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Mastella e le parole ideologiche   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #958 di 999 |
Mastella e le parole ideologiche

26 gennaio 2007

http://www.identitaeuropea.org/archivio/articoli/blondet_mastella.htm
l



Lì per lì, sembra un pasticcio di Mastella, come ci si può aspettare
da un dilapidatore di denaro pubblico, ruspante, di scarso impegno
ideologico.

La sua cosiddetta legge commina fino a 12 anni (dodici) a chi si
macchia del reato di «istigazione a commettere crimini contro
l'umanità e di apologia dei crimini contro l'umanità». Che io
sappia, nemmeno David Irving ha mai incitato o fatto l'apologia
dello sterminio: ha solo negato che esistesse un ordine scritto di
Hitler a compierlo.

A prima vista, questa legge mette piuttosto in pericolo, mettiamo,
Giuliano Ferrara, che approva la volontà di Israele di incenerire
l'Iran con un attacco atomico (incitamento sicuro ad un «crimine
contro l'umanità»). Potrebbe portare all'arresto, in occasione di
una loro visita in Italia, di Paul Wolfowitz, attuale capo della
Banca Mondiale, o di qualunque altro neocon americano, che
hanno «istigato» - e con quanta efficacia – all'invasione dell'Iraq
su falsi pretesti, con le atrocità che ne sono seguite. Diffondere
uranio impoverito su una popolazione intera, carbonizzare Falluja
con il fosforo, saranno pure crimini contro l'umanità. Quanto al
delitto di «apologia dell'olocausto», questo potrebbe configurare
persino una legge anti-ebraica.

Potrebbe obbligare alla condanna di Riccardo Pacifici, rabbi Di
Segni, Gad Lerner e tutti gli altri membri dell'onorata comunità.
Sono loro che fanno «apologia dell'olocausto», nel senso che lo
esaltano - quello ebraico - come fatto unico e sacrale, un mistico
sacrificio del tutto diverso dalle sofferenze di altri popoli e
gruppi etnici nella seconda guerra mondiale. Anche il presidente
Napolitano ha fatto, nel cosiddetto giorno della memoria, la stessa
apologia dell'olocausto. I cosiddetti «negazionisti» non esaltano
l'olocausto: anzi, secondo i loro accusatori, negano che sia
avvenuto. Peggio: il Mastella legislatore commina «fino ad un anno e
sei mesi a chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio
razziale o etnico». Oriana Fallaci, la sola incitatrice pubblica che
io ricordi all'odio per i musulmani (con scritti atti ad istigare
azioni violente), s'è sottratta alla punizione defungendo.

Ma la legge è lì per colpire tutti coloro che diffondono i suoi
libri e che li hanno recensiti con favore, da Ferrara a Feltri, e
decine di altri giornalisti. E potrei indicare all'inquisizione
alcuni testi di Guzzanti che cadono sicuramente sotto questa
fattispecie. Ancora: «E' vietata ogni organizzazione, associazione,
movimento o gruppo che abbia tra i propri scopi l'incitamento alla
discriminazione o alla violenza per motivi razziali». Come noto, la
comunità ebraica, i suoi rabbini in prima fila, scoraggia
attivamente i matrimoni dei suoi figli con giovani goym. E'
sicuramente «incitamento alla discriminazione»: sciogliere, e
subito, la comunità? Quanto all'incitamento alla violenza, è facile
dimostrare che l'associazione dei Lubavitcher (o gruppo, o movimento
che sia), ben presente anche in Italia, rientra nel caso. Un passo
dagli scritti del loro fondatore, rabbi Schneerson: «Il corpo di un
ebreo è di qualità totalmente diversa dal corpo di ogni altro
individuo della nazioni del mondo […]. L'intera realtà non ebraica è
solo vanità. Sta scritto: 'E gli stranieri cureranno le vostre
greggi' (Isaia, 61:5). L'intera creazione esiste solo per il bene
degli ebrei».

Da questo, Schneerson fa seguire alcuni ovvi corollari: per esempio,
nel caso di trapianti: «se un giudeo ha bisogno di un fegato, può
prendere il fegato di un non-ebreo innocente per salvare il primo».
E' tutto scritto. Su richiesta degli inquisitori, posso esibire i
documenti. Posso provare altresì che era un membro dei Lubavitcher
quel Baruch Goldstein che, nel 1994, massacrò 29 palestinesi in
preghiera nella tomba di Rachele perché incitato all'odio razziale
dalla dottrina di Schneerson. Con ciò, attendo con ferma speranza
lo scioglimento d'autorità della setta Lubavitcher, altresì detta
Habad o Chabad, per predicazione di superiorità razziale e
incitamento all'odio etnico. E la punizione dei loro dirigenti con
condanne «da uno a sei anni», come previsto dal giurista Mastella.

Ma allora il nostro dilapidatore ha fatto una legge antisemita? Ha
voluto scatenare una persecuzione anti-ebraica? Ma no, ma no.
Naturalmente, non è questo l'intenzione del nostro furbo governante.
Egli sa benissimo come attaccare l'asino dove vuole il padrone. E
difatti, nel testo, si legge il punto essenziale, quello caldeggiato
da Ruben: «La pena è aumentata se l'istigazione a commettere crimini
contro l'umanità, o atti di discriminazione, è stata commessa
negando in tutto o in parte l'esistenza di genocidi o di crimini
contro l'umanità per i quali vi sia stata una sentenza definitiva di
condanna da parte dell'autorità giudiziaria italiana o
internazionale».

E' lì che si voleva arrivare. Punire chi nega, anche solo «in
parte», genocidi per cui esiste «una definitiva condanna
dell'autorità internazionale», evidentemente a Norimberga. I crimini
e genocidi in corso non interessano, mancando la «condanna
definitiva della magistratura»; interessa quello solo degli anni '40
dell'altro secolo. L'unico, l'inimitabile. Il furbo presidente
Napolitano del resto ha delimitato ben bene il senso della legge
mastelloide. Non è contro chiunque inciti ecc., ecc., ma contro
qualcuno soltanto. Ha detto, Napolitano che sa dove attaccare
l'asino, che «l'antisemitismo si maschera da antisionismo»,
giungendo a negare «il principio costitutivo dello Stato d'Israele»:
principio razzista, come ha mostrato quell'antisemita di Israel
Shahak (ex internato nei lager), in quanto la cittadinanza
israeliana non è data se non a chi possa vantare almeno una nonna
ebrea. E tuttavia, il discorso non è chiuso qui.

La legge Mastella starà lì, nel codice penale: e come abbiamo
visto, «in altre mani», non oggi ma in un domani possibile, può
colpire proprio gli ebrei. La stessa identica norma può rovesciarsi
contro i suoi promotori. E' un rischio che parrà inesistente oggi a
costoro, finchè sono loro a controllare l'applicazione della legge,
e ad assegnare il significato alle parole di cui è composta. Ma già
questo rivela la natura di questa norma. Le parole di cui è composta
sono infatti, eminentemente, parole «ideologiche». Parole cioè che
per la loro vastità (o vacuità) semantica, possono essere intese in
modi contrastanti o addirittura opposti. O parole la cui pronuncia
già contiene in sé la condanna, o il disprezzo. Il regime bolscevico
era maestro in questo uso ideologico delle parole. Era la sua
specialità, al punto che fu chiamato una «logocrazia», perché quando
non riusciva ormai più a dominare la realtà (l'economia socialista
deperiva, la statalizzazione era fallita), manteneva il dominio
assoluto sulle parole. Nella convinzione (Orwell insegna) che chi
controlla le parole controlla il pensiero.

Così, la burocrazia parassitaria dominante si
autodefiniva «avanguardia del proletariato». E il dominio
burocratico della nomenklatura era «la dittatura del proletariato»,
quando invece era una dittatura «sul» proletariato. «Solidarietà
socialista» e «aiuto fraterno» significò l'invasione dell'Ungheria e
della Cecoslovacchia. Si fecero processi contro «deviazionisti»
e «revisionisti», parole del cui vero significato - che poteva
mutare a piacere - era depositario il Politburo. Si poteva sperare
di non vedere più questo esercizio, così screditato. Invece,
rieccoci alle parole ideologiche.

Il nostro governo ne è pieno. Abbiamo imparato a nostre spese che
ciò che Bersani chiama «riforme» è tutto quello che lui può
escogitare per favorire le coop rosse. Per Montezemolo e
Draghi, «riforme» significa invece taglio delle pensioni e riduzione
dello Stato sociale. Padoa Schioppa ripete costantemente la
parola «equità», con cui nessuno sa bene cosa intenda, ma che ci
prepara a spoliazioni fiscali. «Guerra al terrorismo globale» è
ovviamente una locuzione ideologica, che può comprendere
(come «terrorista») realtà infinitamente diverse ed estendibili ad
libitum, ed escluderne altre: l'Arabia Saudita no, i Talebani sì e
anche la Corea del Nord. Lo stesso termine «terrorismo» è diventato
profondamente ideologico: all'indomani dell'11 settembre Arafat, già
premio Nobel per la pace, era diventato un «terrorista» con cui non
si poteva più trattare. Hamas ed Hezbollah sono «terroristi», l'ISI
pakistano no.

«Islamofascismo» è un termine ideologico che non ha avuto, per ora e
nonostante la zelante promozione mediatica, completa fortuna.
Ahmadinejad «nuovo Hitler» ne ha di più. Ovviamente, i due termini
non hanno nulla a che vedere con la realtà del fascismo o
dell'hitlerismo storici, ma così sono le parole ideologiche: non
servono a definire ma a bollare, e ad incitare all'azione. In questo
caso, le centrali che le hanno formulate e diffuse vogliono incitare
alla guerra dell'intero Occidente «democratico» contro l'Iran. Non è
dovuto di meno, ai nuovi Hitler. «Negazionismo» è una parola dello
stesso genere. A rigore di termini, non esiste nemmeno un
negazionista, ossia uno che neghi completamente che gli ebrei nella
seconda guerra mondiale hanno subìto persecuzioni e massacri. Ci
sono invece alcuni che pensano di poter dimostrare che quelle che
vengono indicate come camere a gas nei vecchi lager, non lo potevano
essere per motivi tecnici. Altri che contestano il numero esatto e
sacrale dei morti israeliti, i sei milioni tondi. Altri esibiscono
documenti della Croce Rossa che visitò i lager durante la guerra, e
non ebbe contezza dello sterminio in atto.

Qualcuno nota che un certo forno crematorio, così indicato ai
visitatori di un certo lager, non ha il camino, e dunque non poteva
funzionare. Altri ancora tendono ad inserire la tragica sorte degli
ebrei nelle immani atrocità della guerra mondiale: 22 milioni di
russi morirono per la guerra contro Hitler, altre decine di milioni
nel Gulag staliniano. Si potrà parlare di «olocausto russo»? No, non
si deve. Tale tentativo viene interpretato come un trucco per
sminuire il solo olocausto che conti - processo alle intenzioni,
tipico dei totalitarismi ideologici. Infine, tutte queste diverse
posizioni vengono bollate - anche se non lo sono –
come «negazionismo»: una parola che è fatta per marchiare, per
troncare la discussione e mettere in galera chi parla. Come in URSS,
esiste una «verità ufficiale» presidiata col codice penale, e chi la
discute è condannato in anticipo, e ora anche con 12 anni di
carcere. Anche attorno alla «verità ufficiale sull'11 settembre» c'è
una sorveglianza corale, che impedisce il discorso. La cosa non ci
stupisce, ma ci stanca. Ci dice in che mondo viviamo, e fino a che
punto siamo caduti da una illibertà ad un'altra. La cosa non
preoccupa i promotori, perché ritengono di essere in grado di
controllare la fabbrica delle parole ideologiche, controllando essi
la stampa e gli altri media. Ma può un giorno rivolgersi contro di
loro, non ce ne rallegreremo. Per conto nostro, è igiene civile e
politica, oltrechè morale, rigettare le parole
ideologiche. «Negazionismo», non lo diremo mai più.





Mar 30 Gen 2007 10:37 pm

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Inoltra Messaggio #958 di 999 |
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Mastella e le parole ideologiche 26 gennaio 2007 http://www.identitaeuropea.org/archivio/articoli/blondet_mastella.htm l Lì per lì, sembra un pasticcio di...
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