Anch'io non ho potuto fare a meno di notare che questo caso di violenza
efferata, così come quello di Matilda, la bimba del vercellese uccisa
l'anno scorso, o quello dei fratellini pugliesi, che speriamo siano
ancora vivi ma intanto non se ne sa nulla, è maturato nell'ambito di
una famiglia costituita da ciò che rimaneva di altre famiglie o in cui
comunque uno dei due genitori non è quello naturale. La cosa ancora più
sconvolgente nel caso di Alice è che il suo assassino era già padre di
una figlia adolescente che il Tribunale gli aveva affidato, non oso
pensare a che persona dovesse essere la madre...
Viene da pensare che i
bambini "altrui" siano, in alcuni di questi casi, vissuti dai nuovi
compagni dei genitori naturali come un fastidio o, peggio, come il
ricordo vivente di una precedente relazione. E anche che forse si
affrontino con leggerezza nuove relazioni, magari sull'onda di una vita
emotiva non proprio stabile, senza valutarne le conseguenze su persone
di cui si ha la completa responsabilità e il cui interesse, almeno nei
loro primi anni, dovrebbe essere anteposto alla soddisfazione magari
poco meditata delle proprie esigenze.
Non ho in mente soluzioni, non
sono un'assistente sociale, una psicologa o un giudice minorile. Ma
tutto questo mi preoccupa e, in casi che finiscono come quello di
Alice, mi atterrisce.
Giuliana