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Attenzione, apocalisse in vista   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #941 di 999 |
Attenzione, apocalisse in vista
Maurizio Blondet
13/07/2006


http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=1288&parametro=%
20esteri

LIBANO - La seconda invasione israeliana del Libano può essere
l'inizio di una più vasta e definitiva offensiva: con l'intento di
arrivare alla liquidazione della Siria e al bombardamento dell'Iran
per distruggerne le ambizioni nucleari.
L'offensiva militare è di una violenza inaudita - oltre 100 raid
aerei in poche ore che hanno distrutto decine di ponti, strade e
infrastrutture, fra cui l'aeroporto di Beirut ai bordi della
capitale, hanno fatto 50 morti e oltre 100 feriti innocenti, fra cui
come al solito numerosi bambini - ma è ancora nulla in confronto
all'offensiva mediatica e propagandistica che vediamo dispiegata in
queste ore. "Israele attaccato", "Israele in pericolo", strillano i
giornali noachici.
Rivelatrice l'esultanza con cui Il Foglio titola in rosso e a tutta
pagina: "Il grande jihad contro Israele": è cominciata la lotta
decisiva del Male contro il Bene, e finalmente Israele ha ragione.
E' stata provocata da un "Paese sovrano" (sic), il Libano.
Sono stati gli Hezbollah, dietro cui c'è "l'ombra di Damasco e di
Teheran".
Bisogna tenere la mente fredda, ed analizzare con intelligenza e
spirito d'intelligence la disinformazione nebulizzata in queste ore,
perché nelle stesse menzogne da guerra psicologica c'è il bandolo
della verità.
Per esempio, è pieno di informazioni tra le righe il commento che
pubblica su Il Giornale
R.A. Segre.
Questo personaggio, il cui vero nome è Vittorio Dan Segre, è il
corrispondente da Israele del quotidiano di Berlusconi: ma
è "giornalista" nello stesso senso in cui lo è Renato Farina,
anzi peggio.



Dan Segre è un alto grado militare israeliano, e da sempre è
l'altoparlante dei servizi di propaganda di Sion.
"Il caporale Shalit stava per essere restituito", dice Dan. (1)
Il soldatino "rapito" da Hamas, riconsegnato, avrebbe fatto cadere
il pretesto per l'ulteriore devastazione di Gaza.
Ne occorreva immediatamente un altro, che fosse pretesto per
espandere il conflitto, consentendo ad Israele di dispiegare la sua
forza, che è un po' sacrificata nell'esiguo spazio di Gaza, e poco
giustificata nel massacro di cose e vite umane civili: persino i
maggiordomi noachici europei cominciavano a parlare di reazione
sproporzionata e di punizione collettiva.
Il nuovo pretesto è arrivato: un attacco degli Hezbollah dal Libano.
Altri soldati "rapiti".
Esulta l'altoparlante e spiega: "A Gaza Israele aveva commesso
l'errore di usare la cattura del caporale Shalit come pretesto per
mettere fine ai bombardamenti di missili" da Gaza, con
operazioni "come la centrale elettrica".
Lo scopo della devastazione, ci spiega con qualche ritardo
l'altoparlante di Giuda, era (udite udite) "di tagliare
l'elettricità alle decine di officine in cui vengono preparati i
missili artigianali" palestinesi.
Ma questo scopo "non è stato spiegato abbastanza dai portavoce di
Gerusalemme", ecco il punto, sicchè i servi noachici hanno
cominciato a parlare di "punizione collettiva" contro la popolazione
civile.



Ma per fortuna, ora tutto questo è "passato".
Sono entrati in campo gli Hezbollah.
"Contrariamente a Gaza… lo scontro lungo la frontiera libanese,
riconosciuta dall'ONU come frontiera definitiva fra due Stati
sovrani, diventa un atto di guerra cui è lecito e obbligatorio
rispondere con un altro atto di guerra… gli hezbollah operano da uno
Stato sovrano in guerra ufficiale anche se non attiva con Israele…
il Libano non può dunque sottrarsi alle sue responsabilità come
cerca di fare il debole presidente Abu Mazen" (reso debole non si sa
da chi).
Israele è stato provocato.
Da un nemico cento volte inferiore.
Occorre tenere a mente che Israele, così "in pericolo", è la quarta
potenza militare mondiale, con 250 testate nucleare e tutti i
missili necessari per farle arrivare in ogni parte del mondo, flotta
formidabile, enorme potenza di fuoco, e con dietro la fornitura
logistica illimitata degli USA. Hezbollah, gruppo che si
ripete "armato da Teheran", non ha lontanamente una forza
paragonabile. Inoltre, in Libano, non è solo una forza paramilitare,
ma un partito riconosciuto e votato.
Anche Antonio Ferrari de Il Corriere, uno dei pochi veri esperti del
carnaio mediorientale, che frequenta da trent'anni e di cui conosce
personalmente tutti gli attori, (vero giornalista, che ho avuto modo
di stimare di persona) si domanda "che cosa abbia spinto Hezbollah a
bruciare il credito che si era conquistato in tutti i settori della
popolazione libanese, anche presso i cristiani maroniti, e persino
presso il patriarca Sfeir". (2)
Evidentemente - leggete tra le righe - Ferrari non è convinto della
versione ufficiale dei fatti.



Che cosa spinge una forza insignificante a provocare un avversario
super-armato, in una sfida che non può avere altro esito che una
sconfitta?
Quante volte succede nella storia?
Eppure succede.
Nel 1898, secondo gli Stati Uniti, la debolissima Spagna provocò la
potentissima America facendo saltare in aria l'incrociatore "US
Maine" che era in visita nella rada di Avana: fu il pretesto con cui
Washington strappò a Madrid Cuba e le Filippine, gli ultimi resti
del suo impero, con estrema facilità.
Oggi si sa che il Maine fu fatto esplodere dagli stessi americani.
Accadde lo stesso al "Lusitania": "provocazione" tedesca che
giustificò l'entrata degli USA nella grande guerra.
Lo stesso a Pearl Harbor.
Lo stesso nel Golfo del Tonkino, dove un attacco "non provocato"
vietnamita costrinse gli USA, poveretti, ad ampliare il conflitto.
Lo stesso l'11 settembre, dove Al Qaeda si è fatta dare la caccia ed
ha offerto il pretesto per l'occupazione di Afghanistan ed Iraq.
Accade, nella storia, che un debole aggredisca un forte.
Ma accade soltanto ad uno Stato: gli USA.
Regolarmente, ogni 60 anni circa la superpotenza americana viene
proditoriamente aggredita senza ragione da un avversario debole, che
la costringe a devastarlo a tappeto e a renderlo democratico. Ciò
che non succede poniamo all'Italia, potenza infinitamente più debole
e notoriamente imbelle, succede a scadenza fissa agli Stati Uniti.
Cosa da non credere, se non ne fossimo testimoni.
Ora, è successo ad Israele.



La natura della provocazione è chiarita da un articolo del Jerusalem
Post dove, tra la solita propaganda, si legge: "Poche settimane fa
una intera divisione della riserva è stata richiamata per essere
addestrata a un'operazione come quella che l'esercito israeliano sta
compiendo in risposta all'attacco degli Hezbollah di giovedì
mattina".
Questa sì che è preveggenza: settimane prima della provocazione
islamista, Israele si preparava ad invadere il Libano.
E' una delle tante esercitazioni profetiche della nostra storia
presente.
Pochi giorni prima del "rapimento" del caporale Shalit, aveva già
detto Haaretz, Israele aveva progettato di rapire i parlamentari e
ministri di Hamas.
Con tanto di lista presentata da Olmert al capo dello Shin Beth.
Questa informazione nella disinformazione si può leggere a firma di
Yaakov Katz, "Reservists called up for Lebanon strike", Jerusalem
Post del 12 luglio.
Ma in Europa, i figli di Noè fanno finta di non capire.
E' Hezbollah che ha provocato la superpotenza atomica regionale,
dandole il pretesto di cui aveva bisogno per allargare il conflitto,
dispiegare le sue ali d'aquila.
"Nessuno in questo momento può ancora dire" scrive Dan Segre, se
l'aquila di Giuda "dilagherà a nord verso la Siria".
Proprio la Siria che giusto ieri, dice Bloomberg, ha annunciato di
abbandonare il dollaro per costituire le sue riserve in euro.



E che Washington ha immediatamente accusato come responsabile della
cattura dei soldati israeliani "rapiti" dagli Hezbollah.
La Siria, perché ormai il processo che la teneva sotto schiaffo -
quello per l'uccisione del premier libanese Hariri - sta facendo
acqua da ogni parte.
La Siria che, come scrivono gli altoparlanti, continua a ritenere il
Libano un suo protettorato: in realtà, il Libano - sotto la saggia
guida del generale Aoun - è tornato ad essere un modello di
convivenza tra cristiani, sciiti e sunniti ed altre minoranze.
Un modello che può essere additato ad Israele.
Dunque, intollerabile.
Va abolito.
"Riporteremo il Libano indietro di vent'anni", grida Olmert.
Perché questi attacchi hanno anche lo scopo di stroncare ogni
sviluppo dei Paesi vicini ad Israele, di rigettarli all'età della
pietra, e il Libano, grazie all'intraprendenza dei suoi abitanti
levantini, stava di nuovo fiorendo.
Per sentirsi sicuro, Israele ha bisogno di avere attorno un deserto
di disperazione e barbarie.
Invaso il Libano, però, c'è ragione di credere che Israele non si
fermerà.
Deve arrivare fino al bombardamento dell'Iran, deve averne il
pretesto.
Perché?
Perché, come ha scritto in vari articoli del New Yorker Seymour
Hersh - il solo esperto veridico delle cose militari americane - i
generali USA, che già vedono affondare la truppa nelle sabbie mobili
irachene, hanno convinto i politici, e un Bush in calo disastroso, a
non fare l'attacco all'Iran.



Gli USA non faranno anche questa guerra per Israele.
Israele deve dunque agire in proprio. (3)
E presto, perché la finestra d'opportunità si sta chiudendo.
Sta per cominciare, sotto l'egida di Putin e con l'assistenza di
Gazprom, la costruzione del gasdotto che porterà il gas iraniano
all'India attraverso il Pakistan. (4)
Un'opera colossale che collegherà stabilmente l'Iran, il Paese che
il giudaismo vuole isolato e "canaglia", in un'alleanza di solidi
interessi coi suoi potenti vicini.
Inoltre, salda due Stati ex nemici, Pakistan e India, nel comune
interesse e corresponsabilità del vitale gasdotto.
Se questo avviene, l'India indù è perduta per il grande jihad
ebraico contro l'Islam.
Intravvediamo qui il motivo dell'orrendo attentato di Bombay dell'11
luglio.
I due gruppi islamici subito chiamati in causa come autori del
massacro, Lashkar-e-Tayyaba e Hezb-ul-Mujahedin, anziché
rivendicarlo, hanno condannato l'attentato e quelli (di cui si è
parlato meno) avvenuti in Kashmir lo stesso giorno, che hanno ucciso
altre otto persone.
Ma non importa: Pakistan ed India sono di nuovo ai ferri corti, e
l'India è coinvolta; parteciperà al gran jihad israeliano contro
l'Islam.
Se l'ipotesi è giusta, aspettiamoci qualcosa di apocalittico:
Israele attaccherà l'Iran con bombe nucleari.
Perché "è in gioco la sua stessa esistenza".
Ed è stata provocata.



Maurizio Blondet




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Note
1) R.A. Segre, "Giochi pericolosi", Il Giornale, 13 luglio 2006; si
noti che, ancora una volta, l'Europa ha intimato agli arabi di
rilasciare i soldati israeliani catturati, ma non agli israeliani di
liberare i ministri e parlamentari palestinesi rapiti, né i 9 mila
detenuti senza processo che Israele tiene in suo potere.
2) Antonio Ferrari, "L'ombra di Damasco e di Teheran in una
escalation improvvisa", Il Corriere della Sera, 13 luglio 2006.
3) Jonathan Ariel, un operativo del Mossad, ha dichiarato pochi
giorni fa: "Se necessario, noi [israeliani] faremo tutto il
necessario per assicurare la nostra sopravvivenza, compreso un
attacco nucleare `preventivo' contro l'Iran". Ne abbiamo dato
notizia in questo sito (Maurizio Blondet, "Isteria armata di
atomica", 26 luglio 2006).
4) Maurizio Blondet, "Mosca e Pechino, due colpi magistrali", 27
giugno 2006. L'accordo fra Gazprom, Iran, Pakistan e India è stato
siglato nel vertice dello SCO, Shanghai Cooperation Organization. Il
Pakistan, molto interessato all'affare, ha dato le massime garanzie
di vigilanza sul gasdotto. Questa pacificazione non può essere
permessa, in quanto contraria agli interessi israelo-americani. I
mandanti dell'attentato hanno lasciato deliberatamente
una "segnatura" per far capire, a chi sa, la loro vera identità.
Ancora una volta hanno scelto un 11, come per l'11 settembre in USA
e l'11 marzo a Madrid. Insomma è la firma di Osama bin Mossad. In
questo senso, ha un significato agghiacciante una frase di
Berlusconi a proposito dell'inchiesta sul rapimento di Abu Omar in
Italia: "se rompiamo con la CIA ci esponiamo ad attacchi
terroristici". Perché naturalmente tutti sanno chi fa gli attacchi
terroristici. Il difficile è denunciarlo, quando gli autori sono la
prima e quarta potenza atomica mondiale.








Ven 14 Lu 2006 9:56 pm

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