Date: Sat, 13 Sep 2008 15:43:57 +0200
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campania@...
Subject: Violenza sui Rom da parte dei Carabinieri
Una Bolzaneto rom a Bussolengo [Vr]
Gianluca Carmosino [9 Settembre 2008] Si erano fermati
fuori del paese, vicino Verona, solo per mangiare.Sono stati picchiati,
sequestrati e torturati dai carabinieri per ore.La loro testimonianza
Venerdì5 settembre 2008, ore 12. Tre famiglie parcheggiano le roulotte
nelpiazzale Vittorio Veneto, a Bussolengo [Verona]. Le famiglie sonoformate da
Angelo e Sonia Campos con i loro cinque figli [quattrominorenni], dal figlio
maggiorenne della coppia con la moglie e altridue minori, infine dal cognato
Christian Hudorovich con la sua compagnae i loro tre bambini. Tra le roulotte
parcheggiate c'è già quella diDenis Rossetto, un loro amico. Sono tutti
cittadini italiani di originerom.
Quello che accade dopo lo racconta Cristian, che ha trentotto annied è nato a
San Giovanni Valdarno [Arezzo]. Cristian vive a BustoArsizio [Varese] ed è un
predicatore evangelista tra le comunità rom esinte della Lombardia. Abbiamo
parlato al telefono con lui grazieall'aiuto di Sergio Suffer dell'associazione
Nevo Gipen [Nuova vita] diBrescia, che aderisce alla rete nazionale «Federazione
rom e sintiinsieme».
«Stavamo preparando il pranzo, ed è arrivata una pattuglia di vigiliurbani –
racconta Cristian – per dirci di sgomberare entro un paio diore. Abbiamo
risposto che avremmo mangiato e che saremmo subitoripartiti. Dopo alcuni minuti
arrivano due carabinieri. Ci dicono disgomberare subito. Mio cognato chiede se
quella era una minaccia. Poicominciano a picchiarci, minorenni compresi».
La voce si incrina per l'emozione: «Hanno subito tentato diammanettare Angelo –
prosegue Cristian – Mia sorella, sconvolta, hacominciato a chiedere aiuto
urlando 'non abbiamo fatto nulla'. Ilcarabiniere più basso ha cominciato allora
a picchiare in testa miasorella con pugni e calci fino a farla sanguinare. I
bambini si sonomessi a piangere. È intervenuto per difenderci anche Denis. 'Stai
zittaputtana', ha urlato più volte uno dei carabinieri a mia figlia di noveanni.
E mentre dicevano a me di farla stare zitta 'altrimentil'ammazziamo di botte' mi
hanno riempito di calci. A Marco, il figliodi nove anni di mia sorella, hanno
spezzato tre denti… Subito dopo sonoarrivate altre pattuglie: tra loro un uomo
in borghese, alto circa unmetro e settanta, calvo: lo chiamavano maresciallo.
Sono riuscito aprendere il mio telefono, ricordo bene l'ora, le 14,05, e ho
chiamatoil 113 chiedendo disperato all'operatore di aiutarci perché
alcunicarabinieri ci stavano picchiando. Con violenza mi hanno strappato
iltelefono e lo hanno spaccato. Angelo è riuscito a scappare. È statofermato e
arrestato, prima che riuscisse ad arrivare in questura. Io ela mia compagna,
insieme a mia sorella, Angelo e due dei loro figli, disedici e diciassette anni,
siamo stati portati nella caserma diBussolengo dei carabinieri».
«Appena siamo entrati,erano da poco passate le le due – dice Cristian –hanno
chiuso le porte e le finestre. Ci hanno ammanettati e fattisdraiare per terra.
Oltre ai calci e i pugni, hanno cominciato a usareil manganello, anche sul
volto… Mia sorella e i ragazzi perdevano moltosangue. Uno dei carabinieri ha
urlato alla mia compagna: 'Mettiti inginocchio e pulisci quel sangue bastardo'.
Ho implorato che sifermassero, dicevo che sono un predicatore evangelista, mi
hannocolpito con il manganello incrinandomi una costola e hanno urlato allamia
compagna 'Devi dire, io sono una puttana', cosa che lei, piangendo,ha fatto più
volte».
Continua il racconto Giorgio, che ha diciassette anni ed è uno deifigli di
Angelo: «Un carabiniere ha immobilizzato me e mio fratelloMichele, sedici anni.
Hanno portato una bacinella grande, concinque-sei litri di acqua. Ogni dieci
minuti, per almeno un'ora, cihanno immerso completamente la testa nel secchio
per quindici secondi.Uno dei carabiniere in borghese ha filmato la scena con il
telefonino.Poi un altro si è denudato e ha detto 'fammi un bocchino'».
Alle 19 circa, dopo cinque ore, finisce l'incubo e tutti vengonorilasciati,
tranne Angelo e Sonia Campos e Denis Rossetto, accusati diresistenza a pubblico
ufficiale. Giorgio e Michele, prima di essererilasciati, sono trasferiti alla
caserma di Peschiera del Grada perrilasciare le impronte. Cristian con la
compagna e i ragazzi vanno afarsi medicare all'ospedale di Desenzano [Brescia].
Sabato mattina la prima udienza per direttissima contro i tre«accusati», che
avevano evidenti difficoltà a camminare per leviolenze. «Con molti familiari e
amici siamo andati al tribunale diVerona – dice ancora Cristian – L'avvocato ci
ha detto che potrebberorestare nel carcere di Verona per tre anni». Nel fine
settimana lanotizia appare su alcuni siti, in particolare
Sucardrom.blogspot.com.La stampa nazionale e locale non scrive nulla, salvo
l'Arena di Verona.La Camera del lavoro di Brescia e quella di Verona, hanno
messo adisposizione alcuni avvocati per sostenere il lavoro di Nevo Gipen.
da Carta
vedi gli altri articoli legati a questa vicenda
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