Tre grandi dormitori per i senza fissa dimora alla periferia est
della città di Roma. E' questa l'idea innovativa e sperimentale (ma
non partecipata) dell'Assessorato alle Politiche Sociali del Comune
di Roma. Si dismettono piccoli centri di accoglienza a dimensione
familiare (già chiusi quelli via Agresti, via Sannio, via Assisi ecc
ecc), con progetti di reintegrazione personalizzati, per creare
macrostrutture dormitorio affidate ad associazioni che ricevono in
cambio circa 12 euro pro capite e pro die e che svolgono funzioni
prevalentemente alberghiere.
Le persone senza fissa dimora hanno sempre popolato stazioni e
luoghi centrali di passaggio della città. E' stata proprio dalla
logica del contatto e dell'inclusione sociale che sono nati
l'Ostello Caritas a via Marsala, vicino la stazione Termini, e gli
altri piccoli centri di accoglienza localizzati nei pressi delle
stazioni e dentro il tessuto sociale della città.
Ma l'Assessorato alle Politiche Sociali della Giunta Veltroni ha
forse deciso di cambiare rotta? Chiudere piccoli centri, rimuovere
il "barbonismo" per ghettizzarlo in periferia e far licenziare
qualche decina di operatori sociali? Con quale condivisione e/o
coprogettazione con i cittadini e con i municipi?
Così si torna indietro di oltre cento anni, anzi, da un welfare
universalistico e partecipativo previsto sia dalla nostra
Costituzione che dalle legge 328/2000, la città di Roma rischia di
dirigersi verso un Welfare sempre più residuale e napoleonico.
Domencio Ciardulli