di Giancarlo Chetoni
L'amicizia e la collaborazione dell'Italia con gli Usa ogni giorno che
passa diventa sempre più salda ed intensa, anche in campo militare.
All'intesa sull'F-35, un cacciabombardiere "stealth" con capacità
nucleari è seguita il 15 giugno un'altra joint venture per
l'allestimento del trasporto aereo tattico C27-J "Spartan" tra la
Repubblica delle Banane e l'Amministrazione Bush.
Presentata come un successo per l'aeronautica militare italiana dal
presidente di Finmeccanica Guarguaglini, la maxicommessa tra Alenia
North America con Boeing e L-3 ha fatto schizzare quel venerdì di un
2,4% ititoli della società delle PP.SS. a Piazza Affari.
Questa volta il via libera alla collaborazione militare tra Roma e
Washington ha raccolto il consenso di industriali, politici, sindacati
e lavoratori. Almeno così ci è stato detto da quotidiani e tiggì.
In pillole e a tappe ecco la storiaccia delle coalizioni "alternative"
che si sono date il cambio nel Bel Paese per concludere quelli che
sono stati presentati dai "media" come gli ultimi due "affari del
secolo". In un'altra occasione affronteremo il "perché", trattandosi
di due colossali e costosissimi bidoni rifilati dagli Usa all'Italia.
Cominciamo dall'F-35.
Nel 1998 il governo Prodi sottoscrive un memorandum d'intesa con gli
Usa per il progetto J.S.F., nel 2001 il Pentagono di Rumsfeld
aggiudica la gara d'appalto alla Lockheed-Martin per lo sviluppo e la
produzione dello"stealth" F-35. Nel 2002 il governo Berlusconi dà il
via libera alla partecipazione italiana alla commessa. Firmerà
l'accordo preliminare, come Ministro della Difesa, l'on. (si fa per
dire) Martino.
Nel giugno 2006, su input di Prodi e per delega Parisi, il Csm
dell'A.M.I. ratifica a Washington l'impegno per l'associazione
dell'Italia alla realizzazione degli obbiettivi previsti dal piano J.S.F.
Il generale di S.A. Tricarico, pataccato dall'Amministrazione Usa per
altissimi meriti resi agli Stati Uniti d'America con la "Legion of
Merit" (cliccare su google in ricerca), che perfezionerà l'accordo con
il Pentagono, ha ricoperto le funzioni di addetto militare a Palazzo
Chigi nel primo Governo D'Alema.
Coincidenze?
Manco per sogno. A quei tempi il ministro degli Esteri era Dini e
quello della Difesa un altro uomo del Partito Amerikano, Scognamiglio.
Dal 21 ottobre 1998, Tricarico seguirà da Palazzo Chigi, in stretto
raccordo con il Comando Generale dell'Alleanza Atlantica di Bruxelles,
i preparativi della guerra di aggressione di Usa e Nato a Montenegro,
Serbia e Kosovo, tenendo costantemente informato il Baffo di Gallipoli
sulla progressione dell'approntamento del dispositivo della forza di
attacco che si andava concentrando sugli aeroporti militari italiani
del nord, del centro e del sud e da cui partiranno il 23 marzo del
1999 i cacciabombardieri dell' "occidente" per la prima ripassata,
senza autorizzazione dell'Onu, a Belgrado, Pogdorica e Pristina.
Il 23 marzo del 2002, in un impeto di solidarietà atlantica,
l'onorevole D'Alema in una dichiarazione ai media afferma: "Vorrei
ricordare che quanto a impegno nelle operazioni militari noi siamo
stati nei 78 giorni del conflitto (conflitto!) il terzo Paese, dopo
gli Usa e la Francia, e prima della Gran Bretagna, a distinguerci per
impegno (impegno!)". "Parlo non solo delle basi che abbiamo ovviamente
messo a disposizione ma anche dei 52 nostri aerei e delle nostre navi.
L'Italia in quel frangente si trovava veramente in prima linea".
Sì, proprio così.
D'Alema stava forse puntando con dichiarazioni come questa, con largo
anticipo, alla presidenza della Repubblica nel dopo Ciampi? Voleva
forse ricordare alla Casa Bianca l'aiuto "fraterno" dell'Italia alla
campagna degli alleati contro la Serbia e magari accreditarsi come
futuro e ultra-affidabile ministro degli Esteri nel dopo-Berlusconi?
Vedendolo andare e venire in questi giorni da Belgrado, dopo
l'assassinio di Milosevic all'Aja, dopo 10.000 serbi morti ammazzati
sotto un diluvio di bombe a frammentazione, ad alto esplosivo, di
razzi, missili, nel tentativo di imporre a Kostunica e alla Serbia la
secessione "indolore" del Kosovo c'è francamente da rimanere
allibiti... "stomacati" va meglio.
Questa "roba pregressa" del Vicepresidente del Consiglio la si conosce
in Libano, a Gaza, a Damasco, a Teheran, a Mosca, a Pechino… a
Caracas. In tutto il pianeta. E al Palazzo di Vetro. Ecco perché a
Naqura Graziano, e a Tibnini la Folgore, se la fanno nelle mutande...
Visto che afferma falsamente che gli aerei sono stati "solo" 52 gli
dimostreremo, fino all'ultima ora di volo, il materiale con cui
l'allora Presidente del Consiglio ha annaffiato per bene i "nemici"
dell'Europa e il Kosovo. Altro che il "facci sognare" augurale a
Consorte! Altro che promozione all'Onu di moratorie sulla pena di
morte con l'assistenza degli scioperi della fame di Pannella...
Contro Pogdorica, a partire dal 23 marzo 1999, sarà bene ripeterlo,
l'Aeronautica Militare Italiana sparerà, come assaggio, dal limite
delle acque territoriali del Montenegro, 135 missili AGM-88
antiradiazione Harm.
Le sortite di 10 Tornado ECR saranno 338 e 1.285 le ore volate in
missione SAD (soppressione) per completare l'annientamento della linea
di rilevazione radar della Serbia (Pogdorica e Belgrado erano ancora
unite).
Sarà il primo passaggio di una guerra di aggressione cercata, di una
strage portata a termine a suon di pillole M K 82 e Mk 83 da 250 e 500
kg di esplosivo ad alto potenziale. Ci sarà tempo e occasione per dare
altri particolari, agghiaccianti.
Per parlare di quello che è successo in questi anni ai Serbi del
Kosovo, per dettaglio di… pulizia etnica… sotto lo schermo
"protettivo" dell' Onu. Quel "fuori dalle 12 miglia" consentirà
all'attuale Vicepresidente del Consiglio, cinque giorni più tardi
durante un briefing, di dichiarare davanti alle telecamere dei TG e a
una platea di giornalisti italiani e corrispondenti esteri che
l'Italia "non aveva violato lo spazio aereo della Serbia".