (Difesa) ovvero il primo nucleo del futuro esercito
israeliano.
Occorre riconoscere i nessi storici di convergenza del Sionismo
Internazionale con la Finanza mondiale, i movimenti politici e le
strategie dell'Imperialismo che - fin dalla fine del XIX° secolo -
ha sempre assecondato i piani d'espansione dei sionisti, le loro
mire politiche e i loro disegni egemonici nella regione vicino
orientale.
Note :
1) Piero Sella - "Prima d'Israele" - ediz. de "L'Uomo Libero" -
Milano 1990.