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Lager tedeschi e alleati a confronto   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #949 di 999 |
| Mercoledì 26 Luglio 2006 - 14:56 | Francesco Fatica |

http://www.rinascita.info/cogit_content/rq_cultura/Lager_tedeschi_e_a
lleati_a.shtml


Mi è stato regalato un libro in cui è riportato il diario di un
marinaio italiano arresosi ai tedeschi, assieme ai suoi commilitoni,
in Grecia, il 9 settembre 1943, e deportato in Germania.
L'autore, giovandosi di una veste tipografica elegante, si dilunga
per oltre trecento pagine a lamentare il freddo e le deficienze del
vitto.
E' stata una lettura utile, che ho voluto continuare fino alla fine
e che mi ha fatto tornare alla mente altri campi di prigionia di cui
nessuno parla perché la discriminazione manichea imposta dal regime
vigente asservito pecorescamente alla Sinarchia Universale, non
consente ancora l'emergere della Verità.
Dunque, il povero giovane marinaio, abbandonato da Badoglio e dal re
al suo destino, era alloggiato in uno di quei "famigerati lager"
attrezzato però con baracche prefabbricate in cemento armato,
corredate di normali finestre, regolarmente munite di vetri e
imposte. Le camerate erano arredate con brande e con stipetti
ordinatamente assegnati ad ogni ospite. Tutte le baracche erano
riscaldate da stufe a carbone per cui l'autore però lamentava che
fossero forniti "solo 5 kg di carbone al giorno", trascurando di
considerare le restrizioni di guerra a cui era sottoposto tutto il
popolo tedesco.
A questo punto vorrei esplorare i campi di prigionia "alleati" per
constatare che nessuno di coloro che ebbero la ventura di esservi
ristretti ha mai lamentato la deficienza del carbone per il
riscaldamento, infatti semplicemente non c'erano né le stufe, né
ovviamente, altro sistema di riscaldamento. Il solito benpensante
potrebbe argomentare che in Italia non c'era bisogno di stufe, ma
spesso non c'erano neanche le baracche e quando c'erano le tende,
non si poteva stare in piedi e se pioveva non si poteva stare
neanche sdraiati perché anche l'interno della tenda si allagava e
quindi si era costretti a passare la notte in piedi sotto la
pioggia. Ma non sempre c'erano neppure le tende e i prigionieri si
arrangiavano con qualche pezzo di cartone, o paglia, se riuscivano
ad avere il privilegio di trovarne.
Qualche rara volta potevano capitare delle baracche semisconnesse di
lamiera, gelide d'inverno ed infuocate d'estate, come nel campo di
smistamento di Torrette di Ancona.
Ma accadde pure che qualche volta si utilizzassero strutture
industriali dismesse, come avvenne per il "R. Civilian Internee
Camp" di Collescipoli (Terni), o anche si utilizzò addirittura una
certosa abbandonata, come avvenne per la certosa di Padula in
provincia di Salerno ( 371 PW camp di Padula.)
Il nostro ex marinaio insoddisfatto lamenta pure che il vitto era da
fame, ma in quel periodo anche i civili tedeschi non avevano da
scialare e ciononostante accadeva pure che qualcuno gli offrisse
qualche fettina di pane e margarina. A tal proposito vorrei
raccontare cosa forniva all'epoca l'amministrazione
carceraria "badogliana" del carcere di "Poggioreale" a Napoli. Tutti
i giorni, dal 1944 al luglio del 1946, data in cui potei usufruire
dell'amnistia, veniva distribuito una sola volta al giorno, un
mestolo di "minestra", costituita invariabilmente, dalla famigerata
polvere di piselli senza condimento alcuno, cotta molto male perché
la caldaia era un mezzo fusto di benzina con spigoli vivi in cui si
raggrumava la polvere di piselli la quale acquistava pertanto un
sapore di bruciaticcio aspro che infiammava irreparabilmente la gola
e l'esofago e, nonostante la fame nera, non si riusciva a mandare
giù. Si poteva, è vero, pescare alcuni torsoli di cavolo. Ma i
torsoli di cavolo erano di consistenza legnosa e accuratamente
mondati dalle foglie per cui si doveva cercare di rosicchiare
qualche resto di peduncolo rimasto attaccato per sbaglio al torsolo.
Tutti i giorni così, ineluttabilmente. Veniva distribuito anche un
panino di scarsi cento grammi, che poi divenne truffaldinamente
bianchissimo, ma peggiorò perché senza sapore e senza sostanza,
tanto che non riuscire a capire che miscela di farine americane si
era usata per infornarlo; forse la farina di frumento non c'era per
niente e si rimpiangeva il minuscolo panino nero.
Cosa si mangiava nei famigerati lager tedeschi? Secondo la
testimonianza del marinaio deportato veniva distribuito una volta al
giorno "un mestolo di minestra costituita da patate, rape,
barbabietole e verdure", più "un quartino di pane" e "un pezzettino
di margarina", che poteva essere sostituito di tanto in tanto
da "due fettine di salame" o anche da "due cucchiai di marmellata" a
cui venivano aggiunti a Natale, Capodanno, Pasqua e in qualche altra
più rara occasione la pasta e addirittura "due cucchiai di budino".
Cosa si mangiava nei lager "alleati"? Molto di meno e molto peggio:
gli inglesi non si vergognarono di infierire fino al punto di
alimentare i civili italiani reclusi nel campo di Padula, perché
fascisti o ritenuti tali, nei primi tempi esclusivamente con
ghiande; si, avete letto bene: esclusivamente con ghiande. Poi, col
passare del tempo, il vitto fu meno bestiale, ma sempre scarso ed
insufficiente, al punto che, quando furono tagliati degli ulivi,
molti reclusi si lanciarono a divorare le olive di quei rami,
nonostante fossero ancora immature ed amarissime. Nei gelidi ed
umidi cameroni della certosa, i cui finestroni erano assolutamente
privi di vetri e di alcun riparo, si dormiva per terra sulla paglia,
in cento per ogni camerone. Gli indiani incaricati della
sorveglianza si facevano strada a pedate ed a scudisciate.
Ma il nostro connazionale deportato dai tedeschi si lamentava invece
che il capo campo tedesco lo considerasse "un traditore" e lo
apostrofasse talvolta con voce burbera. Cattivone!
La principessa Pignatelli, ci ha testimoniato l'episodio allucinante
della prigioniera Nicoletta de Terlizzi, uccisa nel campo di
Collescipoli, sotto gli occhi delle sue compagne allibite soltanto
perché si era sdegnosamente rifiutata di andare a ballare con un
soldato inglese. Nello stesso campo venivano inflitte inumane
umiliazioni ai prigionieri maschi: Ha scritto ancora la
principessa "Ricordate Terni, ove per punizione un colonnello
polacco amico degli inglesi e che si era costruito un campo ostacoli
per cavalcare, si divertiva con una lunga frusta da maneggio a far
correre ai ragazzi italiani gli stessi ostacoli dei suoi cavalli".
(Lettera che la principessa scrisse verso la fine del 1949 a David
Rousset,)
Nel campo di Coltano, (PWE 336 e 337 nella tenuta dell'O.N.C. di
Coltano) tenuto dagli americani, a guerra ormai finita, un caporale
americano, riveritissimo capo campo, entrava con lo scudiscio di
nervo di bue e non si peritava di schiaffeggiare qualche malcapitato
prigioniero ex combattente della Rsi e in qualche caso usava
pesantemente e senza misericordia anche lo scudiscio. (Mariano Dal
Dosso, Quelli di Coltano, Editore Giachini, Milano, terza edizione,
1950.)
Il vitto era assolutamente insufficiente e i prigionieri, quando
potevano si arrangiavano con i rifiuti della cucina.(bucce di patate
e quanto altro) Niente baracche, ma solo piccole tende canadesi, che
si dovevano obbligatoriamente smontare di giorno. Tende anche nel
campo PWE 339 di S. Rossore . Nel campo di punizione PWE 335 di
Metato, sempre in Toscana, al posto delle tende vi erano delle
gabbie senza altra copertura che il filo spinato, addirittura peggio
delle tristemente famose gabbie per i prigionieri afghani a
Guantanamo, che almeno hanno un tettuccio di lamiera. In una di
quelle gabbie fu rinchiuso Ezra Pound.
Ma i lager tedeschi hanno goduto e continuano dopo sessant'anni
persistentemente a godere una pessima fama; si è detto che ebrei e
partigiani fossero addirittura gasati. Eppure in un impianto del
genere furono fatti passare anche il nostro giovane marinaio e tutti
gli altri suoi commilitoni, e ne uscirono vivi e disinfestati dai
parassiti assieme agli indumenti ed ai rispettivi zaini. Non ho
svolto degli studi particolari sull'argomento, tuttavia ho avuto
occasione di leggere qualche pubblicazione e mi sono fatta una mia
opinione sugli errori grossolani commessi da chi ha sostenuto la
colpevolezza dei tedeschi, ma non voglio, né potrei addentrarmi in
una discussione che comporterebbe dissertazioni tecniche, formule
chimiche e calcoli piuttosto ostici. ( Franco Deana, Studi
revisionistici, Graphos, Genova, 2002) Mi limiterò a considerare che
se effettivamente si volevano eliminare degli oppositori, sarebbe
stato un imperdonabile spreco, oltre tutto controproducente
alloggiarli in baracche accoglienti, sarebbe bastato usare i
metodi "alleati" culminati nell'organizzazione di sterminio
preordinata e fortemente voluta dal comandante in capo dell'esercito
americano Dwigt Eishenower detto Ike, che fece rinchiudere gli ex
combattenti tedeschi in enormi campi di sterminio in Germania, dove
si dormiva sulla nuda terra, esposti al gelo e per ripararsi in
qualche modo si scavava una tana nel terreno, ma venivano nottetempo
azionate le ruspe che ripianavano la superficie del campo:
settecentomila morti di stenti e di malattie; duecentomila nei campi
gestiti dai francesi. Naturalmente era proibito a chiunque portare
aiuto ai prigionieri, o anche soltanto avvicinarsi al campo La
guerra, si diceva infatti, era finita; gli uomini erano stati
liberati dalla schiavitù…ecc. ecc.
Ma allora che bisogno avevano i tedeschi cattivi e feroci, di
alloggiare i prigionieri in accoglienti baracche, pure riscaldate e
di fornire loro un vitto passabile, compatibilmente con le
deficienze dei tempi?
Ike ci ha insegnato molte cose; dobbiamo riconoscere che quando ci
si metteva era veramente bravo. E infatti la Sinarchia Universale lo
volle Presidente degli Stai Uniti d'America.

Francesco Fatica







Gio 27 Lu 2006 8:32 am

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Inoltra Messaggio #949 di 999 |
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27 Lu 2006
8:33 am
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