di Giancarlo Chetoni
Il comunicato di Rai News 24 del 27 Novembre che dà notizia del
provvedimento disciplinare aperto dal Procuratore Generale della
Cassazione di Roma contro Clementina Forleo nel virgolettato riporta
in ordine alle motivazioni dell'azione disciplinare come fondati e
rilevanti per "abnormità" i giudizi espressi dal gip di Milano sui
politici.
Converrà tenere presente questo "allontanamento dalle regole" perché
Delli Priscoli il 28, il giorno immediatamente successivo, riformulerà
l'atto di incolpazione, questa volta contro il pm di Catanzaro Gianni
De Magistris.
L'inchiesta "Why Not" gli sarà sottratta dopo l'iscrizione nel
registro degli indagati del Ministro della Giustizia e del Presidente
del Consiglio, in ordine a finanziamenti illeciti per milioni di euro
transitati dalla Presidenza della Commissione Europea, allora guidata
da Prodi, alla Compagnia delle Opere di Antonio Saladino. Un giro di
danaro che porterà alla Loggia S. Marino. Verrà tra l'altro
rimproverato al pm di Catanzaro un uso ripetuto ed estensivo, quindi
"eccedente", di intercettazioni telefoniche che, come si sa, sono un
irrinunciabile punto di forza degli organi inquirenti
nell'acquisizione delle prove.
Altrettanto "abnormi" per il PG della Cassazione le violazioni di De
Magistris delle norme procedurali, attraverso l'emissione di atti
finalizzati alla violazione delle regole interne agli Uffici della
Procura di Catanzaro che questa volta "disattendono le regole della
gerarchia e per un uso disinvolto della stampa".
Non emerge per genericità se l'accusa di aver usato illecitamente i
mezzi di informazione si riferisca all'intervento del pm di Catanzaro
ad "Anno Zero" o a dichiarazioni rilasciate dall'interessato e
pubblicate da quotidiani locali o da testate nazionali.
L'assunto dei provvedimenti disciplinari che il PG della Cassazione
di Roma Delli Priscoli addebita ad entrambi i magistrati sta nel
"superamento delle norme e una volontà diretta a generare sconcerto e
ingiustificato allarme nell'opinione pubblica venendo ai doveri di
riservatezza nell'esercizio dell'azione penale". La posizione di De
Magistris rispetto a quella della Forleo appare nelle valutazioni del
Procuratore Generale di Roma decisamente più pesante perché si parlerà
anche di "profili di opportunità omessi con la conseguenza di aver
fatto apparire gli accertamenti nei confronti del Guardasigilli
manifestazioni di un complotto finalizzato a far cessare la sua
attività di indagine".
Indagine che come si sa è stata dirottata prima al Tribunale dei
Ministri e poi avocata dal Procuratore Generale della Repubblica di
Catanzaro.
Una formulazione che non si discosta, che per i particolari, dalle
motivazioni con cui il Ministro della Giustizia Mastella ha inteso
esercitare il potere di indagine disciplinare con l'invio degli
Ispettori Ministeriali in Calabria per mettere sulla graticola,
invariabilmente nei fine settimana, Luigi De Magistris.
Iniziativa, quella adottata dal Guardasigilli, che ha provocato ampie
e protratte proteste nell'opinione pubblica per l'evidente "conflitto
di interessi" che coinvolgeva il "Boss dell'ex Balena Bianca" di
Ceppaloni "reduce dal clamoroso infortunio che lo ha visto coinvolto
nell'uso illecito del Jet della Presidenza del Consiglio.
Simone Lucerti della ANM affermerà dal canto suo di avere "grande
rispetto della determinazione del P.G della Cassazione e fiducia
nell'operato del CSM".
Dichiarazione che, per l'autorevolezza di chi l'ha espressa, non potrà
non determinare significativi elementi di pressione sulle decisioni
che adotta il 5 di Dicembre per la Forleo la 1a Commissione
Disciplinare di Palazzo dei Marescialli.
Una Commissione che vedrà come Vice-Presidente Letizia Vacca,
Componente Laico del CSM espresso dal PDCI, eletto dal Parlamento in
seduta congiunta, Preside della Facoltà di Giurisprudenza di Roma 3.
La prof. Vacca si renderà protagonista, più volte, nel mese di
Novembre, di giudizi, riportati dai maggiori quotidiani nazionali, di
sconcertante gravità sul gip di Milano, anticipando per altro
orientamenti di condanna della 1a Commissione Giudicante al momento
ancora non concretamente emersi.
Il giorno 3 Dicembre, a 48 ore dalla decisione della Commissione
Giudicante, la Vacca farà filtrare altre indiscrezioni ai media
dichiarando: "siamo tutti allarmati dall'impatto che hanno avuto le
sue parole (il riferimento è a Clementina Forleo), risultate
eccessive, forzate e gravissime. Le sue dichiarazioni hanno creato
preoccupazione nell'ambiente giudiziario e sono state lesive
dell'immagine dei magistrati di Milano, che si sono sentiti 'offesi'".
Verrebbe da chiosare che la scelta delle parole sia di un livello
francamente sconcertante per un docente in "diritto romano" di una
delle più prestigiose università italiane.
"La situazione appare completamente diversa da come è stata
rappresentata: non risulta (essere stato posto in essere contro il
Gip) nessun complotto e nessuna intimidazione. Lo spirito che ci muove
- preciserà la Vacca – non è certo persecutorio nei confronti della
Forleo. Il nostro problema è di riportare la serenità negli Uffici
della Procura della Repubblica di Milano. Ora prepariamoci al bagno di
retorica, mediatico e non. Tutti a difesa della Forleo, martire per la
Giustizia. Mah…".
Dichiarazioni, come si vede, con cadute abissali di opportunità e di
stile al di là delle indiscrezioni fatte filtrare ad orologeria.
Questa volta dal Quirinale sembra che non sia arrivata al
Vice-Presidente del CSM, Nicola Mancino, altro personaggio sulfureo,
nessuna nota di richiamo alle regole per Letizia Vacca.
Il Gip di Milano Clementina Forleo alla notizia anticipata dai
quotidiani reagirà con un sibillino "me lo aspettavo".
Più complessa e delicata la posizione del pm di Catanzaro su cui si
pronuncerà il 17 Dicembre il CSM. A distanza di 24 ore verrà
formalizzato il provvedimento adottato dal CSM contro il Gip di
Milano. Parlare di "percorsi paralleli" è tutt'altro che fuori misura.
Ci ritorneremo doverosamente sopra.
I reati che Luigi De Magistris aveva contestato, a vario titolo, a 19
imputati nell'inchiesta "Why Not?" erano di associazione a delinquere,
corruzione, violazione della Legge Anselmi sulle Associazioni Segrete,
truffa e finanziamento illecito ai partiti.
Una serie di reati che per reggere alla prova di un rinvio a giudizio
necessitano di trovare nell'indagine condotta da Luigi De Magistris
articolati e inconfutabili riscontri.
Se non ci fossero stati accertati profili di colpevolezza a carico,
anche per la notorietà e il peso istituzionale che ricoprono gli
indagati, il pm di Catanzaro non avrebbe certo promosso un'azione
penale avvalendosi peraltro di numerosi articoli del codice di
procedura penale nei loro confronti .
Tra i destinatari degli avvisi di garanzia, oltre a Prodi e a
Mastella, politici di centrosinistra e di centrodestra della Calabria,
funzionari regionali della Giunta Lojero, il Capocentro del Sismi di
Padova, un funzionaria del Cesis (l'Ufficio di Coordinamento dei
Servizi Segreti), Giorgio Cittadini della Compagnia delle Opere che fa
capo a "Comunione e Liberazione" e il Generale Paolo Poletti Capo di
SM della Guardia di Finanza indagato per truffa, truffa aggravata e
associazione a delinquere.
La Loggia S. Marino per Luigi De Magistris ha rappresentato il
collante che ha unito gli indagati creando un vincolo che era la
premessa per l'attuazione di un ampio disegno criminoso.
L'appartenenza al gruppo, attraverso il vincolo massonico, sarebbe
stato finalizzato alla gestione di affari basati sull'utilizzo di
finanziamenti pubblici, statali e della Comunità Europea.
Un'inchiesta, quella portata avanti del PM di Catanzaro, che ha
toccato periferie e centri del Potere, e quel che è più importante ha
portato alla luce uno spaccato sulle articolazioni e le strutture
delle lobbies che alimentano la insaziabile voracità della Casta che
non si fa scrupolo di penalizzare per il suo sostentamento una
cooperativa di… "lavoratori precari".
Con una dichiarazione riportata dall'Ansa il 1 Dicembre Luigi De
Magistris ha ribadito che riuscirà a dimostrare punto per punto
l'infondatezza delle accuse formulate a suo carico dal Procuratore
Generale della Cassazione di Roma Delli Priscoli.
Il pm di Catanzaro ha inoltre anticipato che in caso di un suo
trasferimento d'ufficio fuori Regione si vedrà costretto a prendere
una decisione dolorosa ma inevitabile. "Il 17 Dicembre - ha detto -
saprò se posso continuare a fare il mio lavoro di Magistrato in Calabria.
La domanda che ci dobbiamo fare è: esiste ancora uno "Stato di
Diritto" in Italia?