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Rispondi | Inoltra Messaggio #965 di 999 |
di Marco Cedolin

Il Corriere della Sera e gli altri quotidiani stanno dando grande
risalto all'ultimo rapporto dell'Eurispes concernente i quinquennio
2000/2005 le cui conclusioni si manifestano poco lusinghiere per il
nostro paese.

I salari italiani in termini di potere di acquisto risultano essere
fra i più bassi d'Europa, inferiori perfino a quelli della Grecia e
superiori solo a quelli del Portogallo e questi dati stanno
suscitando forbiti contraddittori fra economisti ed analisti di
mercato che li interpretano nell'ottica di un'aumentata
competitività delle imprese nostrane.

Ci sarebbe molto da riflettere sulla reale valenza di tale
competitività quando si tratta di provvedere al mantenimento di una
famiglia, ma credo sia meglio soffermarci su quello che invece
L'Eurispes non dice.

Purtroppo per larga parte dei lavoratori italiani (la maggior parte
per quanto concerne i giovani) l'esiguità dei salari non è neppure
il problema peggiore …

… che si prospetta dinanzi a loro. La riforma Biagi, voluta dal
governo Berlusconi e coccolata con amore da Romano Prodi ha reso
infatti il concetto stesso di "salario" una chimera inarrivabile ai
più.

La legge 30 venne presentata come un farmaco miracoloso in grado di
coniugare una ritrovata competitività dell'imprenditoria nostrana,
con il benessere dei lavoratori più flessibili e felici, il tutto
attraverso un'iniezione di modernità assoluta che ci poneva ai
vertici nel mondo per quanto concerne la materia. In realtà, essa
nacque con lo scopo precipuo di regolamentare ed ampliare il sistema
del lavoro in affitto già introdotto negli anni precedenti dal
governo di sinistra, con la compiacenza del mondo sindacale ed
imprenditoriale.

Il progetto mirava a sovvertire completamente il concetto stesso di
lavoro così come lo si era inteso fino ad allora, sostituendo gli
uffici di collocamento pubblici con fantomatiche "agenzie del
lavoro", organismi privati o privato sociali ai quali veniva data la
possibilità di perseguire un profitto attraverso un sistema di
gestione utilitaristica del lavoratore, assunto a tempo determinato
dalle agenzie stesse e poi dato in affitto alle aziende.

La possibilità di agire in questo senso fu data alle agenzie
interinali, ai sindacati, ai consulenti del lavoro ed alle
università. Nell'ambito della riforma furono inseriti il "lavoro a
progetto" con lo scopo di aggirare il minimo salariale di
retribuzione oraria, il "lavoro occasionale" che non può durare più
di un mese all'anno né ricevere un compenso superiore ai 5000 euro,
il "contratto intermittente" ed il "lavoro a coppia" nell'ambito del
quale due lavoratori sono costretti a dividersi un misero salario.

Oggi possiamo affermare con sicurezza che la rivoluzione del mercato
lavoro da molti ritenuta indispensabile, nell'ambito della quale la
riforma Biagi ha dato un corposo contributo, è andata ben al di là
di quanto potessero supporre gli stessi sostenitori della
flessibilità esasperata.

In realtà più che di un mercato nell'accezione propria del termine
(dove s'incontrano chi compra e chi vende) si tratta di una sorta di
bazar, variopinto e colorato, all'interno del quale tutti tentano di
vendere qualcosa, ma ben pochi sembrano disporre dei soldi necessari
all'acquisto, nonostante i prezzi siano da saldo di fine stagione.

Sono nate come funghi le agenzie interinali, con un tasso di
proliferazione sconosciuto nel regno vegetale.

Le agenzie interinali, che attecchiscono come zecche sulle spalle
ammorbidite dai maglioncini di cachemire degli imprenditori e su
quelle ricoperte da indumenti molto meno chic della massa sempre più
imponente di coloro che sono alla disperata ricerca di
un'occupazione. Le agenzie interinali, piccole nello spirito grandi
nei numeri, essendo esse ormai parecchie centinaia, sanguisughe alle
quali è stato permesso di monopolizzare ogni centimetro quadrato
delle pubblicazioni, cartacee e non, dedicate alla ricerca lavoro.

Le agenzie interinali risultano di proprietà dei grandi gruppi
bancari, assicurativi ed industriali, delle associazioni sindacali
quali Cgil Cisl e Uil e di quelle appartenenti al mondo cattolico
come le Acli. Si tratta di un panorama quanto mai eterogeneo,
accomunato nel perseguire facili guadagni ai quali aggiungere un
controllo sempre più diretto sulle prospettive di quelle persone che
oggi si ama definire "risorse umane" quasi si trattasse di semplici
oggetti di consumo da usare e poi cestinare allorquando non risulta
più remunerativo il loro sfruttamento.

Le agenzie interinali possiedono uffici eleganti, quasi sempre nel
centro delle città, hanno nomi accattivanti, spesso parlano inglese,
talvolta promettono molto, alcune cercano d'ispirare fiducia, altre
sprizzano ottimismo da tutti i pori.

Si passa dalla macabra aggressività di "Heads Hunters" alla quasi
monastica e rassicurante " Opera Labori" dalla bonaria e
comprensiva "Umana" all'avveniristica "Space Work". Per chi ama
l'iperattività e la persegue come traguardo di vita la scelta
risulta ampia ed assai variegata. Si può scegliere fra
l'anglosassone "Work & Work" e l'italianissima "Lavoropiù" la
stakanovista "Obiettivo Lavoro" e la "Start" che se rappresenta una
partenza viene voglia di mettersi le mani nei capelli immaginando
quale possa essere il punto di arrivo.

Si attraversa l'aperto maschilismo di "Men at Work" e "Manpower" il
pacato comunitarismo di "Team Work" e la sublimazione della
filosofia Unieuro di "GEVI (generazione vincente)" che non si
trattasse di quella del 68 lo si era in fondo capito subito.

Alcune levano subito dal capo dell'aspirante risorsa ogni cattiva
illusione che possa per errore albergarvi. "Ad Interim" e se con il
latino avete qualche difficoltà di traduzione perché a scuola
stavate sempre a filosofeggiare con la vicina di banco "A Tempo" che
più chiaro di così non si potrebbe dirlo. Se poi amate espandere i
vostri confini c'è "Eurointerim" per sottolineare il fatto che le
disgrazie non sono esclusivo appannaggio di casa nostra.

Nel caso qualcuno avesse ancora degli irragionevoli dubbi può
contattare "Quandoccorre Interinale" che chiarisce in maniera
oltremodo esaustiva il concetto che lavorerai finché ci servi e non
un giorno di più.

Per tornare alle reminescenze intelletualoidi da liceo classico
c'è "Flessolabor" nel qual caso è severamente vietato togliere la
prima l.

"Sinterim", "Tempor " e "Temporary" rendono perfettamente l'idea
della precarietà di qualcosa che sta già per finire pur non essendo
ancora neppure iniziato. Ma c'è anche il messaggio rassicurante
di "Easy Job" che ti dice che non è poi così difficile ed in fondo
in fondo a sopravvivere qualche mese ce la puoi fare, quello
complice che ti strizza l'occhio di "Lavoro Mio" una porta
spalancata verso il futuro puoi trovarla da "Openjob" ed i fans di
Eta Beta possono deliziarsi con la lampadina di "Idea Lavoro".
Quanto mai italiana e quasi simile ad uno slogan del
ventennio "Italia Lavora" a singhiozzo e con stipendi da fame
aggiungerei.

Proviamo ora ad addentrarci nelle bacheche delle agenzie interinali,
quelle fisicamente appese alle vetrine delle stesse, quelle stampate
sulle pubblicazioni cartacee e quelle virtuali che compaiono sui
loro siti internet.

Scopriamo che c'è una grossa richiesta di "Dialogatori" ma ci sfugge
quale possa essere l'esatta mansione degli stessi e poi viene
richiesta un'età massima di 25 anni e comprovata esperienza nel
campo, che trattandosi di dialogo credo appartenga ad ogni essere
umano che non abbia avuto la sventura di nascere muto. Si richiede
un "Collaboratore polivalente" massimo 30 anni con esperienza (nella
collaborazione o nella polivalenza?) per mesi 1.

Si ricercano 40, avete letto bene, 40 in onore
all'abbondanza, "Operatori di call center outbound" che tradotto in
linguaggio volgare significa esecutori di proposte telefoniche di
offerte commerciali, ma scopriamo approfondendo l'argomento che la
paga di 300 euro mensili copre a malapena i costi di viaggio e più
che di un salario si tratta di un rimborso spese. E' richiesto
un "magazziniere" ma l'entusiasmo per avere finalmente trovato un
lavoro normale viene subito stemperato dal fatto che il magazziniere
con contratto di 1 mese deve possedere conoscenza dell'inglese,
diploma, esperienza ed avere massimo 25 anni.

Dopo aver attraversato la richiesta di 5 "Hostess di cassa" bella
presenza massimo 25 anni, contratto di mesi due, un "Operatore cuoco
per servizi educativi" due "Mulettisti con esperienza su muletto
elettrico" uno "Sbavatore" e 5 " Carropontisti" ci soffermiamo sulla
richiesta di uno " Specialist risk management" con contratto di mesi
tre, è richiesta la laurea, ottima conoscenza inglese e tedesco,
esperienza quinquennale nel ruolo, massimo 30 anni e ci domandiamo
per quale arcana ragione un siffatto ragazzo prodigio dovrebbe
inseguire un'occupazione precaria trimestrale.

Troviamo anche richiesta di un "Life sales manager bankinsurance" e
3 "Business solution aggregator" ma la domanda di "1+1
a.d.e.s.f/o.s.s." c'induce a desistere da ogni ulteriore contatto
con il mondo dell'interinale.

In realtà cercare un lavoro tramite le bacheche (virtuali o non)
delle agenzie interinali, così come una volta lo si cercava sul
giornale è impresa impossibile al limite dell'autolesionismo. Per
avere una minima speranza, sempre che si abbia meno di 35 anni,
occorre iscriversi presso le agenzie stesse, presentare loro il
proprio curriculum, sperando sia il più possibile specialistico e
comprenda dei mestieri ancora in voga, magari avere qualche piccola
raccomandazione di amici o parenti presso il personale dell'agenzia
stessa o meglio ancora presso qualche sindacato che farà da
intermediario.

Poi occorre aspettare, accettare di perdere il proprio tempo
seguendo gli inutili corsi di formazione ai quali l'agenzia ci
consiglierà caldamente di partecipare anche se non hanno nulla a che
fare con il nostro percorso lavorativo e che generalmente si
svolgono nelle sue sedi, indi accettare il primo lavoro che
l'agenzia propone, anche se la sede dello stesso risulta molto
lontana da casa nostra e le spese di viaggio si porteranno via buona
parte del misero salario, anche se si tratta di un lavoro per il
quale non siamo portati. In caso contrario l'agenzia ci depennerà e
non riceveremo più telefonate.

Concludendo questa riflessione il mondo del lavoro che troviamo
intorno a noi risulta estremamente precarizzato e ricco di
contraddizioni. La maggior parte della richiesta si concentra o su
mansioni estremamente specialistiche per le quali occorre specifica
esperienza o sui lavori di call center il più delle volte
sottopagati e con richieste di disponibilità orarie al limite della
decenza. L'età massima per aspirare a lavorare si sta livellando
sempre più verso il basso, tagliando fuori una grande fascia di
lavoratori e la prospettiva di occupazione è mediamente intorno ai 3
mesi.

La richiesta di requisiti per il candidato continua ad aumentare in
maniera esponenziale fino alla pretesa del diploma e della
conoscenza della lingua inglese nel caso di un operaio generico, di
comprovate esperienze triennali per giovani massimo venticinquenni.
La laurea, l'età inferiore ai 30 anni ed un'esperienza pluriennale
nel ruolo sono diventate ormai prerogative di qualunque posizione
appena superiore a quella impiegatizia.

La quasi totalità dei giovani e di coloro che hanno perso un lavoro
a tempo indeterminato o si sono visti costretti dal mercato a
cessare la propria attività professionale sono oggi costretti a
rivolgersi alla fiera dell'interinale, ma con quali prospettive?

Innanzitutto quella di non potere mantenere né se stessi né
un'eventuale famiglia, poiché purtroppo ogni persona necessita di
mangiare tutti i giorni e non ad interim, e non può pagare l'affitto
o il mutuo 3 mesi si e 3 no ed allo stesso modo le bollette ed ogni
altra spesa fissa che gli compete. In secondo luogo chi lavora
temporaneamente non può neppure fruire del credito al consumo per il
quale banche e finanziarie richiedono la busta paga di un lavoro a
tempo indeterminato.

Per non parlare del percorso pensionistico che procedendo ad
intermittenza costringe il lavoratore a pagare dei contributi, senza
avere la minima speranza che essi un giorno si tradurranno in
pensione.

Era davvero necessario tutto ciò? Quali benefici potrà mai portare
al paese immolare ogni giorno che passa un numero maggiore
d'italiani, sull'altare di una flessibilità esasperata che non ha
alcuna ragione d'essere, condannandoli a vivere un presente da
inferno, con la prospettiva di dover costruire il proprio futuro
sulle sabbie mobili? L'impressione palpabile è che attraverso la
riforma Biagi si sia dato il colpo di grazia ad un sistema lavoro
che versava già in una grave crisi ed occorra porre rimedio ad una
situazione che sta degenerando, creando nuova povertà e togliendo
ogni potere d'acquisto e talvolta di sopravvivenza ad una larga
fascia della popolazione.

La sensazione è che di un problema così grande e complesso nessuno
purtroppo abbia politicamente intenzione di farsi carico. Il centro
sinistra ed il mondo sindacale sono in realtà stati i primi ad
aprire le porte a questa sorta di legalizzazione del caporalato e
non mancano di trarre sontuosi profitti dalla situazione attuale. Il
centro destra resta attaccato come un geco alla propria "vocazione
imprenditoriale" e tutti quanti prendono ad esmpio i deliri onirici
dell'Istat che è riuscita a rilevare in Italia una diminuzione della
disoccupazione, mentre in realtà con l'eutanasia degli uffici di
collocamento e la proliferazione dei contratti a termine è diventato
assolutamente impossibile comporre una statistica realistica
dell'indice di occupazione.

Tutto ciò accade mentre la gente comune, i lavoratori, i giovani
continuano a vivere il dramma che attanaglia il loro quotidiano, un
dramma che giorno dopo giorno li sta trasformando in persone ad
interim le quali rischiano di perdere anche la propria dignità,
oltre a quel salario che l'Eurispes ci ricorda essere fra i più
bassi d'Europa.

Marco Cedolin

http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=1749




Gio 29 Mar 2007 10:15 pm

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10:16 pm
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