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Rispondi | Inoltra Messaggio #946 di 999 |
INTERVISTA a DAGOBERTO BELLUCCI

"La gazzetta di Modena", 19 luglio 2006


L'escalation militare nel Vicino oriente, pare aggravarsi ogni
giorno di più. Lo stato libanese è tornato a rivivere di colpo gli
anni cupi della guerra civile e come si assiste da diversi giorni,
oltre la popolazione locale, in fuga dalle zone di guerra verso
nord, anche tutti i cittadini stranieri si stanno ammassando verso
la frontiera siriana per lasciare il paese. Mentre un primo
contingente di italiani è già giunto a Roma, Dagoberto Bellucci,
livornese di origini, ma residente a Modena è in partenza per
raggiungere il Libano, dove vive e lavora da oltre due anni.
L'abbiamo incontrato poche ore prima della partenza per conoscere le
ragioni del suo ritorno a Beirut in questo particolare momento.

Bellucci, cosa la riporta in Libano proprio adesso?

Direi tutto. A Beirut mi sono ricostruito una nuova vita. Ho una
famiglia, una ragazza che mi aspetta, tanti amici e fratelli, che
attualmente si trovano sotto i bombardamenti.

Lei conosce bene il Libano. In quale occasione ha visitato per la
prima volta il paese dei cedri e che cosa l'ha spinta a trasferirsi
definitivamente laggiù?

Il primo viaggio risale a dieci anni fa, nel 1996. In quel periodo
la zona meridionale era ancora occupata e ho assistito
all'aggressione dell'aprile di quell'anno; una delle molte. Sono
ritornato in Libano diverse volte, fino a quando non ho deciso di
trasferirmi stabilmente a Beirut nell'estate 2004, facendo
occasionalmente qualche puntata in Italia. Là ho trovato gente
meravigliosa che, dopo gli anni dell'occupazione stava cercando di
tornare ai fasti degli anni'70, quando il paese dei cedri era
considerato come la Svizzera del Vicino Oriente. Mi occupavo di
corrispondenze estere per alcuni quotidiani e siti internet,
seguendo l'evoluzione della politica internazionale dell'intera area.

Esattamente con quali media collabora?

Collaboro con i siti di Aljiazira, Italia Sociale, Il Dialogo; con
il quotidiano "Rinascita" e con il trimestrale di
geopolitica "Eurasia". Sono direttore di un'agenzia di stampa
denominata "Islam-Italia", che collabora attivamente con il mensile
del centro Italo-arabo e del Mediterraneo "Assadakah", di Roma.
Questa organizzazione si occupa di tessere i rapporti culturali,
commerciali ed economici tra l'Italia e il Mondo Arabo, promuovendo
progetti come quelli che hanno interessato la ricostruzione del sud
del Libano in collaborazione con le principali istituzioni italiane.
Nel 2002 ricevemmo una delegazione parlamentare libanese a Roma e a
Milano. Tutti questi progetti oggi sono andati in fumo, come
dimostra inequivocabilmente la distruzione di una serie di ponti tra
cui quello che collegava Beirut a Damasco, nella valle della Bekaa,
realizzato con il contributo delle maestranze italiane.

Cosa conta di trovare una volta rientrato a Beirut?

Ammesso che ci arrivi, avevo fino a una settimana fa una casa ad
Haret Hreik, alla periferia meridionale della capitale nella zona
dell'aeroporto. Oggi non ho idea di quello che troverò. I
bombardamenti di questi giorni sono stati pesanti ed hanno proprio
interessato quell'area a maggioranza sciita. Sono stato infatti
privo di contatti diretti nei primi tre giorni di ostilità. Solo
sabato mattina sono riuscito ad avere un contatto telefonico di
pochissimi minuti con la mia donna, la sua famiglia ed alcuni amici.
Stanno bene, ma anche loro sono stati costretti alla fuga e di
conseguenza hanno perso tutto.

Quale effetto le hanno fatto le immagini di questi giorni?

Posso solo dire che vedere in tv strade, negozi, abitazioni e zone
dove quotidianamente passavo sconquassati in quel modo è davvero una
gran pena. Penso sia inutile descrivere lo stato emotivo in cui mi
trovo da mercoledì scorso. Molti libanesi residenti in Italia coi
quali mi sento, provano lo stesso dolore, rabbia e indignazione per
quel che sta accadendo.

Come pensa di raggiungere la capitale, vista l'impraticabilità
dell'aeroporto?

L'unico passaggio è rimasto quello della frontiera settentrionale,
lungo la costa. Ho un volo per Damasco e da lì raggiungerò Latakia,
sulla costa siriana, quindi con un automezzo si farà il possibile
per attraversare la frontiera. Una volta in territorio libanese sarà
una vera e propria avventura viste le condizioni delle strade.

Come si adopererà una volta giunto in Libano?

Innanzitutto cercherò di vedere la mia donna e le persone a me care.
Ma soprattutto mai come in questo momento quella popolazione ha
bisogno di aiuti. Le immagini parlano chiaro. Andrò a nome del
centro Italo-arabo "Assadakah", con medicinali e altri generi di
prima necessità. È un'iniziativa presa sul momento dal direttivo di
Roma per dimostrare la sua solidarietà con dei gesti concreti: serve
di tutto e tutto in questo momento è indispensabile.

Non resta che augurarle buona fortuna.

Ne avrò sicuramente bisogno.

Filippo Pederzini.








Gio 20 Lu 2006 5:17 pm

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Inoltra Messaggio #946 di 999 |
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