di Giancarlo Chetoni
Il Segretario di Stato Sen. Gianni Vernetti (Ulivo) rilascia il 31
Maggio 2006 al Ministero degli Affari Esteri un'intervista
al "Corriere della Sera" sull'Afghanistan. Il giornalista che
formulerà le domande e ne raccoglierà le risposte pubblicandole sul
quotidiano della RCS è Massimo Caprara.
A quel giorno il contingente italiano a Kabul ha un organico di 834
militari (interarma) a Kabul e di 522 ad Herat, in prevalenza
appartenenti all'A.M.I. e ai R.O.S., per una presenza complessiva di
1.356 unità sul terreno più 149 funzionari del Ministero degli
esteri e addetti alla cooperazione divisi tra il distaccamento nella
capitale e il P.R.T.
A distanza di 10 mesi l'impegno militare del Belpaese da quelle
parti supera, con qualche fluttuazione in più o in meno, i 2.200
uomini, e arriverà a 2500-2600 a Giugno 2007 con il supporto del
personale addetto agli UAV Predator, agli elicotteri d'attacco A
109 Mangusta e ai mortai da 120 mm in aggiunta agli elicotteri AB
212, ai C 47 e ai C 130 J con base a Doha.
Evidentemente il Gen. Satta, come sostituto di Errico, l'ha spuntata
alla grande. Avrà tutto quello che serve per garantire una cornice
di "sicurezza" ai militari italiani. Si manderà da quelle parti -
le dichiarazioni del Ministro della Difesa e del suo Vice al
riguardo sono state esplicite - i materiali e i rinforzi necessari.
Le sollecitazioni dei Palazzi del Potere anche.
Per ora, ha affermato Parisi, si sta valutando le circostanze e si
adeguerà quanto prima la risposta alle necessità che spuntano dalle
minacce sul terreno.
Andrà irrobustita, se servirà - ha avvertito -, anche la capacità di
difesa dall'aria perché la forza nazionale sia in grado di far
fronte ai venti di guerra che si stanno avvicinando ad Herat e a
Kabul. Tradotto in soldoni si torna ad agitare l'uso degli AMX, di
vettori aerei specializzati in strike, per l'attacco al suolo.
Tutta roba compatibile, come si vede, con il programma di
ricostruzione e di assistenza sanitaria e alimentare alle
popolazioni locali sponsorizzato a suo tempo, Novembre 2001, dal
Fondo delle Nazioni Unite.
Al di là del forte incremento di scarponi registrato sul terreno in
un anno, il contingente italiano in Afghanistan ha via via
radicalmente cambiato la natura della sua missione. Dovendo rimanere
nel Paese delle Montagne come ci ha anticipato il Ministro della
Difesa… almeno fino al 2011… la scelta diventa di fatto obbligata.
L'arrivo sul teatro di operazioni di unità di incursori del 9° rgt
Col. Moschin, del Consubin, di reparti del 185° Btg RAO della
Folgore, hanno finito per assegnare ai nostri reparti una proiezione
sul campo di forza "combat-ready" inserita nel dispositivo dei
Comandi ISAF e USA.
Sta uscendo lentamente allo scoperto il coinvolgimento forzato dell'
Italia in un altra guerra "altrui" a ridosso dei confini dell'Iran e
della Cina. All'altro capo del mondo.
La trappola al formaggio accortamente preparata da Martino & Soci e
dal Partito Amerikano è ormai pronta a scattare.
Una guerra in cui Bush e Blair ci stanno tirando dentro un po' alla
volta e che rischia di costarci nel segno di malintese solidarietà,
come a Nassiriyya e nella provincia di Dhi Qar, particolarmente
cara.
Dalla ipocrisia del peace-keeping per la difesa della democrazia
kabulista di Karzai, l'Italia è scivolata lentamente nel tormentone
dell`enforcing per la impermeabilizzazione del territorio di 4
province, l'intero ovest dell'Afghanistan, da formazioni
dai "terroristi" Taliban di etnia pashtun.
E siamo solo alle prime battute. Il conflitto in Afghanistan si sta
rapidamente irachizzando.
L'uso di autobombe, di esplosivo interrato e di agguati diventerà
sempre più frequente. In un Paese dove le distanze da superare sono
enormemente allungate, i collegamenti stradali tradizionali
pressoché inesistenti, il territorio esterno alle città disabitato e
incontrollabile, gli sterrati fatti di saliscendi tortuosi, privi di
protezioni laterali ed esposti ad azioni di guerriglia per essere
incassati tra posizioni sopraelevate, aver permesso alla Nato di
assumere il controllo delle forze nazionali consentendone l'utilizzo
per il pattugliamento armato e il trasporto logistico è un
gravissimo atto di irresponsabilità politica e militare. Il Ministro
della Difesa Parisi, il Sottosegretario Forcieri e il Comando
Operativo Interforze ne dovranno rispondere, prima o poi, al
Parlamento e al Paese.
Il gen. Mini su "Repubblica" del 25 Marzo, a pag. 4, ha bacchettato
i Palazzi del Potere. Senza preoccuparsi troppo di alchimie
politiche ha detto chiaro e forte che l'Italia, a dispetto di un
profluvio di contributi a fondo perduto e di amicizie rivendicate, a
Kabul non conta niente e che da Herat i militari italiani devono
controllare un territorio grande come l'Italia dove siamo stati
costretti a coordinare le attività di 2.000 uomini tra unità
nazionali, spagnoli e sloveni e dove c'è un centinaio di soldati Usa
che la fanno da padrone.
Le affermazioni di Mini sono state trancianti. L'arrivo degli
elicotteri d'attacco A 109 Mangusta rischia a suo giudizio di
complicare le cose. "Non migliora la capacità operativa dei nostri
reparti ma ne aumenta la vulnerabilità". "Per un guerrigliero – ci
ha fatto sapere - abbattere un elicottero con un lanciamissili è
sempre una grande tentazione".
"Abbiamo già veicoli e armi di gran lunga più efficienti di quelle
di qualsiasi banda avversaria".
Insomma, per l'alto ufficiale si rischia di alzare solo il livello
dello scontro senza poterne ottenere alcun beneficio operativo.
Dal Giugno al Novembre 2006 Usa e Isaf hanno seppellito
l'Afghanistan sotto un tappeto di bombe da 250 a 1.000 Kg, i raids
della NATO sui "target" del nemico sono stati 2.100, 18 la media
delle missioni al giorno, gli "effetti collaterali" su città e
villaggi in proporzione al numero degli ordigni e al tonnellaggio
sganciato. Il grosso è stato distribuito sul terreno dai B 52 che
hanno vuotato le stive seminando il loro carico di morte senza
badare troppo alle collimazioni, ai bersagli da colpire. La caduta
libera, come si sa, raggiunge il risultato con
l'effetto "saturazione da cratere".
Dal 21 Marzo l'offensiva aerea della Nato ha avuto come epicentro
Lashkar Gah, la città dove ha sede l'ospedale di Emergency e dove è
stato liberato Mastrogiacomo con gli effetti collaterali denunciati
da Gino Strada dopo 24 ore di centinaia e centinaia di morti
ammazzati.
Nell'orrore della guerra ci sono dei particolari da chiosare.
Da quando è scattata nella provincia di Helmand
l'operazione "attacca e distruggi" Achille non si parla più né di
Bin Laden né di Al Qa'ida né si ha notizia di mujahidin catturati
durante azioni di combattimento e di rastrellamento. Elemento che
potrebbe portare dritto dritto a far capire, attraverso il contatto
dei prigionieri con fonti indipendenti, la costruzione artificiosa
delle motivazioni che determinarono nel 2001 l'intervento USA in
Afghanistan.
Al di là della realtà di una nuova guerra che "durerà decenni", l'
ONU esce dall'Afghanistan a pezzi per credibilità e capacità di
intervento umanitario sul terreno.
Quello che occorre fare è circuitare pericolosi riflessi
condizionati avviando una profonda, ragionata riflessione critica
sul Palazzo di Vetro come espressione della Comunità Internazionale
e centro di mediazione e composizione "super partes" lle
controversie tra gli Stati Aderenti.
L'occasione ce l'ha offerta in questi giorni Hans Von Sponeck,
Former Assistant Secretary General of UN, che ha denunciato per
complicità in crimini di guerra il Palazzo di Vetro per la gestione
della crisi in Iraq dopo l'invasione di Usa e GB del Marzo-Aprile
del 2003.
"It is the time to change the sistem completely", ha affermato a New
York davanti a una platea di giornalisti, di corrispondenti esteri e
di catene televisive. Gli echi della sua conferenza stampa,
attraversando l'atlantico, si sono misteriosamente spenti.
I network dell'Europa di Barroso e della Germania della Merkel,
presidente di turno dell'Unione Europea, e, quel che è peggio, del
Parlamento di Bruxelles, hanno semplicemente espunto l'appello di
Von Sponeck dalla cronaca politica.
Le sue clamorose dichiarazioni sulla subalternità dell'ONU alle
decisioni adottate a livello politico e militare dalle
Amministrazioni Usa a giro per il mondo nel vecchio e nel nuovo
continente sono state totalmente ignorate. La mole della
documentazione fatta di appunti ufficiali redatti dagli Ispettori
delle Nazioni Unite in Iraq dal 1991 al 2006 non hanno fatto batter
ciglio alle agenzie di stampa del Bel Paese oltre che ai
corrispondenti, superpagati e allineatissimi, dei TG della
televisione di Stato. C'è una gran voglia di gente alla Lucio
Manisco, alla Maria Giovanna Maglie.
La stagione dei Paesi Non Allineati è ormai morta e sepolta. La
caduta del Muro di Berlino e l'implosione dell' URSS hanno avviato
con l'emergere degli Usa come unica superpotenza una devastante
mutazione genetica nella struttura, nelle attribuzioni, nella
trasparenza e nell'equità delle risoluzioni adottate dal Palazzo di
Vetro, creando le premesse di un'ulteriore crescita dei fattori di
instabilità a livello planetario.